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Euro Basket 2009: Girone A

Al 36° Campionato Europeo Maschile di Pallacanestro FIBA manca meno di un mese ed è ora di presentare le squadre che parteciperanno alla fase finale, sottolineando da subito un elemento di cui ancora non si è detto: mai come in questa edizione l’Europa sarà vicina all’NBA, con una quantità di stelle, gregari e rookies che sembra una Summer League di altissimo valore. Partiamo con il girone A.

Il girone A è quello che molti definirebbero soltanto di ferro perché non gli è capitato in sorte. Squadre toste, capaci di basket vario, abili nel gioco in contropiede e in quello fisico. Chi esce da questo girone ha la strada facile verso le semifinali. La medaglia d’argento mondiale, il quinto posto alle Olimpiadi di Pechino (quel quarto di finale contro l’Argentina è ancora negli occhi di chi quelle mattine viveva col fuso orario cinese) e il quarto posto all’ultimo Eurobasket, dopo la vittoria del 2005 in Serbia e Montenegro, pongono la Grecia come favorita prima del girone. L’allenatore è una garanzia: Jonas Kazlauskas, una carriera intera nello Statyba Vilnius,e fresco allenatore della Cina, portata con mano leggera verso le sue Olimpiadi e condotta dove di più non si poteva (dal 2004 al 2006 il suo impegno era a metà con l’Olimpiakos). La squadra non avrà tre perni fondamentali: Papaloukas, fuori anche perché leggermente appesantito dopo un decennio a moderare il gioco della squadra e ad illuminarne i ritmi, Diamantidis, l’uomo dalla faccia di bimbo che sa fare tutto e Spanoulis, che cura il campione dell’altra squadra con la sua micidiale determinazione. Grosse responsabilità ricadranno sul giovanissimo Nicholas Calathes, classe 1989, che ha frequentato la Lake Howell High School, lasciandola come il migliore realizzatore nella storia della contea di Seminole. Al college, con i Florida Gators ha fatto faville (quasi 16 punti di media a partita) ed è stato scelto al secondo giro (45esimo) dai Minnesota Timberwolves, girato poi a Dallas che lo ha lasciato andare verso Atene per un triennale con il Panathinaikos. A fargli da scudiero Loukas Mavrokefalidis, che ormai è più che una promessa (anche perché non troppo giovane) anche lui draftato Timberwolves nel 2006 e Antonios Fotsis, ala grande di peso che pochi riescono a contrastare perché abile nel pitturato e capace di tiro e gioco fluido. Una nazionale che a prima vista può sembrare meravigliosa o inguardabile ma che di sicuro darà l’anima nei momenti difficili. Croazia squadra giovane, intraprendente, che ha i campioni al posto giusto. Prima di tutto in panchina con l’uomo di Čapljina, Jasmin Repeša, che sa come motivare e far giocare uomini forse un po’ troppo anarchici nelle intenzioni. Il metronomo è Roko Ukic, che a Toronto è sembrato troppo leggero per i play carrozzati dei parquet USA ma in Europa muove palla con saggezza imperiale. Insieme a lui Marko Tomas, altro giocatore sopraffino che entra a canestro come una spada e Zoran Planinić, che Messina ha voluto nella sua ultima stagione a Mosca quando le partite avevano bisogno di una svegliata. Il reparto lunghi è tutto sulle spalle di Krešimir Lončar, anche se Stanko Barać può essere decisivo. La Macedonia ha vinto il girone di qualificazione grazie al coefficiente canestri sulla Lettonia di Biedriņš. L’uomo intorno a cui tutto ruota è Vrbica Stefanov, classe 1973 e vecchio cuore Mens Sana. La punta di diamante è però Todor Gečevski, centrone di 209 che spazza via le difese di forza e codino. Occhio di riguardo poi all’uomo del perimetro: Jeremiah Timoteus Massey, nato a Detroit che ha fatto bene nel Real Madrid. Ultima squadra del girone Israele, squadra che può vincere o perdere a seconda degli animi dei suoi tanti giocatori di classe. In primo luogo Meir Tapiro, guardia agile che sa guardare i compagni, il centro Amit Tamir, nel 2001 all’University of California. Da freshman ha realizzato 39 punti in una sfida con doppio overtime contro Oregon. Da junior nel 2002-03 è stato primo nella classifica dei rimbalzi per la sua squadra, risultando secondo per gli assist e terzo per i punti. Altro ottimo giocatore è Lior Eliyahu, grande promessa del Maccabi Haifa, dal prossimo anno al Tau, mentre la stella del Maccabi Tel Aviv, Yotam Halperin, è già dall’anno scorso all’Olimpiakos.

