MARADONA STORIES – 10

Un giorno Maradona era a Pozzuoli perché doveva vedere una casa. Voleva lasciare Posillipo e trasferirsi nei Campi Flegrei. Io ovviamente non sapevo nulla e all’improvviso mi entra Maradona nel ristorante perché doveva andare con urgenza in bagno. C’ero solo io perché era molto presto. Io gli dissi subito che poteva accomodarsi e gli indicai il bagno. Non potevo farlo andare così, senza un’accoglienza degna. Corsi in cucina, presi lo spumante più buono che avevamo e lo aprii. Lui uscì dal bagno, mi ringraziò e sorseggiò un po’ di spumante, dicendo che non poteva berne troppo perché doveva andare ad allenarsi. Uscì dal ristorante, si rimise in macchina e partì.
Presi il bicchiere dove aveva bevuto, lo appoggiai sul camino del ristorante e sotto scrissi “BICCHIERE DI MARADONA”. Fino a quando ho tenuto io il ristorante il bicchiere non si è mosso da lì.

INSTAGRAMMABILITY DI CRISTIANO RONALDO

Fate questo esperimento. Scrivete nel blank di google Diego Armando Maradona. Aprite un’altra finestra e scrivete Cristiano Ronaldo. Poi per entrambi cercate nell’area Immagini. Scrollate la pagina lentamente ma senza fermarvi. Vi renderete subito conto che le immagini dei due sono molto diverse. Quelle di Maradona nella maggior parte dai casi lo ritraggono con avversari o compagni di squadra. Quelle di Cristiano Ronaldo invece lo ritraggono da solo, senza nessun altro intorno. Da qui si potrebbe iniziare a parlare dell’icona solipsistica del capitalismo avanzato o della deriva parademocratica dell’uno che ci sta travolgendo, ma vorrei stare sulla percezione, parlando di instagrammability.
Instagrammability è la capacità di un’immagine di avere un effetto positivo su una determinata audience. Essendo un effetto psicologico non può avere una regola fissa, ma in questi ultimi anni si è pensato ad un’equazione possibile, ovvero che l’effetto positivo sia la somma della rappresentazione di uno stile di vita desiderato e la cattura di un instagram moment che ha un impatto particolarmente forte sull’immaginario collettivo. Per fare un esempio molto semplice, Cristiano Ronaldo che sovrasta Murru (ci sono gli avversari in questa immagine ma servono solo per marcare la differenza) nel gol alla Samp è un instagram moment ad alto gradiente iconico, con un percepito che oltrepassa il calcio e, come si scriveva, invade il campo dello stile di vita (si potrebbe dire dell’apparire o del voler essere o del voler apparire, i pareri sono diversi e in fase di definizione). E infatti se scorrete il wall di Cristiano Ronaldo pubblica per ben due volte quella immagine.


A partire proprio dal concetto di instagrammability vien da sé che la scelta della visione dei due campioni citati sia una scelta fotografica, ma è ovviamente anche una scelta culturale. I fotografi a bordo campo rispondono a precise richieste editoriali, che seguono e in parte indirizzano proposizioni dell’immaginario collettivo globale in cui siamo immersi.
Fondere scelte prospettiche di visione e immaginario collettivo crea un’alterazione percettiva che naturalmente si impossessa di tutti noi e ci accompagna nella visione/pensiero delle cose.
Faccio due esempi. Quando nella Cappella degli Scrovegni Giotto riveste di carne Dio, allontanandosi dall’icona rarefatta del bizantinismo, mette la prima pietra prospettica dell’Umanesimo. Dio è stato uomo e l’uomo è centrale nel discorso sulla divinità, sul mondo e sulla storia.
L’altro esempio riguarda invece Masaccio. Quando l’artista inizia a creare la Trinità per la terza campata della navata sinistra della basilica di Santa Maria Novella a Firenze nel 1425 mette in pratica le idee sulla prospettiva lineare di Brunelleschi, aprendoci ad un futuro in cui lo spazio diventa tridimensionale, ampio, senza più i confini percettivi della prospettiva schiacciata del Trecento. Quando Colombo nel 1492 parte da Palos l’idea che lo spazio possa essere più espanso della visione asfittica precedente è entrata nell’immaginario collettivo.
Sono due esempi molto alti, mentre per noi è giusto riportare tutto ad un discorso più leggero, il calcio (leggero mai se si tratta di una cosa così popolare, ma restiamo umili). Cosa ci dice il Cristiano Ronaldo solo nelle immagini di google? Ci potrebbe dire che anche lo sport collettivo nell’immediato futuro può voler essere percepito dai più secondo una prospettiva monodimensionale, per cui è la partita del singolo a contare più del collettivo. Se andiamo nella pratica poi questo potrebbe dire volere una visione focalizzata sul singolo atleta, con canali dedicati ad un solo calciatore, eventi con costi differenti in caso di presenza o meno dell’uno e addirittura tornei pensati sullo scontro dei singoli e non dei team, con tutto quello che significa anche solo per i diritti televisivi.

