Questo è l’uomo giusto per la Nazionale italiana

Molti appassionati di calcio e nazionale italiana non conoscono Sam Hinkie. Questo olandese laureato a Stanford è stato il General Manager dei Philadelphia 76ers dal 2013 al 2016 e lavorando per una franchigia che non aveva nessuna speranza da titolo nell’era Lebron-Curry, decise di guardare più avanti e strutturare un processo, definendone un vero e proprio brand, “The Process” appunto, secondo il quale la squadra doveva continuamente perdere negli anni successivi, in USA si chiama tanking, e cedere i giocatori in quel momento migliori per accaparrarsi scelte altissime al draft e costruire una squadra da titolo dopo cinque-otto anni.
Il Process è partito e si è sviluppato portando a Philadelphia giocatori come Joel Embiid, Ben Simmons e Markelle Fultz, scegliendo quindi non solo il meglio fra i cestisti giovani, mai buttati nella mischia al loro primo anno di contratto (comunicando infortuni veri soli in parte) per aiutare a strutturare anche fisicamente un giovane per l’impatto con il mondo NBA.
È stata una scelta mai vista in maniera così strutturata e soprattutto sistematica negli anni ed ha fatto così tanta paura che il Commissioner NBA Adam Silver lo ha praticamente esautorato, riuscendo a farlo sostituire da Jerry Colangelo.
Ora siamo a metà del Process e possiamo chiederci: Hinkie aveva ragione? Oggi i Philadelphia 76ers sono quarti ad Est, ad una partita dai Cleveland Cavaliers che hanno il miglior giocatore (almeno) del ventennio, Joel Embiid sotto i tabelloni fa paura e Ben Simmons al suo primo anno di NBA già piazza triple doppie come se non ci fosse un domani, mentre Fultz è a fare il primo anno sabbatico (Colangelo non è scemo, ha preso tanto dal predecessore).
Tutto questo per dire che la Philadelphia pre-Hinkie è molto simile a questa Italia del calcio, con calciatori di riferimento ormai vecchi, giocatori non più giovanissimi che si portano il peso della sconfitta epocale contro la Svezia (come abbiamo scritto a novembre, quella partita ha davvero segnato le carriere, quelle sono partite che cambiano tutto) e soprattutto il grande problema della generazione perduta, ovvero tutti quei calciatori, dal 1990 al 1995, che per varie cause su cui si aprirebbe un mondo di discussioni non hanno retto le tante aspettative riposte in loro (nel 2010 l’attacco per questo Mondiale russo doveva essere Giuseppe Rossi, Balotelli, El Shaarawy).
Credo sia una scelta assolutamente sensata lasciar perdere questa generazione e puntare direttamente sulla generazione 1997-2002, ovviamente tankando la Nations League, il prossimo Europeo (a cui dovremmo qualificarci comunque ma da giocare con giovanissimi senza nessuna pretesa) e addirittura il prossimo Mondiale, chiedendo alla squadra soltanto di qualificarsi (poi dipende dalle grandi che incontri nel cammino). Dopo la partita con l’Argentina la sensazione di impotenza è talmente grande che pensare di ricostruire per l’ennesima volta su un Verratti da mettere al centro del progetto, un Insigne da responsabilizzare e un Immobile goleador francamente inizia a fare veramenre ridere, oltre ad essere fortemente controproducente.
Pensiamo anche noi in maniera estrema, costruiamo il nostro Process e affidiamoci per una volta al futuro, che da orizzonte inscrutabile e quasi malevolo deve diventare la nostra promessa.

Vi fidate di lui?

Italy's forward Mario Barwuah BalotelliSabato sera ci siamo scoperti spuntati per il prossimo Mondiale. Ma non eravamo la squadra del: “i difensori si contano sulle dita di una mano. Gli attaccanti invece ne abbiamo fin troppi”.

Giuseppe Rossi. Tornerà? Come tornerà? Osvaldo. È da nazionale? Insigne. È decisivo nel Napoli? Giardino. È un goleador che fa paura agli altri? I vari Totti, Di Natale, Toni. Ma non si ritirano?

E poi c’è Mario Balotelli. Affidiamo tutti i nostri averi a lui. Nessuna squadra da titolo (tranne il Brasile con Neymar) lo fa.

