Il caso OA Sport. Intervista a Federico Militello

Una settimana fa ho incontrato Federico Militello, Direttore editoriale di OA Sport. Federicon con OA Sport ha realizzato quello che uno sportomane vuole dalla vita, avere informazioni costanti e chiare sullo sport olimpico, perché la festa che c’è ogni quattro anni è bello prepararla per bene e non arrivare lì senza conoscere nemmeno i festeggiati.
OA Sport crea chiaramente dipendenza, perché conoscere come si è svolta una gara di Coppa del Mondo di Beach Volley non è una bagattella, ma è seguire la passione, semplicemente.
OA Sport mi ha sempre affascinato e catturato per la sua capacità onnicomprensiva e per l’asciuttezza giornalistica perfetta per le piattaforme digitali e quando ho conosciuto dal vivo Federico non ho potuto che rivolgergli delle domande per capire come ha pensato e come funziona OA Sport.

Come ti è venuta l’idea onnicomprensiva Olimpiazzurra divenuta OASport? Non hai avuto “paura” di essere così enciclopedico e reggere il ritmo degli eventi internazionali e non solo che riuscite a coprire?
Quello di creare una testata che si occupasse di tutti gli sport a 360 gradi è sempre stato un mio obiettivo sin da giovanissimo. Sin dall’adolescenza cercavo ovunque (soprattutto su fonti estere) notizie riguardanti discipline che in Italia trovavano poco spazio, rendendomi conto come nel nostro Paese mancasse un contenitore di questo genere. Da qui l’esigenza di creare Olimpiazzurra, poi in seguito diventata OA Sport. Non c’è mai stato timore di non farcela, perché ho sempre saputo che il duro lavoro e l’impegno mi avrebbero ripagato. In effetti è stato molto difficile, ma nel tempo e negli anni sono arrivate grandissime soddisfazioni”.

So che siete più di 15 i contributors in questo momento per coprire tutti gli sport e gli eventi. Come sei partito, com’è nato il progetto Olimpiazzurra e poi OASport?
È un progetto partito sostanzialmente a costo zero. Inizialmente io ed i primi collaboratori del sito eravamo mossi dalla sola passione. Abbiamo lavorato tantissimo perché credevamo fortissimamente nel progetto ed i fatti ci hanno dato ragione.

Come funziona il lavoro di coordinamento editoriale? Come si sviluppa una giornata nella redazione di OASport?
Non esiste una redazione “fisica”. Nell’era di Internet e dei social network, sfruttiamo le nuove tecnologie per coordinarci e stare sempre in contatto.

Quali sono gli obiettivi posti che hai raggiunto nel tuo percorso?
Quello di cui vado più fiero è l’aver diffuso la nostra filosofia, ovvero che tutti gli sport hanno la stessa dignità. In questi anni ci hanno letto e continuano a leggerci decine di milioni di persone. Segno che il nostro modo di fare giornalismo viene apprezzato. E questo mi inorgoglisce.

Quali sono secondo te i campi dove OASport ha creato uno standard di riferimento per gli altri portali “Sport All News” e dove credi ci siano aree di miglioramento?
Credo le Dirette Live testuali di un numero davvero importante di eventi abbiano rappresentato un passo avanti importante. Ora l’utente sa che, ovunque si trova, potrà sapere minuto per minuto cosa sta accadendo nella sua disciplina prediletta.

Qual’è per te il futuro di OASport? Cosa vedi per il 2018 e per gli anni anni successivi?
Quel che è fatto è già storia, non vogliamo crogiolarci nei ricordi, ma guardare a nuovi traguardi ed obiettivi. Stiamo pensando a diverse novità, tra cui l’implementazione di una sezione video, per garantire una copertura sempre più completa agli utenti.

Una domanda personale. Dimmi solo tre sport che segui di più e a cui dai maggiore attenzione.
Io amo tutti gli sport a 360 gradi, non solo perché esiste OA Sport, ma è una mia passione infinita da quando avevo 6 anni. Ricordo che, a quell’età, leggevo la Gazzetta in spiaggia e andavo a giocare con gli altri bambini solo dopo averla finita! Se però devo dirti quali sono i miei sport preferiti a titolo personale, allora voto per sci alpino, ciclismo e slittino.

