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Aspettando Atene: i precedenti di Italia-Grecia

di Francesco Gallo

Se diamo per buona la locuzione di Orazio secondo cui Graecia capta ferum victorem cepit, ovverosia: «La Grecia, conquistata dai Romani, conquistò il selvaggio vincitore», e se applichiamo la lezione del grande poeta al calcio, allora la mente non può che tornare all’eterno tentativo dei due Paesi (o se preferite, delle due squadre) di conquistarsi l’un l’altro. Con il pallone tra i piedi, è una sfida che si ripropone decennio dopo decennio, dagli anni Trenta. E in attesa della doppia sfida di qualificazione ai prossimi campionati Europei (8 giugno e 12 ottobre), abbiamo deciso di ripercorrere e raccontarvi la storia delle nove partite disputate tra Italia e Grecia.

25 marzo 1934, qualificazione ai Mondiali (Italia – Grecia 4-0)
Nella primavera del 1934 è quasi tutto pronto per il Mondiale casalingo. Mussolini ha ordinato di non badare a spese pur di offrire alla stampa estera l’immagine di un Paese benestante, felice e stretto intorno al suo condottiero. Tuttavia, le «folle di stranieri appassionati di sport», che tra maggio e giugno arriveranno in Italia, ignorano che il Belpaese conta quasi un milione di disoccupati, ha ridotto i salari del 20% e solo in pochi possono permettersi, una volta al mese, di portare in tavola la carne o il pesce.
Ma il 25 marzo, in pieno stile Panem et circenses, gli italiani hanno di che gioire. Giornata fitta di impegni. Al mattino sono chiamati a presentarsi alle urne per le elezioni e il pomeriggio allo stadio per Italia-Grecia. Visto che sono stati sciolti tutti i partiti politici, fuorché quello di Mussolini, gli elettori hanno il solo compito di porre una croce sul Sì o sul No a seconda della propria volontà nel voler approvare la lista dei deputati designati dal Gran Consiglio Nazionale del Fascismo. In dieci milioni, quasi il 97% degli aventi diritto, quel giorno voterà Sì. Se alle urne il plebiscito è fuori discussione, il timore aleggia sulla remota possibilità che il trionfo politico possa essere oscurato da una clamorosa sconfitta della nazionale azzurra contro la Grecia. Vaccaro e Starace fanno sapere al Duce che non qualificarsi per il Mondiale da giocare in casa è praticamente impossibile. A rafforzare questa idea ci pensa Vittorio Pozzo che nella partita di Milano schiera in campo due novità: il giovane portiere dell’Ambrosiana, Carlo Ceresoli, e un’energica mezzala della Triestina: Nereo Rocco. In attacco: Guaita e Meazza.
Si gioca allo stadio San Siro, il tempio del calcio milanese costruito, per volontà del presidente rossonero Piero Pirelli, alla maniera inglese: tribuna centrale coperta e nessuna pista di atletica a separare il campo dal pubblico. Il calcio d’inizio è alle 15:00. E gli undici azzurri impiegano poco tempo a disfarsi degli inesperti avversari greci: 4 a 0. La larga vittoria porta la firma dell’oriundo Anfilogino Guarisi (brasiliano, il suo vero nome era Amphilóquio Marques Guarisi detto Filò), Ferrari e doppietta di Giuseppe Meazza.

4 marzo 1972, amichevole (Grecia – Italia 2-1)
Gli azzurri di Ferruccio Valcareggi, campioni uscenti dei campionati Europei del 1968, avevano vinto senza preoccupazioni il girone di qualificazione davanti ad Austria, Svezia e Irlanda. La squadra è collaudata, le battaglie del Mondiale messicano sono ancora negli occhi di tutti, ma i primi dubbi sulla tenuta della vecchia guardia azzurra vengono al pettine durante l’amichevole di Atene contro la Grecia.
Zio Uccio dietro si affida al consolidato duo Burgnich-Facchetti; a centrocampo gioca le ultime partite Sandro Mazzola, mentre in attacco, alle spalle di Gigi Riva, gioca l’unica novità della rosa: Claudio Sala, abile interno destro del Torino.
Alla rete di Antoniadis risponde Boninsegna e nel secondo tempo da la vittoria alla Grecia un tiro al volo di Pomonis. È il primo campanello d’allarme del prossimo azzurro tenebra. Gli ultimi fuochi della dittatura dei colonnelli in Grecia hanno colpito anche l’Italia, ma gli italiani appaiono molto più preoccupati della battuta d’arresto della nazionale azzurra rispetto al sequestro dell’ingegner Idalgo Macchiarini, dirigente della Sit-Siemens, da parte di un nuovo gruppo armato extra-parlamentare: le Brigate Rosse. La foto del malcapitato Macchiarini con la pistola puntata sulla guancia e con il cartello al collo con su scritto «Mordi e fuggi! Niente resterà impunito! Colpiscine 1 per educarne 100! Tutto il potere al popolo armato!» farà il giro del mondo dando inizio all’epoca dei sequestri.

30 dicembre 1975, amichevole (Italia – Grecia 3-2)
Fuori al girone ai Mondiali del 1974 e mancata qualificazione agli Europei del 1976. La nazionale azzurra continua a sprofondare nelle tenebre, urge una rifondazione. Bernardini e il giovane Bearzot puntano sui giovani. In attacco, al comunale di Firenze, contro la Grecia, sfoggiano Paolino Pulici e Beppe Savoldi. L’inedita coppia-gol sventa le minacce greche e l’Italia vince 3-2. È il penultimo giorno dell’anno. Si spegne così un 1975 avaro di gioie calcistiche ma che a livello politico e sociale è stato attraversato dal brivido del proletariato al potere, de «I padroni a cuccia» e delle prime avvisaglie del Compromesso storico tra Moro e Berlinguer.

