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Come ti cambio la geografia ciclistica con l’Abu Dhabi Tour

Jabal-Hafeet-Abu-Dhabi-TourEro un po’ fissato con la geografia ciclistica. Per me fanno (facevano) ciclismo solo le Dolimiti, un po’ di Abetone, ovviamente Pirenei ed Alpi e uno spruzzo di Massiccio Centrale.
Il resto, Giri di Polonia, Gran Bretagna, Circolo Polare Artico ecc. non li inquadravo (sto parlando di geografia eh, come fatti sportivi sono ovviamente validi) come il ciclismo che immaginavo con la C maiuscola.
Ho scritto tutta la prima parte di questo post all’imperfetto perché ho cambiato idea. E a farmela cambiare, incredibilmente, è stato il Giro che a prima vista sembrava il meno adatto: l’Abu Dhabi Tour.
Ero sul mio divano di casa, in fase post-prandiale e pre-pennicale e vedo la tappa del Jabal Hafeet. Una tappa non solo sportivamente bella con Nibali che attacca ma si ammoscia perché è a fine stagione e gli altri che ci provano un po’ tutti, ma paesaggisticamente meravigliosa.
È stato uno sballo vedere ciclisti correre avendo come sfondo una montagna diversa da quella a cui siamo abituati, una roccaforte rocciosa che ti richiamava alla mente grotte di ladroni, principesse in viaggio e commercianti con cammelli alla ricerca della via per l’Ovest, oasi dove incontrare l’umanità più varia.
Più che una tappa è stato un continuo rincorrersi di insight per conoscere di più quelle terre e quelle culture.
Sono cose che un paesaggio ti dà poche volte. Anche questo per fortuna è il ciclismo vero.

Come siamo messi? Solo 4 campioni.

Arianna-ErrigoParliamo tanto di calcio e della sua crisi. Giusto, siamo messi davvero male e appena dopo i Mondiali pensavamo di riprenderci e invece stiamo ancora scendendo la scala.
Ma prendendo gli sport olimpici, come siamo messi? Per me in Italia ci sono solo quattro grandi campioni internazionali: Errigo, Campriani, Nibali e Arianna Fontana. Poi ci sono altri quattro grandi atleti (c’è un duo) che possono lottare per i grandi titoli: Molmenti, Cagnotto, Pellegrini, Errani-Vinci.
Pensandoli come sistemi generali ci resta un solo sport di tradizione, la Scherma. La Boxe sta scendendo, nel Basket e nel Nuoto siamo in confusione. Abbiamo qualcosina nel Canottaggio.
Negli sport popolari, Calcio, Atletica Leggera e Ciclismo (soprattutto su pista, escluso Nibali) siamo all’anno 1.
È finita? Siamo una nazione destinata al singolo campione o poco più per generazione come una Slovenia qualsiasi?
Per fortuna no. La storia (che vuol dire retaggio e competenze) si mette in tasca e, quando te lo fanno fare, la puoi tirare fuori.
I due esempi migliori sono il Volley e la Pallanuoto. Negli anni 2000 ci hanno superato in tanti e non avevamo più i campioni del passato. Le Federazioni sono ripartite puntando su giovani atleti da mettere subito alla prova. Adesso abbiamo ottime nazionali, da primi posti in tutte le competizioni (anche le donne reggono).
Il calcio ha esempi in casa da seguire.

Era il Mondiale degli scalatori

Nibali_Campionato_Mondo_FirenzeAnche quest’anno uno degli eventi più esaltanti fra tutti (niente mi fa andare in bagno 30 volte in 7 ore) è terminato. Che non abbia vinto l’Italia non toglie nulla a quello che è il Campionato del mondo di ciclismo.
Però abbiamo perso per colpa nostra…. e questo un po’ rode. E nello specifico, non abbiamo perso per colpa della condotta della gara su strada, ma per quella che era la squadra a giocarsi il Mondiale (forse questo è il motivo della sua unicità, sembra un gioco di strategia vero, non come le partite di calcio che si vincono perché hai i giocatori migliori…. e basta).
Mi sono incazzato a fine gara per un motivo: salita di Fiesole e quella di via Salviati erano per scalatori puri, non c’azzeccavano nulla i passisti (Cancellara, Gilbert e Sagan al primo allungo si sono disintegrati). Se un finale di gara termina con Rodriguez, Nibali e Rui Costa fra i primi quattro vuol dire che le salite erano vere. Bastava un altro scalatore puro e Nibali non restava solo contro tre che giocavano a sfiancarlo, bisognava comprendere bene il percorso e chiarire fin da inizio anno ad un Rabottini o addirittura ad un Cunego che questo era l’anno in cui al Mondiale erano fondamentali.
Anche in corsa le cose si potevano raddrizzare in questo modo: a partire ai -50 km non doveva essere Visconti, l’altro da giocare sulle salite vere, ma Paolini. Ottima invece la fuoriuscita di Scarponi, che ha incendiato la gara. E pure il finale: con quell’azione Scarponi-Nibali l’idea era di far arrivare Nibali da solo al traguardo? Penso di sì. Ma, essendo plausibile che qualcuno tenesse il passo, era necessario che soprattutto Pozzato lo seguisse per giocarsi la sua volata ristretta.
Scrivo di getto, perché con gli scalatori che abbiamo in Italia questa era un gara da vincere. Quando avremo di nuovo questa possibilità?
La gara si poteva vincere, ci sto pensando da quattro giorni.

Bettini non va allo stadio

Non mi voglio per forza maestra lamentare del vecchiume italico, ma anche la conduzione di una squadra nazionale di ciclismo mi ci fa pensare. La squadra ieri era da metà classifica, non aveva campioni alla Contador né specialisti alla Gilbert eppure ha guidato la corsa come ha sempre fatto l’Italia negli ultimi 15 anni di Mondiale.

Con una squadra media come la nostra, era quasi ovvio che il fuoriclasse avrebbe vinto poggiandosi sulla nostra fatica, e così è stato. Cosa ci è mancato? L’attimo di follia giovane che la squadra di metà classifica deve avere (e che nel calcio, come in tutti gli altri sporti italiani, nessuno ha): impostare una prima soluzione non su Nibali, marcatissimo e non adatto al finale, ma su Moser, capace di scompaginare tutto mandando all’aria qualsiasi marcatura. Bettini non l’ha fatto e forse non l’avrebbe fatto nessuno, imperniando sull’unico capitano d’esperienza una gara persa in partenza.

In Italia queste cose difficilmente avvengono e se le fa il Milan, che propone El Shaarawy uomo-faro dell’intera squadra, allo stadio non ci va più nessuno.

Neanche Bettini.