LA LETTURA: ITALIA-POLONIA 2-0

La partita contro la Polonia è stata davvero ottima in quanto espressione di un determinato tipo di calcio e anche per alcuni dettagli magari piccoli che però fanno capire quanto alcuni meccanismi siano ormai oliati in Nazionale.
In senso generale ormai siamo i campioni del gioco di posizione. Grazie a un centrocampo ipertecnico, attaccanti esterni che sanno perfettamente entrare nel campo e farsi trovare tra le linee ed Emerson Palmieri, perfetto in quel ruolo di gestione del pallone e non di incursore, tocchiamo davvero vette inaspettate anche solo un anno fa. La nostra quasi perfezione in questo gioco risiede nella capacità che hanno i calciatori di muoversi fra le bande verticali, creando continuamente triangoli di gioco grazie ai quali uscire dal pressing e far avanzare il pallone. Questi meccanismi sono costruiti molto bene e servirebbe solo maggiore velocità per “manipolare” ancora di più l’assetto difensivo altrui per avere un numero maggiore di occasioni pulite. Ma potremmo arrivarci con un periodo intenso di lavoro di gruppo.
Se in senso generale si vede un’impostazione ben congegnata e perfetta per i nostri uomini, anche nei dettagli è evidente una consapevolezza raggiunta. Ad esempio ieri Linetty nel primo tempo ha marcato a uomo in maniera molto stretta Jorginho, ma non abbiamo avuto problemi nel consegnare la palla a Locatelli che ha mosso il gioco, alternando il corto a cambi di gioco veloci sul lato debole. Altro elemento è la bravura e l’intensità nel pressing di recupero nei primi 5 secondi dell’azione avversaria. E se il pressing viene eluso, con gli avversari che riescono ad alleggerire l’azione su difensori e portiere, siamo bravi nel rischierarci con un 4-5-1 che ne impedisce lo svolgimento del gioco in velocità.
Altra cosa molto interessante sono anche le scelte specifiche in relazione all’avversario. Ad esempio, come abbiamo quasi sempre battuto i calci d’angolo. Non con una parabola diretta, in quanto la differenza di stazza con loro era netta, ma giocando in fascia per disordinare la linea e poi tentare un servizio sull’uomo smarcato. In uno di questi schemi, Belotti si è trovato davanti Krychowiak che lo ha steso per il rigore.
Insomma ieri davvero tutto bene, anche se rivedendo con maggiore attenzione alcune fasi della partita si possono notare dei punti deboli, come è normale che sia.
Noi pressiamo bene, con tutta la squadra (ieri Florenzi il migliore in campo in questo aspetto) e con tempi perfetti. Ma non siamo il Liverpool di Klopp e non abbiamo a centrocampo la fisicità di gente come Henderson, Milner, Keita e Wijnaldum. Questo comporta che se un avversario riesce a girarsi con il pallone, direzionandosi verso la nostra porta, i nostri centrocampisti (Jorginho in primis), non riescono nemmeno a rallentarlo. Questo fa sì che si debba muovere un difensore in aggressione e la difesa si disordina. Ieri ci è riuscito solo una volta Moder e ha fato una quindicina di metri palla al piede senza essere letteralmente sfiorato dai nostri centrocampisti. È stato poi Bastoni a metterci una pezza.
L’altro problema ormai lo conosciamo tutti, il calciatore che deve giocare al centro dell’attacco. Guardiola, il padre di questo gioco, al Barcellona alternò due soluzioni: o lasciare libero quello spazio per aprirlo alle incursioni con o senza palla (ma lui aveva Messi e Iniesta), oppure l’altra sua idea fu di riempirlo con un centravanti come Ibrahimovic. Noi non abbiamo Messi e lasciare vuoto quello spazio abbiamo capito che è una soluzione ma non “la” soluzione. Allora serve un attaccante centrale che, come tutti i centravanti nel gioco di posizione, abbia una fondamentale caratteristica tecnica prima che tattica, ovvero quella di saper orientarsi con il pallone nello spazio in grande velocità, controllando il pallone stesso in maniera orientata, per poter poi far fluire il gioco o puntare alla porta. Ogni tocco del pallone da parte del centravanti nel gioco di posizione deve servire o a ricalibrare il gioco tra le bande verticali e orizzontali, oppure a direzionarsi verso la porta avversaria per concludere in velocità, sfruttando lo spazio che la tessitura del gioco a centrocampo ha creato. Se si perde l’attimo per pochezza tecnica, si perde tanto di quello che la manovra è riuscita a creare. Belotti e Immobile sono all’antitesi di questa visione. Non pensano al pallone per orientare se stessi e la manovra nello spazio, ma il primo pensa al corpo dell’avversario per sfruttare la sua potenza, il secondo pensa allo spazio libero, per sfruttare la sua rapidità. Nessuno dei due pensa a muovere il difensore e a creare o sfruttare lo spazio con il pallone.
Come si risolve questo problema? Non lo so.