 

6 dicembre 1980 e 14 novembre 1981, qualificazione ai Mondiali (Grecia – Italia 0-2 e Italia – Grecia 1-1)
Lo scandalo ItalCasse e del Totonero; le stragi di Ustica e della stazione di Bologna; la delusione dell’Europeo casalingo e l’unico punticino raccolto durante il Mundialito, accompagnano le due partite contro la Grecia, valide per l’accesso ai Mondiali di Spagna del 1982. La nazionale di Bearzot, nella prima delle due sfide, manifesta la propria superiorità ad Atene. Antognoni e Scirea, firmando lo 0-2, lanciano l’Italia in testa al girone. Ma uno scolorito pareggio al ritorno (1-1), nonostante il bel gol di Bruno Conti, ne complica il cammino. Non danno i frutti sperati gli esperimenti di Dossena mediano e di Selvaggi unica punta. Ci qualifichiamo comunque, un passo dietro alla Jugoslavia. Come sarebbe andata dopo, in Spagna, lo sappiamo tutti.

5 ottobre 1983, amichevole (Italia – Grecia 3-0)
Dopo la vittoria del Mondiale spagnolo, Enzo Bearzot ha avviato un deciso rinnovamento della squadra. Sono rimasti in azzurro soltanto Cabrini e Rossi. Bordon e Galli cercano di raccogliere l’ingombrante eredità di Zoff, mentre Bergomi ormai è diventato l’inamovibile terzino destro. Baresi e Vierchowood formano la coppia centrale, Bagni e Ancelotti dirigono il centrocampo. L’assetto pare funzionare benissimo a Bari, nell’amichevole contro la Grecia. Il netto successo per 3-0, con le reti di Giordano, Cabrini e Rossi è però solo un’illusione: una nazionale vecchia, lenta e prevedibile fallirà clamorosamente la qualificazione agli Europei del 1984 in Francia.

13 marzo 1985, amichevole (Italia – Grecia 0-0)
Esentata dalle qualificazioni per il Mondiale in Messico, l’ultima Italia di Bearzot fa il pieno di amichevoli. Ad Atene, contro la Grecia, il ct campione del mondo preferisce il romanista Tancredi in porta; a centrocampo è il turno di Di Gennaro, il regista del Verona, in accoppiata col reduce Tardelli. Terminerà con un sonnolento 0-0. Anche questa Nazionale è piena di juventini, che due mesi dopo vinceranno la Coppa dei Campioni nella tragica notte dell’Heysel.

8 ottobre 1986, amichevole (Italia – Grecia 2-0)
Dopo il Mondiale messicano, la nazionale è ancora un ibrido. Il nuovo allenatore è Azeglio Vicini. Modesto passato da giocatore, un discreto presente da tecnico. Da responsabile dell’Under 21 non è riuscito a cogliere l’alloro giovanile con la più incredibile fioritura di talenti del nostro calcio: Zenga, Maldini, Berti, Donadoni, Giannini, Mancini e Vialli. Ma quella Nazionale ha fatto di nuovo sognare gli appassionati. Promosso ct della nazionale maggiore, promuove subito Zenga e Donandoni titolari, Ferri è lo stopper. Ma è ancora indeciso se confermare Vialli, Mancini e Ancelotti. La vittoria per 2-0 contro la Grecia nell’amichevole di Bologna, con una storica quanto splendida doppietta di Beppe Bergomi, gli chiarisce le idee. Ed è il primo passo verso un convincente Europeo del 1988.

19 novembre 2008, amichevole (Grecia – Italia 1-1)
Dopo ventidue anni è di nuovo Italia-Grecia. Nell’amichevole di lusso di Atene, il rientrante Marcello Lippi (al posto di Donadoni dopo l’Europeo del 2008) prova un modulo per lui insolito: 4-2-3-1. Schiera in campo De Sanctis al posto di Buffon (a riposo), Chiellini gioca accanto a Cannavaro; sulle fasce Bonera e Grosso, simbolo della vittoria del Mondiale di due anni prima. In mediana giocano De Rossi e Gattuso, poi tre centrocampisti avanzati: Camoranesi, Montolivo e Giuseppe Rossi. In attacco, da solo, Luca Toni. È suo il gol dell’1-1 che fissa il risultato finale in parità. Con questa partita Lippi supera il record di imbattibilità di Vittorio Pozzo, portandosi a 31 partite senza sconfitte sulla panchina azzurra.

 

Undicesimo numero di Linea Bianca in libreria.

Torna in libreria Linea Bianca il trimestrale di scienza e cultura sportiva diretto da Roberto Beccantini, con un numero eccezionalmente ricco. Per il centenario della nascita di Giuseppe Meazza, infatti Linea Bianca propone ai lettori un viaggio nel tempo alla scoperta del calciatore italiano del Secolo, morto – destino dei grandissimi – quasi dimenticato, in un giorno del Settantanove. Un viaggio che continua nella seconda parte del numero, con l’esplorazione della figura di un altro personaggio unico del nostro calcio, questa volta recente: Zdenek Zeman. Infine, ma non per ultimo, l’analisi di quel rapporto quasi inscindibile tra calcio e gossip. In chiusura il consueto “Zibaldone”: racconti in libertà.

P.S. In questo numero i miei articoli sono due: nel primo parlo di come le grandi penne, legate a grandi menti del giornalismo italiano, hanno tratteggiato la figura di Giuseppe Meazza. Nel secondo attivo il velinometro, uno strumento che calcola il grado di affinità tra il mondo delle veline e quello dei calciatori.