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“Felice. L’ultimo Tour” di Maurizio Ruggeri

Felice-ultimo-tourMerckx. Voglio iniziare una recensione su un libro dedicato a Gimondi con quel nome. Tanto dovremmo, dobbiamo farlo. Leggendo infatti Felice, l’ultimo Tour o l’impossibile sfida” di Maurizio Ruggeri quel nome è fantasma di forza che non riesci a scacciare, che Felice non ha mai incontrato. Eddy era il futuro, non è mica facile capire il futuro. E la cosa più bella di Gimondi e del libro è il fatto che Felice si è messo di buzzo buono per farlo.
C’è riuscito alla fine, quando il futuro diventò presente e Gimondi ovviamente passato. Solo in quel momento l’ha battuto. Una storia di tenacia insostenibile per tutti se non per un contadino bergamasco che non voleva sentire ragioni.
Qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che lo ha mosso nella vittoria del suo Tour. Era giovane, troppo, semplicemente un garzone. Doveva proteggere Adorni, poi perdere da Poulidor e fare solo esperienza.
La follia tipica dei contadini bergamaschi gli ha detto di fare altro. Essere leggero sui pedali e vincere, battendo i grandi.
Mi sono sempre chiesto: ma un Felice Gimondi senza Eddy Merckx era adesso uno dei primi tre sportivi italiani di tutti i tempi?
P.S. Mi piacciono tanto i flashback e flashforward nella storia.

“Pedalare” di John Foot

Pedalare_John_FootLeggere Foot è puro relax emozionale. Riesce a farti leggere, dopo tutte le volte che lo hai fatto, della Cuneo-Pinerolo dandoti la bellezza della scoperta. Tanti ci provano, pochissimi ci riescono. Ma la cosa straordinaria è il riuscirci senza svisare verso punti di vista strampalati o chiedendo aiuto a mezzo mondo (chi c’era, chi forse c’era, chi non c’era e voleva esserci, ecc.). Scrive con la leggerezza della prima volta e percepiamo il gusto della novità.
“Pedalare” è un libro di scienza e coscienza, ed è di grande onestà intellettuale farlo terminare (o comunque far terminare la parte che possiamo definire sport) nel 1984, nel momento in cui Moser, con Conconi e Ferrari a fargli da guardiaspalle, cerca e trova due record dell’ora a Mexico City. In quel momento non inizia il doping ma ne inizia l’era, l’epoca in cui tutto viene scritto dalla costruzione chimica dell’atleta.
Il ciclismo dei pionieri emerge per quello che ho sempre pensato: il primo vero sport. Anche fra giochi al massacro e pause nelle cascine, il ciclismo dei primissimi crea uno sport e forse lo sport come lo conosciamo oggi.
L’epoca di Coppi e Bartali è una fantastica storia del nostro paese e del dopoguerra, il momento più sincero della nostra identità. Gli anni ’60 con la pista è un altro fatto che abbiamo dimenticato, gli anni di Merckx sono stati coraggiosi e per i tanti che li hanno vissuti, indimenticabili.
Il doping in tutti questi anni c’è sempre stato. Ma veniva dopo l’atleta. Dagli anni ’80 diventa una semplice condizione necessaria per raggiungere l’obiettivo e lo sport ciclismo è diventato una fiction, magari anche piena di colpi di scena, ma così vicina ad un reality che lo puoi vedere mentre fai altro, tanto sai già come va a finire.
Altra cosa: la traduzione è molto ben fatta, non fa perdere quello stile piano che è il plus del libro.

I video di Archeologia sportiva 6: Pintens, Inter-Borussia Dortmund 1963-64, Giorgio Lamberti

MERCKX IMPEGNATO SEVERAMENTE DA PINTENS
Luik-Bastenaken-Luik, la corsa che l’indimenticabile Adriano De Zan definiva la decana delle classiche del Belgio, mai mancando di battezzarla con l’appellativo di Doyenne. Parliamo stavolta della LIEGI-BASTOGNE-LIEGI 1971, il Belgio è stato scosso il mese prima dalla tragedia di Monserè, serve qualcosa che consenta di rialzare il morale a tutto il ciclismo. Proprio lo sviluppo della Liegi resta unico: il campionissimo belga, quest’anno alla Molteni ma in maglia di campione belga, con uno scatto imperioso a Spa è intenzionato a “cannibaleggiare” anche questa corsa, ma c’è un connazionale, Georges Pintens, in giornata di grazia. A poche battute dal traguardo Pintens, che in futuro entrerà nel palmares della corsa nel 1974, piomba su Merckx. Questi s’impone comunque in volata nel classico velodromo di Rocourt.

