TUTTI I GOL DI ANASTASI IN NAZIONALE

Pietro Anastasi esordisce, segna la prima rete in Nazionale, diventa campione d’Europa, Cavaliere della Repubblica e l’uomo del calcio italiano del futuro in pochi giorni, nei primi giorni di giugno del 1968. Il primo gol con l’Italia è il 2-0 contro la Jugoslavia nella finale degli Europei. Un gol fantastico, di chi osa perché non ha passato, solo presente.

Si inizia a pensare subito al Mondiale messicano di due anni dopo e per questo motivo si va in Centro America per una tournée d’ambientamento. Si gioca il 1° gennaio 1969 e proprio contro i padroni di casa ci si diverte. Una bella Italia vince 2-3 e Pietruzzo segna il secondo gol. Sarà Riva all’89’ a farci vincere vincere (Anastasi segna di rapina, mentre Riva fa due gol fantastici).

Il terzo gol ha un peso specifico non tanto per la partita, che è un’amichevole, ma per l’ambientazione, la partita contro la Spagna del 21 febbraio 1970 giocata al Santiago Bernabeu. Si, proprio quella dei due autogol di Salvadore che gli costarono Mexico ’70. Anastasi segna il primo gol, di furbizia, forza di volontà e bravura tecnica.

I Mondiali passano ma Anastasi non parte per il Messico. Deve operarsi ai testicoli per uno scherzo di un massaggiatore, almeno così vuole la leggenda, e Boninsegna si prende tutto. Riconquistare la Nazionale non è facile e dopo un po’ di partite all’asciutto è ancora la Jugoslavia a ridargli serenità. Entra dalla panchina al posto del nuovo numero 9, Chinaglia, e segna dopo nove minuti il 3-1 contro la Jugo nella partita di Torino del 20 settembre 1972.

Il girone per Germania ’74 è molto facile, con la sola Turchia a poter impensierire gli Azzurri. La partita di Istanbul è decisa proprio da Anastasi con questo gol. Non è un gol da poco perché l’andata in Italia era terminata 0-0 e un po’ di apprensione l’avevamo.

Prima dei Mondiali voliamo. Vinciamo contro il Brasile e l’Inghilterra. Contro i verdeoro segnano Riva e Capello, contro gli inglesi, timbra anche Pietro, di rapina come spesso faceva.

Nella partita successiva, anche se passano 3 mesi, non ci fermiamo: altro 2-0 contro la Svezia con gli stessi marcatori. Sempre Anastasi e Riva che ormai vanno a gonfie vele insieme. Sono questi equilibri costruiti con delicatezza che salteranno per aria in Germania e ci faranno naufragare subito. Il suo gol è stupendo, quello di Riva viene da un suo colpo al volo. È una di quelle partite che Anastasi dominava con la sua intensità.

Quartultima partita in azzurro, prima di Germania 1974, quella in cui tutto inizia a crollare. Andiamo in svantaggio contro Haiti e vediamo una nuova Corea. La riprendiamo e Anastasi, entrato al posto di Chinaglia che sfancula Valcareggi, segna il 3-1.

QUALI AMICHEVOLI DOVREBBE GIOCARE L’ITALIA?

