Il Mondiale da 14enne – Letteratura Calcio

Letteratura Calcio
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Il Mondiale, non sembra perché sto campionato pare combattuto (siete ancora sicuri dopo Juve-Napoli?), è vicino ed un’altra estate italiana (non vale solo per il 90, ogni Mondiale ci riscopre nazionalisti) è alle porte.

Sarà il Mondiale di chi è nato nel 2000, perché solo a 14 anni sai gustare in tutta la sua follia un Mondiale di calcio. A quell’età, per un mese sei mosso da fili non tuoi e da emozioni inarrestabili. Vuoi conoscere tutto e tutti di quell’evento che avviene lontano e scopri gli altri (non coetanei) per la prima volta. Chi non ha vissuto e penato per un Mondiale a 14 anni, costui non sa come fa male perdere o fa bene vincere. Il mio Mondiale da 14enne è stato quello di USA 94.

In un mese ho messo in cantina il fluire consueto dell’estate adolescenziale (pallone con gli amici, qualche toccatella ambiziosa alle ragazze, onanismo a gogó e sonno spropositato) per dedicare tutte le ore del giorno e buona parte delle ore della notte al Mondiale. Come se fossero fasi di vita e fondamentali e compagni di viaggio a cui devo tanto, ricordo (così, mentre sono in treno, senza archivio): Amokachi, una bestia che faceva paura solo a pensarlo, Pagliuca che salta e non salta contro l’Irlanda e mi getta nella disperazione, Signori contro la Norvegia, un ragazzo invecchiato di dieci anni in una sola partita, con noi che sudavamo in un bar con il fumo fino a terra, Baggio che non voleva uscire e io lo guardavo scioccato, pensavo stesse morendo, Baggio che segnò contro la Nigeria, e io ancora più scioccato perché pensavo fosse risorto, Letchkov che per me era da Pallone d’oro, Bebeto che mi stava sulle palle perché sembrava Fred Astaire con la palla ai piedi, Milla, sì ma di sfuggita, che segnó a 90 anni, Salenko che giocó bene una sola partita in tutta la sua vita, Ingesson e Andersson che non volevo incontrare per manifesta pochezza (mia, ovviamente), Ivanov, il terzino bulgaro che è uguale ad uno che conosco che si chiama Andrea, Etcheverry, lo aspettai una partita intera e dopo venti secondi era già espulso, Maradona, ma poco, perché ai Mondiali i campioni possono pure vincere da soli ma ti ricordi i tipi strani, quello dell’Arabia Saudita che non capì di avere segnato dopo 90 metri palla al piede, Beguiristain, non so perché ma mi piaceva il nome, Benarrivo, il mio preferito di quel Mondiale, uno che se veniva a casa mia ad agosto di quell’anno gli avrei concesso mia sorella (anche se non ce l’ho).

Tutto questo di getto è il mio Mondiale da quattordicenne. E se ti vedi con gli amici e parte la supercazzola vengono fuori altri mille motivi. Mi piacerebbe farla partire anche per questo post. Qual è il vostro Mondiale da quattordicenne?

Mauricio Baldivieso, 12 anni all’esordio con l’Aurora

Mauricio Baldivieso è il figlio di Juan César Baldivieso, grande centrocampista della nazionale del “Diablo” Etcheverry e dell’Aurora di Cochabamba (magari è difficile da pensare ma è gemellata con Bergamo), anche se i primi veri passi da calciatori li ha fatti nel Club Bolìvar. Il papà è stato esonerato il 24 luglio proprio dall’Aurora perché il 5 giorni prima ha fatto esordire suo figlio nel campionato di Clausura contro il La Paz FC 8è anche ultimo in classifica).

La grande stranezza è l’età del figlio di Baldivieso: 12 anni, il più giovane esordiente in un campionato professionistico. Per cronaca, la gara ha visto la vittoria del La Paz FC per 1-0 con goal di Helmut Gutiérrez, numero dalla grande corsa bravo nelle incursioni.

La partita del giorno è: Bolivar-Real Potosi (Apertura boliviana)


