I 100 motivi per vedere un Mondiale senza Italia

Per le punizioni di Fekir
Per vedere se Messi eguaglia Maradona
Per le serpentine inconcludenti di Sterling
Per vedere quanto è vecchio e nuovo un centravanti come Harry Kane
Per scoprire anche la seconda maglia della Nigeria
Per godersi gli inserimenti di Dele Alli
Per capire quanto è forte Lo Celso
Per vedere Goretzka spaccare le difese
Per vedere Pizzi guidare l’Arabia Saudita.
Per vedere giocare ai Mondiali uno nato nel 1973.
Per vedere il miglior Dzagoev.
Per vedere parare un rigore a Muslera.
Per vedere un centrocampo Vecino-Torreira-Nàndez.
Per immaginare insieme a lui i passaggi di Sardar Azmoun.
Per vedere le uscite basse di Rui Patricio.
Per ammirare l’equilibrio tattico di Raphael Guerreiro.
Per Iniesta.
Per Saùl che prende il testimone da Iniesta.
Per vedere se Iago Aspas alla fine gioca titolare.
Per Daniel Arzani che diventa il nuovo Cahill.
Per la cazzimma di Tom Rogic
Per i miracoli che farà Kasper Schmeichel.
Per far avverare la piccola favola di Krohn-Dehli.
Per vedere quanto conta in una squadra Eriksen.
Per vedere Pavard giocare titolare.
Per i momenti in cui giocano insieme Matuidi-N’Zonzi.
Per la possanza di Renato Tapia.
Per vedere se i due portieri dell’Al-Ahli prenderanno il posto a quello dell’Al-Hilal.
Per veder giocare Kutepov, cresciuto nell’Akademija Togliatti.
Per vedere la regia difensiva di Fazio.
Per vedere gli ultimi fuochi di Mascherano.
Per non aver mai visto prima la velocità di Pavón.
Per la bellezza nell’intesa Modric-Rakitic.
Per desiderare Jedvaj al centro della difesa della tua squadra.
Per la concretezza di Sigurdsson.
Per la completezza fisica di Bodvarsson.
Per i momenti (pochi purtroppo) di Musa.
Per vedere un calciatore del Crotone, Simy, giocare i Mondiali.
Per vedere come Alisson diventa il miglior portiere al mondo.
Per le tracce interne suggerite da Renato Augusto.
Per vedere se Bryan Ruiz fa ancora il fenomeno.
Per le curve larghe prese da Joel Campbell.
Per ammirare in silenzio Gamboa.
Per la classe ancora in ascesa di Kolarov.
Per un giocatore che varrà un botto dopo i Mondiali come Milinkovic-Savic.
Per sperare che Pjaca giochi tanto.
Per come gioca fra i pali Sommer.
Per i calci d’angolo di Ricardo Rodriguez.
Per un Mondiale inaspettato di Lee-Seung-Woo.
Per vedere Hwang Hee-Cha e gli attaccanti del futuro.
Per i momenti in cui ci sono Reus e Brandt in campo.
Per la generosità di Layún.
Per gli scambi palla a terra Neymar-Coutinho.
Per vedere giocare Rónald Matarrita.
Per la mano tesa sul petto di capitan Guardado.
Per le torri di Toivonen.
Per capire come fa giocare il Belgio Roberto Martinez.
Per i tiri sul secondo palo di Eden Hazard.
Per la difesa a tre dell’Inghilterra.
Per la corsa di Trippier.
Per la carrozzeria di Felipe Baloy.
Per il coraggio di Ellyes Skhiri.
Per Murillo, che è forte.
Per la saggezza di Fabra.
Per Carrasco da quinto di centrocampo.
Per il bene voluto da sempre a Kawashima.
Per capire se è buono davvero Mahmoud “Trezeguet” Hassan.
Per la presenza tattica di Saeid Afagh.
Per le facce in trance dei calciatori durante l’inno del Marocco.
Per le fasi in cui il Portogallo fa giocare Bernardo Silva, Joao Mario e Bruno Fernandes insieme.
Per la qualità in fascia di Marco Asensio.
Per vedere come si gioca un Mondiale van Marwijk a 8 anni di distanza.
Per ringraziare Tim Cahill.
Per vedere quanto è migliorato Cornelius.
Per Mbappé quando punta gli avversari.
Per tutto quello dà in campo Christian Cueva.
Per scoprire Karim Ansarifard.
Per Dybala che deve imporsi in Nazionale senza chiedere permesso.
Per Iwobi che diventa un calciatore vero.
Per le smarcature di Drmic.
Per Timo Werner che diventa il nuovo Klose.
Per immaginare almeno un presente migliore per il duo Giovanni dos Santos-Carlos Vela.
Per capire se Pickford è il portiere che si cercava da decenni.
Per i tiri di Wahbi Khazri.
Per le coperture sui cross avversari di Davinson Sanchez.
Per i momenti in cui giocano insieme Usami e Shibasaki.
Per vedere di nuovo all’azione il duo Milik-Lewandowski.
Per come irride fisicamente gli avversari Koulibaly.
Per l’anarchia quieta di Sadio Mané.
Per invidiare quelli che vedono una partita all’Otkrytie Arena.
Per vedere se Keita è ancora in crescita.
Perché è arrivato il momento di una nuova Brasile-Argentina.
Per farsi trasportare da Cristiano Ronaldo.
Per seguire la crescita di Lucas Hernandez.
Per vedere se gioca Higuain o Aguero.
Per capire se davvero Thiago Silva non è più uno fra i cinque migliori difensori al mondo.
Perché non puoi non seguire uno che si chiama Eltsin Tejeda.
Per le esultanze di Aleksandar Mitrovic.
Per la voglia che ci mette sempre Bjarnason
Per ammirare James Rodriguez giocare in libertà.
Per tifare sempre per il più debole.

