Flamenco Barca vs Tango Albiceleste

Perché Messi sembra un altro giocatore con la maglia albiceleste rispetto a quella blaugrana? I giornalisti di tutto il mondo si scatenano: i golpisti credono nel sabotaggio del campione con donne e alcol, le colombe parlano di pulce-pulcino in uno spogliatoio di garra,i situazionisti dicono che le performance sono legate alla poca voglia estiva.
La verità è nel ritmo.
L’Argentina gioca a ritmo di tango, musica basata sugli accenti metrici sulle battute, come anche il valzer. Seguire questo ritmo vuol dire trascinarsi nel flusso musicale accordando i movimenti sui tempi di battuta della musica. Il movimento risulta in questo modo molto armonico, in accompagnamento assoluto della partitura ritmica.
Il Barcellona gioca a ritmo di flamenco, basato invece sul compàs, tappeto sonoro in cui il cantante e il ballerino svariano in tempo e controtempo. Nel ritmo flamenco ci si muove improvvisando su pattern predefiniti e liberando in strutture ritmiche fisse assoli di canto e danza.
Il flamenco Barca permette a Messi di improvvisare lunghe sequenze ritmiche in controtempo e accordarsi sul ritmo sincopato dei compagni di squadra. Su questi ritmi gli artisti-calciatori improvvisano in base ad un codice comune che tutti governano durante l’esecuzione.
Il tango dell’Argentina imprigiona Messi in un gioco a ritmo metrico che accenta la musica sulle battute, il che non gli permette di sfruttare la sua dote principale; il gioco in controtempo rispetto all’andamento ritmico della partita.
Come risolvere questo problema?
Nel Barca non c’è niente da risolvere. Per Messi giocare da attaccante centrale è perfetto per acuire la pericolosità dei suoi controtempi. I suoi movimenti spiazzano le difese e danno la possibilità ai compagni di liberarsi più facilmente. Con l’Argentina invece, quando Messi gioca di punta viene soffocato dai difensori avversari, che non sono spiazzati dal ritmo a tempo della squadra e riescono a tenere compatta la difesa. Se invece Messi giocasse da mezzapunta pura, o addirittura da mezzala, riuscirebbe ad alterare il ritmo della squadra, ad allontanarsi dall’asfissia avversaria e a modulare i ritmi di tango su una partitura meno omogenea e decifrabile.

Il calcio degli eventi storici

Non tanto il parlare (straparlare), ma lo scrivere calcistico è cambiato negli ultimi anni. Fino a poco tempo fa il presente era il termine di paragone negativo per discutere di tutto. I fantomatici campioni di oggi non erano nemmeno paragonabili a quelli degli anni ’60-’80, le squadre di quegli anni hanno cambiato il calcio e vinto tutto quello che si poteva con grande stile. Ronaldo per i suoi contemporanei non meritava il podio tra Pelè, Maradona e Cruyff, mentre per il sottoscritto è un giocatore irreale, proiettato in un futuro ancora lontano.
Oggi invece è tutto un peana di Messi più forte calciatore di tutti i tempi e Barcellona migliore squadra di sempre. Cosa è cambiato?
1 – Il prodotto calcio italiano ha preso tranvate tremende all’inizio degli anni 2000. I consumi del tempo libero si sono di molto diversificati e non contemplano più solo il rito domenicale degli anni ’70-’80 fatto di panino + stadio o in alternativa pranzo + tv. Le partite di oggi devono essere promosse come eventi storici, per avere grande seguito.
2 – La comunicazione è completamente concentrata sul presente. E questa è una scelta socio-politica, prima che massmediatica. La storia si narra in tv e sui giornali come una favoletta e difficilmente ha ricadute serie sul presente (vedi revisionismo a tappeto).
3 – Le nuove tecnologie hanno creato una sovrainformazione d’attualità. Internet ha spalancato le porte ai segreti e dettagli del vivere contemporaneo. Internet adora il presente. L’utente non ricerca il passato, fruibile anche attraverso gli altri media, ma le sfumature del presente, valide e memorabili nell’arco della giornata.
Questi per me i motivi socio-comunicativi di questo cambiamento, che è radicale e non riguarda solo il calcio.
Detto questo, mi sbilancio su quello che è invece per me il miglior club della storia, prendendo un quinquennio come riferimento. Non ho dubbi: il Bayern Monaco 1971-76. In questo arco di tempo il Bayern ha vinto 3 campionati tedeschi, 1 Coppa di Germania, 3 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale. A questo bisogna aggiungere che il Bayern era anche l’ossatura della Nazionale che ha vinto un Europeo (1972), un Mondiale (1974) ed è arrivata seconda ai rigori in un altro Europeo (1976).
Per eguagliare questa squadra, il Barcellona attuale, prendendo come riferimento il 2008 (vittoria Europei Spagna), dovrebbe vincere entro il 2013 un altro campionato, altre 2 Coppe dei Campioni e la Spagna arrivare in finale anche ad Euro 2012. Aspettiamo e poi diamo titoli.

