La partita del giorno è FK Victoria Zizkov-SK Dynamo Ceské Budejovice

La partita del giorno è FK Victoria Zizkov-SK Dynamo Ceské Budejovice per il 26esimo turno della Gambrinus Liga ceca. Come molti altri campionati in giro per il mondo, il nome Gambrinus viene da un marchio, la birra Gambrinus appunto, che in Repubblica Ceca va davvero a ruba. Il terreno di gioco dove si è svolta la partita è il “FK Viktoria Stadion” di Praga, che può contenere 5600 spettatori. Il FK Victoria Zizkov è una squadra di antiche tradizioni. Fondata nel 1903 da un gruppo di studenti nella cittadina di Zizkov, che dal 1922 è un distretto della capitale. Il periodo di maggiori successi per il club si è avuto tra le due guerre mondiali, con la vittoria del campionato nel 1928 e il secondo posto nel 1929. Dal 1948 in poi è iniziato invece un periodo nerissimo, terminato soltanto nel 1993 con la risalita nel massimo campionato. Da quel momento ottime prestazioni in campionato e Coppa nazionale vinta nel 1994 e 2001, dopo le 7 vinte nel periodo d’oro. Il team riuscì ad arrivare anche ad una semifinale di Mitropa Cup nel 1928, perdendo nella terza partita di spareggio contro il grande Rapid Vienna di quel periodo allenato da Edi Bauer. L’FK Victoria Zizkov è una delle poche squadre sui cui tifosi è basato un film comico, Muzi v Offsidu del 1931, tratto da un libro di Karel Polacek, grande umorista ceco. Dopo la prima guerra mondiale, Polacek iniziò a lavorare come impiegato nella Commissione per l’importazione ed esportazione. In base alle sue esperienze dirette, scrisse il libro Kotoloc (Il Carosello) che sbertucciava l’iperburocratismo delle istituzioni ceche. Fu licenziato, ma attirò l’attenzione di Josef Capek (grande artista, pittore, poeta e inventore della parola robot) che gli offrì di collaborare alla rivista umoristica “Nebojsa”. In pochi anni divenne redattore del famoso giornale “Lidové Noviny” dove scrivevano i migliori scrittori comici del paese. Il giornale restò in vita fino all’occupazione nazista, durante la quale Polacek, ebreo, fu internato nel campo di concentramento di Terezìn per poi morire in quello di Gleiwitz. Altra informazione interessante riguarda Vlasta Burian, noto attore cecoslovacco degli anni ’20 che ha giocato come portiere nel club nella stagione 1916. Burian insieme al collega Jaroslav Marvan fecero coppia fissa in molti film fino al 1943. Dopo la guerra fu accusato di collaborazionismo dal regime comunista e gli fu negato ogni altro lavoro.
L’SK Dynamo Ceské Budejovice è la squadra di České Budějovice, famosa nel mondo per la produzione della birra che ha avuto inizio nel XIII secolo. In città ci sono state per un lungo periodo le birrerie dell’Imperatore del Sacro Romano Impero e oggi la più grande azienda produttrice della zona è la Budweiser, insieme alla Pilsener che è prodotta a Plzen. Il club è stato fondato nel 1905 ed è salito nella serie maggiore soltanto nel 2006. Hanno mosso i primi passi in squadra ottimi giocatori come Jiri Nemec, mediano che si è spolmonato anche nello Shalke 04 e in nazionale, Jaroslav Drobny, portiere affidabile, ma soprattutto Karel Poborsky, che ha aperto nel 1991 e chiuso nel 2007 la sua carriera di calciatore per diventare presidente della squadra appena terminata l’attività agonistica.
La partita era molto delicata. La squadra di casa è in acque molto tribolate, trovandosi in penultima posizione, quella ospite in undicesima posizione a 10 punti di distanza. All’inizio del match, gli ospiti sono partiti con il piglio giusto, prima sfiorando il goal con Martin Lestina e poi passando in vantaggio al 18’ con l’ala destra Petr Benat. In questa come in altre partite, l’ago della bilancia per il Ceske Budejovice è il brasiliano Hudson, tipica mezzapunta brasiliana. Subìto il goal e vedendo molto più vicino lo spettro della serie inferiore, i padroni di casa hanno buttato all’aria ogni tattica d’attesa e si sono gettati in avanti. Questo ha portato alla fine del primo tempo ad un goal molto bello di Zdenek Koukal, e all’inizio del secondo al goal del sorpasso con un esterno destro del capitano Ludek Straceny.Ultimi minuti incandescenti, con grandi interventi del portiere slovacco Peter Bartalsky e di Marian Palàt, che ricordo nel FC Luch-Energiya Vladivostok e che, come tutti gli altri che hanno giocato in quella città misteriosa, ammiro tanto.

