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IL CALCIO AI TEMPI DEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO

La settimana calcistica che anticipò e seguì il crollo del Muro di Berlino non fu niente male.
Disclaimer: leggerete nomi e vedrete calciatori da nostalgia canaglia.
Il giorno prima di quel 9 novembre 1989, giorno in cui Riccardo Ehrman fece la domanda che cambia la storia, ci fu una bellissima e scanzonatissima giornata di Oberliga. Una delle sfide più interessanti fu quella fra Carl Zeiss Jena e Fortschritt Bischofswerda, non tanto per la forza degli avversari dei ragazzi di Jena, ultimi in classifica a fine stagione, ma per il gol segnato dal più grande mito dei Blau-Gelb-Weiss, Jurgen Raab, che ha giocato quasi 400 gare con il club.
Partita da ricordare anche Hansa Rostock-Lokomotiv Lipsia, terminata 3-3. Grande giornata per Damian Halata, baffutissimo e fortissimo attaccante/mezzapunta autore di due gol.
La partita più importante della giornata però fu Dynamo Dresda contro Magdeburgo. La Dynamo aveva uno squadrone: Sammer tuttocampista, Ulf Kirsten e Torsten Gütschow davanti. Segnano proprio il prossimo calciatore dell’Inter e l’informatore della Stasi Gütschow per il 3-1 finale.

Il giorno del Muro che crolla si gioca invece ad Ovest, per la Coppa di Germania fra Kaiserslautern e Colonia. Il Colonia (allenato dal nuovo che avanzava, Christoph Daum) ha un duo di fantasisti meravigliosi, Littbarski-Hassler, ma vince il Kaiserslautern grazie a due gol di Stefan Kuntz. Giocano anche Stoccarda-Bayern Monaco. Lo Stoccarda è in parte la squadra arrivata in finale di Coppa UEFA contro il Napoli, con Guido Buchwald, José Basualdo e Karl Allgower. Il Bayern (allenato da chi? Ovviamente da Heynckes) gioca con un po’ di giovani e un numero 10 che avremmo voluto volentieri invitare con noi al campetto, Radmilo Mihajlović. I bavaresi perdono 3-0.


Il 10 novembre giocano sempre per la Coppa della Germania Ovest Kickers Offenbach e Borussia Mönchengladbach. Che squadra avevano i Die Fohlen. Basti dire che c’era il duo Effenberg-Belanov, primi vagiti di un Est che si muoveva, per capire. Eppure perse, ma era chiaro il perché. Dall’altra parte giocava e segnò Mirza Kapetanović

Due giorni dopo, 11 novembre, è sabato e ci si diverte. Prima di tutto c’è Italia-Algeria a Vicenza. Segna Aldone Serena su cross di Baggio e sugli spalti c’è uno striscione: Veneto non è solo Verona.

In Premier League partitoni. Queens Park Rangers-Liverpool 3-2. In porta per i Super Hoops c’è David Seaman che è stato anche giovane. Prende due gol da John Barnes, ma vince con un gol di quel marpione di Mark Falco.

Milwall-Arsenal 1-2. Anche Teddy Sheringham era giovane e segnava per i Lions, ma un’altra vecchia volpe, Niall Quinn, fa vincere i Gunners.

Per capire quanto era lontano da oggi quel calcio, Derby County-Manchester City 6-0. Per il City giocò una delle sue sole due gare in maglia City anche Justin Fashanu.

In Ligue 1 la partita fu Caen-Olympique Marsiglia, terminata 0-2. Il Marsiglia di Tapie era la squadra che vincerà la Champions League con alcuni pezzi pregiati che poi lasceranno come Tigana e Francescoli. Segna due gol Papin, in quel periodo ingiocabile.
In Liga invece Real Madrid-Athletic Bilbao 4-0. Non c’è stata partita. Michel, due Hugo Sanchez e Chendo chiudono il discorso. Di qua c’era la Quinta del Buitre con Bernd Schuster, di là una squadra che non era più la squadra di inizio decennio.


Il giorno dopo almeno una partita da ricordare: Manchester United-Nottingham Forest 1-0. Quanta roba c’era: Bruce-Pallister centrali (con il secondo che segna) e Bryan Robson a centrocampo per i Red Devils. Dall’altra parte Stuart Pearce a sinistra e Brian Clough in panchina.
Appendice: mercoledì 15 novembre 1989, a meno di una settimana dal quel giovedì, gioca la Germania Est in Austria, nell’ultima partita del girone di qualificazione per i Mondiali di Italia ’90. Serviva un pareggio alla squadra di Eduard Geyer, che perde 3-0 al Prater per una tripletta di Toni Polster. Che giocatore.

Il passaggio perfetto di Toninho Cerezo

Toninho Cerezo è stato un mito del calcio brasiliano.

