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UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, FEBBRAIO 1990

Ci eravamo lasciati a gennaio con un Napoli che vince una partita difficile contro la Fiorentina ma è considerato da tutti gli addetti ai lavori in fase di deflagrazione da maradonite acute. Maradona appunto continua a farsi i cavoli suoi, Moggi rattoppa come può, ma soprattutto Bigon non sembra avere il polso per tenere in piedi la baracca.
Per la città il primo mese dell’anno è stato infuocato, fra Pantera all’Università, denuncia di brogli elettorali nelle elezioni politiche del 1987 e sparatorie. Come vedremo, già allora c’era una grande capacità di assorbimento e tutto si dimenticava molto in fretta.

All’inizio di febbraio si parla tanto di Napoli in ambito culturale perché è uscito per Einaudi “Dadapolis”, libro scritto da Fabrizia Ramondino e Andreas Friedrich Muller, in cui vengono riportate le riflessioni di circa duecento intellettuali che nella storia hanno parlato di Napoli. Guardare i nomi rispetto a quanto Napoli potrebbe essere considerata una città come tante, fa quasi impressione: Tolstoj, Montesquieu, Elio Vittorini, Neruda, John Ruskin sono solo alcuni di quelli che hanno cercato di capirla meglio o almeno di farci capire che era incapibile. La frase più bella è stata detta da chi meno te lo aspetti, Cavour: “Non sarà ingiuriando i napoletani che li si modificherà”.

In squadra c’era una tregua. Maradona aveva chiuso la diatriba con Ferlaino, con la rinnovata promessa che a giugno sarebbe andato da Tapie a Marsiglia. Rasserenato, gioca alla grande e la squadra vince contro la Cremonese per 3-0. Alemao fa un pressing alla Milner e segna il primo gol. Diego prima sbaglia una punizione per una trentina di centimetri. Poi ne ha un’altra nello stesso punto e la mette dentro, come se la sua memoria atletica avesse perfettamente registrato cosa servisse. Adesso bisognava andare a San Siro con due punti di vantaggio.


Al più alto livello politico-finanziario possibile, quelli erano i giorni della cosiddetta “Mediobanca del Sud”, ovvero una merchant bank da far nascere attraverso l’accordo fra tre banche (Credit, Comit e Banco di Roma), voluta dal presidente dell’Iri Franco Nobili e dal Ministro delle Partecipazioni statali Fracanzani, per cercare di risolvere l’annoso problema della scarsa finanziarizzazione delle imprese meridionali, da sempre in grosse difficoltà per quel che riguarda gli investimenti. L’obiettivo a cui tutti puntano è l’europeizzazione del Mezzogiorno. Bei tempi.


In questo senso, tanti articoli di quel periodo usano una locuzione “Noi, che siamo la quinta potenza mondiale” e continuano poi con una serie di cazziate a politici e amministratori senza fine. Una di queste riguarda l’idea che a Napoli ma anche in tante altre città d’Italia si vuole costruire ancora la metropolitana e non pensare ai treni leggeri, che costano molto meno e sono molto più semplici da realizzare. Bella l’idea del “light train” senza dubbio, ma in città stiamo ancora aspettando una metropolitana completa ed efficiente.


La Pantera c’è ancora, si diffonde nei licei ma si vede subito che è molto più mansueta. Alla grande manifestazione del 3 febbraio sono proprio gli studenti napoletani a tardare e far incasinare tutta l’organizzazione. Di quella fase si ricorda solo uno slogan, urlato a squarciagola e che a brevissimo tornerà di moda: “Chi non salta socialista è”.


L’ultimo ruggito del Movimento ci sarà proprio a Napoli, il 24 febbraio, con un grande corteo contro la riforma Ruberti.
Mentre la squadra attende la sfida scudetto, anche la più grande istituzione culturale della città attende. Il Teatro San Carlo è in ristrutturazione e “ovvio” ritardo nei lavori, così diventa impossibile riaprire il 19 aprile con i Carmina Burana di Orff, cui avrebbero dovuto far seguito la Manon di Massenet e Madama Butterfly di Puccini. Il programma è da rivedere e gli spettacoli in cartellone si stanno svolgendo al Bellini e al Mercadante, con grande disagio per gli abbonati. Sarà pronto prima dei Mondiali, così da mostrare al pianeta uno dei luoghi più belli d’Italia? Speriamo.


