Siamo la sqaudra più vecchia del mondo.

Le illuminazioni vere, quelle che ti fanno comprendere un fenomeno arrivano sempre con qualche tempo di ritardo, credo che sia umano, tirare le fila di un evento mentre si svolge o appena terminato è da fessi o geni. E spesso le redini di un discorso di qualsiasi genere si tirano grazie ad un evento collaterale, che niente ha a che fare con il fenomeno in sé.

Lo sproloquio non è segno di insanità mentale ma è la giusta premessa a quello che ho capito guardando Italia-Costa d’Avorio. Siamo una squadra vecchia nelle idee, non erano gli uomini ad appesantire il gioco, ma come pensiamo di dover giocare al calcio in questo momento storico che ci impaluda e non ci mostra un bel futuro. Siamo una squadra antiquata perché l’unica ad alto livello che gioca ancora con ruoli e posizioni, mentre tutte le altre si schierano in campo per zone di competenza e attraverso movimenti di scambio, mai stabili e molto imprevedibili. Siamo una nazionale antiquata perché il campionato italiano non sa imporre una squadra nuova, davvero europea (l’Inter campione è per me figlia di uno spirito di gruppo fuori dal comune, una sorta di Termopili vittoriosa). E questo affossamento delle idee tattiche e del livello di calcio lo si nota soprattutto nelle altre nazionali, i cui calciatori giocano o hanno giocato in massa nella nostra serie A. Brasile, Argentina e squadre slave, nostri bacini preferiti di acquisto, hanno giocato un Mondiale pessimo dal punto di vista tattico, anche avendo Argentina e Brasile i calciatori migliori del mondo in molti ruoli (il paragone Piqué-Puyol con quello Lucio-Juan è una bestemmia, come anche l’accostamento Snejider-Van Persie-Kuyt con Messi-Tevez-Higuain). I calciatori che giocano in Italia ricoprono ancora ruoli quasi fissi, non soltanto nei compiti da svolgere, ma soprattutto nella limitatezza tecnica richiestagli. Ieri sera tutto questo è stato lampante.

Il centrocampo e l’attacco ivoriano sapevano giocare la palla a terra nonostante l’acquitrino, le punte si abbassavano, portando fuori zona i nostri difensori, i centrocampisti scambiavano le posizioni e si proponevano negli spazi d’attacco aperti dai movimenti delle punte. Noi avevamo De Rossi che giocava come il numero 4 trapattoniano degli anni ‘80 e Palombo era ancora più “furinesco”. Cassano era il classico numero 10 italiano, pochi movimenti laterali e gioco obbligatorio a più tocchi, con l’esigenza di saltare l’uomo per passare pulito il pallone. Non è riuscito a giocare un pallone in avanzamento, accompagnato da un compagno. Balotelli non ha ancora capito dove deve mettersi in campo, Pepe fa confusione, è una sorta di ala tattica che non salta mai l’uomo ma soprattutto non agevola tecnicamente i disimpegni dei mediani. Amauri ha giocato da solo, come un numero 9 degli anni ’70, a lottare fisicamente contro gli avversari. Il segnale vero della nostra arretratezza tattica? Siamo stati l’unica squadra del Mondiale, insieme alla Corea del Nord, in cui i mediani lanciavano lungo per gli attaccanti di fascia.

E adesso Prandelli

Quello che era previsto, razionale e giusto è accaduto, senza che nessun miracolo ci risolvesse il problema. Adesso serve ripartire, come sapevano in Federazione dalla Confederations Cup dello scorso anno. Lippi per prestigio raggiunto, potere accordato e richiamo pubblicitario non poteva essere messo alla porta, anche se tutti sapevano che questo mondiale sarebbe stato uno dei peggiori mai giocati dall’Italia. Come sempre in FIGC si è poco bravi a gestire i cicli lunghi e gli intermezzi, mentre si è bravissimi a sterzare e cambiare registro. Dall’allenatore con i pretoriani al tecnico del “chi è più in forma gioca”. Prandelli ha la testa sulla Nazionale da alcuni mesi e ha molto margine di manovra, almeno fino alla definizione degli 11 che si schiereranno titolari all’Europeo di Polonia-Ucraina (sempre se i troppi esprimenti ci fanno qualificare). Entro per un attimo nella testa di Prandelli e dico la sua-mia formazione ad oggi:

1) Buffon – Ha chiaramente fatto capire che lui non lascerà la baracca. Non riesce ad andare via senza essersi riscattato. È un atteggiamento da uomo coraggioso.

2) Santon – Non ho capito perché l’Inter cerca il laterale destro se ha il miglior difensore di fascia italiano. Prandelli gli darà la fascia e cercherà di migliorarlo in copertura.

3) Criscito – Ad oggi non ci sono specialisti e gli stranieri, comunque pochi, costano troppo. In questo senso Criscito non può non giocare in Nazionale e non andare in qualche club di prima fascia. Inoltre a Prandelli piace il terzino sinistro bloccato se ha un uomo di fascia d’attacco, tanto è vero che giocava Gobbi e a volte Felipe.

4) De Rossi – Prandelli gli aumenterà le responsabilità e la voce in capitolo.

5) Ranocchia – Già con Lippi sarebbe stato il terzo centrale. Per fisico e posizione è il difensore ideale di Prandelli. Un po’ Dainelli, un po’ Gamberini.

6) Chiellini? – Per adesso deve giocare lui perché siamo a corto di centrali italiani. Dovrebbe arrivare un diciottenne che ci cambia la vita. Speriamo.

