Italia-Inghilterra e la diretta negata

Pubblico, perché è un articolo che vale e perché in poche righe c’è l’aria di un tempo andato, oltreché una notizia che non conoscevo, il post di Pino Frisoli, sgraffignato (col suo consenso, s’intende) dal suo blog La Tv per sport, in cui parla del rapporto tra sport e media. Di Pino Frisoli, vera e propria bibbia in cui si analizza tale rapporto, è il libro “La Tv per sport”, che appena avrò tra le mani recensirò.

Ecco il post:

ITALIA-INGHILTERRA E LA DIRETTA NEGATA

Finalmente, dopo tanta attesa, anche il calcio, lo sport nazionale, riceve l’autorizzazione ad essere trasmesso a colori. La partita prescelta, come abbiamo detto, è Italia-Inghilterra, valida per le qualificazioni ai Mondiali di calcio di Argentina del 1978. Si gioca alle 14.30 di mercoledì 17 novembre allo stadio Olimpico di Roma. Dunque, in un giorno lavorativo. Una scelta che certo non agevola i teleutenti e che viene motivata dal fatto che questo è l’unico giorno della settimana possibile non essendo prevista in Inghilterra la sosta di campionato. Si sarebbe potuto giocare di sabato solo nel mese di maggio, quando tradizionalmente gli Azzurri sono meno in forma. Quanto all’orario, la notturna è esclusa perché viene ritenuto impensabile giocare a metà novembre alle 20.30. Inizialmente è prevista la telecronaca diretta sulla Rete 1, ma sono in tanti a chiedere che la Rai non trasmetta la partita in diretta. L’Italia sta attraversando un periodo di grave crisi economica e deve combattere il fenomeno dell’assenteismo sul lavoro, che certo sarebbe favorito dalla trasmissione alle 14.30. Secondo i più pessimisti il danno economico per il Paese sarebbe notevole. Così ecco spuntare la soluzione: radiocronaca in diretta, perché tutti sappiano, telecronaca in differita, perché tutti vedano. Il suggerimento è subito accolto. Quattro giorni prima della partita, su invito della commissione parlamentare di vigilanza «preoccupata per eventuali turbamenti nei ritmi di lavoro», la Rai decide di trasmettere la telecronaca alle 18.15. Il differimento, motivato dalla opportunità di ridurre le tentazioni di assenteismo e di consentire a tutti i lavoratori di assistere alla ripresa televisiva completa, suscita reazioni discordi. C’è chi lo considera ingiusto e chi insufficiente, perché a quell’ora molti italiani sono ancora al lavoro. La tv della Svizzera italiana conferma intanto la diretta, che renderebbe vano il provvedimento in molte zone d’Italia, ma due giorni prima della partita la Rai comunica a tutte le reti straniere il divieto di trasmettere immagini della partita prima delle 18.15. L’unica diretta confermata è quella di martedì 16 per Italia-Francia Under 21 da Terni. I dirigenti della Rai riescono infatti a evitare la differita sostenendo che la telecronaca della partita di Terni non poteva assolutamente far temere «turbamenti nei ritmi di lavoro» dell’intero Paese. Così, a potersi godere in diretta un meritato 2-0 per l’Italia, firmato nel primo tempo da Antognoni e nella ripresa da uno spettacolare gol di testa di Bettega, sono solo gli 80.000 dell’Olimpico. Tra questi, in tribuna, viene segnalata la presenza di 11 uomini di governo e 298 parlamentari che si godono così ugualmente in diretta la partita. Per chi non può seguire nemmeno la differita integrale delle 18.15, c’è la sintesi alle 21.40 in «Mercoledì sport», mentre su Svizzera e Capodistria c’è la differita alle 23.10 e alle 20.35*.
Sulla trasmissione della partita c’è però un piccolo giallo. A Roma infatti, sul canale 47 usato da Gbr e che fino a poco tempo prima trasmetteva i programmi della Svizzera, poco prima delle 18.00 va in onda una breve sintesi della partita. Forse si è trattato semplicemente di un filmato trasmesso durante un notiziario sportivo e infatti i responsabili della tv Svizzera si difendono così: «Siamo stati ai patti di non trasmettere in diretta, ma questi patti non prevedevano anche l’esclusione di notizie parziali di cronaca della partita». L’emittente elvetica ha infatti trasmesso una piccola sintesi con immagini dei gol e un breve commento nei telegiornali sportivi delle 17.55, 19.30 e 20.45. Questa invece la spiegazione di Gbr: «Stavamo trasmettendo un film quando, improvvisamente, i nostri programmi sono stati interrotti e sul video sono apparse le immagini di questa “misteriosa” sintesi di Italia-Inghilterra». Una versione dei fatti veritiera perché l’emittente della capitale, con i mezzi di cui dispone, non è in grado di mettere insieme una selezione così perfetta tecnicamente come quella che in pochi sono riusciti a vedere e la voce del commentatore svizzero sembra la stessa del giornalista che di solito si occupa di argomenti sportivi.

