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QUEL GIORNO DI MARZO DEL 1967

Fra le tante partite memorabili che l’Italia ha giocato a Marzo, una è parecchio esotica e anche molto importante per un nostro successo. Il 22 marzo 1967 andiamo a Cipro per sfidare al “Pancyprian Gymnastic Association Stadium” di Nicosia i padroni di casa.
È la seconda partita di qualificazione per la fase finale degli Europei 1968 e oggi sappiamo benissimo come andrà a finire. Veniamo da un ottimo esordio contro la Romania, la squadra più tosta per arrivare ai quarti, battuta 3-1. Segna un gol Virginio De Paoli e noi speriamo. Lo facciamo perché cerchiamo un numero 9 e lo cerchiamo dall’epoca comunque mogia e breve di Sormani. Dal 1964 in poi a giocare centravanti è spesso Mazzola, ma si vede subito che può fare quel ruolo con determinati compiti specifici solo nel calcio di Helenio Herrera.
Ci esaltiamo quindi per il gol di De Paoli con la Romania, ma contro Cipro al suo posto proviamo un altro 9, Renato Cappellini, all’esordio. Giochiamo male male e vinciamo solo grazie ad una ciabattata di Domenghini da fuori area, per poi chiudere i conti con Facchetti.
Herrera e Valcareggi comprendono che non erano quei due ragazzi col 9 ad essere le scelte giuste. De Paoli dopo la Romania non giocherò più in Nazionale, Cappellini ne fece solo un’altra contro il Portogallo cinque giorni dopo. Con il 9 giocò però Riva, che si ruppe il perone e fu proprio il centravanti dell’Inter a pareggiare il gol di Eusebio. Insomma ad un anno dagli Europei eravamo messi male, ma questo non si rivelò un male. Recuperato Riva, tornò all’ala sinistra, mentre come centravanti si guardò indietro all’idea Mazzola e per non dargli troppo stress da competizione si scelse come sostituto un ventenne del Varese, Pietro Anastasi. Chi lo avrebbe mai detto nel marzo del 1967 che quei due in finale contro la Jugoslavia…

COSA CI HANNO DETTO GENNAIO E FEBBRAIO?

Di regola i mesi di gennaio e febbraio degli anni pari ci offrono delle novità per le convocazioni della Nazionale per il maggio successivo (se questa si qualifica per il torneo. Parentesi inutile poco tempo fa, ma oggi purtroppo necessaria). Vorrei quindi fare un excursus reparto per reparto, per capire se la Serie A o gli altri campionati europei ci hanno effettivamente detto qualcosa sull’Italia manciniana per gli Europei. Tutto questo prima del Coronavirus, ma dobbiamo pensare che in poco tempo tutto si risolva e a maggio ci dovremo preoccupare davvero solo di chi porta il Mancio.

DIFESA

Il portiere non si tocca e non si deve toccare. Iniziare in primavera un ballottaggio sul numero 1 ci ha sempre portato male, basti ricordare il Galli-Tancredi per Mexico ’86. Il nostro portiere titolare è Gianluigi Donnarumma. Te la devi giocare così.
Un tassello importante per quelle che sono state le idee di Mancini nelle qualificazioni era il difensore di destra che sapeva alternativamente fare il quarto con buone capacità di offesa e il terzo di centro destra, quando saliva Emerson. I tre che in Italia possono con disinvoltura fare quel ruolo con quei compiti sono Florenzi, D’Ambrosio e Izzo, che già ha un atteggiamento diverso. I tre citati però stanno facendo una stagione anonima se non brutta, soprattutto per il possibile titolare, Florenzi, che ha lasciato Roma per Valencia e, con l’aggravio di una varicella, è in crisi. Torna forte l’idea che è quasi meglio avere un due classico, di forte e decisa spinta e due sono i candidati: Di Lorenzo che ha convinto soprattutto nella partita in Champions League contro il Barcellona e Lazzari, non sempre titolare nella Lazio di Inzaghi ma che ha dimostrato di avere una gamba ottima.
Sull’altra fascia Emerson Palmieri è per forza di cose il titolare ma lo slot del suo sostituto è sempre libero. Nessuno fra Biraghi e Spinazzola sta facendo faville e c’è più di un osservatore che darebbe una chance nelle amichevoli a Gagliolo. Fra i centrali niente da segnalare, se non che Romagnoli è stato scavalcato nelle gerarchie da Acerbi e che servirebbero come il pane Kumbulla e Luiz Felipe, difensori giovani, forti, ma che hanno scelto di giocare con Albania e Brasile invece che con gli Azzurri (lo scouting avrebbe potuto fare qualcosa di meglio e prima? Domanda che bisognerebbe almeno farsi).

CENTROCAMPO

La vera novità di questi due mesi è che Tonali potrebbe essere titolare contro la Turchia nell’esordio europeo. Son più che convinto che Mancini se la giocherà con Jorginho-Verratti-Barella, ma il bresciano deve essere il primo cambio. Per il resto Zaniolo sicuramente fuori, mentre chi poteva emergere in un campionato che offre poco in questo reparto, Mandragora, Locatelli, Castrovilli non merita la convocazione. Chi invece, se offrisse garanzie da mezzala in un’amichevole può farci un pensiero, è Matteo Pessina del Verona, un calciatore che si vede poco ma pesa tantissimo. Candreva lo portereste?