La partita del giorno è AEK Atene-Larissa

La partita del giorno è AEK Atene-Larissa per la prima giornata del girone greco di qualificazione alla prossima Champions League. Tra Paok, Panathinaikos, AEK Atene e Larissa, la vincente del girone va in Champions, il resto in Europa League. Allo stadio Olimpico “Spiros Louis” di Atene (ha ospitato le Olimpiadi di Atene 2004 ed è stato costruito tra il 1981 e il 1982, in tempo per i campionati di atletica leggera. Venne inaugurato dal Presidente dell’epoca Konstantinos Karamanlis, per i greci “l’Entarca”. Le tribune laterali sono un progetto di Santiago Calatrava e nel 2005 e 2006 al suo interno si sono svolte due prove speciali dell’Acropolis Rally of Greece, entrambe vinte da Sebastien Loeb con la Citroen) si sono scontrate la quarta e al quinta del campionato greco.
AEK è un acronimo che sta per Αθλητική Ένωση Κωνσταντινουπόλεως (Athlitiki Enosis Konstantinoupoleos), “Unione Sportiva di Costantinopoli”. Dopo la Guerra greco-turca degli anni 1919-1922 molti greci che vivevano in Turchia scapparono in Grecia, perlopiù ad Atene e Salonicco. La Guerra greco-turca scoppiò a causa delle richieste pressanti della Repubblica di Turchia di Mustafa Kemal Atatürk, tese a riprendere il possesso dei territori dell’Anatolia e della Tracia assegnati alla Grecia con il Trattato di Sèvres del 10 agosto 1920, che sanciva la pace nella prima guerra mondiale. Questa guerra terribile per le ritorsioni successive dei greci sui turchi e dei turchi soprattutto sugli armeni è in parte narrata nel racconto di Hemingway “Il lungomare di Smirne” e fa da sfondo ai personaggi di “Middlesex” di Jeffrey Eugenides. Il 13 aprile 1924, un gruppo di rifugiati provenienti da Costantinopoli si ritrovò al negozio di articoli sportivi di Emilios e Menelaos Ionas, situato in via Veranzerou, nel centro di Atene, e fondò l’AEK. Il primo incontro calcistico, contro l’Aias Athinon, venne vinto per 2-0 dall’AEK. La popolarità della neonata squadra di calcio crebbe velocemente negli anni ’20, oscurando quella di altri club fondati da immigrati greco-turchi (Panionios, Apollon Smirne). Non possedendo un campo, l’AEK giocava le sue partite in diversi impianti intorno ad Atene. Il primo presidente della società, Konstantinos Spanoudis (1871-1941), un giornalista vicino all’allora Primo Ministro greco Eleftherios Venizelos, fece una petizione al governo affinché mettesse a disposizione un terreno atto alla costruzione di un nuovo stadio. Nel 1926 venne donato al club un terreno, un tempo destinato ad ospitare rifugiati, nei pressi di Nea Filadelfia, quartiere popolare della città. I membri dell’AEK iniziarono ad utilizzare quel terreno per gli allenamenti e già nel 1930 la proprietà passò al club. Venizelos approvò presto un progetto per la costruzione di quello che sarebbe stato l’impianto casalingo dell’AEK per oltre 70 anni, lo Stadio “Nikos Goumas”. La prima gara giocata nel nuovo stadio, nel novembre 1930, fu un’amichevole contro l’Olympiakos terminata 2-2. Dopo le prime vittorie negli anni ’30, una nidiata di ottimi giocatori vestirono il giallo nero negli anni ’50: Giannis Kanakis, Andreas Stamatiadis e il portiere Stelios Serafeidis, i quali, insieme ai vecchi Poulis ed Emmanoualidis, nel 1956 portarono l’AEK alla vittoria della coppa nazionale, ottenuta battendo l’Olympiakos 2-1 in finale. Il 1957 fu l’anno del debutto di uno dei più grandi attaccanti greci dell’epoca, Kostas Nestoridis. Giunto all’AEK (proveniente dal Panionios) nel 1956, Nestoridis fu costretto a saltare tutta la stagione 1956 a causa di una disputa tra i due club, relativa al suo trasferimento. Nel 1958 e nel 1959 vinse il titolo di capocannoniere del campionato, anche se ciò non fu sufficiente per dare all’AEK alcun titolo. Affiancare a Nestoridis, la seconda punta Dimitris Papaioannou (che diventerà recordman di presenze e reti nel club) è il colpo che farà tornare alla vittoria in campionato l’AEK nella stagione 1962-1963. Noto con il diminutivo di “Mimis”, Papaioannou fu l’autore delle due reti che, nella gara di spareggio contro il Panathinaikos valida per il titolo, portarono il risultato sul 3-3. L’AEK conquistò così il suo primo campionato del dopoguerra grazie alla miglior media realizzativa. Dopo altri due campionati vinti, nel 1974 Loukas Barlos prese la presidenza della società e, con l’aiuto del tecnico cecoslovacco Frantisek Fadrhonc, costruì una delle migliori squadre nella storia dell’AEK. Il “periodo d’oro” sotto la gestione Barlos vide l’arrivo di alcuni giocatori ritenuti tra i migliori ad aver vestito la maglia giallo-nera. Christos Ardizoglou, Giorgos Dedes, Giorgios