Questa volta volevo far soffermare la vostra attenzione su un passaggio di Toninho Cerezo. Siamo alla Copa de Oro 1980, girone iniziale, Brasile-Germania Ovest. Il punteggio è di 3-1 per i verdeoro, con gol di Allofs, Junior, Cerezo e Serginho. All’81’ Cerezo prende palla qualche metro prima del centro del campo, non è affrontato da nessun avversario, alza la testa e fa un passaggio meraviglioso per due motivi: prima di tutto per come fa guadagnare spazio in velocità al suo compagno. Non lo serve sulla figura, né a scavalcare la difesa alta, lo serve fra i due centrali ma sulla corsa. In questo modo i difensori sono subito in affanno e devono correre all’indietro per fermare Serginho, non hanno il tempo di attaccarlo per frenarlo, ma sono subito in grande difficoltà nel tenere allo stesso tempo gli spazi coperti e stringere sul centravanti che ha la palla.
La seconda cosa impressionante di questo passaggio è la velocità data al pallone. Se fosse stato più veloce Serginho avrebbe dovuto correre in avanti, andando verso il centrale di sinistra che lo avrebbe chiuso in diagonale, se fosse stato più lento, la difesa avrebbe accorciato su di lui, senza dargli spazio se non per un appoggio all’indietro. La velocità giusta data al pallone permette a Serginho di avanzare qualche metro, creare urgenza nella difesa che si scompone, girarsi su se stesso e avere il tempo e lo spazio non per un semplice appoggio all’indietro ma per un altro passaggio in verticale, su Zé Sergio che stava tagliando. Alla fine il Brasile riesce anche a segnare, ma tutto è iniziato con un passaggio perfetto di Cerezo.

L’azione inizia al minuto 3’11 del seguente video.

Quando Kaltz faceva cose che oggi fa Marcelo

Oggi esaltiamo giustamente i laterali difensivi che entrano nel campo e si sostituiscono alla mezzala o addirittura alla punta esterna. In un altro post ho parlato, pensando a quanto viene estremizzato questo concetto da Sarri con Marcos Alonso, di falso tres, perché ormai il vecchio terzino non deve più “arare” la fascia, come da consueta definizione, ma avere compiti spesso molto importanti di regia e rifinitura, occupando e liberando spazi che sono sempre più importanti per le squadre contemporanee.
Detto questo, qualche giorno fa mi è capitato di vedere la partita di un terzino che nel 1980 già faceva cose del genere. Non è brasiliano, anche se ricordo momenti di Brasile-Italia 4-1 del 1970 in cui Carlos Alberto aveva un’intepretazione del ruolo molto più larga, perché penso che uno dei primi che abbia ridefinito la specie è Manfred Kaltz, terzino destro dell’Amburgo e della Germania Ovest.
L’azione che volevo sottolinearvi inizia nel video seguente al minuto 1:45 dell’amichevole Svizzera-Germania Ovest.
Rummenigge si abbassa da mezzala, smarca Kaltz di tacco che in teoria è il numero 2, ma fa il regista a tutti gli effetti. Ha questi compiti perché altri giocatori polidimensionale come Magath, Hansi Muller e Briegel scalano le posizioni per coprirne le scorazzate. Il suo movimento ad entrare nel campo stordisce così tanto il centrocampo elvetico che ha tutto il tempo per capire lo spostamento di Hrubesch, utilizzarlo come sponda di testa, per appoggiare su Muller con la porta spalancata davanti a sé. L’azione è splendida e tutto inizia con un movimento del laterale difensivo che oggi è sempre più utlizzato.

Dalle Ande all’Iseo – Sei gradi calcistici di Andrea Meccia

Palermo-KrolIl gioco dei 6 gradi è piaciuto ad un po’ di calciomani. Il primo che pubblico è Andrea Meccia, un bel percorso dalle Ande all’Iseo.

Nelle qualificazioni ai mondiali del Sudafrica, l’Argentina allenata da Diego Armando Maradona conquistò 3 punti decisivi contro il Perù con un gol di Martín Palermo nei secondi finali.

Nei mondiali del 1978, giocati durante gli anni della dittatura militare, l’Argentina padrona di casa conquistò il mondiale battendo in finale l’Olanda del calcio totale per 3 a 1. Una delle partite con più ombre fu quella vinta dall’Albiceleste contro il Perù per 6 a 0.

In quel mondiale l’unica sconfitta rimediata dall’Argentina la rimediò contro l’Italia di Bearzot. Il gol lo segnò Roberto Bettega, su assist di Paolo Rossi.

Quattro anni più tardi, Paolo Rossi sarà l’eroe del mondiale di Spagna ’82, vinto dagli azzurri, ancora guidati da Bearzot, nella finale contro la Germania Ovest. La partita terminò 3 a 1. Per i tedeschi il gol della bandiera fu segnato da Breitner.

Breitner aveva già segnato in una finale mondiale. Otto anni prima, la Germania Ovest conquistò la Coppa del Mondo battendo l’Olanda per 2 a 1. Vantaggio orange con Neskeens dagli undici metri. Pareggio del maoista tedesco dai capelli ricci e dalla barba lunga, gol vittoria di Müller.

Tra gli olandesi vice-campioni del mondo c’era anche Ruud Kroll, futuro difensore del Napoli. Kroll arriverà all’ombra del Vesuvio nel 1980. Nei suoi anni napoletani (1980-1984) segnerà un solo gol, contro il Brescia.