7) Balotelli – Nei prossimi anni con l’imprimatur Mourinho e il 3-1 Benitez, Balotelli diventerà il nostro Cristiano Ronaldo (il tempo ci dirà se lo assomiglierà, sarà migliore o peggiore). Per lui un posto in attacco con partenza da destra o da sinistra e libertà di accentrarsi. Non seguirà i difensori nelle ripartenze.

8) Poli – Lui sì che può fare il gioco che Lippi chiedeva a Marchisio grazie alle sue capacità di inserimento. Crescerà nel fisico e con un po’ di Champions League e il passaggio ad una grande squadra anche in esperienza.

9) Dumitru o Destro – Può sembrare impossibile ma almeno uno di questi due attaccanti saranno le sorprese dell’Italia per l’Europeo o almeno per Brasile 2014. Dumitru attacca lo spazio e gioca sui tagli, Destro fa il centravanti boa ma sa servire i compagni. Per adesso ci arrangiamo con i vari Gilardino e Borriello, ma poi arrivano questi.

10) Cassano – Come sempre giocherà l’ennesimo Europeo. Speriamo da stella conclamata e inattaccabile così a 32 anni, dopo un anno di allenamenti intensi e mirati, può disputare un Mondiale. Se non ce la fa gioca un mediano di tocco. A questo punto Montolivo

11) Schelotto – L’unico uomo di fascia nel panorama italiano che può fare il Vargas, con tocco migliore e minore esplosività, è il ragazzo argentino sapientemente naturalizzato. Se non scoppia, Prandelli adatterà Giuseppe Rossi, che si riprenderà da questa brutta annata.

Arrivano i centrocampisti

Questo Mondiale segnerà un passaggio di consegne per adesso mai accaduto nella storia del calcio. È un riflessione un po’ forte, ma adesso vi spiego perché ho osato tanto. In nessun Mondiale come quello che parte l’11 giugno, tante squadre giocheranno con assetti che prevedono una sola punta. Per questo motivo le punte convocate non sono mai in eccesso e il centravanti titolare è per quasi tutte le formazioni già definito. A questo bisogna aggiungere che ci saranno pochissime seconde punte, quasi tutte trasformate in ali tornanti o in mezzepunte. Premesso tutto ciò, arrivo alla mia verità, che preannunciavo rivoluzionaria: questo sarà l’anno della definitiva affermazione dei centrocampisti come uomini-franchigia della maggior parte delle squadre nazionali, con relativa importanza aumentata in sede di contrattazione economica con i clubs e in valore d’immagine in fase di votazione per i premi personali.
Molte squadre hanno il loro campione copertina proprio a centrocampo. Il Messico ha un metodista d’antan, Torrado, con i ritmi di gioco negli alluci, l’Australia ha il filtrador che può cambiare la vita, Cahill, la Serbia ha un centrocampo completo e Jovanovic capace di caterve di gol partendo da interno, la Corea del Sud ha il miglior calciatore di sempre tra le sue fila, Park Ji Sung, il Camerun ha il miglior prospetto futuro nel ruolo di mediano, Song, la Slovacchia si affida quasi esclusivamente alle pensate geniali di Hamsik, la Svizzera ha Bernetta che copre mezzo campo rimanendo lucido e l’Honduras insieme al Cile hanno i due talismani che accendono la luce del gioco, Leon e Mati Fernandez.
Tante squadre di medio cabotaggio hanno il loro uomo migliore a centrocampo, ma anche le squadre migliore hanno il loro reparto di eccellenza proprio lì in mezzo, creando coppie indissolubili. La Spagna impera con i padroni del vapore Xavi-Iniesta, da Maradona imitati con Veron-Mascherano, Capello ha registrato il duo Lampard-Gerrard grazie all’equilibrio di Gareth Barry, per questo lo ha portato azzoppato, gli USA hanno uno dei centrocampo più dinamici e pericolosi in zona gol, Bradley-Dempsey, la Germania deve far coesistere tre stelline Marin-Ozil-Kroos, il Ghana riparte dal vecchio e il nuovo, Appiah-Asamoah, l’Olanda ha una doppia coppia per tutti i gusti, interdittori De Jong-Engelaar, mezzeali Sneijder-van der Vaart, la Grecia parte come sempre dagli eterni Katsouranis-Karagounis, il Giappone si butta sul doppio Nakamura, Shunsuke-Kengo, la Costa d’Avorio ha una sola speranza di essere ben registrata se giocano ad alto livello Zokora e Roamric, addirittura il Brasile affida i suoi destini alle grazie di Elano e Ramires.
Accanto ai campioni-franchigia e alle coppie di fatto, in Sudafrica ci saranno anche tanti giovani centrocampisti che vorranno accrescere ancora di più il valore del ruolo. Teko Modise è una delle poche facce esportabili del Sudafrica, Nicolas Lodeiro deve convincere Tabarez che sa innescare Forlan-Suarez, Krhin deve prendere atto che giocare in serie A è un suo diritto, Ortigoza è l’unica scintilla di vita in un Paraguay senza Cabanas, David Mulligan è l’unico motivo per non dormire davanti alla Nuova Zelanda, So Kwang Chol nelle partite di qualificazioni ha dimostrato ottime cose. E l’Italia? Non potendo fare affidamento su una difesa che non promette niente di buono, giocando ad una sola punta, possiamo pregare solo in un grande centrocampo, che ha Marchisio come incursore e il duo De Rossi-Montolivo, il nuovo duo pirandelliano, come cuore del gioco.