Il corpo di Maradona si ricordava tutto

Di Maradona mi hanno fatto sempre impressione tante cose, ma una in particolare mi ha sconvolto. Dopo il gol del secolo contro l’Inghilterra, disse ai giornalisti: “Ho segnato perché ho ricordato le parole di Lalo dopo essere tornato dall’Inghilterra nel 1980. Mi disse che se in futuro mi fosse capitata un’altra azione simile a quella in cui mi sono ritrovato di fronte a Clemence, avrei dovuto dribblare anche il portiere”.
L’azione è questa:

Sei anni dopo Maradona si ritrova nella stessa situazione, incredibilmente contro la stessa squadra e il suo corpo, non si sa come, si ricorda di quelle parole, facendo questo:

La stessa cosa è successa anche con il Napoli. In un Fiorentina-Napoli 1985, in una giornata di tregenda, segnò questo gol in controtempo a Giovanni Galli:

Il portiere della Viola negli spogliatoi dirà che Maradona lo aveva fregato perché lo aveva anticipato, rubandogli un tempo di gioco, sballandogli il ritmo e riuscendo così a non fargli caricare bene la gamba destra per darsi lo slancio.
Dopo un anno e mezzo, all’Estadio Cuauhtémoc di Puebla, accade questo:

Essere un campione di quel livello vuole dire anche avere una memoria atletica fuori dal comune. Il corpo di Diego ricordava i punti deboli degli avversari o rielaborava strategie vincenti se determinati contesti e condizioni si ripetevano. Quella memoria atletica non è solo di Maradona, ma è di sicuro dei più grandi.

Quando Diego faceva cose con 30 anni di anticipo

Diego Maradona contro Ecuador

Diego Maradona contro Ecuador
Questa immagine è il deitro la porta dell’Ecuador al terzo gol di Maradona

Guardando partite dei tempi passati, mi sono imbattutto in Argentina-Ecuador, Copa America del 1987. Tra le altre cose mi ha impressionato l’azione di Maradona che inizia nel video qui sotto, al secondo 41.
Porta palla a centrocampo, un compango si allarga in fascia, due avversari lo fronteggiano. Il 99,99% dei calciatori avrebbe allargato il gioco in fascia, approfittando del raddoppio su di lui, per far guadagnare campo al compagno e portare l’azione al limite dell’area avversaria. Invece Diego non si accontenta di un guadagno di primo livello, ne cerca uno di secondo livello, che serve a scompaginare in maniera ancora più devastante la difesa avversaria. Fa passare la palla fra i due avversari che lo fronteggiano per far arrivare la palla Caniggia, che è fra le due line ecuadoregne. Poi l’azione continua e sarà proprio Caniggia a segnare senza marcature, proprio perché i difensori in confusione totale avevano perso le distanze dopo il tocco di Maradona.
Oggi si parla dell’importanza degli uomini fra le linee, della necessità di avere calciatori che sappiano creare vantaggi decisivi e Diego faceva questo 31 anni fa. Poi dici che non era il più grande.

P.S. Già che ci siete, guardatevi anche la punizione per il terzo gol.