Si arriva a Milan-Napoli… a piedi. Per due domeniche consecutive niente auto, ma solo servizio pubblico e taxi per i problemi di inquinamento che hanno colpito anche Napoli oltre alle grandi metropoli settentrionali. Inoltre Napoli è massacrata dal traffico. L’Istituto di economia dei trasporti ha fatto una ricerca: la città subisce per i ritardi provocati dagli intasamenti danni per oltre 5 miliardi al giorno. Per festeggiare e non far pensare al disagio, il sindaco Pietro Lezzi allestisce un maxi-aperitivo in Piazza Plebiscito grazie all’adiacente Caffé Gambrinus. Ma l’amore per il sindaco dell’happy hour dura poco. Dai rubinetti del centro storico viene fuori acqua rossa perché c’è un’altra concentrazione di nitrati e la gente fa casino sotto Palazzo San Giacomo. Lezzi decide di distribuire acqua minerale (alla Maria Antonietta, ça va sans dire).


Milan-Napoli dell’11 febbraio è ricordato per la scenetta che apre il servizio delle Domenica Sportiva, con il diavolo che prima rincorre e poi afferra il ciuccio per la coda e poi per l’impossibilità degli azzurri nel fermare i milanisti. La fisicità del Milan è folle e vince con tre gol di testa che dimostrano una potenza senza freni.
Per quei casi del destino che spesso accadono, tre giorni dopo si rigioca la stessa partita, questa volta a Napoli, per la seconda semifinale di Coppa Italia. Altra vittoria principalmente atletica del Milan e i ragazzi di Sacchi si gasano parecchio. Colombo dirà di essere disturbato dal fatto di aver preso gol, rispetto al 3-0 classico con cui batte il Napoli (1-3 la sfida del San Paolo). Questa sbruffoneria rossonera sarà punita. Il Milan non vincerà neanche la Coppa Italia.


Come nel mese precedente, nel casertano viene ucciso un altro immigrato: Jean Paul Ngandeu, 33 anni, cittadino del Camerun. E la storia è terribile. Un padre affida al suo dipendente di colore il podere. Per il figlio con problemi mentali è un affronto troppo grande. Prende la pistola e lo fredda, mentre lavora. È la quindicesima vittima africana in tre anni nel casertano. Quella camorra di cui is sapeva ancora poco mostrava tutta la sua ferocia.
Il 15 febbraio c’è un colpo duro al più importante clan camorristico che invece stava tramontando. All’alba, 250 caschi verdi e militari hanno assediato Forcella, il regno del clan Giuliano. Dopo ore di perquisizioni e controlli, si è scoperta una dose ingente di acqua calda: l’impero economico dei Giuliano è ancora molto vasto: contrabbando delle sigarette, traffico di droga, riciclaggio del denaro sporco in iniziative imprenditoriali solo apparentemente pulite.

La seconda domenica senza auto si attende più difficile. C’è Napoli-Roma, ma per fortuna tutto segue il suo normale flusso. La gente va allo stadio con i pattini, le biciclette, le carrozzelle, a piedi. Nela segna subito un gran bel gol. Stefano Pellegrini picchia Maradona e viene espulso. La partita cambia e finisce 3-1. Il gol di Careca alla Mortensen ci dice di un tecnica e di un dolcezza nelle caviglie che fa innamorare.


Con un’amichevole del 21 febbraio contro l’Olanda (0-0) la Nazionale si prepara per Italia ’90, ma proprio a Napoli i Mondiali diventano improvvisamente più vicini per un’inchiesta della Procura della Repubblica che parte proprio in questi giorni. Come sono stati spesi i soldi per i seguenti cantieri: ristrutturare dentro e fuori lo stadio San Paolo, per costruire il tram-sprint (una linea superveloce per collegare il centro con il quartiere di Fuorigrotta), per sistemare le gallerie Umberto I di fronte al teatro San Carlo e Principe di Napoli davanti al museo nazionale, per restaurare la casa alla Sanità in cui nacque il celebre tenore Enrico Caruso?
Tutto nasce perché due consiglieri della Democrazia cristiana, Manlio Carli e Diego Tesorone, non approvano la delibera presentata dalla giunta e inviano dei documenti alla Procura. Tutto normale in Italia, se si considera anche che l’ingegnere Maraini, amministratore delegato dell’Ansaldo, la società che ha l’appalto per la costruzione della linea tramviaria rapida, la mattina dell’11 novembre aveva trovato la sua Volvo distrutta da un ordigno incendiario nel parcheggio del cantiere di via Argine. Il mistero della gestione di ben 500 miliardi diventa il solito groviglio italico da cui alla fine si tira fuori niente, se non la consapevolezza che i nodi erano fin troppi.


