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QUALE È IL MEMORABILIA CALCISTICO PIÚ STRANO CHE HAI?

Ho visto tanti pezzi davvero unici della storia del calcio. Non roba già museata, se così si può dire, sarebbe troppo facile, ma cose che mi hanno mostrato soprattutto amici. Ho visto 12 maglie di Maradona ad esempio, tutte insieme, indossate e vicine. Ho visto anche una pipa che Bearzot ha fumato. E anche dei calzini che un mio amico dice che ha preso direttamente dai piedi Causio. Chissà se è vero.
Io ho raccolto poco, non voglio assolutamente lanciarmi in collezioni che mi avvilupperebbero e da cui uscirei sempre sconfitto, ma qualcosa ho.
Insieme a mio fratello negli anni abbiamo messo insieme un po’ di memorabilia particolari e quello che secondo me è l’oggetto più strano è questa maglia di Daniele Vantaggiato ai tempi del Crotone.
In quel periodo pensavo che sarebbe diventato il nuovo Boninsegna. E mi lanciai sulla maglia. Pensavo che sarebbe diventata un pezzo pregiato. Vantaggiato non è diventato Boninsegna e adesso mi serve a scrivere questo pezzo. Non male alla fine.

E se Carl Sagan fossi tu?

Carl Sagan era un astrofisico e, insieme ad una commissione, ebbe il compito di parlare con gli alieni. Detta così è un po’ una vaccata e infatti lo è, ma Sagan dovette davvero pensare a suoni e immagini che potessero permettere ad eventuali vite nello spazio di conoscere il pianeta Terra.
Fu uno di quelli che riempì di contenuti il Voyager Golden Record, un disco per grammofono lanciato nel 1977 e che arriverà presso la prossima stella fra circa 40.000 anni.
Tra le altre cose Sagan scelse di inserire 115 immagini e, insieme ai suoni naturali, anche una selezione musicale in cui piazzò Johnny B. Goode di Chuck Berry, El Cascabel, una canzone mariachi messicana, la Cavatina dal Quartetto n. 13 di Beethoven e un canto matrimoniale del Perù.
Se voi foste dei Carl Sagan calcistici, cosa inviereste nello spazio per mostrare ai non terrestri quello che si sono persi in questi anni in cui magari non hanno visto giocare a calcio? Ecco le mie 10 scelte:

Il gol di Maradona contro l’Inghilterra

L’esterno di Beckenbauer

La grazia acrobatica di Cruyff

I passaggi filtranti di Iniesta

La direzione del gioco di Overath

La corsa di Shevchenko

La rapacità di Romario

I cambi di ritmo di Ronaldo

I surplace di Savicevic

La conduzione della palla di Baggio

La Serie A nei giorni della nevicata del 1985

Nonostante oggi faccia quasi caldo, non so perché ho pensato alla nevicata del 1985, ricordando il sottoscritto a 5 anni che camminava fra muri di neve più alti di me. Non ricordo molto altro e mi è venuta la voglia di vedere come si è giocato in Serie A quel la domenica, come erano messi i campi e le mise dei calciatori. Ecco un viaggio gelato di 34 anni fa.
Procedo in ordine di schedina.

ASCOLI-INTER 1-1

Al “Del Duca” si intuisce come il vento come raffiche di mitra disinitegrava cumuli di neve, per citare il poeta. Nella melma, due gioielli brillantissimi. Altobelli in mezza rovesciata, Iachini, a 20 anni, in sforbiciata. Forse entrambi vollero risarcire Rummenigge a cui Roth aveva annullato “la sforbiciata” contro i Rangers nel novembre dell’anno prima.

ATALANTA SAMPDORIA 0-0

Non sono riuscito a trovare il video della partita. Se sapete dove trovarlo, postatelo nei commenti. Ho visto i tabellini, la cosa più emozionante devono essere state le sostituzioni. Un certo Donadoni da il cambio a Stromberg per l’Atalanta, mentre per la Samp Vialli sostituisce Mancini.

AVELLINO-VERONA 2-1

Questa è un vero romanzo. Il freddo di Avellino lo conosco, con qualche lago in più ti sembra di stare in Minnesota. C’è davvero di tutto: Bagnoli con paltò pesante e coppola felpata, Angelillo che suda per lo sbalzo termico, la segatura in area di rigore, Garella che para coi piedi, Biazzo in gran forma, Angelo Colombo in gol da 35 metri. Un film.