La Spagna può giocare sempre con 3-4 attaccanti diversi (ha pure Fabregas centravanti). La Germania idem, se Klose e Gomez non convincono Loew non porta punte in Brasile. L’Argentina ha Messi, ma questa volta deve trovare una squadra vera al suo fianco altrimenti fallisce di nuovo. Con l’Olanda van Persie non è mai stato centrale. Perfino la Colombia potrebbe far sedere Falcao per giocare con un attacco incentrato su Martinez.

Noi avevamo già in mente la super coppia Rossi-Balotelli. Uno è sul filo di lana delle ginocchia, l’altro su quello della testa.

Siete Prandelli: ve la sentite di dare tutto il vostro lavoro in mano a Mario Balotelli?

All’Italia serve un centravanti

L’attacco 2-basso non è fatto per la nostra Nazionale. Lo scrivo adesso che tutti urlano il loro entusiasmo per aver passato un girone tra i più deboli mai affrontati (s’è qualificata l’Estonia che nel girone della Spagna avrebbe fato 5 punti). Non che un attacco del genere non abbia senso o che individualmente i nostri eventuali due siano gente non all’altezza, ma con il nostro centrocampo i due piccoli non avranno vita facile. Per poterli far rendere al meglio, gente come Cassano e Rossi devono ricevere palla rapida in verticale, impostando un 1 contro 1 puro, con i centrocampisti che appoggiano l’azione a rimorchio, per seguire soprattutto le giocate di Cassano il quale non andrà mai via a gente come Sergio Ramos, Carvalho e Boateng. Ma il nostro centrocampo titolare (Pirlo, Thiago Motta, De Rossi, Montolivo) è un centrocampo che ha tutto tranne la capacità di far correre la palla in verticale, assorbendo le difese altrui e liberando in questo modo le punte. Vedi la Spagna: Iniesta e Silva fanno muovere i terzini, Xavi e Busquets servono in verticale le punte che si trovano contro un solo avversario. Noi non riusciremo a farlo.
A questo punto invoco il ritorno di un centravanti, capace invece di fare quello di cui la nostra squadra ha bisogno: presenza fisica per assorbire i difensori avversari, lasciando spazio alla mezzapunta e alla punta per le giocate che creano occasioni. Inoltre il centravanti ci darà più ampiezza di gioco, potendo pensare alle fasce attive come non è successo con i terzini nelle ultime due partite (crossare per chi?) e sarà una presenza fondamentale dove abbiamo peccato per tutte le qualificazioni, in mezzo all’area di rigore.
Io credo che Prandelli userà il centravanti e credo che sarà Osvaldo, capace di fare un gioco più vario di Pazzini e Matri.

I giovani in Italia sono scarsi

Guardando le partite di questo Pato e quel Giuseppe Rossi, parte la solita e stolida domanda: a parti invertite sarebbe lo stesso? Mi spiego. In Italia si inizia a segnare davvero dai 24 anni in poi, non riesce ad emergere da anni ormai nessun goleador giovanissimo. E per emergere, intendo fare almeno una decina di gol a campionato. E non può essere il solito problema della gerontocrazia italica, perché molti campioncini in erba arrivano da noi e non solo fanno fatica, ma sembrano scarsi.
Coutinho all’Everton che campionato avrebbe fatto? Questa è una domanda da porsi e su cui riflettere. Il campionato italiano non è una landa per giovani per due motivi: non serve la velocità di punta e le partite sono troppo gestite dagli arbitri.
Con i terzini bloccatissimi (solo in Italia il 2 e il 3 spingono cosi poco) e il centromediano sempre più schermo difensivo, le difese occupano totalmente gli spazi e gli uno contro uno, dove può emergere il passo rapido nel breve si contano sulle dita monche di una mano.
Secondo atto: in Italia,come in nessun altro posto del mondo l’arbitro di calcio è l’odiato possessore delle leggi del gioco, mentre in Inghilterra ad esempio è un semplice supervisore. Agli imberbi, gli arbitri italiani non garantiscono nessun occhio di riguardo, mettendo in pratica un nonnismo da caserma che non ha eguali (stessa situazione: Drogba in Inghliterra e Totti in Italia sfanculano la giacchetta, chi mi dice che succede? E se a sfancularlo qui è Babacar?).
Pato gioca male, sulle piste di Ibrahimovic che vuole e corsie tutte per sé. Ma non è solo questo: giocare da giovani in Italia è troppo difficile rispetto ad altre realtà, ed è per questo che le medie età campioni d’Italia sembrano un ospizio. Si vince sono dal 30 in poi.