MARADONA STORIES – 7

Prima le curve dello stadio San Paolo erano a gradoni, senza sediolini. Io come tutti gli altri under 15 in circolazione a Napoli entravamo di striscio, facendoci passare per i figli di qualcuno o “impizzandoci” in qualche buco che gli addetti lasciavano benevolmente aperti. In questo modo le curve scoppiavano di persone, c’era molto più gente di quanto possibile e omologato. Ed è qui che i gradoni diventavano fondamentali. Essendo ampi, un adulto e un bambino ci stavano benissimo, con i ragazzini ovviamente davanti. Non essendo con nessun adulto però, bisognava trovare il posto davanti a qualcuno che non conoscevi e la ricerca iniziava già fuori dallo stadio.
A venti minuti dall’inizio c’era il toto-posti. Una curva intera si dava da fare per trovare i posti a tutti i ragazzini. Ti trovavi ad assistere alla partita insieme alle persone più svariate che si prendevano la giusta cura di te (nel senso che il tifo era sempre abbastanza feroce ma quando c’erano movimenti di curva, ti prendevano anche in braccio per non farti scapicollare). Un giorno vagavo per trovare un posto e chiedevo a molti che però avevano già i posti occupati. La partita iniziò ed io ero ancora dietro agli adulti. Vidi un signore tracagnotto e mi accorsi che non aveva nessuno avanti a sé. Mi avvicinai e chiesi: “Posso mettermi davanti a voi per vedere la partita?”. Lui non si girò a guardarmi, fece solo un leggero movimento del collo e disse: “Ma perché Maradona non lo vedi?. Dallo spicchio di campo che riuscivo a guardare, Maradona lo inquadravo in quel momento, per cui feci: “Sì, lo vedo”. E lui, senza scomporsi: “E allora vedi tutto”.

MARIO – GRAFICO PUBBLICITARIO

MARADONA STORIES – 6

Nel 1990 ricordo che in tutte le pizzerie in cui andavo c’era almeno una pizza “Maradona”. Ma una pizzeria di Pianura esagerò, aveva pure la pizza Numero 10, Pibe de Oro, Dalma Maradona, Janina Maradona, Claudia Villafane e per finire la pizza O figl’ e Maradona (maschio, s’intende).

Nicola – Commercialista

MARADONA STORIES – 5

Maradona non poteva uscire di casa di giorno. Veniva assalito, all’inizio della sua avventura napoletana ci ha provato un paio di volte, proprio come faceva a Barcellona. Ma a Napoli è stato diverso fin dall’inizio, si fermavano le auto, i bus rallentavano e la gente scendeva anche se non era la propria fermata, le signore invece di fare la spesa andavano da Maradona a chiedergli qualcosa.
Ho visto con questi miei occhi un’usanza che ha tenuto per tutto il tempo in cui è stato a Napoli.
Quando Maradona aveva voglia di nuovi abiti, faceva passare un suo amico nei diversi negozi del centro. Tutti i negozi quella stessa notte lasciavano le serrande aperte, con le luci accese. Maradona di notte passava, guardava e sceglieva. Coppola si appuntava tutto, poi passava il giorno successivo e prelevava.

                                       Giacomo - Commerciante

MARADONA STORIES – 4

Maradona era un amico, anzi di più, era un fratello. Al Centro Paradiso volevamo cantare il suo nome, volevamo toccarlo perché ci stava levando gli schiaffi dalla faccia.
Fai conto che al Paradiso c’era solo una barra azzurra a dividerci dal campo, io ogni giovedì andavo e lo vedevo là, a portata di mano, sai quante volte avrei voluto scendere sul campo e abbracciarlo, mi costringevo a non farlo ma gli vulev dà nu bacio.
Anche perché Maradona al Paradiso era concentrato e non voleva perdere tempo con le fesserie. Un giovedì, mi pare dopo una vittoria contro la Juve, sono andato al Paradiso contento come una Pasqua.
Lui era teso, voleva restare in forma per vincere di nuovo il campionato, e infatti a fine anno lo abbiamo vinto. Durante un esercizio, gli scivola il pallone verso la tribunetta e viene a raccoglierlo. Il pallone è a un metro da me. Scendo i gradoni per andare a riprenderlo, Maradona arriva prima e dice con un’aria molto incazzata: “Stai fermo, lo prendo io”.
Al che io rimango un attimo senza parole, mi giro verso la tribuna, piena di persone che sapevano quanto Maradona rimproverava tutti in quella fase dell’anno in cui era concentrato, e dico: “Oilloc’ uagliù, ogg’ sta nervus’!”. Tutta la tribuna si strinse nelle spalle e stette in silenzio per il resto dell’allenamento. Stava nervoso e non gli dovevamo dare fastidio.


Alfonso – Imbianchino