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CHI È QUELLO CHE AVETE ODIATO DI PIÚ?

Inutile pensarci troppo o troppo poco, nello sport si odia, magari il bello è anche questo. Nella mia carriera di sportivo attivo ho odiato di tutto, dal mediano del Pellezzano al terzino sinistro del Vietri sul Mare, ma nella mia carriera di sportivo passivo ne ho odiati molti di più, da Indurain, che non faceva vincere mai il Giro a Chiappucci, a Dunga, che gridava dopo la finale di USA ’94.
Ma quello che avrei bruciato in piazza, mentre io stesso appiccavo il fuoco sorridendo e accogliendo felicitazioni, è Stéphane Guivarc’h. Mi stava sui coglioni da sempre in pratica, anche perché era di uno scarso incredibile. Ma il momento in cui stavo tirando una sedia contro la tv per cercare la contundenza a distanza chilometrica è stato quando ha spaccato lo zigomo a Cannavaro nei quarti di finale di Francia ’98. Fabio Cannavaro, il guaglione che avrei trovato uscendo di casa, sfondato da quel mezzo centravanti (si nota che mi sto trattenendo? Vorrei scrivere tante di quelle male parole. Almeno un “Chitemmuorto” lo merita ancora) e quello (oltretutto biondino, mamma mia, da spezzargli le ginocchia al primo sguardo proprio) che si lamentava pure, dicendo magari che noi italiani eravamo bravi solo a sceneggiare.
Io se incontro Stéphane Guivarc’h per strada gli do un “papetto” che lo rivolto. E ora vammi a denunciare!

LE MIE QUATTRO PUNTATE STRANE PER LE CONVOCAZIONI DI GIUGNO

L’Italia s’è destata, almeno nelle convocazioni e spesso abbiamo visto giovani a cui dare responsabilità, se non in campo, almeno come considerazione, per capire come reggono l’urto con il nuovo status di nazionabile. In questo periodo manciniano ne abbiamo visti parecchi ma tanti saranno a casa il prossimo giugno. Alcuni però potrebbero vestire la maglia azzurra (o bianca, o verde, insomma ci siamo capiti) ed è bene iniziare a capire chi potrebbe farlo. Faccio solo quattro nomi, uno per reparto.

PORTIERE: Dietro Donnarumma e Sirigu ci sarà Meret. Sta giocando troppo bene per non proporlo come il vice Donnarumma per un lungo futuro insieme.

DIFESA: Gianluca Mancini, come lo utilizza Fonseca, può interessare Roberto Mancini, Di Lorenzo del Napoli ha delle possibilità, soprattutto se gioca tanto e bene in Champions League, ma la mia fiche va su Luca Pellegrini del Cagliari. Quell’energia senza freni credo che al nostro CT interessi.

CENTROCAMPO: Alla fine si sceglierà fra Tonali e Sensi. Mi butto. Il Brescia fa un grande finale di stagione e va il 4 delle Rondinelle.

ATTACCO: Qui mi lancio in uno strano pronostico. Zaniolo ad oggi deve entrare, però credo così tanto in un exploit di Orsolini che alla fine potrebbe essere scelto. Orsolini servirebbe come scarica elettrica. Possono anche essere convocati entrambi nel caso Bernardeschi faccia davvero troppo poco con la Juve.

IL CALCIO AI TEMPI DEL CROLLO DEL MURO DI BERLINO

La settimana calcistica che anticipò e seguì il crollo del Muro di Berlino non fu niente male.
Disclaimer: leggerete nomi e vedrete calciatori da nostalgia canaglia.
Il giorno prima di quel 9 novembre 1989, giorno in cui Riccardo Ehrman fece la domanda che cambia la storia, ci fu una bellissima e scanzonatissima giornata di Oberliga. Una delle sfide più interessanti fu quella fra Carl Zeiss Jena e Fortschritt Bischofswerda, non tanto per la forza degli avversari dei ragazzi di Jena, ultimi in classifica a fine stagione, ma per il gol segnato dal più grande mito dei Blau-Gelb-Weiss, Jurgen Raab, che ha giocato quasi 400 gare con il club.
Partita da ricordare anche Hansa Rostock-Lokomotiv Lipsia, terminata 3-3. Grande giornata per Damian Halata, baffutissimo e fortissimo attaccante/mezzapunta autore di due gol.
La partita più importante della giornata però fu Dynamo Dresda contro Magdeburgo. La Dynamo aveva uno squadrone: Sammer tuttocampista, Ulf Kirsten e Torsten Gütschow davanti. Segnano proprio il prossimo calciatore dell’Inter e l’informatore della Stasi Gütschow per il 3-1 finale.

