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Nel settimo creò il Maracanà di Luciano Sartirana

Nel_settimo_creò_il_MaracanàCi sono. Sono stato un po’ fuori zona perché ho letto, immergendomi, l’enciclopedico libro di Luciano Sartirana, “Nel Settimo creò il Maracanà”.
Due aggettivi subito: completo e vario. Le due cose spesso non stanno insieme. C’è un secolo e più di calcio brasiliano ma senza pensantezze archivistiche. C’è la bellezza della compattezza. Non ci possono essere tutte le storie e le piccole vicende (ci vorrebbe davvero un’Enciclopedia), ma c’è la capacità di tratteggiare moltissimo, continuando a dipingere una enorme parete con il pennello tondo, non con la pennellessa.
Pelè (come fai a non metterlo in pole position), Friedenreich, Garrincha, Leonidas, Tostao, Nilton Santos, Gilmar, Romario, Ronaldo, Neymar scorrono sotto le tue dita e s’intrecciano, accavallandosi. Questo serve quanto “tiri” una storia (tirare una storia è come tirare una pasta): le mani devono fondere non raggrumare, sciogliere e uniformare. Questa storia del Brasile, come Paese e paese di calcio, è una pasta fatta alla perfezione. Sartirana dovrebbe fare un cooking show dove spiega come amalgamare la scrittura.

Le catene

Djalma-Santos-GarrinchaMi intriga tanto un termine nuovo (dicono che ne parlava già Sacchi ma io non ricordo). Il termine è catene di fascia, ovvero, per farla alla Mondonico, l’accoppiata terzino-ala sia a destra che a sinistra.
C’è tutto un discorso parascientifico sull’importanza delle catene nel calcio contemporaneo e seguendolo mi ci sono appassionato. E la domanda mi è autosorta subito: quando ancora non c’erano le catene, quali sono state le migliori ditte terzino-ala della storia? Ne butto lì cinque, e vado senza almanacchi ma solo per impressioni rimaste impresse.

1- Djalma Santos – Garrincha

Qui c’era veramente tutto. Forza e meraviglia con attenzione anche alla difesa. Impossibile replicare.

2 – Kaltz – Littbarski

Hanno vinto e soprattutto perso con la Germania però avevano una sincronia meravigliosa.

3 – Tassotti-Donadoni

La prima (da quel che si dice) catena che sapeva di essere tale. Tutto schematicamente fantasioso tra i due. Ho una verità: Donadoni è troppo sottovalutato, ha vinto molte partite da solo.

4 – Neal-Keegan

Due stantuffi da 90 minuti e più. Non li fermavano mica un paio di avversari.

5- Gentile-Causio

La catena diversa, dove mancava uno, riempiva l’altro. Perfettamente indivisibili.

Sforbiciate di Fabrizio Gabrielli

Ho tenuto in salamoia il libro di Fabrizio Gabrielli, “Sforbiciate” per troppo tempo. Non conoscevo Gabrielli, la quarta di copertina non mi diceva quello che avrei trovato dentro, il titolo mi faceva pensare ad un libricino per palati impastati.
Coglione!, questo mi sono esclamato dopo le prime tre righe.
Perché privarsi di questi piaceri per leggere stronzate? Questa anche la prima domanda rivoltami.

Sforbiciate Fabrizio Gabrielli

Il libro di Gabrielli sforbicia la storia del calcio ma, attenzione, mai in orizzontale, bensì seguendo e cercando la terza dimensione. In questo modo, su una superficie troppo volte piatta, fuoriesce, direi sgorga, cultura enciclopedica e istinto narrativo di prim’ordine.
Ecco perché “Sforbiciate” e io che pensavo alle semi-chilene raccontate con tanto di tabellino della partita.
Difficile parlarne per riassumere. Un viaggio tra protagonisti altri della storia calcio, sulle cui sponde rimbalzano traiettorie che comprendono tutto: amore, dolore, passioni. Storie di umanità varia partendo da vari uomini, dal vario sentire e vivere, senza direzione, svariando.
Se devo descrivere in una sola parola il libro, userei proprio il concetto di assenza di direzione, che non conduce verso sorella confusione, ma sulle spalle del bel raccontare.
Forse è un miracolo, ma non so che dire. Potrei parlare di sforbiciate andate a segno.