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Basta con gli esterni invertiti

donadoni_ala_destraCome e quanto è cambiato il calcio in questi ultimi 20 anni è evidente. Io ho visto un po’ tutto (cacchio, sembra una riflessione da veterano), perché quando ho visto le prime partite della mia vita il battitore libero sembrava qualcosa di intoccabile e invece guardate oggi dove siamo.
Oltre a vedere tutti i cambiamenti, li ho anche accettati, anzi ben voluti, esaltandone al bar l’importanza.
Solo una cosa mi è sempre stata antipatica: l’inversione delle ali o addirittura dei terzini, diciamo degli esterni in generale.
Da Zaccheroni in poi, l’idea che l’esterno che gioca di destro deve giocare a sinistra e quello che gioca di sinistro deve giocare a destra è ormai un dogma codificato del calcio, al quale tutti, anche i tecnici più innovativi come Guardiola e Conte, sottostanno in silenzio.
Poi però mi capita di vedere Liechtenstein-italia e ti accorgi che c’è qualcosa che non va. Tutte le azioni di attacco che abbiamo portato sulla sinistra con De Sciglio e Bonaventura perdevano di ritmo perché a giocare in quella posizione c’era un giocatore di piede destro che doveva utilizzare un tempo di gioco in più per spostarsi il pallone sul piede forte e crossare o servire le punte. A causa di questo tempo di gioco perso la difesa ripiegava in velocità e schermava tutte le azioni che da quel passaggio venivano fuori. Termino il sabato sera con questo grattacapo e guardo le partite della domenica, in cui un fantastico cross di sinistro di Ricardo Rodriguez dalla fascia sinistra viaggia a grande velocità sulla testa di Stephan Lichtsteiner che incoccia e fa il 2-0 sulle Fær Øer.
Metto le due cose insieme e mi chiedo: ma abbiamo davvero bisogno degli esterni invertiti oppure il dogma è valido solo per chi può schierare Eden Hazard o David Silva e pochi altri giocatori sulla faccia della terra? Perché non ritorniamo alle posizione classiche, ricreando e ridando importanza alle ali che trovano il fondo e crossano con il loro piede forte, senza far perdere ritmo al proprio attacco e dando la possibilità ai centravanti di sfruttare il loro primo movimento nello smarcarsi invece di sperare sempre che i due centrali siano mal posizionati per far capitare (per puro caso) la palla al centravanti stesso che si slaccia dalla marcatura non cercando l’anticipo?
Tante cose non servono più nel calcio ma un’ala destra alla Donadoni sono sicuro che possa ancora essere molto utile. Sempre se i Donadoni di oggi non li fanno giocare a sinistra.

Le catene

Djalma-Santos-GarrinchaMi intriga tanto un termine nuovo (dicono che ne parlava già Sacchi ma io non ricordo). Il termine è catene di fascia, ovvero, per farla alla Mondonico, l’accoppiata terzino-ala sia a destra che a sinistra.
C’è tutto un discorso parascientifico sull’importanza delle catene nel calcio contemporaneo e seguendolo mi ci sono appassionato. E la domanda mi è autosorta subito: quando ancora non c’erano le catene, quali sono state le migliori ditte terzino-ala della storia? Ne butto lì cinque, e vado senza almanacchi ma solo per impressioni rimaste impresse.

1- Djalma Santos – Garrincha

Qui c’era veramente tutto. Forza e meraviglia con attenzione anche alla difesa. Impossibile replicare.

2 – Kaltz – Littbarski

Hanno vinto e soprattutto perso con la Germania però avevano una sincronia meravigliosa.

3 – Tassotti-Donadoni

La prima (da quel che si dice) catena che sapeva di essere tale. Tutto schematicamente fantasioso tra i due. Ho una verità: Donadoni è troppo sottovalutato, ha vinto molte partite da solo.

4 – Neal-Keegan

Due stantuffi da 90 minuti e più. Non li fermavano mica un paio di avversari.

5- Gentile-Causio

La catena diversa, dove mancava uno, riempiva l’altro. Perfettamente indivisibili.