Il giorno del Muro che crolla si gioca invece ad Ovest, per la Coppa di Germania fra Kaiserslautern e Colonia. Il Colonia (allenato dal nuovo che avanzava, Christoph Daum) ha un duo di fantasisti meravigliosi, Littbarski-Hassler, ma vince il Kaiserslautern grazie a due gol di Stefan Kuntz. Giocano anche Stoccarda-Bayern Monaco. Lo Stoccarda è in parte la squadra arrivata in finale di Coppa UEFA contro il Napoli, con Guido Buchwald, José Basualdo e Karl Allgower. Il Bayern (allenato da chi? Ovviamente da Heynckes) gioca con un po’ di giovani e un numero 10 che avremmo voluto volentieri invitare con noi al campetto, Radmilo Mihajlović. I bavaresi perdono 3-0.


Il 10 novembre giocano sempre per la Coppa della Germania Ovest Kickers Offenbach e Borussia Mönchengladbach. Che squadra avevano i Die Fohlen. Basti dire che c’era il duo Effenberg-Belanov, primi vagiti di un Est che si muoveva, per capire. Eppure perse, ma era chiaro il perché. Dall’altra parte giocava e segnò Mirza Kapetanović

Due giorni dopo, 11 novembre, è sabato e ci si diverte. Prima di tutto c’è Italia-Algeria a Vicenza. Segna Aldone Serena su cross di Baggio e sugli spalti c’è uno striscione: Veneto non è solo Verona.

In Premier League partitoni. Queens Park Rangers-Liverpool 3-2. In porta per i Super Hoops c’è David Seaman che è stato anche giovane. Prende due gol da John Barnes, ma vince con un gol di quel marpione di Mark Falco.

Milwall-Arsenal 1-2. Anche Teddy Sheringham era giovane e segnava per i Lions, ma un’altra vecchia volpe, Niall Quinn, fa vincere i Gunners.

Per capire quanto era lontano da oggi quel calcio, Derby County-Manchester City 6-0. Per il City giocò una delle sue sole due gare in maglia City anche Justin Fashanu.

In Ligue 1 la partita fu Caen-Olympique Marsiglia, terminata 0-2. Il Marsiglia di Tapie era la squadra che vincerà la Champions League con alcuni pezzi pregiati che poi lasceranno come Tigana e Francescoli. Segna due gol Papin, in quel periodo ingiocabile.
In Liga invece Real Madrid-Athletic Bilbao 4-0. Non c’è stata partita. Michel, due Hugo Sanchez e Chendo chiudono il discorso. Di qua c’era la Quinta del Buitre con Bernd Schuster, di là una squadra che non era più la squadra di inizio decennio.


Il giorno dopo almeno una partita da ricordare: Manchester United-Nottingham Forest 1-0. Quanta roba c’era: Bruce-Pallister centrali (con il secondo che segna) e Bryan Robson a centrocampo per i Red Devils. Dall’altra parte Stuart Pearce a sinistra e Brian Clough in panchina.
Appendice: mercoledì 15 novembre 1989, a meno di una settimana dal quel giovedì, gioca la Germania Est in Austria, nell’ultima partita del girone di qualificazione per i Mondiali di Italia ’90. Serviva un pareggio alla squadra di Eduard Geyer, che perde 3-0 al Prater per una tripletta di Toni Polster. Che giocatore.

mica dobbiamo aspettare balotelli?

Alla domanda del titolo ormai non ho più risposte che non si rincorrono, negandosi a vicenda. A me Balotelli ha sempre impressionato, nel bene e nel male. Da ragazzo mi ha eccitato, ci vedevo davvero un campione epocale, anche per il suo essere una nuova idea di italiano. Poi mi ha immalinconito. Non solo ha sprecato delle potenzialità, ma non ha imparato a giocare al calcio, uno sport e non un piccolo show privato per poi passare con il cappello.
Sono combattuto. Balotelli potrebbe essere utile perché non c’è nessuno che mi fa chiudere definitivamente la porta. I centravanti che abbiamo in lizza hanno sempre un “non” che li precede. Belotti non è letale, Immobile non è da grandi appuntamenti, Keane non è pervenuto questa stagione, Pavoletti non è sano, Quagliarella non è giovane, Bernardeschi, nella formazione con il falso nueve, non è un centravanti. Resterebbe lui, ma quanti “non” sono da metterci vicino.
Io dico no. Ok la buona volontà, la classe e tutto il resto. Ma prenderlo adesso e dire salvaci tu sarebbe la cosa peggiore da fare. Soprattutto se viene detto ad un calciatore che non aspetta altro che qualcuno lo metta su un piedistallo. Finirà come sempre per lanciare le molliche di pane a quelli che sono sotto.