UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, GENNAIO 1990

Il 1990 a Napoli non è un anno normale (ma c’è un anno normale a Napoli?). E non solo perché la squadra della città vincerà il suo secondo scudetto e ci saranno alcune delle partite più importanti dei Campionati mondiali di calcio che si svolgono in Italia. La società, le arti, la politica, il pensiero del futuro toccheranno Napoli in quest’anno benedetto o maledetto, proprio per questo unico.
Ma se accadranno tante cose nuove, l’inizio di tutto è come sempre vecchio, ignobile e stupido, perché bisogna contare i feriti ma soprattutto i morti di quella guerra giocosa che è il Capodanno (a tirare su gli animi Mario De Luise. L’1 gennaio si lancia ancora una volta nelle acque di Marechiaro). L’evento più drammatico (150 persone colpite, roba da Caporetto) è accaduto a Forio d’Ischia. Tre bambini hanno messo insieme tanti petardi inesplosi in un contenitore di plastica, vi hanno dato fuoco e l’esplosione è stata tremenda. Nello Capuano, 11 anni, muore all’istante travolto dalle schegge, Giovanni Luongo, 12 anni, quasi perde la vista.


Da un punto di vista calcistico sembra un mese degli anni 2000. Si gioca tantissimo perché c’è un pezzo della Coppa Italia da portare avanti insieme alla Serie A. L’ultima giornata del 1989 per il Napoli è stato un campanello d’allarme pericoloso, perché c’è stata la prima sconfitta della capolista contro la Lazio. In realtà gli addetti ai lavori non riuscivano a capire come e perché il Napoli fosse al comando, con il suo uomo più importante, Diego Armando Maradona, che lì non ci voleva più stare. Tornato dalle ferie estive con quasi 50 giorni di ritardo, esordisce visibilmente ingrassato alla quinta contro la Fiorentina e poi continua ad andare su e giù. Una domenica domina l’Inter campione in carica, l’altra si sveglia appena in tempo per partire con la squadra dopo una settimana senza allenamenti. Un comportamento completamente folle. Il calcio italiano però non pensa solo al Maradona schizofrenico di quel periodo, ma soprattutto allo scampato pericolo per Lionello Manfredonia, in arresto cardiaco durante Bologna-Roma di fine anno. Come si dice in questi casi, “il calcio s’interroga” se sui campi c’è tutto quello che deve esserci per evitare gravi conseguenze. A Napoli si risponde che ci sono speciali ambulanze, nelle quali i medici possono intervenire durante il trasporto in ospedale. Sotto la supervisione del cardiologo Prof. Federico Gentile, al S. Paolo lavora ogni domenica un’équipe di specialisti.

La situazione politica italiana sembra ancora stabile, con il CAF a dominare all’interno della logica del pentapartito, anche se Forlani ha perso punti e poltrone rispetto a Craxi e Andreotti. Un caso molto spinoso che mette in leggera crisi il CAF e l’intero sistema politico riguarda proprio Napoli in quel mese dell’anno. In sintesi: nello svolgimento delle elezioni politiche del 1987 sono stati scoperti degli evidenti brogli (schede bruciate, preferenze manipolate, verbali truccati e altro ancora) in alcune circoscrizioni del casertano e del napoletano. Tutto è stato denunciato dal deputato Giancarlo Salvoldi dei Verdi. Ad inizio mese la giunta delle elezioni, con 12 voti contrari e 12 favorevoli decide che il caso non sussiste, non ci sono prove, scioccando l’intera opposizione, nonché buona parte dell’opinione pubblica. In questo modo si rimandava tutto al Parlamento dove, senza ombra di dubbio, la maggioranza si sarebbe ancora una volta stretta a riccio intorno al proprio potere, rigettando tutto. Era una cosa che accadeva da sempre, di cose strane ne sono pieni gli archivi parlamentari, ma inizia ad esserci qualcosa di diverso. Non solo i politici della minoranza e gli intellettuali non schierati con la DC e il PSI urlano ai brogli, ma è la maggior parte della gente (termine che entra nel vocabolario politico in questo periodo per poi dominare con il berlusconismo) che inizia a sentirsi “schifata” (termine che a Napoli in quei giorni un testimone diretto mi ha detto che era sulla bocca di tutti). Quello schifo poi diventerà terra fertile per qualcosa ancora di là da venire (il 10 gennaio 1990, su Repubblica, Giampaolo Pansa scrive un pezzo dal titolo “I mercanti nel tempio”, parlando de “i malloppieri dei partiti accatastano con ingordigia, tangente dopo tangente”. Ormai ci siamo).

