Red or Dead di David Peace – Recensione

Red or Dead David PeaceEh… e adesso che scriviamo della vecchia volpe David Peace, che ci ha aperto un nuovo piccolo mondo con “Red or Dead“, dopo “Il maledetto United“?
Prima di scrivere una mia opinione sul libro ho cercato anche quella di altri, non era mai successo. Perché?, mi sono chiesto poi.
Perché è un libro che ti scappa di mano, senza una dimensione unica, senza un ritmo unico, senza un vocabolario unico. Cambia in continuazione, scena per scena, Peace le divide con un tratteggio che è una sorta di sipario, c’è qualcosa di molto diverso rispetto alla precedente. Attenzione, di diverso rispetto alla precedente, ma di follemente uguale a tante altre disseminate nel volume fin troppo ponderoso.
Le scene di casa, ripetute ossessivamente con le stesse identiche parole vogliono creare quella necessaria abitudinarietà ricercata dai grandi, ma alla fine ammorbano il lettore che le salta, non può fare altro se non vuole impallarsi, tanto le ha già lette. Le scene di campionato, quando vengono snocciolate in sequenza partita dopo partita, danno l’idea dello straordinario impegno e dello scorrere del tempo verso il traguardo agognato, ma sembrano anche una necessaria e angosciante lista della spesa, da poter eliminare senza grandi problemi.
Sono invece fantastiche le scene di passaggio da una fase all’altra della vita di Bill Shankly e del Liverpool (che poi per Shankly erano la stessa cosa e questo elemento passa perfettamente), come sono anche emozionanti le scene dello Shankly post-Liverpool che diventa pian piano monumento per una squadra che dopo di lui ha dominato il mondo. Ma se adesso si vince, fa dire a tutti i tifosi del Liverpool Peace, il merito è in buona parte di chi ha posto le basi e ha portato, con la fatica del quotidiano eternamente ripetuto (ecco spiegate le scene sempre uguali), un mattone dopo l’altro.
Quindi, che libro è?
Io sospendo il giudizio e aspetto il nuovo Peace. “Red or Dead” riesce a mettere a fuoco narrativamente un personaggio e lo romanza davvero, senza perdere però in forza storiografica. Posto questo, è il libro da cui partire per scrivere di letteratura sportiva in un certo modo. Ma è anche un libro di cui odi la sequenzialità omogenea. Leggi e sai cosa c’è scritto dopo venti righe. Questo porta anche all’abbandono.
Sono curioso di vedere chi e come ispira altri scrittori. Forse in quel caso troveremo la risposta.

 

“Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino

Lorenzo_Iervolino-Un-giorno-triste-cosi-feliceCome ben comprensibile da altri post precedenti, ho letto con voracità “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino.

Il libro è molto bello, naviga fra vari generi, ed è un pieno crossing-style che piace tanto e non è un fatto di moda. È romanzo, biografia, appunti di viaggio, mancano delle illustrazioni, ci sarebbero state alla grande. Iervolino padroneggia. Il verbo giusto non può essere che questo: in tante altre biografie l’autore si fa troppo piccolo rispetto al personaggio, che inizia a a scappargli da tutte le parti, ne perde gli scopi, le traiettorie, i desideri veri. Iervolino invece tiene in mano l’argomento e lo gestisce a piacimento. Nonostante il personaggio sia enorme, multiforme, troppe cose per tratteggiare tutte le sue linee. Bisogna scegliere una sola strada. Iervolino sceglie quella della passione umana molto umana di Socrates e non sbaglia, anzi mi sa che è la scelta giusta per inquadrarlo almeno in parte.

Questo libro mi fa pensare altre due cose: Socrates è stato un grande giocatore ma di terza, quarta fila rispetto a chi ha vinto davvero. Ma dal libro di Iervolino viene fuori la sua monumentalità anche in campo, non è giusto pensarlo come soprattutto altro dal calcio. E chissà quanti altri calciatori sono degni di essere raccontati a questo modo anche se le mani non hanno mai toccato chissà quali trofei.

Seconda annotazione: insieme a questo libro, in avvicinamento a Brasile 2014, sono usciti altri libri su Socrates. Può la wave dell’occasionalità dare vita al libro da leggere? In rete ne ho parlato un po’ e ci sono idee diverse: se il libro vale non conta il momento, deve uscire e far parlare. Secondo me l’occasione può essere un motivo in più per approfondire alcuni temi. In questo senso il dibattito però è ancora aperto e si definirà meglio con le uscite delle prossime occasioni.

Sotto l’effetto di “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino

Socrates-BotafogoSto leggendo “Un giorno triste così felice” di Lorenzo Iervolino. La storia, i sogni e tutto quello che è stato Socrates (e forse conosciamo poco).

Da giovanissimo fa un gol al Santos (sua squadra del cuore) meraviglioso. Non per qualità tecnica o acrobatica (il suo primo è bello per questo), ma per una leggerezza, anzi la leggerezza, la leggerezza di Socrates (e chi è così leggero?).

https://www.youtube.com/watch?v=KASsS56utws

“Storie Mondiali” di Federico Buffa e Carlo Pizzigoni

Storie-Mondiali-Buffa-PizzigoniHo letto “Storie Mondiali” di Federico Buffa e Carlo Pizzigoni. Prima avevo visto, non tutte, alcune le ho ancora sul decoder, le puntate televisive del programma Sky da cui il libro è tratto. Sono due prodotti differenti, anche se partono da un quasi identico testo, da leggere nel primo caso, da ascoltare più che da vedere nel secondo.
Questa cosa mi ha di molto intrigato e fatto riflettere sulle sinestesie editorial-televisive. La domanda più larga è: come creare due prodotti complementari, non identici, entrambi da godere e da cui apprendere/ricevere emozioni che partono dallo stesso impianto contenutistico?
Buffa-Pizzigoni mi hanno dato le prime due risposte.

1) Costruire prodotti autonomi ma allo stesso tempo integrati. Secondo me il grande colpo è stato ricostruire il testo letterario sui tempi e le sfumature attoriali del programma televisivo e del Buffa narrante in particolare. Se non ricordo male, è la prima volta. Quando leggo il capitolo di una puntata già vista, ne ritrovo le cadenze buffiane e le sue architetture discorsive (prima di leggere il libro avrei immaginato che le sue famose “costruzioni digressive” creassero confusione alla lettura, invece reggono). Quando vedo una puntata di cui ho già letto, mi appassiona l’approfondimento e non perdo in “immersione”, nonostante il già letto.

2) Testualità concentriche. Al di là della sintassi sinergica, i testi di libro e programma televisivo si sviluppano per centri tematici concentrici, creando focus che si amplificano grazie alla doppia fruizione. Se ascolto di Andrade in televisione, nel libro trovo approfondimenti e nuovi collegamenti. Se leggo di Cruyff nel 1974, in tv comprendo meglio altri elementi.
Il tema libro-programma televisivo è futuribile e molto importante per il mondo dell’editoria (sportiva ancora di più). Ho letto varie cose trasposte dai programmi televisivi e al di là della bontà editoriale avvertivo troppo il sentore di spin-off e prodotto altro per crearmi sensazioni richiamanti. “Storie Mondiali” di Buffa-Pizzigoni invece è qualcosa di nuovo, che sa creare un equilibrio diverso, moltiplicante grazie ad un commistione mai vista.