Intanto la questione “brogli 1987” il Palazzo riesce ad acquietarla. “Nei 5.081 seggi, tra le schede dei due milioni e 800 mila elettori del collegio Napoli-Caserta nelle elezioni politiche del 1987 c’è stato soltanto un diffuso disordine. La Giunta delle elezioni non può, allo stato dei fatti, firmarne la validità per mancanza di prove, e deve scartare il regime degli indizi che prova non è”. Con queste parole Nicola Quarta, deputato democristiano, pone fine all’inchiesta.

Ultima grande notizia del mese è l’occupazione del Duomo da parte di 700 senzatetto. Un rappresentante è salito sull’altare, accostato al leggio e ha urlato: “Non abbiamo casa. Viviamo come topi negli scantinati. Chiediamo al Cardinale di aiutarci”. Il parroco Ugo Grazioso non si è opposto all’occupazione e ha sospeso le attività liturgiche della domenica. Monsignor Salvatore Ardesini ha ribadito: “Questa è la casa del Signore e perciò è anche la vostra casa”. Il problema però è proprio la casa. In alcune zone del Nord-Est di Napoli da anni famiglie chiedono di entrare nei duemila alloggi costruiti per il post-terremoto. Gli appartamenti ci sono ma non vengono assegnati. L’altro problema è che per sanare la situazione ci vorrebbero almeno 25mila alloggi. Il tempo ci dirà che molto si è cercato di risolvere con quartieri-ghetto che hanno portato ad anni ’90 e 2000 terribili per la concentrazione delinquenziale in determinati territori.


Il 25 febbraio il Napoli torna a San Siro, per sua fortuna per l’ultima volta. Careca segna di nuovo un gol da favola, ma l’Inter vince come il Milan, giocando con ritmo e fisicità ingestibili per il Napoli senza Maradona, rimasto fuori per il mal di schiena. Febbraio si chiude con la quasi consapevolezza nella testa di tutti che il Milan non è battibile.


Resta solo la postilla della finale della Coppa Carnevale, persa contro il Cesena per 1-0 con gol di Ulisse Masolini. Il calciatore che farà la carriera migliore sarà Marco Ferrante.

UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, GENNAIO 1990

Il 1990 a Napoli non è un anno normale (ma c’è un anno normale a Napoli?). E non solo perché la squadra della città vincerà il suo secondo scudetto e ci saranno alcune delle partite più importanti dei Campionati mondiali di calcio che si svolgono in Italia. La società, le arti, la politica, il pensiero del futuro toccheranno Napoli in quest’anno benedetto o maledetto, proprio per questo unico.
Ma se accadranno tante cose nuove, l’inizio di tutto è come sempre vecchio, ignobile e stupido, perché bisogna contare i feriti ma soprattutto i morti di quella guerra giocosa che è il Capodanno (a tirare su gli animi Mario De Luise. L’1 gennaio si lancia ancora una volta nelle acque di Marechiaro). L’evento più drammatico (150 persone colpite, roba da Caporetto) è accaduto a Forio d’Ischia. Tre bambini hanno messo insieme tanti petardi inesplosi in un contenitore di plastica, vi hanno dato fuoco e l’esplosione è stata tremenda. Nello Capuano, 11 anni, muore all’istante travolto dalle schegge, Giovanni Luongo, 12 anni, quasi perde la vista.


Da un punto di vista calcistico sembra un mese degli anni 2000. Si gioca tantissimo perché c’è un pezzo della Coppa Italia da portare avanti insieme alla Serie A. L’ultima giornata del 1989 per il Napoli è stato un campanello d’allarme pericoloso, perché c’è stata la prima sconfitta della capolista contro la Lazio. In realtà gli addetti ai lavori non riuscivano a capire come e perché il Napoli fosse al comando, con il suo uomo più importante, Diego Armando Maradona, che lì non ci voleva più stare. Tornato dalle ferie estive con quasi 50 giorni di ritardo, esordisce visibilmente ingrassato alla quinta contro la Fiorentina e poi continua ad andare su e giù. Una domenica domina l’Inter campione in carica, l’altra si sveglia appena in tempo per partire con la squadra dopo una settimana senza allenamenti. Un comportamento completamente folle. Il calcio italiano però non pensa solo al Maradona schizofrenico di quel periodo, ma soprattutto allo scampato pericolo per Lionello Manfredonia, in arresto cardiaco durante Bologna-Roma di fine anno. Come si dice in questi casi, “il calcio s’interroga” se sui campi c’è tutto quello che deve esserci per evitare gravi conseguenze. A Napoli si risponde che ci sono speciali ambulanze, nelle quali i medici possono intervenire durante il trasporto in ospedale. Sotto la supervisione del cardiologo Prof. Federico Gentile, al S. Paolo lavora ogni domenica un’équipe di specialisti.