OSTACOLO TEDESCO PER L’INTER DI HERRERA
Proseguiamo nella carrellata di frammenti rari o rarissimi. Eccoci alle SEMIFINALI DI COPPA DEI CAMPIONI 1963/64, l’Inter riesce ad imporsi sul Borussia Dortmund. Pareggio in Germania Ovest 2-2 e 2-0 al ritorno. Nel video 5 reti su 6 del doppio confronto.

LAMPERTH: L’ORO MONDIALE DI GIORGIO LAMBERTI Quando i mondiali di nuoto erano quadriennali, un fatto inconsueto andò a modificare la normale cadenza. I mondiali di Perth, che dovevano appartenere al 1990, scivolarono invece al 1991 per via del clima dell’emisfero australe che consigliava di svolgere le gare a gennaio. L’Italia si presenta forte dei 4 ori continentali di Bonn 1989 ma soprattutto confida di tornare a vincere un oro in piscina a 18 anni dall’affermazione di Novella Calligaris. Non si deve aspettare molto: nella prima giornata ufficiale del nuoto arriva L’ORO DI GIORGIO LAMBERTI NEI 200 SL che immancabilmente supera, da favorito, l’avversario di sempre, lo svedese Holmertz. Un successo straordinario dell’azzurro, già campione europeo a Bonn (con uno storico primato mondiale).

I video di Archeologia sportiva 5: Inter-CSKA Sofia / Celtic-Dukla Praga, Michele Bartoli, Eddy Merckx

MA LA FINALE DI CHAMPIONS LEAGUE AL SABATO PIACE A QUALCUNO? Forse il Presidente Uefa Platini avrà scelto la finale di Champions al sabato pensando alle suggestioni della Coppa di Francia o al Campionato di Rugby transalpino, noi francamente non siamo dello stesso avviso, in quanto l’immaginario del torneo gira intorno a quel benedetto mercoledì. Abbiamo scelto per il nostro amarcord delle Coppe europee la stagione 1966/67, ultima volta, prima di quest’anno, che la finale del massimo torneo continentale non si disputa il mercoledì. Nel maggio 1967 si giocò infatti in un pomeriggio portoghese di un giovedì del Corpus Domini. Per amor di precisione il Bayern vinse nel 1974 di venerdì ma allora si trattava di finale ripetuta. Ma vediamo come in quella primavera Inter e Celtic arrivarono a quell’epilogo.

SEMIFINALI DI COPPA CAMPIONI 1966/67. Dopo aver eliminato il Real Madrid nei quarti pare per l’Inter quasi una passeggiata dover affrontare i bulgari del CSKA Sofia. Invece il doppio confronto si presenta aspro e spigoloso. Pareggio 1-1 a Milano (nelle immagini le reti di Giacinto Facchetti e Tsanev), ritorno nella capitale bulgara con lo stesso punteggio. Serve un terzo confronto che i neroazzurri si aggiudicano a Bologna con una rete di Cappellini (documentata nelle immagini). Forse nelle tante, troppe energie psicofisiche sostenute per piegare i bulgari la lettura del finale di stagione opaco dei neroazzurri. In quella stessa Coppa dei Campioni e nello stesso filmato il Celtic s’impone per 3-1 al Dukla Praga, un punteggio che consente agli scozzesi di prenotare già all’andata la finale di Lisbona.

LA CORSA D’ORO DEL FIUME – AMSTEL. Amstel Gold Race. Un salto indietro non lontanissimo con la Coppa del Mondo. NEL 2002 VINCE MICHELE BARTOLI. Nelle immagini di Raisport l’ultimo chilometro nel commento di Alessandro Fabretti e Davide Cassani.

ECCOCI NELLE ARDENNE. Tocca poi alla Freccia Vallone rigorosamente infrasettimanale laddove un tempo si gareggiava invece durante un fine settimana che veniva definito il week-end delle Ardenne. NEL 1970 EDDY MERCKX con i colori della Faemino. Ecco l’arrivo con la telecronaca di Adone Carapezzi, che da alcuni anni era passato stabilmente alla radio, ma che nell’occasione sostituisce Adriano De Zan.

via Archeologia dello sport