Riflessioni olimpiche

Rio-2016-riflessioni-CONIL’Olimpiade è sempre una parentesi di vita che resta in testa e nei ricordi. Riemergo dalle due settimane olimpiche dopo un leggero detox con alcune riflessioni:

Massimo Brignolo ha scritto (fra le tante cose sempre giuste) una nota interessante. Battere chi è predestinato in una determinata Olimpiade viene definito correttamente “miracolo” sportivo. E i miracoli accadono poche volte in due settimane, potrebbe succedere che non accadano mai.
Le squadre italiane hanno beccato tre squadre predestinate: l’Italia di pallanuoto femminile ha preso gli USA in finale e non ha potuto niente, l’Italia di pallanuoto maschile la Serbia in semifinale, perdendo senza alcun dubbio, il volley maschile ha preso il Brasile, squadra battibile ma predestinata per la contingenza (in Brasile, dopo tre ultime finali olimpiche già giocate). Nessuna nostra squadra ha compiuto il miracolo. È giusto così, non può accadere sempre e non è accaduto. Però una volta potremmo farlo ‘sto miracolo…

Com’è andata la spedizione azzurra? Nei primi giorni erano tutti entusiasti, gli ultimi ci hanno riportato sulla terra. Per me è stata un’ottima spedizione, non tanto per le medaglie vinte, essendo lo stesso numero di Londra 2012 e un numero minore della Olimpiade di paragone come punto più alto possibile nello sport contemporaneo, Atene 2004, ma per le tante finali e i piazzamenti dei nostri atleti. Abbiamo raggiunto quasi tutte le finali delle gare di tiro, siamo ripartiti nel canottaggio, il ciclismo ci ha dato la medaglia più bella, siamo presenti e vivi nel judo, ginnastica artistica e ritmica, canoa, lotta, pentathlon, triathlon e tuffi. Se ci avessero detto all’inizio che nel nuoto avremmo preso un oro, un argento e due bronzi avremmo firmato, il beach volley entra in un discorso che farò al punto successivo. Nella scherma contemporanea così difficile e livellata siamo andati bene.
Storicamente abbiamo sempre detto la nostra in tre sport che per storia, tradizioni e “geografia” sono a noi affini: atletica leggera, equitazione e vela. Nell’atletica Tamberi avrebbe vinto l’oro che metteva tutto a posto e teniamola lì, anche se crescere, come nel nuoto, è assolutamente necessario, mentre negli altri due sport abbiamo fallito di brutto (vela più di equitazione dove non abbiamo punte da parecchio).

Dopo l’argento nel beach volley, Nicolai e Lupo hanno tenuto a precisare che loro sono il frutto di un lavoro e di una serie di investimenti importanti nella disicplina. Questo è il segno di un indirizzo preciso. Dato che il CIO per tanti motivi (televisibilità in primis) sta andando in maniera sempre più forte verso sport “ggiovani” (non so bene come definirli, potremmo chiamarli anche “hype”), considerando inoltre anche che tre dei nuovi sport olimpici saranno arrampicata sportiva, surf e skateboard, anche il CONI pensa che investire in questi sport sia la scelta corretta. In sport nati, cresciuti e dominati quasi esclusivamente dai principali paesi del Commonwealth (l’Arrampicata un po’ meno), inserirsi fra chi può competere per le medaglie potrebbe essere più semplice. In poche parole, è molto più difficile creare un prospetto che vada a sfidare keniani ed etiopi nella corsa di fondo che immaginare un surfer ad altissimo livello. Il CONI si muove su questa logica.

La spedizione azzurra è andata bene, nella media, così non scontentiamo nessuno. C’è un progetto però, e molti ne hanno già parlato, che riguarda Tokyo 2020. Forse sarà quella l’Olimpiade dove dovremmo risaltare di più? Un po’ come fatto dalla Gran Bretagna nell’Olimpiade di Pechino 2008, in cui ha vinto 47 medaglie, di cui 19 d’oro (la Gran Bretagna ad Atlanta 1996 aveva vinto 15 medaglie, di cui una sola d’oro). Come per la Gran Bretagna sarà la nostra preparazione sportiva per l’Olimpiade di casa?