FIORENTINA-NAPOLI 0-1

Basterebbe dire gol e pelliccia di Maradona per chiudere il discorso. Ma da aggiungere c’è Socrates con la faccia nella neve e “Giaguaro” Castellini in presa plastica. Dopo un anno e mezzo Maradona segnerà a Galli nella stessa maniera e grazie allo stesso controtempo. La memoria atletica di Diego lo ha fatto il migliore di sempre.

JUVENTUS-LAZIO 1-0

Si giocò il 30 gennaio. Non vale.

MILAN-COMO 0-2

La neve e il gelo si palesa sotto i nostri occhi minuto dopo minuto. Matteoli pattinava sempre in maniera meravigliosa e il “ragazzotto” Pasquale Bruno fa 0-2. Al Milan erano tutti mogi ma un anno e un mese dopo arriverà Berlusconi.

 

ROMA-TORINO 1-0

Anche a Roma spianate di neve dietro le porte anche se il sole ammorbidiva un po’ tutto. Pruzzo segna ma non corre sotto la curva, peccato, sarebbe stato un highlight anche oggi, tipo cosacco del Don che parte all’attacco.

UDINESE-CREMONESE 2-0

Pensi che a Udine sarebbe stato tipo Vladivostok e invece tutto sembra regolare. Campo che tiene, poca neve ai bordi del campo, partita traquilla. Segna Selvaggi campione del mondo e Carnevale. Peccato non avere immagini delle panchine perché si sfidarono Vinicio e Mondonico.

“Maradona – 101 pillole di saggezza” di Angelo Mora

Dopo aver letto il suo libro “Maradona. 101 pillole di saggezza”, avevo sottolineato cn gli amici le scelte argute di Angelo Mora. L’intervista di seguito mi ha confermato che sa guardare al calcio in maniera davvero brillante. Eccola.

Qual è fra le frasi che hai inserito nel libro quella che ti piace di più e perché?
«Ho vissuto quarant’anni, ma è come se ne avessi settanta. Mi è successo di tutto. Di colpo mi sono trovato dalla baracca di Villa Fiorito alla cima del mondo. E lì mi sono dovuto arrangiare da solo» (pronunciata nel 2000). Bellissima e autoesplicativa. Segnalerei anche una frase attribuita da Jorge Valdano a Maradona nel libro ‘Il Sogno di Futbolandia’: «Se mi trovo a una festa in casa del Presidente della Repubblica, con lo smoking addosso, e mi lanciano un pallone sporco di fango, io lo stoppo di petto e lo restituisco come dio comanda». In realtà appartiene al suo primo scopritore, Francis Cornejo. Per questo motivo l’ho esclusa dal libro, ma ne sono innamorato: descrive perfettamente il miglior Maradona, quello del pallone come impareggiabile strumento di felicità – ovunque e comunque. 

Dopo averne scandagliato le parole, che giudizio daresti di Maradona nel corso del tempo? Ha mantenuto una sua coerenza in quello che ha detto in vari momenti della vita

“Maradona coerente” pare un ossimoro. Diego ha detto tutto e il suo contrario. Si è smentito di continuo, con parole e fatti, ha litigato con chiunque, anche con chi sembrava prodigarsi per il suo bene. È difficile estrapolare una logica costante nei suoi saliscendi emotivi. Senza dubbio, ha sempre posseduto un istinto insopprimibile: quello di rispondere a voce e a testa alta, a qualsiasi costo. Nessuno può dirgli che cosa fare o come stare al mondo, nemmeno il Papa. Le sue pose da rivoluzionario politico sono esagerate, se non gratuite. Tuttavia per chi proviene dal basso, la storia di Maradona rappresenta un bel dito medio rivolto a coloro che si credono naturalmente superiori poiché più ricchi, istruiti o “virtuosi”. Lui ama accostarsi a Che Guevara, ma io lo paragonerei a Johnny Rotten dei Sex Pistols: più nichilista che altruista. 

Mi sono segnato la frase: “La gente deve capire che Maradona non è una macchina della felicità”? Che valore dai a questa frase e cosa pensi volesse intendere Diego?