Skrekis, i tedeschi Walter Wagner e Timo Zahnleiter, Dionysis Tsamis, Pantelis Nikolaou, Petros Ravousis, il serbo Dušan Bajević (grande attaccante, cresciuto nel Velez Mostar che ha un invidiabile score con la nazionale: 37 presenze e 29 goal), Takis Nikoloudis, Stefanos Theodoridis, Christos Itzoglou e Nikos Christidis, furono alcuni giocatori che contribuirono a rendere la squadra una delle migliori dell’epoca anche in campo europeo. Nella stagione 1976-1977 infatti, l’AEK raggiunse le semifinali di Coppa UEFA, prima squadra greca a riuscirvi. Dopo aver sconfitto la Dinamo Mosca, il Derby County la Stella Rossa, e il Queens Park Rangers, l’AEK dovette arrendersi in semifinale alla Juventus che vinse poi quella coppa nel catino del San Mamés, primo trofeo europeo della sua storia. A questa squadra già molto forte si aggiunse un grande goleador: Thomas Mavros, che si aggiudicò nel 1978 e nel 1979 il titolo di capocannoniere (22 e 31 reti) e diede un contributo fondamentale per il double campionato-coppa del 1978 e per la vittoria di un altro campionato nel 1979. Per vincere un altro campionato i gialloneri aspettarono dieci anni esatti. Guidato dall’ex giocatore Dušan Bajević, l’AEK poté finalmente rimettere le mani sul titolo dopo il big match all’Olimpico di Atene contro i diretti rivali dell’Olympiakos: Takis Karagiozopoulos fu l’autore della rete che risolse la partita a favore dei giallo-neri (1-0). A partire da questa vittoria, l’AEK dominò il calcio greco degli anni ’90 con tre titoli nazionali consecutivi (1991-1992, 1992-1993 e 1993-1994) e una Coppa di Grecia (1990, sconfitto in finale l’Olympiakos per 3-2). In squadra i grandi protagonisti erano: Toni Savevski, Daniel Batista, Vaios Karagiannis, Vasilis Dimitriadis, Giorgos Savvidis, Alekos Alexandris e Refik Šabanadžović. Proprio a fine decennio, al culmine dei bombardamenti NATO sulla Serbia, l’ex presidente del club Dimitris Melissanidis organizzò un’amichevole con il Partizan, a Belgrado. Come gesto di compassione e solidarietà verso il popolo serbo, i giocatori e lo staff dell’AEK rifiutarono di obbedire all’embargo NATO e si recarono a Belgrado per giocare l’incontro. La gara si chiuse sul punteggio di 1-1 e dopo soli 60 minuti di gioco, dal momento che centinaia di tifosi serbi invasero pacificamente il terreno di gioco per abbracciare i giocatori.
Il Larissa ha molto meno pedigree rispetto agli ateniesi. La società fu fondata come Athlitiki Enosi Larisas nel 1964, risultato della fusione di quattro squadre locali – Iraklis Larisas, Aris Larisas, Toxotis Larisas e Larisaikos. L’AEL 1964 è l’unica squadra con sede in “campagna” (cioè fuori da Atene, Salonicco e altre aree metropolitane) ad aver vinto l’ Alpha Ethniki (ora chiamata Super League greca), nel 1988. Di giocatori celebre in quella squadra c’era soprattutto Georgis Mirsibonas, difensore che ha giocato 210 partite con il club amaranto. La vita di Mirsibonas è legata a doppio filo con quella di Leftersi Milos, centrocampista albanese e suo ex compagno di squadra. Entrambi, a distanza di un anno, nella stessa curva a 3 km da Larissa muoiono a causa di un incidente stradale.
La partita è veloce, scorretta e piena di cose come tutte le partite greche. Le marcature sono aperte dagli ospiti del Larissa con Facundo Parra, amico di Messi dai tempi dell’Argentina sub-20, raggiunti subito dal pareggio del gioiello Nichalis Pavlis. Pavlis ha due record profetici: è il più giovane giocatore dell’AEK ad aver esordito in una competizione europea (il 3 settembre 2007 contro il Siviglia in Champions) e il più giovane giocatore greco ad essersi procurato un rigore in Europa (durante la stessa partita). Il gioco del Larissa ha messo in grosse difficoltà l’AEK e con un contropiede da manuale, Sasa Ilic ha di nuovo riportato in vantaggio gli amaranto. Mezzala dal passaggio geniale del Partizan, svernò un anno al Celta Vigo senza lasciare tracce. Passato al Galatasaray nel 2005, gli fu offerto la maglia numero 10, declinando per la “sua” numero 22. Con la Serbia è stato utilizzato spesso fuori ruolo, ma un suo goal è entrato nel tabellino di Serbia&Montenegro-Costa d’Avorio, gara inutile e bella di Germania 2006. Anche stavolta, solo il tempo di riorganizzarsi, e l’AEK pareggia con Gustavo Manduca, ala sinistra leggerina che in Grecia fa buone cose. Terminato il primo tempo 2-2, come spesso succede, il secondo è all’insegna dell’attesa. Il Larissa stringe la difesa perché il pari è un buon risultato, mentre l’AEK ha paura del contropiede micidiale degli ospiti. La gara la decide un calcio di rigore visto da pochi e realizzato da Ismael Blanco.