LA LETTURA: POLONIA-ITALIA 0-0

Le partite disordinate o le vinci nei primi minuti o per un gol fortuito alla fine. Difficile imporre il gioco per buona parte del match e vincere in maniera netta. Polonia-Italia è stata una sfida disordinata, anche per le condizioni difficili del campo e alla fine lo 0-0 è il risultato su cui forse era giusto puntare un cent.
Noi partiamo con la formazione classica con il doppio play che però è bene testare contro ogni avversario. Loro hanno scelto un 4-5-1 con Moder su Verratti e Klich su Jorginho. L’idea era proprio quella di togliere linee di passaggio e spazio ai nostri due metodisti. In una situazione disordinata di suo, con Verratti e Pellegrini molto presenti nella fascia di mezzapunta, abbiamo visto poco l’eccezionale Jorginho di Amsterdam. Di regola dovrebbe andare bene, perché il suo optimum è giocare in impostazione bassa, ma la partita fantastica fatta in Olanda dovrebbe far riflettere Mancini. Non deve sempre trovare i corridoi occupati da altri, la sua pulizia di gioco può servire molto anche in rifinitura.
Lo scambio con l’esterno basso che va in ala (Emerson Palmieri) e l’esterno alto che entra nel mezzo spazio (Pellegrini) ormai funziona alla perfezione. Come anche gli appoggi che danno Florenzi e Acerbi, sempre coi tempi giusti.
Le azioni migliori le abbiamo svolte quando sovraccaricavamo di avversari il lato forte, giocavamo nello stretto e poi aprivamo sul lato debole, dove Emerson e Chiesa erano perfetti per giocare uno contro uno. Nei primi 40 minuti lo abbiamo fatto spesso, poi molto meno.
La Polonia ha pressato la seconda linea di manovra, quindi soprattutto i metodisti e gli esterni, mentre a noi continua a funzionare bene il pressing nei primi 10 secondi di azione altrui. Anche in questa fase Chiesa e Pellegrini hanno lavorato bene.
I cambi sono stati molto giusti, perché Chiesa e Barella erano stanchi stanchi e in una partita disordinata uno come Kean può fare l’azione giusta. In effetti l’ha fatta ma Locatelli sul cross era troppo avanti di due centimetri.
Il nostro grande problema è sempre al centro dell’attacco. Belotti ha retto fisicamente contro Glik, ma non riesce in nessun modo a far uscire una palla che fa guadagnare spazio ad un suo compagno. Non è un centravanti che sa muovere uomini accanto a lui e per come è impostata la squadra, a noi serve proprio questo. Non lo è nemmeno Immobile, molto meglio Caputo ma non ha alcuna esperienza internazionale. Il punto è sempre lo stesso. Ormai la squadra è costruita in un modo che il solo pensare di ristrutturarsi per dare campo ad Immobile e Belotti è impossibile. Non so come andrà a finire.
Locatelli nei suoi pochi minuti ha dato subito ragionevolezza e verticalità. Una crescita spaventosa.

COSA CI HANNO DETTO GENNAIO E FEBBRAIO?

Di regola i mesi di gennaio e febbraio degli anni pari ci offrono delle novità per le convocazioni della Nazionale per il maggio successivo (se questa si qualifica per il torneo. Parentesi inutile poco tempo fa, ma oggi purtroppo necessaria). Vorrei quindi fare un excursus reparto per reparto, per capire se la Serie A o gli altri campionati europei ci hanno effettivamente detto qualcosa sull’Italia manciniana per gli Europei. Tutto questo prima del Coronavirus, ma dobbiamo pensare che in poco tempo tutto si risolva e a maggio ci dovremo preoccupare davvero solo di chi porta il Mancio.

DIFESA

Il portiere non si tocca e non si deve toccare. Iniziare in primavera un ballottaggio sul numero 1 ci ha sempre portato male, basti ricordare il Galli-Tancredi per Mexico ’86. Il nostro portiere titolare è Gianluigi Donnarumma. Te la devi giocare così.
Un tassello importante per quelle che sono state le idee di Mancini nelle qualificazioni era il difensore di destra che sapeva alternativamente fare il quarto con buone capacità di offesa e il terzo di centro destra, quando saliva Emerson. I tre che in Italia possono con disinvoltura fare quel ruolo con quei compiti sono Florenzi, D’Ambrosio e Izzo, che già ha un atteggiamento diverso. I tre citati però stanno facendo una stagione anonima se non brutta, soprattutto per il possibile titolare, Florenzi, che ha lasciato Roma per Valencia e, con l’aggravio di una varicella, è in crisi. Torna forte l’idea che è quasi meglio avere un due classico, di forte e decisa spinta e due sono i candidati: Di Lorenzo che ha convinto soprattutto nella partita in Champions League contro il Barcellona e Lazzari, non sempre titolare nella Lazio di Inzaghi ma che ha dimostrato di avere una gamba ottima.
Sull’altra fascia Emerson Palmieri è per forza di cose il titolare ma lo slot del suo sostituto è sempre libero. Nessuno fra Biraghi e Spinazzola sta facendo faville e c’è più di un osservatore che darebbe una chance nelle amichevoli a Gagliolo. Fra i centrali niente da segnalare, se non che Romagnoli è stato scavalcato nelle gerarchie da Acerbi e che servirebbero come il pane Kumbulla e Luiz Felipe, difensori giovani, forti, ma che hanno scelto di giocare con Albania e Brasile invece che con gli Azzurri (lo scouting avrebbe potuto fare qualcosa di meglio e prima? Domanda che bisognerebbe almeno farsi).

CENTROCAMPO

La vera novità di questi due mesi è che Tonali potrebbe essere titolare contro la Turchia nell’esordio europeo. Son più che convinto che Mancini se la giocherà con Jorginho-Verratti-Barella, ma il bresciano deve essere il primo cambio. Per il resto Zaniolo sicuramente fuori, mentre chi poteva emergere in un campionato che offre poco in questo reparto, Mandragora, Locatelli, Castrovilli non merita la convocazione. Chi invece, se offrisse garanzie da mezzala in un’amichevole può farci un pensiero, è Matteo Pessina del Verona, un calciatore che si vede poco ma pesa tantissimo. Candreva lo portereste?

ATTACCO

Calma piatta in quanto a novità. Io uno come Orsolini lo porterei sempre.