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Il 9 della nazionale È andato all’everton (meglio così)

Il centravanti della Nazionale è passato dalla migliore squadra italiana, la Juventus, ad una squadra di media classifica in Premier League. Questo è un fatto, al netto di postille che potrebbero essere vacue e da un discreto avvocato impugnate. Come valutare poi il fatto in sé, è un discorso che tiene dentro troppi elementi per essere in egual modo sintetici.
Moise Kean è andato all’Everton per 27,5 milioni di euro pagabili in tre esercizi, con ulteriori 2,5 milioni di bonus. La Juve ha tenuto poi a precisare che questo movimento genera un effetto economico positivo di 22,5 milioni, sottolineando come per le casse sia stato un toccasana. Plusvalenza completa, venendo dalle giovanili, i bianconeri si sono lasciati anche un spiraglio, ponendo una sorta di diritto di prelazione nel caso in cui venga fatta un’offerta per l’acquisto del giocatore, che la Juve può pareggiare e così prendersi il ragazzo nato a Vercelli.
Una cosa però è certa. Nel biennio in cui la Juve farà di tutto per vincere la Champions League, ha lasciato partire il suo giovane più interessante per coprire in parte le grosse spesse fatte e per non cincischiare. Questi due anni dovrà giocare la squadra migliore possibile, nessun granello composto da incomprensione e possibilità non sfruttate deve frenare quello che vuole essere un carrarmato lanciato in discesa. Privarsi di un pezzo di futuro potenziale per massimizzare il presente non è una follia. Lo hanno fatto tante altre grandi prima dei bianconeri e nella maggior parte dei casi non è andata male.
Se giriamo l’occhio di bue sul calciatore le cose cambiano. Da febbraio in poi l’hype su Kean sì è spalancato, fin quasi a farne un bigger than future. Allegri afferma di essere di fronte a potenzialità speciali, Cristiano Ronaldo lo accarezza e consiglia, i gol con la Juventus, addirittura quelli in Nazionale dove gioca da 9. Con gli archi dell’aura predestinante che ancora intonano un re minore, Kean gioca male la partita contro la Spagna dell’Euro Under 21, fa una fesseria con Zaniolo, fa altre piccole cosette che una stampa facile al timbro non definibile altrimenti se non come razzista, definisce “à la Balotelli”, e tutto si sgonfia in un secondo. Quando parte per l’Inghilterra tutti, tifosi juventini e non, quasi non se ne accorgono. Eppure il 23 marzo aveva segnato il secondo gol contro la Finlandia e c’era chi diceva: “Abbiamo il nuovo goleador italiano”.
Ma il passaggio all’Everton non è una sconfitta, anzi, per Kean giocare nel campionato migliore al mondo non può essere visto come una diminutio. Di sicuro adesso è senza rete. L’ambiente Juve ti culla e protegge, poi se non sei già prontissimo ti manda nel bosco da solo, ma è anche giusto così. Moise Kean ha solo due anni per mostrare che calciatore è. Non vale niente la giovane età. In un mondo dello sport in cui in questo momento i giovani stanno spalancando dei nuovi modelli (ci rendiamo conto di quello che sta per succedere nel ciclismo?), lui, se davvero è un campione, deve dimostrarlo adesso. Tra due anni può essere davvero il 9 della Nazionale o tornare in Italia al Sassuolo. Mezze misure inesistenti.

Il fondamentale Cerci

Prandelli sa che per battere Spagna, Brasile e Argentina non può presentare il prossimo anno una squadra troppo stantìa. La Spagna ha un concetto su cui switcha molto rapidamente moduli a piacimento con o senza centravanti, ali classiche e così via. Il Brasile è già più standard con il 3-1 avanti molto variabile però grazie ai suoi attaccanti poco incasellabili. L’Argentina poi non può avere moduli ma solo contingenze. Come e dove vorrà giocare Messi per rendere al meglio quello è il modulo prescelto (tutti parlavano di Maradona non allenatore ma in Sudafrica ha perso proprio perché Diego voleva far muovere Messi su un modulo fisso).

Noi abbiamo una sola speranza, come ad Euro 2012: muoverci tra i moduli per dare pochi punti di riferimento. Il 3-5-2 è il più pronto. La difesa juventina con Maggio e Balzaretti conosce a memoria il sistema. A centrocampo i soliti con Montolivo più avanti e due punte forti (Balotelli-Osvaldo).

Il 4-2-3-1 è un altro modulo nelle corde della squadra. Terzino destro Abate, a sinistra Peluso e centrali Barzagli-Chiellini. I due da schermo li fanno Pirlo e De Rossi e la trequarti formata da El Sharaawy a sinistra, Marchisio al centro (ma bisogna vedere come andrà Verratti perché li puo giocare e rendere) e Candreva ala tattica a destra. Se si mette male Diamanti al centro. Con Balo centravanti.

Per usare il tridente però, vecchio cruccio di Prandelli, serve almeno un’ala vera. E Prandelli non farà di nuovo l’errore di pensare che un giocatore come Borini possa fare questo lavoro (Borini è addirittura un centravanti di casino, alla Inzaghi per dire, metterlo all’ala è un disastro). Per giocare con il 3-4-3 e il 4-3-3 Prandelli deve mettere fuori Montolivo e giocare con El Sjaarawy a sinistra, Balotelli centrale e Cerci a destra, non puntando in questo caso su Candreva poco pericoloso palla al piede. Da prospetto sempre alla ricerca della continuità, nella testa di Prandelli Cerci diventa importante e l’unico in Italia a poter dare sulla fascia la pericolosità e il fondo di un Pedro. Cerci da reietto diventa indispensabile per variare i moduli, anche se io attenderei il prossimo anno per capire cosa farà in serie A Saponara, capace di mettere insieme l’equilibrio di Candreva e la pericolosità di Cerci. Vuoi vedere che numero 7 giocherà lui?