La partita di oggi è stata giocata il 1° marzo all’“Estadio Hernando Siles”, dove gioca la nazionale e dove il 25 luglio 1993 la Bolivia sconfisse 2-0 il Brasile, tra i padroni di casa del Bolivar e il Real Potosì. La gara era valida per la terza giornata del Nacional di Apertura boliviano. Il campionato della Bolivia secondo la formula attuale è nato nel 1977, anche se un torneo interno di dilettanti prima e semiprofessionisti poi si disputava già dal 1950 tra le squadre di La Paz, Ouro e Cochabamba ed era organizzato dal LPFA (La Paz Football Association). Nato come un campionato a sedici squadre diviso in due serie, gravi problemi economici negli anni ’80 hanno ridotto il numero di squadre a quattordici e dal 1991 si è varata la formula con due tornei differenti ogni anno (come in Argentina) con un numero ancora minore di squadre, dodici. Altro cambiamento è avvenuto nel 2005 quando la Bolivia ha deciso di adeguarsi al calendario Fifa e di far svolgere l’attività agonistica da agosto a giugno piuttosto che da febbraio a dicembre, proprio per evitare ritardi di condizione dei calciatori quando dovevano affrontare le competizioni internazionali. Nell’anno 2007 si è tornati al vecchio modello e adesso è in vigore un campionato valido nell’intero anno solare che va da febbraio a giugno per l’Apertura e da agosto a dicembre per il Clausura e laurea due squadre campioni, mentre la squadra classificata all’ultimo posto della classifica totale (ovvero calcolando i punti ottenuti nel Torneo Apertura e quelli ottenuti nel Torneo Clausura) retrocede nella sua rispettiva lega dipartimentale e viene sostituita dalla squadra campione della Copa Simón Bolívar (l’attuale serie B boliviana). La penultima classificata gioca invece un incontro di playout contro il vice campione della Copa Simón Bolívar per ottenere il diritto di giocare in prima divisione anche la stagione successiva.
Storicamente a dominare sono sempre state le squadre di La Paz, Santa Cruz e Cochabamba, il 1995 è stato l’anno del Deportivo San Jose, mentre negli ultimi anni si stanno affermando squadre di piccole realtà come Potosì. Solo quattro squadre non sono mai retrocesse: Bolivar, Jorge Wilstermann, Oriente Petrolero e The Strongest. Gli ultimi due campionati sono stati vinti dall’Universitario de Sucre (Apertura 2008) e dall’Aurora del duo argentino Silvio Dulcich in porta e German Leonforte in difesa (Clausura 2008).
Il Real di Potosì (città che dovrebbe essere la più alta del mondo trovandosi e 4090 m, si estende sotto il Cerro di Potosì, la montagna “fatta d’argento” per la gran quantità di miniere che vi si trovano. In tutta l’America latina, Potosì è diventata sinonimo di fortuna e alcuni sostengono che gli statunitensi abbiano scelto proprio il marchio della zecca di Potosì, le lettere PTSI sovrapposte, come simbolo del dollaro. Potosì inoltre è l’unica città americana citata nel famosissimo romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, con chiaro riferimento alle sue ricchezze) è la squadra del momento. Fondato il 20 ottobre 1941 come Club Bamin Potosì era la squadra della Bolvian Minery Bank. Gioca nell’“Estadio Victor Agustin Ugarte”, noto anche come “Estadio Mario Mercado Vaca Guzman”, ad un’altitudine di 3960 m sul livello del mare.
Dopo un breve periodo in prima divisione, nel 1985 il club scomparve, per poi riapparire con il nuovo nome di Real Potosì e venire promosso nella Liga Nacional nel 1997. Nel palmares c’è solo l’Apertura 2007 ai danni proprio del Bolivar (in realtà l’Oriente Petrolero fu il vice campione ma subì una penalizzazione di 3 punti in favore del Bolìvar per aver schierato un giocatore squalificato durante l’incontro disputato contro lo stesso Bolìvar e vinto per 3-1) e quattro partecipazioni alla Libertadores (nel 2009 lo scontro impari con il Palmeiras è terminato con due pesanti sconfitte, 5-1 in Brasile e 2-0 in casa).
Il Bolivar invece è una delle squadre di La Paz e la sua tana è l’“Estadio Libertador Simon Bolivar”, anche se spesso preferisce giocare nell’“Estadio Hernando Siles” come per questo match. Giocano con un completo azzurro pastello (mentre i colori del Real Potosì sono bianco e viola) e l’allenatore attuale è l’indimenticato Gustavo Quinteros, 26 volte in nazionale con due apparizioni ad U.S.A ’94. Il club, fondato il 12 aprile 1925 con il nome di Atletico Bolivar Literario Musical (gli interessi spaziavano oltre il calcio), è secondo sia per numero di trofei in patria, avendo conquistato 15 titoli nazionali, sia come squadra boliviana ad aver raggiunto la finale di una competizione internazionale. Nel 2004 giocò la finale di Copa Sudamericana contro il Boca Juniors. L’andata a La Paz vinsero i padroni di casa per 1-0 con goal di Horacio Chiorazzo, mentre nel ritorno a Buenos Aires il 2-0 con goal di Martin Palermo e Carlos Tevez interruppe il sogno sul più bello (anche in Libertadores il Bolivar può vantare una grande annata: il 1986, quando la cavalcata dei boliviani fu interrotta nel girone di semifinale in cui erano inserite anche l’America di Cali e l’Olimpia di Asuncion). I giocatori