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Il Brasile al contrario

Dal 1990 (ed era successo solo nel 1978 e nel 1986) il Brasile non è la squadra favorita del prossimo Mondiale. Ma lo giocherà in casa. Bel dilemma.
Non hanno il super campione che può vincere la partita necessaria da solo e nemmeno il collettivo perfetto, persi come sono tra vari campionati e ruoli periferici.
A stare peggio di tutti è l’attacco. Se, come sembra, giocheranno con il 3-1 i calciatori a disposizione sono tutti enigmi da risolvere. A destra Hulk, forza circense della natura. Vuole giocare senza appoggi, integrarlo in un sistema significa annullarlo, vuole la palla per farle male coi piedi. Vaglielo a spiegare ai russi. Al centro se si gioca domani parte Kakà, per Mourinho un buon ex che serve contro il Racing Santander in casa. Alla fine però giocherà Lucas se fa il campionato sperato il prossimo anno al PSG. A sinistra Neymar, l’uomo che ha sfidato Messi (Intercontinentale) e a fine partita sembrava un bimbo cazziato dal papà. Non ha la tempra per reggere tutto l’ambaradam e farà bene se sarà la spalla. Al centro Leandro Damiao, un centravanti che in Italia farebbe i suoi onesti 13 gol.
Se l’attacco parte coi dubbi, il centrocampo è in attesa. Ci sono un paio di prospetti pronti a esplodere (Paulinho) e un po’ di gente navigata che sai già quello che ti può dare (Ramires, Lucas).
In difesa la notizia: se il Brasile schiera Julio Cesar, Dani Alves, Thiago Silva, Miranda, Marcelo ha la difesa migliore del mondo capace di difendere forte e di essere in molte altre parti del campo.
Scolari ha in mano un Brasile al contrario e non è fesso. Cosa vuol dire? Parlerà forsennatamente di spettacolo e poi eseguirà il primo non prenderle, impostando la squadra sulla solidità difensiva e lasciando gli spazi liberi per Hulk e Neymar. Un Brasile di contropiede che giocherà al risparmio, controllando gli impeti estetici. Questa l’unica soluzione di Scolari che proporrà in Brasile il Brasile meno brasiliano. Sembra uno scioglilingua ma Scolari saprà pronunciarlo.

Brasile e Argentina favorite per i prossimi Mondiali

Nelle interviste di calciatori, allenatori, presidenti ecc., bisognerebbe abituarsi a lasciar completamente perdere le parole, per concentrarsi soltanto sulle espressioni del volto. Lì si nasconde, o cerca di farlo, la verità. Le parole di Sergio Batista e Mano Menezes dopo le sconfitte ai rigori nei quarti di finale della Copa America 2011 accennavano a dosi massicce di sfortuna e incapacità, mentre i volti erano sereni, distesi, come se tutto quello che era appena successo facesse parte di un grande disegno.
Ad un certo punto Batista spazza via le nuvole: “Il nostro obiettivo è Brasile 2014”. Sarà quella l’estate in cui Batista proporrà davvero la sua Argentina e darà in mano a Messi un team dipendente dalle sue giocate. In difesa disporrà finalmente il duo che ha in mente: Pareja-Otamendi, senza “l’obbligo” antimaradoniano di far giocare Zanetti. A centrocampo anche lui ha desistito, mettendo in panca l’altro epurato del Dez Cambiasso, e ha proposto una mediana classica, regista di fino più medianaccio alla Mascherano. In Brasile cercherà il duo dei sogni, due mezzeali che sanno fare tutto. Con questa sconfitta totale soprattutto ha finalmente posto le basi per decidere in piena autonomia quale sarà il suo attacco, che potremmo sintetizzare in: Messi più altri due, con i seguenti due che dovranno prendere botte, toccare quasi mai la palla e farsi trovare liberi durante gli spunti della Pulce. Questo vuol dire eliminare i Tevez, Lavezzi e forse Di Maria, e puntare su un Aguero centravanti vero, più un’ala d’attacco che sa sacrificarsi.
Allo stesso modo, Menezes può mettere ordine nel suo Brasile indefinito, tra un passato ormai troppo lontano e un futuro ancora da scrivere. Il tecnico brasiliano ha già indicato i colpevoli, Julio Cesar, Lucio e Maicon, caricando sui grandi vecchi la totale responsabilità della sconfitta. Senza i moloch di difesa, può impostare il reparto sul duo Thiago Silva-David Luiz, liberare la creatività a centrocampo, puntando forte su Ganso e Lucas, e registrare un attacco troppo confuso: il centravanti sarà Leandro Damiao, in appoggio e libero di inventare su tutto il fronte un Neymar iper-responsabilizzato e a destra dominerà la fascia Daniel Alves in stile Barca. Pato credo che farà panchina.
Un’Argentina Messi dipendente ed un Brasile brasiliano fra tre anni faranno paura a tutti.