La situazione politica italiana sembra ancora stabile, con il CAF a dominare all’interno della logica del pentapartito, anche se Forlani ha perso punti e poltrone rispetto a Craxi e Andreotti. Un caso molto spinoso che mette in leggera crisi il CAF e l’intero sistema politico riguarda proprio Napoli in quel mese dell’anno. In sintesi: nello svolgimento delle elezioni politiche del 1987 sono stati scoperti degli evidenti brogli (schede bruciate, preferenze manipolate, verbali truccati e altro ancora) in alcune circoscrizioni del casertano e del napoletano. Tutto è stato denunciato dal deputato Giancarlo Salvoldi dei Verdi. Ad inizio mese la giunta delle elezioni, con 12 voti contrari e 12 favorevoli decide che il caso non sussiste, non ci sono prove, scioccando l’intera opposizione, nonché buona parte dell’opinione pubblica. In questo modo si rimandava tutto al Parlamento dove, senza ombra di dubbio, la maggioranza si sarebbe ancora una volta stretta a riccio intorno al proprio potere, rigettando tutto. Era una cosa che accadeva da sempre, di cose strane ne sono pieni gli archivi parlamentari, ma inizia ad esserci qualcosa di diverso. Non solo i politici della minoranza e gli intellettuali non schierati con la DC e il PSI urlano ai brogli, ma è la maggior parte della gente (termine che entra nel vocabolario politico in questo periodo per poi dominare con il berlusconismo) che inizia a sentirsi “schifata” (termine che a Napoli in quei giorni un testimone diretto mi ha detto che era sulla bocca di tutti). Quello schifo poi diventerà terra fertile per qualcosa ancora di là da venire (il 10 gennaio 1990, su Repubblica, Giampaolo Pansa scrive un pezzo dal titolo “I mercanti nel tempio”, parlando de “i malloppieri dei partiti accatastano con ingordigia, tangente dopo tangente”. Ormai ci siamo).

Se si va a vedere quali sono le sezioni dei brogli poi, l’elemento puramente geografico ci dice ancora un’altra cosa. Ad essere inquinate erano l’area del casertano che va verso il Tirreno e Napoli Nord. Da una parte scopriremo solo anni dopo l’esistenza dei Casalesi (il 16 gennaio viene scoperto il corpo fatto a pezzi di Diallo Mamadov Talibé, uno dei cinquemila immigrati concentrati fra Castelvolturno e Lago Patria così ben sfruttati e così barbaramente uccisi dalla camorra locale), mentre nell’altra si sta concretizzando a suon di miliardi il dominio di Paolo Di Lauro e l’Alleanza di Secondigliano. Camorra e politica facevano quello che volevano. Insieme.
Sempre in quell’articolo citato, Pansa scrive: “Siamo alla polimafia, centauro di mafia e politica, versione criminale del Grande Trucco Elettorale, mutazione genetica di un partitismo ormai talmente innestato sul potere mafioso da non esserne più distinguibile”.  

Il teatro napoletano negli anni ’80 è stato straordinario (Eduardo è morto nel 1984, bisognava camminare da soli). In città hanno lavorato gente come Mario Martone, Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Manlio Santanelli e il 1990 si apre con una pièce attesa, “L’ispettore generale” di Gogol, messa in scena da Roberto Guicciardini, fiorentino, ma con l’attore principale napoletano, Geppy Gleijeses, che tutti conoscono per i ruoli affidatigli da Luciano de Crescenzo nei due film di Bellavista.
Da un punto di vista culturale però, la cosa più importante in quel momento a Napoli è la visita con conferenza di Hans Georg Gadamer presso l’Università Federico II, dove riceverà anche la cittadinanza onoraria. Scrive di suo pugno un testo a dir poco profetico. Ci sono frasi del tipo: “La natura non può più essere vista come un mero oggetto di sfruttamento, essa deve essere esperita, in tutte le sue forme, come un partner, e questo vuol dire che essa deve essere compresa come l’ altro, insieme al quale viviamo”, oppure “Che si possa dar ragione all’ altro, che si debba aver torto rispetto a noi stessi ed ai nostri propri interessi, non è facilmente comprensibile ed accettabile. Noi dobbiamo imparare a rispettare l’ altro, ed a considerarlo. Questo implica che dobbiamo imparare ad avere torto”. Sono orizzonti che allora pochi uomini potevano intravedere, mentre adesso sono dei pantani in cui non riusciamo a muoverci.

