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E se Carl Sagan fossi tu?

Carl Sagan era un astrofisico e, insieme ad una commissione, ebbe il compito di parlare con gli alieni. Detta così è un po’ una vaccata e infatti lo è, ma Sagan dovette davvero pensare a suoni e immagini che potessero permettere ad eventuali vite nello spazio di conoscere il pianeta Terra.
Fu uno di quelli che riempì di contenuti il Voyager Golden Record, un disco per grammofono lanciato nel 1977 e che arriverà presso la prossima stella fra circa 40.000 anni.
Tra le altre cose Sagan scelse di inserire 115 immagini e, insieme ai suoni naturali, anche una selezione musicale in cui piazzò Johnny B. Goode di Chuck Berry, El Cascabel, una canzone mariachi messicana, la Cavatina dal Quartetto n. 13 di Beethoven e un canto matrimoniale del Perù.
Se voi foste dei Carl Sagan calcistici, cosa inviereste nello spazio per mostrare ai non terrestri quello che si sono persi in questi anni in cui magari non hanno visto giocare a calcio? Ecco le mie 10 scelte:

Il gol di Maradona contro l’Inghilterra

L’esterno di Beckenbauer

La grazia acrobatica di Cruyff

I passaggi filtranti di Iniesta

La direzione del gioco di Overath

La corsa di Shevchenko

La rapacità di Romario

I cambi di ritmo di Ronaldo

I surplace di Savicevic

La conduzione della palla di Baggio

Il tuo perché il calcio di oggi è più bello di quello di ieri.

Questo è un post venuto fuori più per dispetto nei confronti di me stesso che altro. Flaubert ci descriveva alla perfezione: “L’avvenire ci tormenta, il passato ci trattiene, il presente ci sfugge”. Tutto il cronologicamente incasellabile porta con sé queste tre sensazioni.
Non è la prima volta che crediamo che il passato sia stato meglio del presente. Lo sintetizzava Flaiano, con la frase: “Coraggio, il meglio è passato!”.
Ma oggi si esagera e il motivo è chiaro. Ovviamente si tratta di soldi. Prima si potevano comprare più cose di oggi con i soldi che ci si guadagnava. Secco, sincero, senza fronzoli.
Non ci accorgiamo che ieri non avevamo i desideri di oggi, che spesso non possiamo raggiungere, ma l’effetto ci fa male lo stesso e la risolviamo con il pensiero e la frase “prima era meglio”.
Questa idea la estendiamo ovunque, anche nel calcio. Purtroppo anche io parlo spesso del passato e ne godo e magari passa l’idea che quello di oggi non mi piace. Ma non è così. Anche oggi abbiamo storie, spunti, idee, vicende di grande interesse. E poi vediamo cose che prima ce le sognavamo.
Un esempio semplice sono i passaggi filtranti. Quando i calciatori di oggi immaginano e creano questi passaggi (attenzione a Tonali che può diventarne il nuovo maestro) rimango sempre tra l’estasiato e il soddisfatto.
Questo è un piccolo esempio. Mi piacerebbe sapere qual è l’elemento, anche minimo come il mio input, che vi fa amare di più il calcio di oggi rispetto al passato.

Guarda qui che assist Iniesta:

Il passaggio perfetto di Toninho Cerezo

Toninho Cerezo è stato un mito del calcio brasiliano.

Questa volta volevo far soffermare la vostra attenzione su un passaggio di Toninho Cerezo. Siamo alla Copa de Oro 1980, girone iniziale, Brasile-Germania Ovest. Il punteggio è di 3-1 per i verdeoro, con gol di Allofs, Junior, Cerezo e Serginho. All’81’ Cerezo prende palla qualche metro prima del centro del campo, non è affrontato da nessun avversario, alza la testa e fa un passaggio meraviglioso per due motivi: prima di tutto per come fa guadagnare spazio in velocità al suo compagno. Non lo serve sulla figura, né a scavalcare la difesa alta, lo serve fra i due centrali ma sulla corsa. In questo modo i difensori sono subito in affanno e devono correre all’indietro per fermare Serginho, non hanno il tempo di attaccarlo per frenarlo, ma sono subito in grande difficoltà nel tenere allo stesso tempo gli spazi coperti e stringere sul centravanti che ha la palla.
La seconda cosa impressionante di questo passaggio è la velocità data al pallone. Se fosse stato più veloce Serginho avrebbe dovuto correre in avanti, andando verso il centrale di sinistra che lo avrebbe chiuso in diagonale, se fosse stato più lento, la difesa avrebbe accorciato su di lui, senza dargli spazio se non per un appoggio all’indietro. La velocità giusta data al pallone permette a Serginho di avanzare qualche metro, creare urgenza nella difesa che si scompone, girarsi su se stesso e avere il tempo e lo spazio non per un semplice appoggio all’indietro ma per un altro passaggio in verticale, su Zé Sergio che stava tagliando. Alla fine il Brasile riesce anche a segnare, ma tutto è iniziato con un passaggio perfetto di Cerezo.

L’azione inizia al minuto 3’11 del seguente video.

Il nuovo Tiki Taka

Luis EnriqueEntrato a spron battuto nella lingua italiana, dopo che è uscita la notizia che sarà inserito nello Zingarelli 2016, il Tiki Taka, passando da Guardiola a Luis Enrique, è cambiato. Ecco quello che abbiamo visto di nuovo quest’anno durante Real Madrid-Barcellona.

Un tiki taka meno orizzontale, che muove di più la palla in verticale ed è alla ricerca di calciatori che muovendosi nello spazio ricevono palla puntando subito la porta. Con Guardiola si cercava molto più di allargare il gioco a destra e sinistra, ridando poi la palla al centro per entrare negli spazi aperti. Con il Barcellona di Luis Enrique il pallone sembra muoversi più lentamente nella fase di inizio azione, per poi accelerare in maniera “violenta” quando si decide di verticalizzare. Questo nuovo modello è un’evoluzione tattica creata anche insieme alle caratteristiche tecniche e tattiche dei calciatori. Non puoi pensare di far giocare da fermo Neymar e Suarez, facendoli correre troppe volte a vuoto. Luis Enrique ha subito capito che quei nuovi due bisognava farli correre verso la porta, con o senza palla. Anche così è nato il nuovo Tiki Taka.