La pronunciò poco prima dei Mondiali del 1982, a nemmeno ventidue anni, circa le perplessità di mass media e tifosi argentini nei suoi confronti.  Si tratta di un tema ricorrente e decisivo della vicenda di Maradona. Da un lato c’è un calciatore di personalità che, fin da adolescente, è consapevole di un talento superiore, non teme la ribalta e ambisce alla carica di leader.  Dall’altro, c’è un ragazzo un po’ immaturo – e permaloso – che accetta a malapena le critiche sul piano tecnico, rifiutando poi il ruolo di salvatore della patria o benefattore del popolo quando le cose vanno male. Già due anni prima, Diego anelava a «tornare a giocare a pallone per un panino e una Coca-Cola, come ai tempi di Villa Fiorito», esprimendo una sorta di rigurgito verso il professionismo (che pure aveva appena affrancato lui e la sua famiglia dalla miseria). Nel 1998 dirà che «Napoli mi aveva dato tutto, ma qualcuno non capì che per me era diventato troppo». È la sua perenne contraddizione: dipendere dalle attenzioni del mondo esterno, indice di successo ed emancipazione, ma staccando la spina a piacimento. Essere venerato come un dio e perdonato come un comune mortale: un equilibrio improbabile (specie se, di mezzo, c’è uno stile di vita spregiudicato). 

Per chi è innamorato, Maradona è intoccabile, qualsiasi cosa faccia e dica. Per chi lo odia, Maradona è sempre fuori registro. Dove sta la verità?

Se odi Maradona, odi il calcio. Se lo ami incondizionatamente, fino a negarne i difetti, fai un torto al buon senso perché Diego è un uomo e gli uomini sbagliano sovente e, a volte, in maniera deliberata. La verità sta nel modo in cui ci rapportiamo ai nostri eroi sportivi, forse. C’è una corrente di pensiero “istituzionale” che auspica di elevare gli atleti famosi a modelli di vita. Ma se ammettiamo che siano gli attori di una recita competitiva e stressante, il cui ricco meccanismo commerciale è alimentato da noi stessi, non possiamo realisticamente esigere degli esempi di moralità cristallina. E se cerchiamo davvero un’eccezione alla regola, tanto vale indicare un Alex Zanardi o una Bebe Vio. All’opposto troviamo il “maledettismo”: l’elogio della vita spericolata, che spesso partorisce cattiva letteratura e grossi abbagli (qualcuno pensa davvero che Robin Friday fosse brillante come George Best o che il Mágico González fosse abile come Maradona stesso?). Certo, senza la sua condotta sopra le righe, probabilmente il profilo di Diego non sarebbe così intrigante. Vederlo sbronzo e confuso sulle tribune dell’ultimo Mondiale, tuttavia, non è stato un bello spettacolo. Insomma, nel caso di Maradona non saprei tracciare con precisione il confine fra l’idolo calcistico e la persona vittima delle proprie debolezze. Di sicuro provo ammirazione sconfinata per il primo e umana compassione per il secondo.

P.S. ho omesso la retorica degli “uomini veri” e dei loro nebulosi “valori”, tipica del frasario del calcio moderno. A chiunque abbia superato l’adolescenza, anagraficamente e mentalmente, non può che far sorridere. 

Secondo te Maradona ha ancora qualcosa da dire per il calcio del futuro oppure ogni sua frase parlerà di un altro tempo, ormai passato?

Beh, laddove vengano prese sul serio le parole di Infantino, Platini, Tavecchio, Lotito, Agnelli, Fassone, De Laurentiis, Costacurta, Cristiana Capotondi e simili, gente che non sa nemmeno che forma abbia il pallone o l’ha scientemente rimosso, preferisco pendere dalle labbra di Maradona, anche quello più bolso e meno lucido.  Sì, mi piace pensare che Diego abbia ancora qualcosa da dare al calcio e vorrei che lo facesse da allenatore. La sua avventura in panchina non cessa di stuzzicarmi: solo la campagna di qualificazione ai Mondiali 2010 dell’Argentina meriterebbe un libro o un documentario a parte! A livello mediatico impazzano gli allenatori-filosofi che nobiliterebbero la disciplina con le proprie idee estetizzanti. Io mi accontenterei di un Maradona che vincesse la Coppa Libertadores alla guida dell’Argentinos Juniors, magari dopo una partitaccia strappacuore come la famosa Argentina-Perù del 2009. Al netto del gonfiore e delle rughe, il suo volto sarebbe identico a quello del 29 giugno 1986 a Città del Messico o del 17 maggio 1989 a Stoccarda. Sono davvero tanti, troppi anni che non lo vediamo più sorridere così. 

P.S.: Maradona che prende i Dorados de Sinaloa ultimi in classifica e, in tre mesi, li porta prima ai playoff e poi a sfiorare la vittoria del campionato, per me è l’impresa calcistica del 2018. Ma se vi appassionano di più i principi di gioco proattivi del Sassuolo di De Zerbi, il marketing dell’Inter in Cina o il fair play finanziario della UEFA… de gustibus.