Prof. Hans-Georg Gadamer in seinem Heidelberger Arbeitszimmer Bild: Philipp Rothe, 01.11.1999

Intanto il Napoli riprende noiosamente a giocare, vincendo. Contro l’Ascoli il 7 gennaio grazie ad un gol di Carnevale e il 10 gennaio in Coppa Italia contro il Bologna, per 2-0 con gol di Francini e Alemao. La partita di Udine del 14 gennaio però non è affatto noiosa. Segna subito De Vitis che segnava sempre contro il Napoli, all’86’ raddoppia Luca Mattei e la sconfitta sembra ovvia, insieme al tramonto tanto atteso di una squadra attaccata con lo scotch ogni domenica. Invece Maradona tocca di fino per Zola, atterrato da Oddi, segnando il successivo rigore e a tempo praticamente scaduto, scherza un difensore in fascia e crossa, al centro dell’area Zola stacca che nemmeno Cascarino (il vero sport preferito da Zola è il basket), Abate non trattiene e Corradini pareggia. A fine gara si capisce che quella è una squadra con un destino. Il giorno dopo sul Mattino Giuseppe Pacileo da 3,5 in pagella a Maradona. Forse per ribadire ancora una volta tutto quello che poteva essere e non era perché pensava ad altro. Ma la partita l’ha risolta lui.

Prima scrivevamo di geografia camorristica che cambiava. Un altro indizio è evidente il 13 gennaio, quando viene arrestato il temutissimo boss di Ponticelli, Andrea Andreotti, detto “O’ cappotto”, nel quartiere di Poggioreale, mentre era a bordo di una Fiat Uno guidata dal suo consigliere, Vincenzo Avolio, considerato l’eminenza grigia del clan. In quel momento e in quella zona c’era una guerra fra la famiglia Andreotti e quella dei Sarno, che aveva portato pochi mesi prima alla strage del bar Sayonara, quando morirono sei persone, anche se soltanto due facevano parte del clan Andreotti. Le altre quattro vittime erano innocenti, uccise per errore da killer sotto l’effetto di droga e che non conoscevano i volti della loro missione di morte. Queste guerre intestine in zone molto forti negli anni ’80, spostano l’asse verso altre zone più “tranquille”.


Il campionato potevano vincerlo in tante squadre (davvero? Incredibile!) Napoli, Milan, Inter, Sampdoria e Roma. Per questo motivo il pareggio di Udine fu fondamentale, così come la vittoria del 17 gennaio contro il Cesena con gol di Crippa. La partita contro il Verona del 21 gennaio era molto importante per tenere dietro tutti e Maradona, quando c’era da giocare sul serio si dava da fare. Al 16’ dopo un assist in rovesciata che oggi vedremmo per due mesi di fila senza interruzioni su tutte le tv nazionali e non, lascia tirare una punizione da destra a Baroni. Doppia deviazione e vantaggio azzurro. Poi al 43’ viene lanciato da Crippa, a tutta velocità controlla, dribbla il portiere e appoggia in porta dolcemente. Succede tutto in una trentina di centimetri (roba che oggi qualcuno gli porta il Pallone d’oro incastonato di diamanti fino nel garage di casa).

Il 19 alla Tenda Partenope meraviglioso concerto dei Litfiba in un momento di grazia totale. A fine anno uscirà “El diablo”, bella botta per il rock italiano. I ragazzi a Napoli proprio quel giorno stavano vivendo un periodo entusiasmante. Non solo per il rock che arrivava in città, ma perché proprio il 19 gennaio arrivò anche la Pantera (occupazione della facoltà di Scienze Politiche all’Università Federico II), la protesta studentesca contro la riforma del ministro socialista dell’Università e della Ricerca scientifica e tecnologica Antonio Ruberti. Della Pantera si sta ricominciando a parlare dopo anni di silenzio e segnalo il bell’articolo di Daniele Vicari su “L’Espresso” del 1° dicembre 2019. Napoli fu un centro nevralgico della rivolta perché a breve furono occupate anche Sociologia e Scienze Geologiche e il 22 gennaio centinaia di studenti manifestarono al Secondo Policlinico dove era in programma un convegno al quale avrebbe dovuto partecipare il ministro per l’Università Ruberti. Alcuni ragazzi interruppero il ministro della Sanità De Lorenzo, criticando aspramente l’assenza di Ruberti che si era sottratto al confronto con gli studenti.

