Le sorprese si scrivono adesso

brasile-2014Come ogni Mondiale le sorprese saranno tante e belle, ma tutti ne parleranno dal 13 luglio. Il bello è presentirle adesso, così magari ci prendi pure. Queste sono le mie 10:

1 – Colombia fuori al primo turno
2 – Nigeria è la sorpresa africana
3 – La Svizzera arriva in semifinale
4 – Russia nettamente meglio del Belgio
5 – Giappone vince il suo girone
6- Croazia ai quarti con un centrocampo favoloso
7 -Inghilterra ai quarti con un grande gioco
8 -Higuain capocannoniere
9 – Portogallo miglior difesa
10 – Il Brasile non vince i Mondiali

Giro del mondo tra le amichevoli

Certo che giocare in Nepal d’inverno è dura:

Bale è veramente dominante:

Il Giappone è la nazionale che gioca meglio:

Nabi in India va forte:

A febbraio in Islanda poteva andare a giocarci solo la Russia (anche se non sembra poi così polare il clima):

La Colombia fa paura:

L’Oman esplode:

E infine il gol fantasma del Vietnam:

Giappone-Jiro Taniguchi. "In una lontana città" – 32 squadre-32 libri

Per questi Mondiali metto una fiche color fiducia sul Giappone, puntando su un loro quarto di finale. Basta che il girone eliminatorio non sia proibitivo e sono quasi certo che la squadra nipponica a Sud Africa 2010 arriverà ai quarti di finale. Perché tale convinzione? Takeshi Okada non è un allenatore-immagine, ha giocato bene nel Fukurawa Eletric (storica squadra della omonima compagnia elettrica, ha vinto due Japan Soccer League nel 1976 e nel 1985, 4 Coppe dell’Imperatore e nella stagione 1986/87 ha vinto anche l’Asia Club Championship. Nel girone finale ha superato gli iracheni del Al-Talaba, i cinesi del Liaoning F.C. e i sauditi dell’Al-Hilal, battendoli in casa a Riyadh per 3-4) e ha allenato ancora meglio Consadole Sapporo, portandoli in J League 1 e gli Yokohama F. Marinos vincendo due volte la J League nel 2003 e nel 2004. Alle dipendenze di Okada ottimi giocatori di provata esperienza: Yuji Nakazawa, core de Giappone in difesa e pupillo di Okada, Yuichi Komano a centrocampo, Nakamura a mettere classe, Daisuke Matsui per i contropiede e Keiji Tamada per gli sfondamenti. Accanto a questa cricca di bucanieri, giovani che i giornalisti dicono già cazzuti: Yuto Nagatomo che non gioca sempre con l’F.C . Tokyo, Atsuto Uchida, speranza occhi a mandorla per la difesa, Keisuke Honda a centrocampo per sveltire manovra e pensieri e Shinji Okazaki di punta, che ad oggi ha segnato a valanga in Nazionale e su cui Okada punta molto per ingannare le lente difese avversarie.

Se questa è la squadra e mi piace un sacco, è giusto collegarla ad uno dei più bei libri che abbia mai letto, “In una lontana città” di Jiro Taniguchi. Graphic Novel da togliere il fiato per spunto narrativo (un adulto torna figlio nella città della sua adolescenza), tratto (morbido e pulito come i migliori manga), resa psicologica dei personaggi (Hiroshi è adulto e bambino insieme, e Taniguchi vela il gioco senza mostrarci come fa a rendere la doppia identità) e finale della storia (nel primo passato, il padre di Hiroshi va via da casa alla fine di quella estate. Hiroshi soffre anche lui per la cattiva banalità del quotidiano che spinge il padre a scappare. La fuga all’indietro di Hiroshi lo mette nei panni del padre e gli fa aprire gli occhi: tutti i giorni sono da vivere per quello che danno, la noia del vivere può essere anche compresa e gustata, se gli affetti restano tali e le luci di un’esistenza, magari poche, rendono felici anche solo per un attimo).

Ma una tavola, fra le altre, è da rileggere e rivedere fino a stancarsi. Di questo strano Hiroshi prende una cotta una ragazzina meravigliosamente disegnata, che supera la timidezza dei suoi anni per dirglielo. La resa di quel tenero sentimento è tutta negli occhi, grandi e lucidi. Dall’altra parte un adulto non può che sottrarsi alla bellezza di questo fremito d’amore. Quando accade, un disegno riesce a creare l’atmosfera di dolore adolescenziale più vera e toccante che abbia mai visto, incluse persone in carne ed ossa ovviamente. Alla fine di quella pagina, non puoi non chiederti come un signore di 51 anni possa esprimere con quella profondità i sentimenti di una quattordicenne. Per me è genio più che cuore.

