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Non ci sono più i tifosi italiani di una volta

Lebron_James_Tifosi_ItalianiCome cambia il tifo televisivo e quindi nazionalpopolare. Fino a quindici anni fa un Dnipro-Fiorentina avrebbe fatto accomodare sul divano un bel po’ di gente. E la mattina successiva si disquisiva su Mati Fernandez, Ambrosini e qualche mezzala ucraina.
Oggi, o meglio ieri, chi ha messo il culo sul divano per vedere il gelo di Dnipropetrovsk? Io no, e da questa mancanza parto per generalizzare. Le premesse sono chiare: gli eventi non esistono più, il tifo nazionale è scomparso e sostituito solo in parte dal tifo contro, l’identità di gioco italiano ha perso (per fortuna, si può dire?) i suoi connotati riconoscibili.
Stiamo diventando sempre più americani in quanto a passione sportiva. I principali campionati USA propongono match tutti i dì (e ci stiamo arrivando) ed il tifo è prettamente territoriale. Si segue esclusivamente la propria squadra, quasi sempre la squadra della propria città o del proprio stato. Degli altri arrivano solo i risultati e qualche giocata particolare. Poi si seguono le fasi finali.
Per quel che riguarda il campionato di calcio italiano non siamo ancora a questo punto perché tutto è ancora giocato sul fine settimana , quando siamo più liberi, ma lo “spalmaggio” violento che mi attendo nei prossimi anni porterà alla iperfocalizzazione dell’attenzione.
A medio termine poi si passerà allo step successivo, anche questo tipicamente americano: si seguiranno i calciatori e non le squadre, focalizzando le attenzioni sul singolo calciatore. Come molti seguono solo Lebron James (e le sue statistiche) anche al di là degli Heat, così seguiremo il prossimo Messi, pensando ai gol che realizza in un campionato e non alle vittore della sua sqaudra.

Il football americano di Vilas Boas

Domani tutti seduti per gustarsi la finale di Europa League che, non so perché, mi da ancora il friccichìo del mercoledì di Coppa, nonostante i padroni vogliano trasformarlo nell’illusione ottica di questa Champions League molto NBA (nel senso che se non iniziano i playoff dei quarti di finale, anche gli ottavi sono down, è inutile seguirla, se non per vedere gli highlights della settimana).
Ci sarà il Braga degli operai specializzati, e questo in Coppa UEFA è successo spesso, e il Porto del santo imminente Vilas Boas (per i prossimi mesi di mercato ancor più ex assistente di Mourinho).
Campionato stracciato vinto a Lisbona con gli idranti che gettavano lacrime d’invidia, i quarti e le semifinali di Coppa UEFA dominate sotto tutti i punti di vista e vinte con punteggi evidenti: 5-1 e 2-5 allo Spartak Mosca, 5-1 e sconfitta col sorriso per 3-2 contro il Villareal.
Ma la cosa che più impressiona del Porto è l’assetto generale della squadra e il movimento collettivo. Se ci si sofferma soprattutto sulle due ultime partite europee casalinghe del Porto, si nota qualcosa di totalmente innovativo: una squadra che nella totalità dei suoi uomini svolge in completa armonia le due fasi di gioco, come se fossero due momenti distinti dello svolgimento di una partita. Per spiegarmi bene, basta pensare al Football americano: in questo sport ci sono due fasi, attacco e difesa, e per ogni fase due squadre diverse con ruoli differenti. Questo nel calcio non è (almeno per il momento) possibile, ma il Porto di Vilas Boas ci va molto vicino. Quando la squadra attacca tutti e dieci i calciatori di movimento varcano la metà campo avversaria per occupare gli spazi di gioco, risultare sempre in superiorità numerica in ogni mismatch e portare all’eccesso l’intensità del possesso palla; quando bisogna difendere, il pressing non inizia prima del cerchio di centrocampo, con l’accorciamento della squadra in 25-30 metri di campo. Questo ovviamente crea intasamento degli spazi e facilità nelle ripartenze. E Vilas Boas è a tutti gli effetti un collaboratore di Mourinho, in quanto il gioco del Mou vuole essere molto simile a questo nelle intenzioni e spesso nella pratica, ma una cosa è far difendere a 30 metri dalla porta Radamel Falcao, un’altra è far sfiancare Ronaldo.
Detto questo, vengo alla solita domanda: ma sarà quello del Porto e di Mourinho il calcio del futuro? Le squadre svolgeranno tutte insieme due fasi distinte quasi senza collegamento tra le due? I calciatori quando non avranno il pallone retrocederanno nei 30 metri consegnati senza sgarrare? Quando la squadra avrà il pallone salirà tutta insieme, occupando con tutti i propri uomini la metà campo avversaria? Avremo un calcio molto simile al Football americano?