Se si va a vedere quali sono le sezioni dei brogli poi, l’elemento puramente geografico ci dice ancora un’altra cosa. Ad essere inquinate erano l’area del casertano che va verso il Tirreno e Napoli Nord. Da una parte scopriremo solo anni dopo l’esistenza dei Casalesi (il 16 gennaio viene scoperto il corpo fatto a pezzi di Diallo Mamadov Talibé, uno dei cinquemila immigrati concentrati fra Castelvolturno e Lago Patria così ben sfruttati e così barbaramente uccisi dalla camorra locale), mentre nell’altra si sta concretizzando a suon di miliardi il dominio di Paolo Di Lauro e l’Alleanza di Secondigliano. Camorra e politica facevano quello che volevano. Insieme.
Sempre in quell’articolo citato, Pansa scrive: “Siamo alla polimafia, centauro di mafia e politica, versione criminale del Grande Trucco Elettorale, mutazione genetica di un partitismo ormai talmente innestato sul potere mafioso da non esserne più distinguibile”.  

Il teatro napoletano negli anni ’80 è stato straordinario (Eduardo è morto nel 1984, bisognava camminare da soli). In città hanno lavorato gente come Mario Martone, Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Manlio Santanelli e il 1990 si apre con una pièce attesa, “L’ispettore generale” di Gogol, messa in scena da Roberto Guicciardini, fiorentino, ma con l’attore principale napoletano, Geppy Gleijeses, che tutti conoscono per i ruoli affidatigli da Luciano de Crescenzo nei due film di Bellavista.
Da un punto di vista culturale però, la cosa più importante in quel momento a Napoli è la visita con conferenza di Hans Georg Gadamer presso l’Università Federico II, dove riceverà anche la cittadinanza onoraria. Scrive di suo pugno un testo a dir poco profetico. Ci sono frasi del tipo: “La natura non può più essere vista come un mero oggetto di sfruttamento, essa deve essere esperita, in tutte le sue forme, come un partner, e questo vuol dire che essa deve essere compresa come l’ altro, insieme al quale viviamo”, oppure “Che si possa dar ragione all’ altro, che si debba aver torto rispetto a noi stessi ed ai nostri propri interessi, non è facilmente comprensibile ed accettabile. Noi dobbiamo imparare a rispettare l’ altro, ed a considerarlo. Questo implica che dobbiamo imparare ad avere torto”. Sono orizzonti che allora pochi uomini potevano intravedere, mentre adesso sono dei pantani in cui non riusciamo a muoverci.

Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer Bild: Philipp Rothe, 01.11.1999

Intanto il Napoli riprende noiosamente a giocare, vincendo. Contro l’Ascoli il 7 gennaio grazie ad un gol di Carnevale e il 10 gennaio in Coppa Italia contro il Bologna, per 2-0 con gol di Francini e Alemao. La partita di Udine del 14 gennaio però non è affatto noiosa. Segna subito De Vitis che segnava sempre contro il Napoli, all’86’ raddoppia Luca Mattei e la sconfitta sembra ovvia, insieme al tramonto tanto atteso di una squadra attaccata con lo scotch ogni domenica. Invece Maradona tocca di fino per Zola, atterrato da Oddi, segnando il successivo rigore e a tempo praticamente scaduto, scherza un difensore in fascia e crossa, al centro dell’area Zola stacca che nemmeno Cascarino (il vero sport preferito da Zola è il basket), Abate non trattiene e Corradini pareggia. A fine gara si capisce che quella è una squadra con un destino. Il giorno dopo sul Mattino Giuseppe Pacileo da 3,5 in pagella a Maradona. Forse per ribadire ancora una volta tutto quello che poteva essere e non era perché pensava ad altro. Ma la partita l’ha risolta lui.