Poi il 24 e il 28 gennaio si gioca due volte contro la Fiorentina, la prima in Coppa Italia a Perugia, la seconda a Firenze per il campionato. Nella partita di Coppa in uno scontro con Ferrara, Dertycia si lesiona il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e praticamente termina la sua parabola ascendente nel calcio che conta. Segna Dunga con una bordata all’incrocio dei pali e pareggia Maradona, resistendo a Iachini che lo scalcia alle spalle, per poi tirare un tiro secco e preciso all’angolo sinistro del portiere. Quella del 28 risulterà determinante per il cammino scudetto. La Fiesole non c’è per protesta contro la società. Il Napoli vince con una volée spettacolare di Luca Fusi, un calciatore che non vedevi mai ma che c’era sempre. Questa vittoria darà nuova spinta alla squadra che inizierà a crescere anche per un motivo che vi dirò solo il prossimo mese J

Ah dimenticavo, ovviamente c’è ancora la questione Terremoto. Dieci anni erano passati ma tutto sembrava ancora fermo. Solo la corruzione galoppava. Tanti esponenti del PCI continuavano a dire che il terremoto aveva rappresentato per la camorra un affare incredibile, anche più del traffico di droga. Negli ultimi giorni del mese la commissione parlamentare tornava ancora una volta a Napoli per controllare e valutare l’utilizzo dei soldi. Un esempio semplice dello sperpero e l’utilizzo malvagio di tutti quei soldi è il raddoppio della Circumvesuviana, originariamente previsto in galleria, diventato all’improvviso un viadotto sopraelevato con un costo tre volte superiore a quanto preventivato (oggi si conosce benissimo come le mafie sfruttavano le varianti d’opera per prendere gli appalti con la migliore offerta e poi ricavarci molto di più). In quel periodo si stanziavano soldi addirittura senza appalto e senza la copertura finanziaria già dichiarata. Era un buco enorme e doloroso che si continuava a scavare senza limiti.

SPECIALE 2000 : TERREMOTO IN IRPINIA

L’ultimo giorno del mese ancora il Napoli, sempre in Coppa Italia, questa volta contro il Milan e non è stata e non sarà una sfida qualsiasi. Gioca quasi esclusivamente il Milan, ma la parata più difficile deve farla Giovanni Galli. Termina 0-0 e per adesso è tutto.

SARRI. INTERVISTA A ANDREA COCCHI

Nel tuo libro ci racconti l’intera parabola sarriana, dalla Seconda categoria alla Champions League. Per te la sua è più un’evoluzione in relazione alle situazioni che ha dovuto affrontare, con relativo adattamento delle idee di calcio, oppure è il racconto della capacità di portare dei principi forti in tutti i contesti in cui si è trovato ad allenare?

Credo che l’aspetto più significativo sia quello legato a una coerenza tattica di fondo che però non lo colloca nel gruppo degli allenatori che per anni abbiamo chiamato “integralisti” alla Zeman o alla Sacchi, per intenderci. Un po’ perché il calcio è cambiato e l’integralismo non è più applicabile con le modalità e le logiche degli anni ’90 e molto perché, ragionando ormai più sui concetti che sui movimenti codificati, anche gli allenatori con una precisa identificazione tattica sono costretti ad adattarsi alle diverse situazioni in cui si trovano ad allenare.

Tu che lo hai raccontato, facendotelo anche raccontare da chi lo ha seguito nel suo percorso, qual è l’elemento più importante del suo calcio che Sarri ha modificato, ritrovandosi in contesti sempre più sfidanti e difficili?

Se l’organizzazione difensiva è rimasta più o meno la stessa nel corso degli anni, la fase offensiva, pur rimanendo fedele a principi ben identificabili (predominio territoriale con un possesso finalizzato alla ricerca della giocata in verticale, creazione e sfruttamento dello spazio con scambi ravvicinati ad alta velocità con l’utilizzo di triangoli e rombi dinamici, ricerca della superiorità numerica sovraccaricando una zona di campo per poi sfruttare il lato debole) ci sono delle differenze sostanziali che dipendono dalle caratteristiche degli interpreti. Lo stesso discorso vale per il sistema di gioco. L’unica certezza resta la difesa a quattro e l’utilizzo di giocatori scaglionati sul terreno (difficile immaginare una sua squadra disposta con il 4-4-2, per esempio).