Messi è meglio di Maradona?

Un po’semplicisticamente (eh fa più goal, dai cazzo non vedi che ha vinto tante cose in più alla sua età, al bar sono più analitici), dopo la partita di mercoledì sera è ufficialmente partita la querelle: Ma Messi è meglio di Maradona?

Ognuno è obbligatoriamente tenuto a dire la sua e anch’io mi getto nella mischia. Messi non è all’altezza di Maradona perché ha tre deficienze:

1 – Non ha la personalità per indirizzare la gara dal punto di vista della condotta arbitrale. Maradona dopo una prima fase spagnola da piccolo selvaggio ha iniziato a muovere la condotta arbitrale con la semplice imposizione delle mani, direbbe un comico. Nel Napoli riusciva a procurarsi di tutto e di più giocando con l’arbitro come se fosse un dodicesimo compagno. Messi prende calci e spinte a gogò, ma frutta poco nel rapporto quantità di falli/qualità di ammonizioni-espulsioni.

2 – Non ha la forza caratteriale di muovere i compagni di squadra. Ed è ovvio che in questo conta la giovane età e il fatto di giocare in una squadra di campioni del mondo nel loro momento migliore della carriera. Maradona era la squadra, che si muoveva su sue indicazioni (come anche la dirigenza: l’idea di avere sempre con sé un regista alla Batista-Romano era un dictat). Messi gioca come appendice fantasmagorica di una squadra che prepara il pranzo e poi aspetta il cameriere-artista per impiattare capolavori.

3 – Messi non ha la luce televisiva di Maradona. Ci facevo caso proprio mercoledì. Quando Messi ha la palla non crea lo stato stato emozionale di quando la palla passava anche solo per un attimo nei piedi di Maradona. Il tifoso-telespettatore-consumatore-affezionato ai brand-e tante altre cose non ci mette la stessa passione passiva che usava con Maradona. Questo vuole dire che Diego faceva mitografia, Messi per adesso solo storiografia. Tra 20 anni si parlerà ancora di Maradona come di un marziano sceso in terra e si dirà che aveva 20 donne a notte, ubriacava sette difensori alla volta, segnava con ogni parte del suo corpo, mentre di Messi come di un enorme calciatore bravissimo, che ha vinto tante Coppe. Se poi Messi vince il Mondiale eclissando la squadra…

I 3 fallimenti del Pallone d’oro Messi

I premi valgono per le foto, gli assegni in banca, i contratti pubblicitari, in parte anche per la storia. Indi, valgono moltissimo. Premiare l’ipotetico migliore dell’anno ha un’importanza non da poco. Premiare Messi è stato sbagliato. Con il Pallone d’oro al fantasista del Barcellona sono stati premiati tre fallimenti: tattico, di leadership e di prospettiva storica.

Tatticamente Messi ha mostrato di essere Messi solo nel Barcellona di Xavi, Iniesta, Puyol e in quarta battuta di Leo (poi i giornalisti dicono quel che vogliono, il campo parla più forte). Nell’Argentina di Maradona non ha mai trovato la collocazione in campo, poco aiutato dalla quasi nulla mobilità senza palla delle altre mezze punte, Tevez e Di Maria, e dalle difficoltà che ha Higuain di scambiare spalle alla porta.

Nelle quattro partite più difficili della stagione, Messi ha giocato sprazzi, ma ha dato poco nell’occhio. A San Siro nella semifinale di andata era preso quando partiva da fermo da Zanetti e in corsa da Cambiasso e Motta, in quella di ritorno è stato ancora più evanescente, impegnando in un parata impossibile Julio Cesar e nulla più. Contro la Germania poi è naufragato nella considerazione maradoniana che Messi fosse lui. In autunno contro il Real di Mourinho ha giocato bene ma la controprova con un Real meno fuori giri la cerchiamo ancora.

Non buttiamo via l’ultimo punto. A ben vedere, di palloni d’oro opachi ce ne sono stati (Belanov era figlio di un sistema, Rossi nipote del vento buono, Cannavaro cugino di un Mondiale vinto insieme), ma oggi la Storia non poteva non dire Inter o Spagna. Così vuol dire falsare un anno di partite e la zampone di Blatter già si vede al primo anno (senza FIFA sarebbe stato Sneijder).

Io avrei premiato Milito o Xavi.