Prima scrivevamo di geografia camorristica che cambiava. Un altro indizio è evidente il 13 gennaio, quando viene arrestato il temutissimo boss di Ponticelli, Andrea Andreotti, detto “O’ cappotto”, nel quartiere di Poggioreale, mentre era a bordo di una Fiat Uno guidata dal suo consigliere, Vincenzo Avolio, considerato l’eminenza grigia del clan. In quel momento e in quella zona c’era una guerra fra la famiglia Andreotti e quella dei Sarno, che aveva portato pochi mesi prima alla strage del bar Sayonara, quando morirono sei persone, anche se soltanto due facevano parte del clan Andreotti. Le altre quattro vittime erano innocenti, uccise per errore da killer sotto l’effetto di droga e che non conoscevano i volti della loro missione di morte. Queste guerre intestine in zone molto forti negli anni ’80, spostano l’asse verso altre zone più “tranquille”.


Il campionato potevano vincerlo in tante squadre (davvero? Incredibile!) Napoli, Milan, Inter, Sampdoria e Roma. Per questo motivo il pareggio di Udine fu fondamentale, così come la vittoria del 17 gennaio contro il Cesena con gol di Crippa. La partita contro il Verona del 21 gennaio era molto importante per tenere dietro tutti e Maradona, quando c’era da giocare sul serio si dava da fare. Al 16’ dopo un assist in rovesciata che oggi vedremmo per due mesi di fila senza interruzioni su tutte le tv nazionali e non, lascia tirare una punizione da destra a Baroni. Doppia deviazione e vantaggio azzurro. Poi al 43’ viene lanciato da Crippa, a tutta velocità controlla, dribbla il portiere e appoggia in porta dolcemente. Succede tutto in una trentina di centimetri (roba che oggi qualcuno gli porta il Pallone d’oro incastonato di diamanti fino nel garage di casa).

Il 19 alla Tenda Partenope meraviglioso concerto dei Litfiba in un momento di grazia totale. A fine anno uscirà “El diablo”, bella botta per il rock italiano. I ragazzi a Napoli proprio quel giorno stavano vivendo un periodo entusiasmante. Non solo per il rock che arrivava in città, ma perché proprio il 19 gennaio arrivò anche la Pantera (occupazione della facoltà di Scienze Politiche all’Università Federico II), la protesta studentesca contro la riforma del ministro socialista dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica Antonio Ruberti. Della Pantera si sta ricominciando a parlare dopo anni di silenzio e segnalo il bell’articolo di Daniele Vicari su “L’Espresso” del 1° dicembre 2019. Napoli fu un centro nevralgico della rivolta perché a breve furono occupate anche Sociologia e Scienze Geologiche e il 22 gennaio centinaia di studenti manifestarono al Secondo Policlinico dove era in programma un convegno al quale avrebbe dovuto partecipare il ministro per l’Università Ruberti. Alcuni ragazzi interruppero il ministro della Sanità De Lorenzo, criticando aspramente l’assenza di Ruberti che si era sottratto al confronto con gli studenti.

Poi il 24 e il 28 gennaio si gioca due volte contro la Fiorentina, la prima in Coppa Italia a Perugia, la seconda a Firenze per il campionato. Nella partita di Coppa in uno scontro con Ferrara, Dertycia si lesiona il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e praticamente termina la sua parabola ascendente nel calcio che conta. Segna Dunga con una bordata all’incrocio dei pali e pareggia Maradona, resistendo a Iachini che lo scalcia alle spalle, per poi tirare un tiro secco e preciso all’angolo sinistro del portiere. Quella del 28 risulterà determinante per il cammino scudetto. La Fiesole non c’è per protesta contro la società. Il Napoli vince con una volée spettacolare di Luca Fusi, un calciatore che non vedevi mai ma che c’era sempre. Questa vittoria darà nuova spinta alla squadra che inizierà a crescere anche per un motivo che vi dirò solo il prossimo mese J