Che valore ha l’ossessione per Sarri?

Credo che sia una parte preponderante del suo modo di lavorare. Ma è comunque il valore aggiunto di tanti tecnici che hanno dato molto all’evoluzione tattica del calcio. Oltre a Sacchi, per il quale addirittura l’ossessione si è trasformata in un fattore di stress così forte da costringerlo a lasciare la panchina, anche due contemporanei di Sarri, come Conte e Guardiola, hanno questo approccio “totalizzante” con il loro lavoro.

Oggi, grazie a Klopp così vincente, si parla molto più di verticalità che di fluidità. Sarri, che nasce sacchiano e introietta nel suo gioco quello posizionale di Guardiola, come credi sappia inglobare anche le idee del tecnico tedesco nei suoi sviluppi futuri?

Credo che siano visioni differenti ma non agli antipodi. Basti pensare al gegenpressing, o riaggressone, un must del calcio di Klopp, che è una delle componenti più importanti della nuova Juve sarriana. Ma l’iperdinamismo e l’iperverticalità del Liverpool hanno connotati diversi rispetto ai concetti posizionali che anche un allenatore diverso da Sarri e Guardiola, come Conte, ritiene fondamentali nell’espressione offensiva delle sue squadre. In fase difensiva, poi, spesso il Liverpool inizia ad aggredire qualche decina di metri più in basso rispetto a quanto richiesto alla Juve attuale.

Hai un’idea più chiara su cosa è successo con De Laurentiis? Perché tutto è finito così male?

Onestamente credo che la verità la conoscano solo i diretti interessati. De Laurentiis si aspettava che Sarri fosse entusiasta di proseguire con il Napoli e non ha preso bene i dubbi dell’allenatore toscano accelerando i contatti con Ancelotti. Se avesse aspettato un po’ di più forse Sarri sarebbe ancora sulla panchina del Napoli.
Abbiamo un’idea di Sarri abbastanza netta, quasi stereotipata (il burbero toscano che si è fatto da solo con la fatica e l’ossessione).

Dopo averlo analizzato così nel profondo, qual è l’aspetto non considerato che invece emerge?

La simpatia e la capacità di sdrammatizzare. Credo che sia questo forse l’aspetto che meno si conosce ma che emerge dai racconti delle persone che hanno lavorato con lui.

190810 Coach Maurizio Sarri of Juventus during the International Champions Cup match between Atletico Madrid and Juventus on August 10, 2019 in Stockholm. Photo: Kenta Jönsson / BILDBYRAN / Insidefoto / Cop 210 ITALY ONLY


La Juve deve gestire un brand grande quasi quanto il suo (CR7) e un allenatore perlomeno “fermo” in alcune sue decisioni. Come si può equilibrare un contesto così infuocato?

A parte qualche scaramuccia dovuta a sostituzioni poco apprezzate dal portoghese, credo che il rapporto tra i due sia quello classico che si instaura tra un allenatore intelligente, che sa di dover gestire un brand oltre che un fuoriclasse ed è quindi costretto a dover scendere a compromessi, e un campione che può farti vincere le partite da solo.

Per te come e in cosa cambierà Sarri per adattarsi a Cristiano Ronaldo?

È la struttura di gioco della sua Juve che si adatta a Ronaldo. Quando parte da sinistra si sviluppano le classiche giocate per catene laterali con la mezzala e l’esterno basso, quando si sposta al centro (seguendo il suo istinto che Sarri non si sognerà mai di imbrigliare) si inserisce in un contesto fatto di scambi ravvicinati per cercare il passaggio filtrante in profondità. A seconda di come finisce l’azione si posiziona poi nel modo giusto per iniziare l’azione di pressing con l’altra punta e il trequartista. Pochi ma chiari concetti, senza costringerlo a gabbie tattiche che sarebbero controproducenti.

Dopo la Juve, cosa potrebbe volere un allenatore come Sarri?

Ha già detto che allenerà ancora pochi anni prima di smettere. In effetti arrivare alla Juve partendo dalla penultima categoria del calcio italiano è già un traguardo difficilmente superabile.

Quali sono i tre libri di letteratura sportiva da non perdere?