Juve o Milan? Meglio il Foggia del Collettivo Lobanowski


Volevo segnalare questo libro molto interessante, dal titolo, francamente, geniale.
Piùche sprecare parole su questa tastiera macchiata, lascio la parola a chi lo sa fare molto meglio di me.

Prefazione di Darwin Pastorin

Il calcio è letteratura. Camus; Arpino Soldati; Brera Galeano Marias; Pasolini Montalban Soriano; Hornby Valdano. Ecco una formazione ideale di scrittori che hanno dedicato romanzi, racconti, poesie al pallone. Abbiamo, addirittura, un campione vero, Jorge Valdano: ieri mundial nell’86 in Messico con l’Argentina, al fianco di Diego Armando Maradona (uno dei più grandi poeti del Novecento), e oggi narratore intelligente, ironico e disincantato. Il genere calcistico-letterario imperversa nelle librerie, fa “tendenza” e il fenomeno sembra destinato a durare a lungo. Ma, a mio avviso, mancano le novità, le voci nuove, il libro capace di sorprenderti. E’ facile, piuttosto, trovare il “già letto”; oppure quella stanca biografia, quella scontata autobiografia, quella novella tirata giù senza passione, mero esercizio di stile (ma quale stile?).
Ero pronto a rassegnarmi ai tempi e alle mode, in attesa di un miracolo. Di una lettura, di nuovo, capace di sorprendermi. Ed eccola arrivare. Grazie agli autori del “Collettivo Lobanowski” e al loro folgorante lavoro: “Juve o Milan? Meglio il Foggia”. La storia di un fenomeno calcistico (il Foggia di Zeman, soprattutto, e poi la gloria e la caduta e la rinascita di una gloriosa società) diventa lo spunto per un romanzo di ricordi, di ribellioni, di fughe da fermo; dove il calcio ritorna ad essere espediente letterario, “momento” politico e sociale, e la stagione del pallone si trasforma, come per una improvvisa rovesciata, nella stagione della vita. Con, in sottofondo, una splendida colonna sonora.
Certo, la scrittura risente della lezione di Nick Hornby: ma gli allievi sono promossi a pieni voti. Non solo allenatori, giocatori, partite vinte e partite perse, televisioni private, gol e autogol: il libro è attraversato dal vento della giovinezza, della precarietà, i dribbling si confondono con gli amori, i colpi di testa con le amicizie, Foggia diventa la città-simbolo, di un modo di essere e di pensare, non solo di giocare.
Mi sono divertito, pagina dopo pagina. Di un divertimento puro: per le peripezie degli autori, tra una partita e l’altra, tra una trasferta e l’altra, per quell’incessante andirivieni di umori, passioni, sensazioni. Per quella fitta ragnatela di nomi, di riferimenti, di canzoni, di luoghi. La vicenda calcistica del Foggia diventa epica, epopea, mito, diario quotidiano, con Zeman amato e criticato, santo e presuntuoso: un personaggio presente anche quando è assente; un personaggio che, ancora adesso, fa discutere, divide: con le sue accuse, le sue prese di posizione, il suo voler stare sempre e comunque sulle barricate.
Gli autori del “Collettivo Lobanowski”, insomma, ci riportano al bel leggere di calcio. Con una prosa incalzante, dove, una riga dopo l’altra possiamo trovare un centrocampista, un presidente americano, un famoso telecronista, una cantante alla moda, una ragazza dagli occhi belli, un compagno di banco. Ci voleva, almeno per me, questa boccata di aria pura e nuova. Ci voleva un romanzo così. Ci voleva, per davvero. E in certe sere di mezza luna, confortato dal miagolare dei gatti, leggerò alcune parti del libro all’amico che mi sta sempre al fianco, a quell’argentino capace di mettere insieme Stanlio e Ollio, Obdulio Varela e il figlio di Butch Cassidy: al mio Osvaldo Soriano.

Dopo questa prefazione: siamo tutti foggiani, almeno un po’.