* Quella di Italia-Inghilterra non sarà l’unica partita della Nazionale a non essere trasmessa in diretta “per non turbare il lavoro degli italiani”. Il 26 gennaio 1977, alle 14.30, sempre allo stadio Olimpico di Roma, si gioca l’amichevole Italia-Belgio. Anche in questa occasione la partita va in onda in telecronaca registrata alle 21.40 sulla Rete 1. La partita finisce 2-1 per l’Italia. Particolare curioso: il gol del Belgio, già sotto di due reti, è messo a segno dal portiere Piot, all’85’, su calcio di rigore.

Nel filmato, il secondo gol dell’Italia messo a segno da Bettega con il commento originale di Nando Martellini.

L’avvenimento avvitamento

Da piccolo mi sfottevano in tutti i modi per farmi capire che ero piccolo davvero. Tutti quei soprannomi che finivano per “ino” o peggio ancora per “inino”, diciamo così, mi sminuivano.

A giocare ero bravo, ma mi dicevano: “Quando giocherai coi grandi capirai quanto è difficile superare marcantoni di 2 metri”. E io in tutte le partite chiedevo il nome all’avversario che mi marcava per capire se era arrivato finalmente questo Marco Antonio, che da noi in Portogallo è un nome che va, per fargli vedere che non era così facile bloccarmi.

Con molta fortuna (solo fortuna come pensavano parecchi miei allenatori) sono arrivato al Boavista e ho vinto due volte il Mondiale Under 20 (era facile che lo vincessi proprio io per quell’Under fatto apposta per la mia taglia).

Al Benfica ho fatto grandi partite, ho segnato 3 reti in un solo match contro lo Sporting e i tifosi che fanno; invece di chiamarmi il Monumento, l’Imperatore, che so l’Avamposto o lo Sparviero (con quel tocco d’avventura che serve), come mi vanno a soprannominare: “Menino de Ouro”. A sto punto restavo a Madrid dove non mi cagavano proprio.

Con quel pezzo di… Paulinho Santos ci siamo rotti di tutto pur di far capire uno all’altro che eravamo diventati grandi. Ma le mandibole te le puoi fracassare anche quando cadi dalla bicicletta o sullo scivolo.

Ho fatto di tutto nella vita, ma il mezza tacca me lo dava anche mia moglie. Spero non per quello che pensate voi.

Così pensieroso, arrivai all’Europeo del 2000 per giocare contro l’Inghilterra. L’allenatore per prepararci negli spogliatoi ci disse: “Ragazzi attenti a tutti, ma soprattutto a quei due marcantoni in difesa, Campbell e Adams”

Finalmente. In una sola partita riesco ad acchiappare questo benedetto Marco Antonio, anzi due. Troppa grazia. Mi sentivo un altro. Più grande di una spanna. Non voglio esagerare come al solito.

Dopo 18 minuti perdevamo 2-0, me ne sono fregato alla grande. Figo fa un tiro sottile che si incunea nell’incrocio più remoto possibile. 2-1.

Rui Costa porta avanti a passo di fado un pallone distratto. Fa un po’ di scambi con il platinato più demodè del mondo Abel Xavier e con quella faccia monotonale di Bento. Poi soprappensiero crossa. Faccio una leggerissima finta per far indietreggiare sul secondo palo il Marco Antonio 1, Adams, che abbocca mentre pensa al rum di ieri sera e poi scatto avanti al Marco Antonio 2, il più terribile, la montagna nera Campbell.

Gli accarezzo i pantaloncini con la mano per tenerlo a distanza, lui mi colpisce con l’anca, ma mi manca (che ritmo nella rima che ho trovato). Io mi butto in avanti, come uno pterodattilo sulla preda. Famosi gli pterodattili per come azzannavano la preda. Almeno credo.

Cingo tutta la vita del mio marcatore con il mio corpo e in arcuato e irridente avvitamento colpisco la palla anticipando la sua pedata. Accompagno la torsione del collo con una leggerissima frustata di fronte per indirizzare. Mi lascio cadere meraviglioso. Me lo dico da me, ma era così.

Il pallone va in porta e Seaman crede a un autogoal.

Io contro due Marco Antoni. Da solo. E ho segnato.

Due anni dopo ho cercato di scuoiare in mondovisione l’arbitro argentino Angel Sanchez, non tanto per l’espulsione, quanto per la paternale che mi voleva fare sul fatto che faccio sempre di più il discolo.