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Brasile e Argentina favorite per i prossimi Mondiali

Nelle interviste di calciatori, allenatori, presidenti ecc., bisognerebbe abituarsi a lasciar completamente perdere le parole, per concentrarsi soltanto sulle espressioni del volto. Lì si nasconde, o cerca di farlo, la verità. Le parole di Sergio Batista e Mano Menezes dopo le sconfitte ai rigori nei quarti di finale della Copa America 2011 accennavano a dosi massicce di sfortuna e incapacità, mentre i volti erano sereni, distesi, come se tutto quello che era appena successo facesse parte di un grande disegno.
Ad un certo punto Batista spazza via le nuvole: “Il nostro obiettivo è Brasile 2014”. Sarà quella l’estate in cui Batista proporrà davvero la sua Argentina e darà in mano a Messi un team dipendente dalle sue giocate. In difesa disporrà finalmente il duo che ha in mente: Pareja-Otamendi, senza “l’obbligo” antimaradoniano di far giocare Zanetti. A centrocampo anche lui ha desistito, mettendo in panca l’altro epurato del Dez Cambiasso, e ha proposto una mediana classica, regista di fino più medianaccio alla Mascherano. In Brasile cercherà il duo dei sogni, due mezzeali che sanno fare tutto. Con questa sconfitta totale soprattutto ha finalmente posto le basi per decidere in piena autonomia quale sarà il suo attacco, che potremmo sintetizzare in: Messi più altri due, con i seguenti due che dovranno prendere botte, toccare quasi mai la palla e farsi trovare liberi durante gli spunti della Pulce. Questo vuol dire eliminare i Tevez, Lavezzi e forse Di Maria, e puntare su un Aguero centravanti vero, più un’ala d’attacco che sa sacrificarsi.
Allo stesso modo, Menezes può mettere ordine nel suo Brasile indefinito, tra un passato ormai troppo lontano e un futuro ancora da scrivere. Il tecnico brasiliano ha già indicato i colpevoli, Julio Cesar, Lucio e Maicon, caricando sui grandi vecchi la totale responsabilità della sconfitta. Senza i moloch di difesa, può impostare il reparto sul duo Thiago Silva-David Luiz, liberare la creatività a centrocampo, puntando forte su Ganso e Lucas, e registrare un attacco troppo confuso: il centravanti sarà Leandro Damiao, in appoggio e libero di inventare su tutto il fronte un Neymar iper-responsabilizzato e a destra dominerà la fascia Daniel Alves in stile Barca. Pato credo che farà panchina.
Un’Argentina Messi dipendente ed un Brasile brasiliano fra tre anni faranno paura a tutti.

Mourinho prossimo allenatore del Brasile

Ogni tanto mi ritrovo a parlare di Mourinho. Non lo faccio apposta, mi scappa. Forse perché è il personaggio mediaticamente più interessante che il calcio ha creato dopo Michel Platini (Sacchi si è spento dopo i primi 5 anni al massimo in cui ha cambiato il glossario)?

Ieri sera pensavo al suo futuro anteriore. Dove sarà Mourinho nel 2016? L’ho visto…

Allenerà una nazionale di atleti appena maturi, che vengono da un biennio di grandi speranze e poche vittorie: il Brasile. Mi lancio in questa divinazione complessa per una serie di motivi:

Il Brasile sta rifondando a partire da una squadra che ha vinto nel 2002, non riuscendo però a trattenere i suoi cavalli selvaggi all’interno del recinto (Adriano-Ronaldinho sani di mente e corpo e il Brasile sarebbe 7 volte campione).

Mano Menezes è il perfetto allenatore di transizione, che sa gestire i giovani. Pato, Neymar, Douglas Costa, David Luiz e Thiago Silva nelle sue mani possono diventare giocatori importanti e daranno un contributo di passione e inesperienza nel 2014.

– Nonostante il mondiale sia casalingo, credo che il Brasile non abbia gli uomini per vincerlo fra 3 anni. I giovani devono fare esperienza europea (se va a finire che Neymar è il nuovo Robinho a tutti gli effetti, vi rendete conto che non può spostare), i vecchi sono troppo usurati per mantenersi fino a quel momento (vedi involuzione attuale di Juan), le vie di mezzo sono scialbe (vedi Robinho-Diego).

Mourinho può restare in sella blanca fino al 2015, perché per i prossimi due anni il Barcellona non è attaccabile (anche per gli arbitri che buttano un occhio). Mourinho non ha idea di lasciare in bianco e saranno le Champions 2013-2014 quelle da mettere nel mirino.

Il Real è in fase di consolidamento rispetto alle altri grandi d’Europa. Il Manchester sta per perdere i grandi vecchi, il Bayern Monaco è in confusione, il Milan non fa più piani di sviluppo a lunga scadenza, il Barcellona non può reggere i multipli impegni (mettici anche la Spagna di Xavi e Iniesta).

– Provato il bianco, a Mourinho non resta che una nazionale. Il Portogallo è una spiaggia troppo fredda per uno che vuole essere nel vivo della sfida per la vittoria come Mou. L’Inghilterra dopo Capello farà altri 20 anni di tecnici inglesi, l’Italia non ha gli uomini per essere di moda. Resta una squadra lusofona e vincente per definizione.