LA LETTURA: POLONIA-ITALIA 0-0

Le partite disordinate o le vinci nei primi minuti o per un gol fortuito alla fine. Difficile imporre il gioco per buona parte del match e vincere in maniera netta. Polonia-Italia è stata una sfida disordinata, anche per le condizioni difficili del campo e alla fine lo 0-0 è il risultato su cui forse era giusto puntare un cent.
Noi partiamo con la formazione classica con il doppio play che però è bene testare contro ogni avversario. Loro hanno scelto un 4-5-1 con Moder su Verratti e Klich su Jorginho. L’idea era proprio quella di togliere linee di passaggio e spazio ai nostri due metodisti. In una situazione disordinata di suo, con Verratti e Pellegrini molto presenti nella fascia di mezzapunta, abbiamo visto poco l’eccezionale Jorginho di Amsterdam. Di regola dovrebbe andare bene, perché il suo optimum è giocare in impostazione bassa, ma la partita fantastica fatta in Olanda dovrebbe far riflettere Mancini. Non deve sempre trovare i corridoi occupati da altri, la sua pulizia di gioco può servire molto anche in rifinitura.
Lo scambio con l’esterno basso che va in ala (Emerson Palmieri) e l’esterno alto che entra nel mezzo spazio (Pellegrini) ormai funziona alla perfezione. Come anche gli appoggi che danno Florenzi e Acerbi, sempre coi tempi giusti.
Le azioni migliori le abbiamo svolte quando sovraccaricavamo di avversari il lato forte, giocavamo nello stretto e poi aprivamo sul lato debole, dove Emerson e Chiesa erano perfetti per giocare uno contro uno. Nei primi 40 minuti lo abbiamo fatto spesso, poi molto meno.
La Polonia ha pressato la seconda linea di manovra, quindi soprattutto i metodisti e gli esterni, mentre a noi continua a funzionare bene il pressing nei primi 10 secondi di azione altrui. Anche in questa fase Chiesa e Pellegrini hanno lavorato bene.
I cambi sono stati molto giusti, perché Chiesa e Barella erano stanchi stanchi e in una partita disordinata uno come Kean può fare l’azione giusta. In effetti l’ha fatta ma Locatelli sul cross era troppo avanti di due centimetri.
Il nostro grande problema è sempre al centro dell’attacco. Belotti ha retto fisicamente contro Glik, ma non riesce in nessun modo a far uscire una palla che fa guadagnare spazio ad un suo compagno. Non è un centravanti che sa muovere uomini accanto a lui e per come è impostata la squadra, a noi serve proprio questo. Non lo è nemmeno Immobile, molto meglio Caputo ma non ha alcuna esperienza internazionale. Il punto è sempre lo stesso. Ormai la squadra è costruita in un modo che il solo pensare di ristrutturarsi per dare campo ad Immobile e Belotti è impossibile. Non so come andrà a finire.
Locatelli nei suoi pochi minuti ha dato subito ragionevolezza e verticalità. Una crescita spaventosa.

Eventizzare quello che c’è e il soft power europeo

Uno sport interessante e spesso giusto è dare addosso alle istituzioni, di tutti i tipi chiaramente, anche quelle sportive, anzi soprattutto quelle sportive. In giro trovi quelli contro il VAR, il passaggio indietro al portiere, il rally point system, il tie break, e così via, andando sempre più indietro (c’è gente contro il fuorigioco, per intenderci).
Invece è arrivato il momento di spezzare una lancia, anche perché non credo che quelli che comandano lo sport vogliono distruggerlo. Una buonissima pratica che si va affermando nella gestione dello sport internazionale è il prendere quello che c’è già ed eventizzarlo.
Il termine è brutto, lo so, ma esiste. E ha tre punti di partenza. Per creare un evento serve non disperdere la manifestazione per quel che riguardo lo spazio e il tempo, serve inserire tutto in un’unica “scatola” semantica, serve far partecipare i campioni, quelli che poi ci devono mettere la ciccia. La genialata degli ultimi anni non è il tentativo di creare eventi nuovi, andando ad ingolfare il calendario degli sport già fin troppo ricco, ma semplicemente (nemmeno poi tanto semplicemente) riconvertire quello che già c’è e dargli una veste di evento totalmente nuova.
I deu esempi più ovvi sono la Nations League, che partirà a settembre e che andrà ad eventizzare amichevoli viste di striscio se proprio sei un grande appassionato, e gli European Championships appena termianti, che hanno dato un valore totalmente differente ai tanti campionati europei che andava bene se beccavi alle 2 di notte su Rai Sport (non atletica e nuoto, ma gli altri sì).
Gli European Championships sono stati un evento molto godibile in cui le tre condizioi di cui sopra si sono create e hanno prodotto una manifestazione che avrà futuro.
Si poterebbe fare una cosa del genere con i tornei nazionali di calcio, ormai sempre più inguardabili per la quasi nulla competitività?
P.S. Qualcuno più bravo di me in queste cose ne sa già tanto. Io mi limito alla riflessione. La politica entra molto in decisioni come gli EC o come il prossimo Europeo viaggiante in tutto il continente. L’idea di un’Europa che ci accomuna davvero e non soltanto ci giudica e ci limita passa attraverso queste operazioni di soft power molto più che con mille regolamenti comunitari.