Ah dimenticavo, ovviamente c’è ancora la questione Terremoto. Dieci anni erano passati ma tutto sembrava ancora fermo. Solo la corruzione galoppava. Tanti esponenti del PCI continuavano a dire che il terremoto aveva rappresentato per la camorra un affare incredibile, anche più del traffico di droga. Negli ultimi giorni del mese la commissione parlamentare tornava ancora una volta a Napoli per controllare e valutare l’utilizzo dei soldi. Un esempio semplice dello sperpero e l’utilizzo malvagio di tutti quei soldi è il raddoppio della Circumvesuviana, originariamente previsto in galleria, diventato all’improvviso un viadotto sopraelevato con un costo tre volte superiore a quanto preventivato (oggi si conosce benissimo come le mafie sfruttavano le varianti d’opera per prendere gli appalti con la migliore offerta e poi ricavarci molto di più). In quel periodo si stanziavano soldi addirittura senza appalto e senza la copertura finanziaria già dichiarata. Era un buco enorme e doloroso che si continuava a scavare senza limiti.

SPECIALE 2000 : TERREMOTO IN IRPINIA

L’ultimo giorno del mese ancora il Napoli, sempre in Coppa Italia, questa volta contro il Milan e non è stata e non sarà una sfida qualsiasi. Gioca quasi esclusivamente il Milan, ma la parata più difficile deve farla Giovanni Galli. Termina 0-0 e per adesso è tutto.

"Tutta colpa di Paolo Rossi" di Beppe Di Corrado


L’idea di partenza del libro “Tutta colpa di Paolo Rossi” di Beppe Di Corrado non solo è condivisibile ma opportunamente da appoggiare. L’apologia passatista dello “stavamo meglio quando stavamo peggio” non ha più ragione di esistere in un mondo così cambiato, il che vuol dire migliorato al di là di quello che dicono i nostalgici. Un mondo che, attraverso un semplice collegamento globale, permette a tutti i “connessi” di accedere a buona parte delle risorse e delle conoscenze è un mondo migliore. Se prendiamo il calcio poi, Di Corrado ci fa giustamente notare come sia diventato sempre più un micromondo dove la competenza, la qualità nel proprio lavoro (questo vale per il calciatore, il giornalista, il massaggiatore, il presidente, ecc.), la professionalità e l’impegno sono le condizioni di base per accedervi.

In questo senso ci aspettavamo un libro dove ad essere analizzati nelle loro relazioni già ricche di senso e di valore fossero i protagonisti dell’oggi, quelli che fanno cronaca ed insieme storia nel giro di una settimana, quelli che sono miti d’oggi senza il timbro di una narrazione successiva.

In alcune parti (quelle migliori) il libro è proprio questo, svelando semplicemente le facce e i connotati dei protagonisti del presente: i paragrafi sulla follia da putto cresciuto di Cassano, sulla scaltra cocciutaggine di Lotito e sulla doppia parabola ascendente-discendente dei Baresi sono i migliori. Altri poi vivono, sulla falsariga del precedente libro di Di Corrado, Doppio passo (Limina Edizioni, 180 pg., 2006), degli astrali collegamenti che le vicende di vite diverse hanno generato. Si parla, attraverso il paradigma Rozzi-Zamparini, di come sono uguali ma diversi i padroni del vapore di una volta rispetto a quelli di oggi, di come sono stati sempre additati e adorati due magnifici intrallazzatori come Moggi e Allodi, di come il valore della fantasia è declinata nei piedi e negli animi di Baggio, Del Piero e Totti.

Altri paragrafi poi, francamente, non li comprendiamo: l’antiapologia forzata nei paragrafi sulle maglie di lana, Holly e Benji e il ruolo della tv è fin troppo calcata, diventa un’arringa già sentita e per questo noiosa, mentre le parabole di Giannini, Manfredonia e Bagni corrono su fili troppo sottili che scadono spesso nella melanconia della vita buttata. Detto questo, resta un buon libro. Da consigliare.

P.S. Il paragrafo su Berlusconi e il berlusconismo non scade né nell’esaltazione del nuovo mondo né nell’ottusa critica contro il Grande Male. Questo è un bene, ma finisce per non evidenziare né le frontiere aperte dal Silvio nazionale né le brutture che il “suo” calcio ha scatenato.