L’Olimpiade si è imperniata su tre pilastri: i campioni eterni, i giovani innovatori, le dinastie.
Le facce dell’Olimpiade sono ancora Phelps e Bolt, ma non dobbiamo dimenticare chi è nella storia eterna con loro, non tanto per le medaglie rivinte ma per il pieno dominio nella loro disciplina: Mo Farah, nuova doppietta su 5 e 10mila, Sebastian Brendel, secondo oro olimpico C1 1000, Eric Murray e Hamish Bond nel Due senza, Peter Reed nell’otto dopo due ori nel 4 senza, Helen Grover e Heather Stanning nel Due senza donne, Teddy Riner nel Judo, Kaori Ichō nella lotta, al quarto oro, Long Qingquan e Rim Jong-sim nel sollevamento pesi, Jin Jong-oh nel tiro a segno, Rosannagh MacLennan nel trampolino elastico, Alistair Brownlee nel Triathlon, Dorian van Rijsselberghe nella vela.
I giovani campioni che stanno cambiando il loro sport sono: Wayde van Niekerk, recod del mondo nei 400 metri, Almaz Ayana nel fondo femminile, Carolina Marín nel badminton, Simon Biles nella ginnastica artistica, Yana Egorian nella sciabola donne, Lasha Talakhadze nel sollevamento pesi, Zheng Shuyin nel taekwondo e per fortuna ne abbiamo uno anche noi, Niccolò Campriani.
Le dinastie di squadra sono cinque: la Serbia nella pallanuoto uomini e gli USA in quella donne, Figi uomini nel Rugby a 7 e ovviamente gli USA di basket in ogni senso.

Momento teleutente: alcune evidenze che hanno fatto anche incacchiare persone: troppi tuffi e golf. Detto questo, si sceglie per interesse nazionale e poi per televisibilità e possibilità di allargamento del target (quale sport meglio di tuffi e ginnastica per far attrarre un pubblico femminile?). Ho visto i dati e i canali olimpici hanno viaggiato più del doppio degli altri canali. Ad agosto può essere facile ma non è mai detto. Con il multidevicing personalmente ho visto quello che volevo e mi sono posto fino ad un certo punto la questione golfcentrica. Una cosa è certa e la suggerirei alla Rai. Niente da togliere alla spettacolarità di ginnastica, tuffi e alla bellezza del golf, però credo che gli sport dove c’è un confronto fra squadre siano sempre quelli che tirano di più e alla fine fermino più persone di fronte al televisore.

Una delle cose più belle che non ho ascoltato in questa Olimpiade è la parola calcio (al di là dei due tornei). Nessuno si è lamentato della differenza fra il proprio sport e il calcio. Finalmente.

Il mio primo ricordo olimpico. Il vostro?

Non so voi, ma io sono già ampiamente in clima olimpico. E mi sovviene il primo ricordo olimpico che ho.
Per me fu abbastanza scioccante, fino a quel momento avevo visto solo gente ridere e divertirsi facendo sport, ma in una mattinana ancora calda di settembre ho visto la disperazione di Vincenzo Nardiello dopo la scandalosa sconfitta con il sudcoreano (i coreani saranno pure simpatici ma imbrogliano senza nessun timore, e noi nel 2002 li abbiamo presi agli ottavi. Secondo me quel Mondiale lo cancelleranno tra un po’ di tempo. Fu totalmente falsato).
Quella faccia da folle mi impressionò, scoprii che lo sport poteva essere anche dolore e soprattutto lurido.
Poi vince il Portogallo fuori casa e capisci che c’è speranza e non stai solo guardando una recita.

Ovviamente il video è di Lucio Celletti:

Pronostici Basket – Olimpiadi Londra 2012

Per gli USA due medaglie d’oro. Non tanto per lo strapotere ovvio quanto per la consunzione delle miglior annate di Spagna e Francia nel maschile e Brasile e Australia per le donne.
Tra gli uomini la Spagna non ha più il Pau di tre-quattro anni fa e si sente moltissimo. A calare molto anche Fernandez e Navarro non può fare i miracoli europei. A dare una mano sicuramente il Rubio americano e l’Ibaka pescato, ma non basta. La Francia senza Parker e Noah non fa testo e l’Argentina ormai è al canto del cigno definitivo. Il torneo maschile quest’anno sarà stradominato dagli USA con Durant, Westbrook e Kevin Love che faranno faville e Bryant a modulare la festa. Potrebbe addirittura dire la sua la Gran Bretagna se Luol Deng e Mensah-Monsu fanno faville e il Brasile se giocano alla grande Barbosa, Varejao, Splitter e Nenè (addirittura da finale).
Tra le donne il dominio è meno evidente ma comunque netto. McCoughtry e Dupres sono dominanti nelle loro specialità, mentre Bird sa come far muovere la squadra. Australia e Brasile, le altre pretendenti alle medaglie, sono nello stesso girone, mentre in quello USA da tenere d’occhio la Repubblica Ceca della Vítečková e la Croazia. Da podio potrebbe essere anche la Russia della naturalizzata Hammon. Anche qui vincerebbe un pezzo di USA.