storici sono stati Rodolfo Montero Plaza, noto anche come “El Cabro”, che ha combattuto la Guerra del Chaco contro il Paraguay ed è stato attivista nella Rivoluzione del 9 aprile 1952, Erwin “Chichi” Romero, grande regista della Bolivia degli anni ’80 che ha ottenuto 49 presenze segnando 5 goal in nazionale, Miguel Rimba, difensore 6 volte campione di Bolivia e con 80 presenze in nazionale e 63 in Coppa Libertadores, Oscar Carmelo Sanchez, difensore anche del Gimnasia y Esgrima morto il 23 novembre 2007, Julio Cesar Baldivieso, mezzapunta classica che ha giocato anche con il Newell’s Old Boys, ma soprattutto i due calciatori boliviani più famosi all’estero, Marco “El Diablo” Etcheverry, sbattuto fuori per foga dopo 2 minuti dall’entrata in campo contro la Germania alla prima partita di U.S.A. ’94, ed Erwin “Platini” Sanchez, un centrocampista dal sinistro limpido come nessuno negli anni ’90. Ma al di là delle facce famose, i due veri idoli del Bolivar sono stati Vladimir Soria, 451 partite con la squadra di La Paz, e Carlos Borja che ha segnato 129 goal in campionato tutti con la maglia azzurra (e solo 1 in nazionale). Tra gli stranieri, da ricordare il peruviano-giapponese (come quella sagoma dell’ex presidente Alberto Fujimori) Jorge Hirano Matsumoto, attaccante dal coraggio di un kamikaze e l’umiltà di un campesino (così mettiamo insieme le due culture) e l’argentino Juan José Urruti, attaccante già bandiera del Racing de Cordoba nei primi anni ’80 e vincitore della Primera Division con il Rosario Central nel 1986/87.
I 22 scesi in campo agli ordini dell’arbitro Alejandro Mancilla sono stati: per il Bolivar il portiere della nazionale Carlos Erwin Arias, in difesa Miguel Hoyos, Carlos Tordoya, Augusto Maninguyague e Ignacio García, a centrocampo il capitano Leonel Reyes, Ronald Gutiérrez, ex bandiera del The Strongest con 13 goal in 246 partite, Walter Flores e Charles Da Silva, brasiliano passato per il Cruzeiro con una sola partita anche nel Lokomotiv Mosca. In attacco il duo di pulci d’area William Ferreira, l’anno scorso al Defensor Sporting con 7 goal di dote e Jair Reynoso, centravanti colombiano che è passato per la squadra riserve del River Plate e per Nantes senza lasciare impronte. Mancavano il mastino argentino Alejandro Schiapparelli in difesa e una mezzala alla vecchia maniera come il paraguaiano Aquilino Villalba, subentrato poi per Charles nel secondo tempo.
Il Real Potosì invece si è schierato con Mauro Machado in porta, Ronald Eguino, Edemir Rodríguez e Juan Carlos Paz García in difesa (gravi le assenze di Nicolas Sartori e di Parcy Colque, colonna proprio del Bolivar in passato, con all’attivo 2 goal in 20 partite di nazionale), Gonzalo Germán Galindo (anche lui nazionale per molti anni con 43 caps e 3 goal), Luis Gatty Ribeiro (centromediano dalla foga ineguagliabile, è una sorta di Gattuso andino ed è proprio lui la bandiera storica del Bolivar con cui ha giocato 246 partite segnando 23 reti), Eduardo Ortiz, Nicolás Suárez e Roberto Carlos Correa a centrocampo, il vecchio e lento Horacio Fernández insieme al ventenne Gerardo Cesar Yecerotte, razzente seconda punta molto abile negli spazi stretti, in attacco. Gli ospiti hanno subito per mezzora l’iniziativa del Bolivar, a segno al 6’ con un tocco sporco di Ferreira. Proprio al 30’ Edemir Rodriguez ha pareggiato e da quel momento il Real Potosì ha comandato il gioco grazie ad una regia molto attenta di Galindo. Il pareggio regge a stento fino al 74’ quando segna con una bella conclusione Horacio Fernandez, imitato dal “core ngrato” Gatty Ribeiro all’83’. Il goal dell’altra punta del Bolivar, Reynoso, è servito solo a far vivere altri cinque minuti di ansia al popolo di Potosì (mezza Potosì, perché l’altra metà tifa Nacional, che veste come il River Plate e dopo 3 partite è a punteggio pieno). Questa vittoria lancia il Real Potosì al comando della classifica a 9 punti in compagnia proprio del Nacional e fa sprofondare il Bolivar all’ottavo posto in classifica in compagnia di altre grandi storiche del calcio boliviano come The Strongest e Oriente Petrolero. Vuoi vedere che sta cambiando qualcosa lassù tra le Ande?

BREVE NAZIONALI

Grande vittoria del Kuwait contro l’Australia a Canberra in una gara valevole per il gruppo B di qualificazione alla Coppa d’Asia che si disputerà nel gennaio del 2011 in Qatar. L’Australia (alla sua seconda edizione della Coppa d’Asia) arrivava alla sfida della seconda giornata dopo un pareggio a reti bianche ottenuto a Jakarta contro l’Indonesia, mentre il Kuwait aveva perso contro l’Oman di Claude Le Roy (quinto goal in otto partite con la nazionale per Hasan Rabe). Le cose si erano messe male già alla vigilia in quanto l’allenatore olandese dei Socceroos, Pim Verbeek, non aveva potuto convocare i calciatori che giocano in Europa e si è dovuto affidare solo a calciatori della Hyundai A-League, mentre il Kuwait è sceso in campo con la sua formazione tipo. Il goal è del difensore Mesaed Al Enzi al 37’ con un colpo di testa sugli sviluppi di una punizione. Per tutto il resto è meglio tacere e la sciare andare le immagini.