Le amichevoli utili

Le amichevoli servono a capire se giocatori giovani o discreti possono servire in una squadra con un numero definito di titolari fissi. Questo è il senso delle amichevoli per Lippi, che grazie ad esse, nel biennio mondiale ha capito che Grosso sulla sinistra reggeva bene l’urto delle ali complicate, che Materazzi si sedeva in panchina con la cattiveria e la concentrazione del titolare, che Zaccardo sulla destra spingeva il giusto, che Barzagli vicino a Cannavaro faceva la sua figura, che De Rossi era diventato un centrocampista totale e che Perrotta e Totti insieme, con i loro movimenti incrociati, erano temuti dagli altri tecnici, i quali tenevano bloccati i due mediani per impedire i tagli interni e i triangoli stretti dei due romanisti.
In questo senso, guardare con attenzione all’amichevole di domani con la Grecia è quello che anche gli addetti ai lavori devono fare. Le prospettive sembrano interessanti e i motivi sono molti. In porta si decide se De Sanctis ha ancora la freschezza mentale di reggere un ruolo di terzo piano, se vuole fare ancora la comparsa silenziosa in un film dove tutti cercano di arraffare battute. In difesa, Bonera dovrà far capire al Ct, che lo stima molto per le sue caratteristiche zaccardiane (con Zaccardo ormai bruciato dal cattivo campionato al Wolfsburg), se regge fisicamente una partita di combattimento. Come terzini, Lippi ama calciatori forti e resistenti, l’agilità e la destrezza non sono le sue prime scelte. Nel secondo tempo farà la stessa prova con Maggio, all’esordio in Nazionale, per capire se da difensore può essere una garanzia.
A centrocampo testerà di nuovo la personalità di Montolivo, inserendolo in un centrocampo di ramazza con il regista occulto Camoranesi a tessere le fila sulla destra. Se Montolivo domani sera riuscirà a dare la stessa armonia di gioco dell’italo-argentino sulla parte sinistra del campo, allora Lippi punterà sul fiorentino. Altrimenti si aspetterà l’Aquilani perfettamente recuperato.
In attacco una prova frizzante di Rossi confermerà nel Ct le idee che nutre su di lui: ottimo giocatore contro le squadre bloccate in difesa e perfetto quando è il momento di subentrare in corsa. Non è e non può essere il Totti del 2006, per questo spera che la catena Montolivo-Giuseppe Rossi possa imporsi come novità per un nuovo tipo di assetto tattico che privilegi l’impostazione di gioco sulle fasce per successivi tagli al centro e conversioni ad imbuto.