Mondiali di Tennistavolo a Yokohama

Continuiamo il nostro viaggio negli sport olimpici poco “seguiti” nel quadriennio d’attesa e ricordiamo che dal 28 aprile al 5 maggio, a Yokohama, si terranno i Campionati mondiali di tennistavolo. Parlare di tennistavolo può essere abbastanza monotono, non tanto per il gioco, divertente e dal vivo davvero appassionante, quanto per lo strapotere culturale oltre che agonistico della Cina su questa disciplina. Gli atleti sono morfologicamente costruiti per rendere negli sport di riflessi e nervi, il tennistavolo è l’esaltazione di queste componenti a cui legare concentrazione e fantasia. Alla Yokohama Arena, inaugurata nel 1989, dalla capienza di 17.000 spettatori (arena progettata sul modello del “Madison Square Garden” che ha ospitato grandi concerti di cantanti internazionali, ma sono da sottolineare i concerti dei grandi artisti giapponesi come The Gazzette e Ayumi Hamasaki) si sfideranno i migliori della specialità con risultati in tutte le categorie abbastanza prevedibili, almeno per quanto riguarda la nazione vincente. Nel singolare maschile sono davvero di un altro pianeta il campione olimpico Ma Lin e il compagno anche di doppio Wang Hao. Il veterano Wang Liquin è ancora in dubbio. Forse vedremo al suo posto qualche altra stella emergente nel panorama nazionale cinese. A dar fastidio ai cinesi potrebbero esserci i coreani che puntano sul solito Ryu Seung Min con la sua vecchi impugnatura a penna e la gomma su un solo lato della racchetta, al massimo una partita accesa potrebbe offrirla l’atleta di Singapore Gao Ning. Per il resto lotta per le posizioni, a partire dal bielorusso Vladimir Samsonov insieme al tedesco Timo Boll, ultimamente in affanno ma europeo a Belgrado nel 2007, e ai due scandinavi, ultime stelle di due grandi scuole come quella danese con Michael Maze, bronzo ad Atene 2004, e quella svedese con Jorgen Persson, vecchio lupo di mare del circuito che sa ancora dire la sua. Altri orientali potrebbero stupire come i due atleti di Hong Kong Li Ching e Ko Lai Chak che si ispirano più alla scuola coreana fatta di moto perpetuo e velocissimo e il taiwanese Chuan Chih-Yuan che i cinesi vogliono sempre strapazzare per orgoglio di patria ferito. La speranza giapponese è riposta tutta in Yo Kan.

Tra le donne la tiritera è la stessa, forse ancora più accentuata. Le cinesi Guo Yue, Wang Nan e Zhang Yining fanno un torneo nazionale a parte. La più giovane Guo Yue, classe ’88, ha le carte per insidiare le connazionali molto più esperte. Guardare le loro partite sarà un grande spettacolo. A contrastarle leggermente le cinesi potrebbero essere le atlete di Singapore, capitanate da Li Jiawei, l’ultima ad arrendersi allo strapotere rosso nel torneo olimpico (sconfitta in semifinale da Zhang Yinin per 4-1) e la vietnamita Tie Ya Na. Il resto del mondo propone le naturalizzate Wang Chen, statunitense, e Wu Xue, dominicana. Il Giappone spera nella piccolissima Ai Fukuhara e la Corea del Sud in Dang Ye-Seo. L’Europa è davvero periferia in campo femminile: potrebbero fare bene la croata Tamara Boros, l’ungherese Petra Lovas e anche la nostra Nikoleta Stefanova, più della Wenling Tan Monfardini, nostra naturalizzata d’obbligo.

A squadre, Cina incontrastata. Per il secondo posto tra gli uomini vedo la Corea del Sud più della Germania, argento a Pechino, e una forte Austria che ha Chen Weixin, nato in Mongolia e Werner Schlager, atleta di grande classe difficile da affrontare. Tra le donne anche il podio sembra bloccato: Singapore e Corea del Sud possono essere messe in difficoltà solo dal Giappone.