Parlare di Nazionale in questo momento, dopo che anche le partite contro Armenia e Finlandia sono state vinte, è perlomeno poco notiziabile. Infatti ci aspettiamo spazi molto risicati sui giornali. Il girone è praticamente passato, la squadra è questa, di nuovo si potrebbe palesare Tonali, anche se pensiamo che Mancini non butti via l’equilibrio trovato con Jorginho-Verratti-Barella a centrocampo. Per il resto normale amministrazione e un altro po’ di partite del girone, tra cui quella contro la Bosnia fuori casa come unico e piccolo banco di prova.
E allora è meglio lanciarsi in un fanta-amichevoli per tenere desta l’attenzione. Chi farebbe bene ad incontrare l’Italia nel 2020?
La prima su cui mi testerei è sicuramente l’Inghilterra, magari un bel sabato pomeriggio a Wembley. Un po’ per lo scenario, così da capire a che punto ci frega il miedo escenico e poi per la squadra di Southgate, fra le nazionali la migliore al mondo se parliamo di pressing e ripartente fulminee. Il lavoro di Guardiola e Klopp fatto in Premier League ha lasciato segni fortissimi e tenere testa ad un’Inghilterra che vuole fare la partita è un esame da fare.
Eviterei Spagna (ormai conosciamo tutto di lei, per anni abbiamo cercato di imitarli senza riuscirci ma battendoli nel 2016) e Germania, che sempre scegliamo di affrontare in questi periodi di magra. Punterei a sfidare di nuovo, dopo la Nations League, il Portogallo. Se l’Inghilterra è tambureggiante, il Portogallo è avvolgente, nelle cui spire ci si addormenta, si soffoca, fino a che Cristiano Ronaldo non ti dà il morso decisivo. Affrontando la squadra di Fernando Santos, cercherei di assaltare il loro centrocampo di zucchero e genio per togliere loro spazi e tempi. Una cosa quasi impossibile. Se riesce però sapremo usare le stesse idee proprio contro Spagna e Germania.
Infine cercherei la partita che fa brand, quella contro il Brasile. Un po’ perché fa sempre effetto giocarci contro e un po’ per sfidare una mentalità diversa rispetto a quella europea. Utilizzerei questa partita soprattutto per imparare sul campo alcuni dei loro punti di forza, per cercare di farli propri e utilizzarli proprio contro le squadre che poi affronteremo nei campionati europei.

Il corpo di Maradona si ricordava tutto

Di Maradona mi hanno fatto sempre impressione tante cose, ma una in particolare mi ha sconvolto. Dopo il gol del secolo contro l’Inghilterra, disse ai giornalisti: “Ho segnato perché ho ricordato le parole di Lalo dopo essere tornato dall’Inghilterra nel 1980. Mi disse che se in futuro mi fosse capitata un’altra azione simile a quella in cui mi sono ritrovato di fronte a Clemence, avrei dovuto dribblare anche il portiere”.
L’azione è questa:

Sei anni dopo Maradona si ritrova nella stessa situazione, incredibilmente contro la stessa squadra e il suo corpo, non si sa come, si ricorda di quelle parole, facendo questo:

La stessa cosa è successa anche con il Napoli. In un Fiorentina-Napoli 1985, in una giornata di tregenda, segnò questo gol in controtempo a Giovanni Galli:

Il portiere della Viola negli spogliatoi dirà che Maradona lo aveva fregato perché lo aveva anticipato, rubandogli un tempo di gioco, sballandogli il ritmo e riuscendo così a non fargli caricare bene la gamba destra per darsi lo slancio.
Dopo un anno e mezzo, all’Estadio Cuauhtémoc di Puebla, accade questo:

Essere un campione di quel livello vuole dire anche avere una memoria atletica fuori dal comune. Il corpo di Diego ricordava i punti deboli degli avversari o rielaborava strategie vincenti se determinati contesti e condizioni si ripetevano. Quella memoria atletica non è solo di Maradona, ma è di sicuro dei più grandi.

Quanto e dove giocano quelli dell’Under 20? Matematica e incazzatura.

Dopo Italia-Svezia ne ho sentite tante sui giovani: devono giocare, devono giocare se meritano, dovrebbero esserci stranieri migliori per insegnare ai nostri giovani e tanto altro. Non avendo una mia idea chiara, mi sono affidato alla matematica (niente di che, per carità, solo delle moltiplicazioni).
I giovani migliori l’anno scorso hanno disputato i Mondiali Under 20. Ho preso per la Francia i calciatori che hanno giocato Italia-Francia (ottavi) e per Italia e Inghilterra i titolari che si sono sfidati in semifinali e ho moltiplicato x3 il numero delle presenze che i singoli calciatori hanno nella prime serie, x2 il numero delle presenze in seconda serie e x1 quelle in terza serie.

I risultati sono:

ITALIA: 256

INGHILTERRA: 324
FRANCIA: 432

Quindi i calciatori italiani, terzi al Mondiale, hanno fino ad oggi giocato meno e in categorie inferiori rispetto ai colleghi inglesi e francesi.
Al di là di tutto, io mi fermerei alla matematica. Incazzandomi.