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L’NBA diventerà la nuova serie A?

Lo scrivo adesso, prima che magari Lebron faccia un miracolo ma sono convinto non ci riesca.
Dando la possibilità ai Golden State Warriors di prendere Kevin Durant, l’NBA ha permesso (forse poteva poco perché Curry ha ancora uno stipendio normalissimo rispetto a quanto dovrebbe prendere e quindi c’era spazio salariale) di rendere la Lega poco competitiva per il titolo finale.
Da sempre citata e seguita come esempio di turnover competitivo almeno per 10-15 squadre su 30, oggi deve fare i conti con un mostro che mette insieme un gioco nuovo capace di prendere il meglio dagli esperimenti più avanzati degli ultimi anni, un roster perfetto per equilibrio e compattezza attacco/difesa, campioni assoluti mai visti tutti insieme in una sola squadra NBA (forse solo i Lakers di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e James Worthy i quali hanno comunque perso soprattutto contro i Celtics).
Lebron alla fine della prima partita lo ha detto chiaro e tondo. Se ad una squadra con già troppe soluzioni offensive, aggiungi un talento offensivo naturale e capace di far saltare qualsiasi piano difensivo grazie al quale lo scorso anno i Cavaliers sono riusciti a batterli dopo le prime due sconfitte, c’è davvero poco da fare. A chi gli chiedeva dov’è il problema, Lebron ripeteva ossessivamente “KD”. Puoi limitare insieme Curry, Thompson, Green, ma non puoi tenere questi tre e pensare di fermare anche Kevin Durant.
Io sono quasi certo che la Lega interverrà perché per età e potenziale tecnico e tattico, i Golden State Warriors o vengono fermati subito oppure diventano la Juve dell’NBA. Questa è l’estate per capire come si fa a rendere competitiva una Lega e creare vero interesse intorno ad uno sport.

Lebron, Sagan, Ronaldo. Il futuro è multidirezionale

RonaldoLebronJamesUn po’ di tempo fa scrissi che il futuro dello sport sarebbe stata la leggerezza: Kristoffersen, Curry e Neymar mostrano delle abilità che nascono da una armoniosa leggerezza di fisico e mente che fanno ormai frontiera.
Io ero bello contento dell’idea e invece che cosa va a succedere?
Succede che Ronaldo batte Neymar in Barcellona-Real Madrid, Lebron James guarda male Curry da est e potrebbe anche farcela a battere il barnum Warriors e Sagan vince d’imperio il Giro delle Fiandre.
I tre suddetti possono essere definiti in vario modo ma assolutamente non sono degli atleti leggeri. Quando Ronaldo colpisce il pallone, Lebron salta e Sagan scatta, senti un rumore diverso, l’aria che li circonda viene risucchiata nel loro vortice potente, capace di creare una scia di vento e non di luce come per gli altri tre.
Quindi contrordine? Sì contrordine, ma con cautela. Forse una delle caratteristiche dello sport attuale è la multidirezionalità. Mentre prima le direttrici di sviluppo dello sport seguivano una curva precisa, una linea di crescita che la Germania Est, la Russia e gli Stati Uniti guidavano, alcune volte accelerando la crescita stessa con sostanze illecite, oggi il progresso dello sport globale si muove su direzioni differenti e coinvolge aspetti sportivi (tattica, tecnica, fisico, mentalità) molto diversi.
Sarà questo il motivo per il quale abbiamo atleti top del presente e del prossimo futuro molto diversi fra loro.
L’obiettivo a cui devono tendere tutti i più grandi di oggi è tracciato però da Lebron James: essere superiore e superlativo in una caratteristica ti pone lassù con gli altri, ma per superarli devi migliorare in quello dove gli altri eccellono. Il dimagrimento di cinque chili nel 2014 va in questa direzione. Bisogna modellare fisico, tecnica e gioco sui plus degli altri grandi e non soltanto insistere sui propri punti di forza.

Non ci sono più i tifosi italiani di una volta

Lebron_James_Tifosi_ItalianiCome cambia il tifo televisivo e quindi nazionalpopolare. Fino a quindici anni fa un Dnipro-Fiorentina avrebbe fatto accomodare sul divano un bel po’ di gente. E la mattina successiva si disquisiva su Mati Fernandez, Ambrosini e qualche mezzala ucraina.
Oggi, o meglio ieri, chi ha messo il culo sul divano per vedere il gelo di Dnipropetrovsk? Io no, e da questa mancanza parto per generalizzare. Le premesse sono chiare: gli eventi non esistono più, il tifo nazionale è scomparso e sostituito solo in parte dal tifo contro, l’identità di gioco italiano ha perso (per fortuna, si può dire?) i suoi connotati riconoscibili.
Stiamo diventando sempre più americani in quanto a passione sportiva. I principali campionati USA propongono match tutti i dì (e ci stiamo arrivando) ed il tifo è prettamente territoriale. Si segue esclusivamente la propria squadra, quasi sempre la squadra della propria città o del proprio stato. Degli altri arrivano solo i risultati e qualche giocata particolare. Poi si seguono le fasi finali.
Per quel che riguarda il campionato di calcio italiano non siamo ancora a questo punto perché tutto è ancora giocato sul fine settimana , quando siamo più liberi, ma lo “spalmaggio” violento che mi attendo nei prossimi anni porterà alla iperfocalizzazione dell’attenzione.
A medio termine poi si passerà allo step successivo, anche questo tipicamente americano: si seguiranno i calciatori e non le squadre, focalizzando le attenzioni sul singolo calciatore. Come molti seguono solo Lebron James (e le sue statistiche) anche al di là degli Heat, così seguiremo il prossimo Messi, pensando ai gol che realizza in un campionato e non alle vittore della sua sqaudra.

Armstrong e la fine del modello dello sportivo-conquistatore

Cosa ci dice la fine di Armstrong? Prima di tutto lo stop alla creazione laboratoriale del campione negli Stati Uniti. Con Marion Jones ci sono state le prime scaramucce, con Armstrong la dichiarazione di guerra è inviata. L’Usada non chiude più gli occhi.

Ma il casotto Armstrong è soprattutto conseguenza e in parte causa di una nuova visione dell’eroe sportivo americano. Al di là del texano fatto di sangue solido, anche altri capitani coraggiosi stanno venendo meno. Piccoli esempi: Tiger Woods vince ma non può più nascondere la sua faccia da maniaco, Lindsey Vonn prima sfida gli uomini e poi ha un male di cui non si sa nulla, Micheal Phelps dice assolutamente basta e nonostante abbia avuto avversari, non ha eredi.

Con la cacciata del paradiso di Armstrong è l’intero modello americano dello sportivo-mito, fondato sul superuomo che lotta contro tutto e tutti, a venir meno. A costruire il nuovo mito sportivo non saranno gli avversari, le debolezze da superare, le difficoltà ambientali in cui la vittoria arriva (le grandi narrazioni, al di là degli sport americani, si riferiscono a sportivi che hanno vinto in Europa o in Asia), le ferite della sua storia personale.

Per definire i contorni di queste grandi costruzioni di senso servono molti soldi e grandi sacrifici e diventa troppo rischioso e antieconomico veder svanire un lavoro abnorme in un attimo, a causa di debolezze da uomo e da atleta (con Armstrong era di sistema).

Sempre più in USA sta venendo meno lo sportivo-conquistatore e a ricevere consensi invece è uno sportivo che si fida e affida agli altri per vincere, un atleta che misura in pubblico le sue mancanze e che mostrandole afferma implicitamente di non poterle livellare con la chimica. L’atleta che sta portando avanti questo nuovo modello è Lebron James.