ATTACCO

Calma piatta in quanto a novità. Io uno come Orsolini lo porterei sempre.

TUTTI I GOL DI ANASTASI IN NAZIONALE

Pietro Anastasi esordisce, segna la prima rete in Nazionale, diventa campione d’Europa, Cavaliere della Repubblica e l’uomo del calcio italiano del futuro in pochi giorni, nei primi giorni di giugno del 1968. Il primo gol con l’Italia è il 2-0 contro la Jugoslavia nella finale degli Europei. Un gol fantastico, di chi osa perché non ha passato, solo presente.

Si inizia a pensare subito al Mondiale messicano di due anni dopo e per questo motivo si va in Centro America per una tournée d’ambientamento. Si gioca il 1° gennaio 1969 e proprio contro i padroni di casa ci si diverte. Una bella Italia vince 2-3 e Pietruzzo segna il secondo gol. Sarà Riva all’89’ a farci vincere vincere (Anastasi segna di rapina, mentre Riva fa due gol fantastici).

Il terzo gol ha un peso specifico non tanto per la partita, che è un’amichevole, ma per l’ambientazione, la partita contro la Spagna del 21 febbraio 1970 giocata al Santiago Bernabeu. Si, proprio quella dei due autogol di Salvadore che gli costarono Mexico ’70. Anastasi segna il primo gol, di furbizia, forza di volontà e bravura tecnica.

I Mondiali passano ma Anastasi non parte per il Messico. Deve operarsi ai testicoli per uno scherzo di un massaggiatore, almeno così vuole la leggenda, e Boninsegna si prende tutto. Riconquistare la Nazionale non è facile e dopo un po’ di partite all’asciutto è ancora la Jugoslavia a ridargli serenità. Entra dalla panchina al posto del nuovo numero 9, Chinaglia, e segna dopo nove minuti il 3-1 contro la Jugo nella partita di Torino del 20 settembre 1972.

Il girone per Germania ’74 è molto facile, con la sola Turchia a poter impensierire gli Azzurri. La partita di Istanbul è decisa proprio da Anastasi con questo gol. Non è un gol da poco perché l’andata in Italia era terminata 0-0 e un po’ di apprensione l’avevamo.

Prima dei Mondiali voliamo. Vinciamo contro il Brasile e l’Inghilterra. Contro i verdeoro segnano Riva e Capello, contro gli inglesi, timbra anche Pietro, di rapina come spesso faceva.

Nella partita successiva, anche se passano 3 mesi, non ci fermiamo: altro 2-0 contro la Svezia con gli stessi marcatori. Sempre Anastasi e Riva che ormai vanno a gonfie vele insieme. Sono questi equilibri costruiti con delicatezza che salteranno per aria in Germania e ci faranno naufragare subito. Il suo gol è stupendo, quello di Riva viene da un suo colpo al volo. È una di quelle partite che Anastasi dominava con la sua intensità.

Quartultima partita in azzurro, prima di Germania 1974, quella in cui tutto inizia a crollare. Andiamo in svantaggio contro Haiti e vediamo una nuova Corea. La riprendiamo e Anastasi, entrato al posto di Chinaglia che sfancula Valcareggi, segna il 3-1.

CHI È QUELLO CHE AVETE ODIATO DI PIÚ?

Inutile pensarci troppo o troppo poco, nello sport si odia, magari il bello è anche questo. Nella mia carriera di sportivo attivo ho odiato di tutto, dal mediano del Pellezzano al terzino sinistro del Vietri sul Mare, ma nella mia carriera di sportivo passivo ne ho odiati molti di più, da Indurain, che non faceva vincere mai il Giro a Chiappucci, a Dunga, che gridava dopo la finale di USA ’94.
Ma quello che avrei bruciato in piazza, mentre io stesso appiccavo il fuoco sorridendo e accogliendo felicitazioni, è Stéphane Guivarc’h. Mi stava sui coglioni da sempre in pratica, anche perché era di uno scarso incredibile. Ma il momento in cui stavo tirando una sedia contro la tv per cercare la contundenza a distanza chilometrica è stato quando ha spaccato lo zigomo a Cannavaro nei quarti di finale di Francia ’98. Fabio Cannavaro, il guaglione che avrei trovato uscendo di casa, sfondato da quel mezzo centravanti (si nota che mi sto trattenendo? Vorrei scrivere tante di quelle male parole. Almeno un “Chitemmuorto” lo merita ancora) e quello (oltretutto biondino, mamma mia, da spezzargli le ginocchia al primo sguardo proprio) che si lamentava pure, dicendo magari che noi italiani eravamo bravi solo a sceneggiare.
Io se incontro Stéphane Guivarc’h per strada gli do un “papetto” che lo rivolto. E ora vammi a denunciare!