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La prima volta – Letteratura calcio

Letteratura Calcio
Liverpool Juventus – Letteratura Calcio

Questa cosa della nostalgia tenaglia mi ha preso la mano e ho pensato a 100 altri modi di… parlare di calciofilia acuta. Se nel post precedente ricordo i Mondiali dei 14 anni (il Mondiale che il calciofilo ricorda come quello dell’abbandonante passione e totalizzante agonia), mi è venuto alla mente un altro “Noi che”, secondo me (di questo inciso non ero convinto, ma non si sa mai che questo post lo legga una persona normale ), fondamentale.
Qual è, scavando nella memoria verace e non ricostruendo per racconto altrui, il primissimo ricordo di calcio che vi sovviene?
Vi dico il mio così abbiamo un punto di partenza: penso di ricordare me nel passeggino davanti ad un piccolo tv a colori con un centinaio di persone alle spalle l’11 luglio 1982, giorno del mio secondo compleanno e della finale mondiale. Questo è un flash ricostruito. Decine di persone in questi anni mi hanno parlato di me nel passeggino nel bar di Gaiano (il mio paese) in prima fila durante Italia-Germania, così mi sono convinto di avere quell’immagine in testa. Ma non è così. Purtroppo quello non é un mio vero ricordo e mi dà molto fastidio. Non solo perché sarebbe stato bello aprire l’album con la vittoria mondiale ma soprattutto perché, se scavo fino in fondo, il primissimo ricordo che ho di un prato verde riguarda la sera di Juventus-Liverpool all’Heysel. Ricordo la voglia di vedere quella partita che non iniziava mai e il prato verdissimo dove scorrazzavano un po’ tutti tranne i calciatori. Ad un certo punto mio papà mi fa: “Jvan, vatten’ a dorm’ ca riman aja ì a scol” (“Jvan, vai a dormire che domani c’è scuola”, per chi non conosce il gaianese). Quella è la mia prima immagine di calcio, sicuramente non è un granché ma con il conscio ci puoi fare poco.
Le due successive sono del Mondiale 1986, con me sul divano che piangevo per l’Italia eliminata dalla Francia (mia mamma dovette farmi la camomilla), e il palo di Julio Cesar che eliminò il Brasile ai quarti contro la Francia. Ovviamente adesso voglio sapere il vostro.

Coppa Campioni 1979-80 – Le partite migliori

Bella iniziativa di Massimo d’Agostino su youtube. Grazie al canale Paul Mariner 73 riusciamo a rivedere delle ricche retrospettive delle coppe europee del passato.

La prima che ho beccato in rete è questo doppio video sulla Coppa Campioni 1979-80. Si parte da una delle grandi sorprese di quell’anno, Dinamo Tiblisi – Liverpool del primo turno, fino ad arrivare alla finale tra Amburgo e Nottingham Forest.

I nomi che scorrono fanno piangere il nostalgico: da Shengelia a Agim Murati , da Frank Terletzki a Birtles.

"Quel Roma-Liverpool di un mercoledì da cani" di Massimiliano Graziani

Riscrivere di un partita non è facile. Oggi che gli archivi dei giornali sono quasi del tutto disponibili, è possibile andare a vedere cosa hanno scritto a botta calda le grandi penne, così da vivere dentro i fatti l’evento che si racconta. Le analisi sono più stringenti, i commenti più documentati, le emozioni più vere, lo stile magari più conciso ma pieno di fatti e reazioni. Per parlare di una sola partita di calcio quindi bisogna dire molto altro, scivolare sui pendii giusti, che non portano la lettura verso l’inimmaginato, ma che sappiano costruire percorsi paralleli in parte intersecanti. Un narrazione del genere, a più fili annodati, è quella di Massimiliano Graziani per il suo “Quel Roma-Liverpool di un mercoledì da cani”, che racconta la storia e le storie del 30 maggio 1984, il giorno in cui si giocò la finale di Coppa dei Campioni allo Stadio Olimpico tra Roma e Liverpool. Le vicende partono dalla cronaca personale di Graziani e dal suo essere tifoso giallorosso e si spingono verso una storia a più facce. Le facce dei giocatori in campo, con flashback e flash forward a tenere insieme vicende di vita tanto diverse, quelle dei tifosi che quel giorno erano le stesse di tante partite del passato e del futuro, quelle del mondo che gira intorno ad eventi del genere, che saranno sempre uguali in caso di vittoria e di sconfitta, quelle di chi non c’era e la ricorda ancora, ognuno distorcendola a modo suo. I ricordi di una partita epica rimbalzano per anni e, tramandandosi, si ingigantiscono, facendo diventare calciatori senza corazza e parastinchi dei prototipi umani assoluti: uno che sa calciare diventa la Grazia, quello che non si stanca mai la Determinazione, chi sbaglia il rigore la Condanna. Non piacendomi tale visione, non posso che complimentarmi con Graziani, che lascia a terra i calciatori di quella partita, ognuno legato in parte alle vicende di quel mercoledì.