Un Mondiale senza centravanti

StreichSe manca Falcao o ci arriva mezzo zoppo, di centravanti veri, quelli che ti veniva il panico quando si muovevano, nei prossimi Mondiali non ci sarà nemmeno l’ombra.

Non sono, lo ribadisco sempre, laudatore dei tempi andati ma i centravanti di una volta avevano un fascino che nessun falso nueve ti può dare.

Guardate qui Streich che gol faceva: http://www.youtube.com/watch?v=mdTg1gjlHOk

Il Mondiale da 14enne – Letteratura Calcio

Letteratura Calcio
Letteratura Calcio

Il Mondiale, non sembra perché sto campionato pare combattuto (siete ancora sicuri dopo Juve-Napoli?), è vicino ed un’altra estate italiana (non vale solo per il 90, ogni Mondiale ci riscopre nazionalisti) è alle porte.

Sarà il Mondiale di chi è nato nel 2000, perché solo a 14 anni sai gustare in tutta la sua follia un Mondiale di calcio. A quell’età, per un mese sei mosso da fili non tuoi e da emozioni inarrestabili. Vuoi conoscere tutto e tutti di quell’evento che avviene lontano e scopri gli altri (non coetanei) per la prima volta. Chi non ha vissuto e penato per un Mondiale a 14 anni, costui non sa come fa male perdere o fa bene vincere. Il mio Mondiale da 14enne è stato quello di USA 94.

In un mese ho messo in cantina il fluire consueto dell’estate adolescenziale (pallone con gli amici, qualche toccatella ambiziosa alle ragazze, onanismo a gogó e sonno spropositato) per dedicare tutte le ore del giorno e buona parte delle ore della notte al Mondiale. Come se fossero fasi di vita e fondamentali e compagni di viaggio a cui devo tanto, ricordo (così, mentre sono in treno, senza archivio): Amokachi, una bestia che faceva paura solo a pensarlo, Pagliuca che salta e non salta contro l’Irlanda e mi getta nella disperazione, Signori contro la Norvegia, un ragazzo invecchiato di dieci anni in una sola partita, con noi che sudavamo in un bar con il fumo fino a terra, Baggio che non voleva uscire e io lo guardavo scioccato, pensavo stesse morendo, Baggio che segnò contro la Nigeria, e io ancora più scioccato perché pensavo fosse risorto, Letchkov che per me era da Pallone d’oro, Bebeto che mi stava sulle palle perché sembrava Fred Astaire con la palla ai piedi, Milla, sì ma di sfuggita, che segnó a 90 anni, Salenko che giocó bene una sola partita in tutta la sua vita, Ingesson e Andersson che non volevo incontrare per manifesta pochezza (mia, ovviamente), Ivanov, il terzino bulgaro che è uguale ad uno che conosco che si chiama Andrea, Etcheverry, lo aspettai una partita intera e dopo venti secondi era già espulso, Maradona, ma poco, perché ai Mondiali i campioni possono pure vincere da soli ma ti ricordi i tipi strani, quello dell’Arabia Saudita che non capì di avere segnato dopo 90 metri palla al piede, Beguiristain, non so perché ma mi piaceva il nome, Benarrivo, il mio preferito di quel Mondiale, uno che se veniva a casa mia ad agosto di quell’anno gli avrei concesso mia sorella (anche se non ce l’ho).

Tutto questo di getto è il mio Mondiale da quattordicenne. E se ti vedi con gli amici e parte la supercazzola vengono fuori altri mille motivi. Mi piacerebbe farla partire anche per questo post. Qual è il vostro Mondiale da quattordicenne?

Bettini non va allo stadio

Non mi voglio per forza maestra lamentare del vecchiume italico, ma anche la conduzione di una squadra nazionale di ciclismo mi ci fa pensare. La squadra ieri era da metà classifica, non aveva campioni alla Contador né specialisti alla Gilbert eppure ha guidato la corsa come ha sempre fatto l’Italia negli ultimi 15 anni di Mondiale.

Con una squadra media come la nostra, era quasi ovvio che il fuoriclasse avrebbe vinto poggiandosi sulla nostra fatica, e così è stato. Cosa ci è mancato? L’attimo di follia giovane che la squadra di metà classifica deve avere (e che nel calcio, come in tutti gli altri sporti italiani, nessuno ha): impostare una prima soluzione non su Nibali, marcatissimo e non adatto al finale, ma su Moser, capace di scompaginare tutto mandando all’aria qualsiasi marcatura. Bettini non l’ha fatto e forse non l’avrebbe fatto nessuno, imperniando sull’unico capitano d’esperienza una gara persa in partenza.

In Italia queste cose difficilmente avvengono e se le fa il Milan, che propone El Shaarawy uomo-faro dell’intera squadra, allo stadio non ci va più nessuno.

Neanche Bettini.