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QUALE GARA TI SEI PERSO PER UNA TUA FESTA?

Capita a tutti noi. Si chiama senso del dovere o semplicemente causa di forza maggiore. Accade quando tu sei lì che devi obbligatoriamente assistere ad una gara sportiva, ne va della tua salute mentale, ma invece allo stesso tempo devi necessariamente essere presente ad un evento che ti coinvolge direttamente, a volte tropo direttamente.
Io ricordo come oggi il giorno della mia comunione, il 17 giugno 1990. Capite subito al volo cosa si stava disputando. La mattina ok, tutto liscio. Poi pensavo che il pomeriggio fosse abbastanza libero e invece fui costretto a non vedere Irlanda-Egitto, perché ero il festeggiato e dovevo fare gli onori di casa. Qualcuno mi dirà: “Che sarà mai, era solo Irlanda-Egitto dei gironi, peraltro terminata 0-0”. Oggi forse me la perderei con meno dolore, ma a dieci anni è un colpo che rimbomba fortissimo. Per fortuna con un po’ di adulti che si rompevano le palle in maniera colossale di stare a casa mia per la comunione del sottoscritto, riuscimmo a fare finta di partecipare alla festa e deambulare intorno al televisore, per vederci Corea del Sud-Spagna 1-3 giocata di sera.

Le nazionali inutili anzi dannose

Nazionale_QatarŽarko Marković, Montenegro, Hassan Mabrouk, Egitto, Bertrand Roiné, Francia, Rafael Capote, Cuba, Abdulla Al-Karbi, Emirati Arabi Uniti, Danijel Šarić, Bosnia, Eldar Memišević, Bosnia, Goran Stojanović, Montenegro, Borja Vidal, Spagna, Jovo Damjanović, Montenegro, Kamalaldin Mallash, Siria, Youssef Benali, Tunisia, Hamad Madadi, Iran, Mahmoud Hassab Alla, Egitto, Ameen Zakkar Siria.
Questi sono i componenti della nazionale di pallamano del Qatar, seconda quasi un anno fa ai campionati mondiali svoltisi a Doha.
Più che con la testa, una sensazione primigenia che sento dentro (insieme a quasi tutti coloro con cui ho parlato fino ad oggi) mi porta a dare grandissimo valore agli incontri sportivi fra nazionali. Sarà anche demodé sentire emozioni molto più grandi per un Italia-Bulgaria rispetto ad Atalanta-Inter, ma così è.
Detto questo, se lo sport delle nazionali diventa puro mercimonio, tutto si annacqua. La campagna acquisti che hanno permesso al Qatar è stupida. Da una parte il massimo dello sport mondiale, il Barcellona, è all’apice (anche commerciale e di marketing) grazie ad un’identità precisa e unica, mentre le derive “qatariote” vanno verso valori di brand totalmente diversi, che gli appassionati non seguiranno mai. E ovviamente non compreranno mai.
Magari al Qatar serve vincere sei partite e non investire nel futuro, ma al CIO e da lì in giù quello che serve è tutta un’altra cosa.

Reportage sportivo dall’Egitto. La nazionale del 1986 e Tamer Bayoumi dal vivo

L’Egitto è troppe cose insieme, forse perché i millenni ne hanno segnato il passo, oggi faticoso ma comunque affascinante, nonostante la povertà e il potere con cui è difficile dialogare. Per le strade del Cairo non ci sono mendicanti, ma tutti cercano di venderti un pezzo della loro storia e della loro vita, contrattando con gli occhi di chi vorrebbe tenersi tutto per sé. Di sport ne ho visto un po’, mentre cercavo di riprendermi dallo splendore del deserto verso Abu Simbel. Un canale televisivo su tutti, che festeggiava i suoi 50 anni di vita, trasmetteva vecchie partite, importanti per la storia della nazionale egiziana di calcio. Verso l’1 di notte, mentre fuori si spargeva l’aria che fa del Medio Oriente la terra dove tutto è nato, in tv davano Egitto-Marocco del 17 marzo 1986, semifinale di Coppa d’Africa. L’Egitto in quella edizione partì malissimo, perdendo l’esordio contro il Senegal, ma le vittorie su Costa d’Avorio e Mozambico permisero il passaggio del turno. In queste partite segnò i primi gol Gamal Abdelhamid, che sarà idolatrato e odiato sia dai tifosi dell’el Ahly che da quelli dello Zamalek. La partita contro il Mozambico fu risolta da uno dei più grandi giocatori africani di sempre, Taher Amer Abouzahid. Nel 1981, ai Mondiali di calcio Under 20 in Australia aveva impressionato tutti con la sua classe, divenendo top scorer della manifestazione, ripetendosi 3 anni dopo nella Coppa d’Africa 1984 organizzata dalla Costa d’Avorio, con i Faraoni battuti in semifinale dalla Nigeria ai calci di rigore e nella finalina dall’Algeria, con un 3-1 firmato Madjer, Belloumi, Yahi, Abdelghani per l’Egitto. Abouzahid è stato per anni il faro e il 10 dell’el-Ahly e se ne parli per strada ancora oggi si inumidiscono gli occhi di tutti. Quella semifinale fu decisa da una sua punizione di sinistro davvero stupenda per traiettoria e precisione. Un tiro secco, liscio, veloce, senza scuse. Il Marocco era la sqaudra che farà soffrire agli ottavi la Germania Ovest finalista di Messico 1986.
Per mio grande giubilo, due giorni dopo la stessa televisione propose la finale di quella edizione, giocata allo Stadio de Il Cairo, il 21 marzo 1986. Di fronte i padroni di casa e il Cameroon, campione in carica. Partita più brutta della sfida di semifinale, con la fisicità dei vari Kana Biyik ed Emile Mbouh, abbinata alla classe sopraffina di Nkono e Milla, capace di arginare la forza dell’Egitto e l’urlo del suo pubblico, straripante quel giorno per spingere i Faraoni. Tutto si risolse ai rigori e lo stadio esplose insieme a tutta la città.
Queste le mie esperienze sportive in una terra dove tutto sembra risplendere senza pomposità. Solo un’appendice: nel mio albergo si riuniva la nazionale egiziana di taekwondo per uno stage. Non lo sapevo e vicino a me alla Reception è comparso Tamer Bayoumi, bronzo a Pechino nei 58 kg. A me ha fatto un bell’effetto, alla mia ragazza un po’ meno.

La barba di Abdelghani compie 20 anni – Riflessioni sull’Egitto

Vado in Egitto. Una notizia effettivamente che non dovrebbe fare né caldo né freddo.
Lo scrivo perché, pensando all’Egitto, ricordo la prima volta che ne ho sentito parlare. E non posso dimenticare la barba di Abdelghani in quell’Egitto-Olanda di 20 anni fa. Non ne avevo mai vista una su un campo da calcio (ero troppo piccolo per gli anni d’oro di Gerets).