Anche nel resto del mondo le partite succulenti non mancano. Una da non perdere è Francia-Uruguay al Saint Denis, dove i milanisti potranno notare le qualità di Cardaccio (un cagnaccio di grande spessore) e i napoletani ammirare un Gargano ancora più voglioso. L’attacco “siciliano” Martinez-Cavani per Tabarez potrebbe essere la scelta del secondo tempo. Per i francesi, Domenech cercherà di farsi piacere ancora una volta Mexes (magari solo per un tempo) e a centrocampo si testerà la giovanile morbidezza del duo Nasri-Gourcuff. A Brasilia, c’è Brasile-Portogallo, nella sfida più danzata e meno sudata possibile e ad Amsterdam Olanda-Svezia, partita, immagino, piena di goal e sciocchezze. Maradona esordirà da selezionatore e prevedo una squadra trasformata, che punta tutto sulla velocità dei suoi atleti.

E poi ci sono le sfide che la storia e la cronaca rendono speciali: Austria-Turchia, che richiama alla mente lo scontro tra Solimano il Magnifico e Ferdinando D’Asburgo alle porte di Vienna nel 1532. In effetti la campagna militare non ha niente di campale, ci furono solo scaramucce, tanto che anche il famoso “Pasquino” scrisse che l’imperatore aveva ottenuto la sua presunta vittoria “senza aver tolta al turco una bandiera”. Le sfide tra le Repubbliche ex-jugoslave Montenegro-Macedonia e Slovenia-Bosnia Erzegovina sono sempre piene di rancore e rimpianto, Nuova Zelanda-Fiji, nella quale i maori fijani cercheranno di vendere cara la pelle come sempre, Colombia-Nigeria, nazioni tra le quali si è sviluppata negli anni una strada sui cui binari corre senza sosta la droga da smerciare in Europa Occidentale, la sfida tra le Regioni ad amministrazione speciale della Repubblica Popolare Cinese, Macao-Hong Kong, Tanzania-Mozambico, che confinano e spesso hanno “litigato” per lo sfruttamento del lago Nyasa, Emirati Arabi Uniti-Iran, che ancora oggi si contendono le isole Tunb e l’isola di Abu Musa, che l’Iran di fatto comunque occupa fin dall’età pahlavide, Lussemburgo-Belgio, con il Granducato che divenne indipendente dalla corona belga di Leopoldo I di Sassonia-Coburgo solo nel 1839, quando cedette più di metà del suo territorio al Belgio, guadagnando però totale autonomia e tornando ad avere come proprio sovrano Guglielmo I, Estonia-Lituania (che si giocherà il 22), ex repubbliche sovietiche sempre a braccetto nel loro gramo vivere negli anni del Socialismo reale. E infine, come ciliegina sulla torta storica, non si può non dare uno sguardo a Germania-Inghilterra, le grandi nemiche del ‘900.

Le amichevoli utili

Le amichevoli servono a capire se giocatori giovani o discreti possono servire in una squadra con un numero definito di titolari fissi. Questo è il senso delle amichevoli per Lippi, che grazie ad esse, nel biennio mondiale ha capito che Grosso sulla sinistra reggeva bene l’urto delle ali complicate, che Materazzi si sedeva in panchina con la cattiveria e la concentrazione del titolare, che Zaccardo sulla destra spingeva il giusto, che Barzagli vicino a Cannavaro faceva la sua figura, che De Rossi era diventato un centrocampista totale e che Perrotta e Totti insieme, con i loro movimenti incrociati, erano temuti dagli altri tecnici, i quali tenevano bloccati i due mediani per impedire i tagli interni e i triangoli stretti dei due romanisti.

