MARADONA STORY – 11

Quando è arrivato Maradona lo conoscevamo di nome e di fama, ma in viso pochi lo avevano visto sui giornali. Prima mica c’erano tutte le trasmissione televisive che ci sono adesso, che i giocatori li vedi 24 ore su 24 e li riconosci subito. Sapevamo solo che era riccio, scuro e dalla pelle olivastra, un po’ come la nostra, quella dei napoletani. Il giorno prima del suo arrivo decidemmo di stampare delle magliette, sapevamo benissimo che sarebbero andate a ruba. Il problema è che non avevamo nessuna immagine di Maradona e quale internet c’era per trovarle subito? L’unica cosa che potevamo fare era scrivere Diego Armando Maradona e sopra metterci l’immagine di un tipo scuro, riccio e un po’ napoletano. Scegliemmo quella di Pino Daniele, che avevamo usato qualche mese prima per un suo concerto. Stampammo la prima maglia e ci pareva buona, quel Pino Daniele sembrava proprio Maradona.Stampammo duemila maglie che in poche ore furono vendute. Ne stampammo altre cinquemila, facendo parecchi soldi. Chissà dove sono finite tutte quelle maglie e se qualcuno ne ha ancora qualcuna?Paolo – Barista

MARADONA STORIES – 10

Un giorno Maradona era a Pozzuoli perché doveva vedere una casa. Voleva lasciare Posillipo e trasferirsi nei Campi Flegrei. Io ovviamente non sapevo nulla e all’improvviso mi entra Maradona nel ristorante perché doveva andare con urgenza in bagno. C’ero solo io perché era molto presto. Io gli dissi subito che poteva accomodarsi e gli indicai il bagno. Non potevo farlo andare così, senza un’accoglienza degna. Corsi in cucina, presi lo spumante più buono che avevamo e lo aprii. Lui uscì dal bagno, mi ringraziò e sorseggiò un po’ di spumante, dicendo che non poteva berne troppo perché doveva andare ad allenarsi. Uscì dal ristorante, si rimise in macchina e partì.
Presi il bicchiere dove aveva bevuto, lo appoggiai sul camino del ristorante e sotto scrissi “BICCHIERE DI MARADONA”. Fino a quando ho tenuto io il ristorante il bicchiere non si è mosso da lì.

MARADONA STORIES – 9

Ma secondo voi uno tiene la scuola a pochi metri dal Centro Paradiso e invece di andare a vedere gli allenamenti il giovedì te ne vai in classe? Nei miei cinque anni di scuola superiore, sarò andato 5-6 volte a scuola il giovedì, lo sapevano tutti che andavo a vedere l’allenamento.
Lo sapeva anche il professore De Mattei, professore di matematica, grande tifoso del Napoli.
Un giovedì, non mi sentivo troppo bene e decisi di non andare a prendere freddo al Paradiso ma di andare a scuola.
Mi misi al mio posto e alla prima ora avevamo proprio matematica con il Pofessore De Mattei.
Mi vide, fece l’appello, risposi presente e lui fece tranquillamente la lezione come qualsiasi altro giorno. Al suono della campanella, stava per andarsene quando disse a tutta la classe: “A proposito, informate Scafuro che il compito è stato spostato a martedì prossimo”.
I compagni si misero a ridere e io alzai la mano e dissi: “Professò, in verità sono presente oggi, lo so che il compito lo avete spostato”.
“Azz, tu sei presente”, disse alterato il professore.
“Eh si professò, sono venuto a scuola”.
“E che sei venuto a fà?”
“Come sarebbe professò, sono venuto come tutte le mattine”.
“Ma oggi non è giovedì?”
“Sì”
“E allora che fai qua, non sei andato all’allenamento?”
“Professò, in verità oggi non mi sento troppo bene e non volevo prendere freddo, sennò mi inguaio”.
“Embé tu per un mezzo raffreddore ti perdi l’allenamento di oggi?”
Il dialogo mi scioccò non poco e non sapevo cosa rispondere.
“Allora?”, chiese il professore inquisitorio come non mai.
“E che devo fare, devo andare?”
“Vai vai”, fa il professore De Mattei tornando alla cattedra e aprendo il registro, “scrivo che non stavi bene e sono venuti i tuoi genitori a prenderti”.
Io mi alzai, rimisi a posto quaderno e penna e mi avviai all’uscita.
“Professò, allora me ne vado?”, chiesi per avere l’avallo definitivo alla fuga.
“Vai vai, e domani voglio sapè se Maradona sta in forma o no?”

MARADONA STORIES – 8

Mio marito è sempre stato patito per il Napoli ma negli anni in cui ci stava Maradona non si poteva proprio sopportare. La domenica non voleva vedere nessuno dalle due alle sette, sia che vinceva o perdeva il Napoli doveva stare chiuso nella stanza da letto a sentire la radio o a vedere la televisione. Poi se giocava pure il mercoledì peggio ancora, perché ci mandava tutti quanti da mia mamma perché doveva invitare i compagni a vedere la partita. E poi ogni giorno si comprava il giornale, si comprava un sacco di cose del Napoli che non sapevo più dove mettere ad un certo punto.
Ma il massimo lo ha fatto un sabato sera. Allora, devi sapere che lui lavorava tutta la settimana e la sera stava troppo stanco per pensare alla moglie. E io non gli dicevo niente. Ma almeno il sabato sera dovevamo fare quello che dovevamo fare perché sennò la cosa non andava bene.
Solo che quel sabato c’era una partita del Napoli di Coppa Italia e allora ci siamo messi d’accordo. Facciamo quella cosa là, ma con la radio accesa. Va bene, facciamo con la radio accesa.
Inizia la partita e dopo un poco iniziamo a fare anche noi. Ad un certo punto, mentre stavamo, come ti devo dire, lì lì, l’arbitro da una punizione al Napoli.
Io stavo proprio lì, hai capito no? Eh… mio marito andava bene e quando stavo proprio lì, si ferma.
Io all’inizio non avevo capito e lo muovevo come per dire: “Jà Ciro, un altro poco, non ti fermare proprio adesso”. Invece lui si era proprio bloccato, non faceva niente più. Io mi alzo, lo guardo in faccia e vedo che sta tutto attento ad ascoltare la radio. Maradona tira e segna. Il telecronista urla, mio marito si alza e inizia ad alzare le mani e a saltare, ovviamente nudo.
Io lo guardo schifata, mi tiro su le coperte e mi giro di lato. Lui capisce di aver fatto una figura di niente, smette di fare il cretino, si avvicina e mi dice: “Amò, però porti bene, sto fatto lo dobbiamo fare la domenica pomeriggio”.

Antonietta – Casalinga