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Il corpo di Maradona si ricordava tutto

Di Maradona mi hanno fatto sempre impressione tante cose, ma una in particolare mi ha sconvolto. Dopo il gol del secolo contro l’Inghilterra, disse ai giornalisti: “Ho segnato perché ho ricordato le parole di Lalo dopo essere tornato dall’Inghilterra nel 1980. Mi disse che se in futuro mi fosse capitata un’altra azione simile a quella in cui mi sono ritrovato di fronte a Clemence, avrei dovuto dribblare anche il portiere”.
L’azione è questa:

Sei anni dopo Maradona si ritrova nella stessa situazione, incredibilmente contro la stessa squadra e il suo corpo, non si sa come, si ricorda di quelle parole, facendo questo:

La stessa cosa è successa anche con il Napoli. In un Fiorentina-Napoli 1985, in una giornata di tregenda, segnò questo gol in controtempo a Giovanni Galli:

Il portiere della Viola negli spogliatoi dirà che Maradona lo aveva fregato perché lo aveva anticipato, rubandogli un tempo di gioco, sballandogli il ritmo e riuscendo così a non fargli caricare bene la gamba destra per darsi lo slancio.
Dopo un anno e mezzo, all’Estadio Cuauhtémoc di Puebla, accade questo:

Essere un campione di quel livello vuole dire anche avere una memoria atletica fuori dal comune. Il corpo di Diego ricordava i punti deboli degli avversari o rielaborava strategie vincenti se determinati contesti e condizioni si ripetevano. Quella memoria atletica non è solo di Maradona, ma è di sicuro dei più grandi.

Qual è stato il tuo dolore calcistico più grande?

Italia-Svezia mi ha tirato fuori il dolore sportivo vero che non provavo da un po’.
Il dolore sportivo è ovvio (se non sei tifoso esclusivamente della nazionale di basket degli USA o di Connecticut nella NCAA del basket donne), necessario (io sono sicuro che i tifosi juventini vorrebbero perdere questo scudetto per poi rivincerlo con la cazzima il prossimo anno) e fortificante (se non ti fa effetto l’Italia fuori dal Mondiale, non ci parliamo nemmeno).
Detto questo, i miei dolori sportivi più grandi riguardano anche i primi ricordi in questo ambito. Il primo l’ho sentito alla fine della partita contro la Francia ai Mondiali del 1986. Il giorno di Italia-Germania Ovest 3-1 compivo 2 anni. Non ricordo nulla, ma qualcosa deve essermi rimasto di tutta la gioia che c’era stata. Per questo a fine partita iniziai a piangere come un disperato, tanto che mia madre dovette farmi la camomilla bollente, quando fuori c’erano ancora 28 gradi.
Il secondo invece è datato 1 maggio 1988 e fa riferimento alla sconfitta del Napoli contro il Milan di Sacchi, partita che diede lo scudetto ai rossoneri e negò il secondo scudetto consecutivo a Maradona & C.
Di questa partita un mio amico ha detto che è stato il momento esatto in cui ha iniziato a bere.

Qual è stato il tuo dolore sportivo più grande?