In questo senso, guardare con attenzione all’amichevole di domani con la Grecia è quello che anche gli addetti ai lavori devono fare. Le prospettive sembrano interessanti e i motivi sono molti. In porta si decide se De Sanctis ha ancora la freschezza mentale di reggere un ruolo di terzo piano, se vuole fare ancora la comparsa silenziosa in un film dove tutti cercano di arraffare battute. In difesa, Bonera dovrà far capire al Ct, che lo stima molto per le sue caratteristiche zaccardiane (con Zaccardo ormai bruciato dal cattivo campionato al Wolfsburg), se regge fisicamente una partita di combattimento. Come terzini, Lippi ama calciatori forti e resistenti, l’agilità e la destrezza non sono le sue prime scelte. Nel secondo tempo farà la stessa prova con Maggio, all’esordio in Nazionale, per capire se da difensore può essere una garanzia.

A centrocampo testerà di nuovo la personalità di Montolivo, inserendolo in un centrocampo di ramazza con il regista occulto Camoranesi a tessere le fila sulla destra. Se Montolivo domani sera riuscirà a dare la stessa armonia di gioco dell’italo-argentino sulla parte sinistra del campo, allora Lippi punterà sul fiorentino. Altrimenti si aspetterà l’Aquilani perfettamente recuperato.

In attacco una prova frizzante di Rossi confermerà nel Ct le idee che nutre su di lui: ottimo giocatore contro le squadre bloccate in difesa e perfetto quando è il momento di subentrare in corsa. Non è e non può essere il Totti del 2006, per questo spera che la catena Montolivo-Giuseppe Rossi possa imporsi come novità per un nuovo tipo di assetto tattico che privilegi l’impostazione di gioco sulle fasce per successivi tagli al centro e conversioni ad imbuto.

Anche nel resto del mondo le partite succulenti non mancano. Una da non perdere è Francia-Uruguay al Saint Denis, dove i milanisti potranno notare le qualità di Cardaccio (un cagnaccio di grande spessore) e i napoletani ammirare un Gargano ancora più voglioso. L’attacco “siciliano” Martinez-Cavani per Tabarez potrebbe essere la scelta del secondo tempo. Per i francesi, Domenech cercherà di farsi piacere ancora una volta Mexes (magari solo per un tempo) e a centrocampo si testerà la giovanile morbidezza del duo Nasri-Gourcuff. A Brasilia, c’è Brasile-Portogallo, nella sfida più danzata e meno sudata possibile e ad Amsterdam Olanda-Svezia, partita, immagino, piena di goal e sciocchezze.

E poi ci sono le sfide che la storia e la cronaca fanno speciali: Austria-Turchia, che richiama alla mente lo scontro tra Solimano il Magnifico e Ferdinando D’Asburgo alle porte di Vienna nel 1532. In effetti la campagna militare non ha niente di campale, ci furono solo scaramucce, tanto che anche il famoso “Pasquino” scrisse che l’imperatore aveva ottenuto la sua presunta vittoria “senza aver tolta al turco una bandiera”. Le sfide tra le Repubbliche ex-jugoslave Montenegro-Macedonia e Slovenia-Bosnia Erzegovina sono sempre piene di rancore e rimpianto, Nuova Zelanda-Fiji, nella quale i maori fijani cercheranno di vendere cara la pelle come sempre, Colombia-Nigeria, nazioni tra le quali si è sviluppata negli anni una strada sui cui binari corre senza sosta la droga da smerciare in Europa Occidentale, la sfida tra le Regioni ad amministrazione speciale della Repubblica Popolare Cinese Macao-Hong Kong, Tanzania-Mozambico che confinano e spesso hanno “litigato” per lo sfruttamento del lago Nyasa, Emirati Arabi Uniti-Iran, che ancora oggi si contendono le isole Tunb e l’isola di Abu Musa, che l’Iran di fatto comunque occupa fin dall’età pahlavide, Lussemburgo-Belgio, con il Granducato che divenne indipendente dalla corona belga di Leopoldo I di Sassonia-Coburgo solo nel 1839, quando cedette più di metà del suo territorio al Belgio, guadagnando però totale autonomia e tornando ad avere come proprio sovrano Guglielmo I, Estonia-Lituania (che si giocherà il 22), ex repubbliche sovietiche sempre a braccetto nel loro gramo vivere negli anni del Socialismo reale. E infine, come ciliegina sulla torta storica, non si può non dare uno sguardo a Germania-Inghilterra, le grandi nemiche del ‘900.