Al primo posto “Open”, la storia di Agassi raccontata dalla penna straordinaria di J.R. Moehringer. Subito dietro “Febbre a 90’” (Fever Pitch) di Nick Hornby. Poi, consentimi di metterne altri due, “Splendori e miserie del gioco del calcio” di Galeano e “Storia critica del calcio italiano” di Gianni Brera.

IL CALCIO AI TEMPI DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

La stagione 1969-70 fu una di quelle che ormai non vediamo da tempo, ma magri tornano, che ne sai.
I principali campionati europei furono vinti da Cagliari, Everton, Atletico Madrid, Saint-Etienne e Borussia Mönchengladbach, al primo titolo che apre il suo decennio d’oro.
Spoilerando la fine, vien da sé che anche la settimana che va dal 9 al 14 dicembre 1969 non fu come le altre.

Il 10 due belle partite che prima facevano cartello. Un’amichevole fra nazionali che tre anni prima avevano giocato sempre nello stadio una semifinale mondiale, Inghilterra e Portogallo. La squadra di Alf Ramsey era ancora fortissima, coi fratelli Charlton, Bobby Moore e tutto il resto, Jeff “The King” Astle giocava di punta. Non ha fatto granché in Nazionale anche se in quella folle stagione vinse la classifica dei cannonieri con il West Bromwich Albion. Per i portoghesi non c’è Eusebio e tanti altri calciatori del più grande Portogallo mondiale. Segna Jack Charlton e la visione del gol spiazza perché fa davvero strano sapere che c’era un tempo in cui non si marcava sulla linea di porta. Il rigore tirato da Franny Lee fa un po’ ridere.

Nello stesso giorno si giocò anche un imperdibile Napoli-Ajax per gli ottavi della Coppa delle Fiere. C’era Zoff in porta e il duo Altafini-Hamrin in attacco. Gli altri già avevano quasi tutti coloro che diventeranno maestri, ma non giocava Cruyff. Non ho trovato il video del gol di Manservisi che diede la vittoria ai partenopei. Al ritorno, il 21 gennaio 1970, Swart manda tutto ai supplementari e poi il meno atteso, Ruud Suurendonk, fa tripletta. Cruyff questa volta c’era e l’azione per il secondo gol sembra venire dal futuro anche oggi.

L’11 dicembre niente da segnalare, mentre il venerdì della bomba si giocarono solo due partite di Bundesliga. Il giorno dopo, sabato 13, c’è di tutto. In First Division l’Everton, che la vincerà, riesce a battere il West Ham grazie ad Alan Whittle. Vittoria fondamentale. La partita più bella però è Liverpool-Manchester United. I Red Devils si stanno già sfaldando dopo la vittoria della Coppa dei Campioni ma fanno una prova di orgoglio contro la squadra che invece sta emergendo. C’è Shankly che schiera tutti i big del tempo, da Hughes a Ian St. John. Bobby Charlton decide di vincerla e finisce 1-4 con un ultimo gol del baronetto davvero stupendo.

In Germania un altro partitone, Amburgo-Borussia Mönchengladbach, che vincerà il suo primo campionato. L’Amburgo è ancora (lo sarà per sempre) la squadra di Uwe Seeler, ma il Borussia Mönchengladbach vince 1-3 con Netzer che fa il direttore d’orchestra e Ulrik le Fevre che non sbaglia. In Francia segna Georges Calmettes per il Bastia. Solo per dire che, come dicono i vecchi, calciatori come lui non ne fanno più.

Domenica, Serie A. In realtà c’è anche la partita finale della zona asiatica per le qualificazioni a Mexico 1970. Israele aveva vinto in casa all’andata contro l’Australia grazie ad un autogol di David Zeman, che poi diventerà insegnante. A Sydney è  il destro di Mordecai Spiegler a mandare in Messico la squadra israeliana.

Da noi il Cagliari che vincerà lo scudetto ha il suo momento di crisi perdendo a Palermo per un gol di Gaetano Troja. Non è un gol normale, è il leggendario tuffo di Troja, roba da palomita con statua.

L’Inter vince contro il Bari e la Juventus a Brescia. La vittoria più rumorosa è quella del Napoli a Bologna. Altafini, che fa due gol, ha fatto così tanto casino in tv, fin quasi a far dimenticare quanto era bravo in area di rigore.

In Francia, Bordeaux-Olympique Marsiglia 2-2. Solo per segnalare che segna anche Josip Skoblar.