Le sorprese si scrivono adesso

brasile-2014Come ogni Mondiale le sorprese saranno tante e belle, ma tutti ne parleranno dal 13 luglio. Il bello è presentirle adesso, così magari ci prendi pure. Queste sono le mie 10:

1 – Colombia fuori al primo turno
2 – Nigeria è la sorpresa africana
3 – La Svizzera arriva in semifinale
4 – Russia nettamente meglio del Belgio
5 – Giappone vince il suo girone
6- Croazia ai quarti con un centrocampo favoloso
7 -Inghilterra ai quarti con un grande gioco
8 -Higuain capocannoniere
9 – Portogallo miglior difesa
10 – Il Brasile non vince i Mondiali

Mondiali 2014 – Precedenti pochi e mosci

Pensando già ai Mondiali di Brasile 2014, un po’ di precedenti (vado a memoria, ma sono davvero pochi, anche di sfide importanti). Meglio così.

Camerun-Brasile. La rapacità di Romario non è mai esistita. Ancora oggi non la vedo. http://www.youtube.com/watch?v=g6ZmLcZY8XU

Spagna-Olanda. Speriamo in una partita migliore dell’ultima finale mondiale. http://www.youtube.com/watch?v=JbHGo3dT6KI

Cile-Austria. Mi stavo addormentando anche guardando i 3 minuti di youtube. http://www.youtube.com/watch?v=CFc45Me_If8

Uruguay-Inghilterra 1966. Altro 0-0 di ammosciante concordia. http://www.youtube.com/watch?v=dJbBh2FiMZ4

Italia-Uruguay. Per non parlare di questo. Bertini tirò in porta e il capitano dell’Uruguay disse a Mazzola: “Così non si fa, adesso tiriamo una volta pure noi”. http://www.youtube.com/watch?v=Fsa0vnx7TYw

Svizzera-Francia. Non so più che dire, forse una cosa c’è: duepalle. http://www.youtube.com/watch?v=_W2aN66nd-o

Argentina-Nigeria. Un po’ di vita. Maradona prima, durante e soprattutto dopo la partita. http://www.youtube.com/watch?v=FP3Fb0EN8J0

Belgio Corea del Sud 1990. Incrocio canaglia per i coreani. http://www.youtube.com/watch?v=xH-3MtsVgGU

Germania-USA. Quando i tedeschi erano al tramonto.http://www.youtube.com/watch?v=w6CbJY9WjuU

Brasile-Croazia. Una delle volte che il Brasile aveva già vinto il Mondiale http://www.youtube.com/watch?v=1JO-1vr4r48

Italia-Inghilterra. Una finale per il terzo posto decente. http://www.youtube.com/watch?v=M4NvrSXqTDs

Germania-Portogallo. Una finale per il terzo posto indecente. http://www.youtube.com/watch?v=nEFLRJCjbaw

Storia di Kalas, calciatore

Massimiliano Castellani dell'”Avvenire” mi ha inviato una breve mail in cui c’era scritto: “Leggi questa storia”. La posto, grazie a Massimiliano che l’ha pubblicata anche sull'”Avvenire”, affinché questa storia si conosca e si intervenga.

Una telefonata di un amico e la passione per il calcio, a volte possono salvare la vita. Questo Kalapapa “Kalas” Ngeri lo sa bene. Kalas ora corre libero sulla fascia. Poi si ferma, e cammina ondeggiando, come una barca sul Lago Trasimeno. Ha il passo dinoccolato e da lontano lo confonderesti facilmente con il suo “sosia” più famoso, l’amato Mario Balotelli. Poco più in là, sulla collina sopra al Trasimeno, a Castiglion del Lago, è nato l’attaccante della Roma Stefano Okaka, origini nigeriane, come Kalas. Ma Kalas non lo conosce ancora. Nella sua testa mille pensieri e i ricordi di una fuga forzata dal suo Paese. Tre anni fa l’addio alla famiglia, «ho 21 fratelli», e a Port Harcourt, la città dove era nato e cresciuto anche come calciatore. Era già diventato l’idolo dei ragazzi della metropoli tra il delta del Niger e l’Oceano, la stella del Soccer Plannance.

Ma sopra alla testa del due volte capocannoniere della Terza divisione nigeriana, un giorno invece di un pallone si stava per scagliare la condanna senza appello della polizia, a causa della sua appartenenza al Massob: il Movimento sorto nel 1999 per l’attuazione della sovranità dello Stato di Biafra. Una macchia in più, oltre a quella di essere un membro orgoglioso della comunità igbo (rappresenta il 18% della popolazione nigeriana, nel 1969 subirono un genocidio: oltre un milione di morti) e per di più cristiano. «Gli awousa, i gruppi di fanatici islamici del nord, sequestravano i cristiani: donne, vecchi, bambini per loro non faceva alcuna differenza, li prendevano e li massacravano a colpi di machete», racconta con orrore Kalas salvato da quella chiamata amica. «Scappa Kalas, non tornare a casa, la polizia ti sta cercando», gli urlò allarmato l’amico Jackson al telefonino. E il giovane bomber, con tutta la paura in corpo e appena 700 naria in tasca (circa 50 dollari) cominciò la sua odissea, destinazione: Italia.

Fine dell’adolescenza serena e scanzonata di un ragazzo che a 13 anni aveva già le stimate del campione e il governo su di lui aveva puntato per inserirlo nella selezione di atletica dei Giochi di Pechino 2008. Quell’anno olimpico, il giovane igbo invece era nel pieno della sua fuga, marchiato e marcato stretto da quello stesso governo come pericoloso terrorista del Massob. Una svista colossale che nessun arbitro, neppure il peggiore, avrebbe mai presa nei confronti di un ragazzo dallo sguardo pacifico, finito a correre da un campo di calcio dentro a un tunnel oscuro, in cui sembrava impossibile solo prevedere la meta finale.

«Con il terrore in gola, senza dormire né mangiare arrivai a Kano e poi a Sokoto dove risiede la maggioranza islamica dei nigeriani». Con approdi di fortuna raggiunse Agadez (in Niger) in cui avvenne l’incontro con il “losco” Johnson, con il quale decise di condividere una sfida quasi impossibile: attraversare il Sahara in cammello per raggiungere la Libia e da lì imbarcarsi verso l’Italia. Un vecchio detto tuareg recita: «Dio ha creato i Paesi ricchi d’acqua perché gli uomini ci vivano, i deserti perché vi trovino la propria anima», ma lì Kalas stava per trovare il «niente» (il significato di Sahara in arabo), il vuoto gelido della morte. «Sono stato 28 giorni nel Sahara. Ho patito le pene dell’inferno, la fame, la sete, la solitudine. L’unico conforto era la presenza di Gesù e la preghiera a Dio. Senza il Suo aiuto non ce l’avrei mai fatta».

Un giorno, i due cammelli che li trasportavano stramazzarono al suolo e lì nel grande «cimitero di sabbia», si è arrestato per sempre anche il cammino di Johnson, finito insieme alle carcasse di centinaia di clandestini in fuga. Kalas era rimasto solo. Di notte scriveva testi di canzoni hip-hop in cui si chiedeva disperato: «Tutti credono in Dio, e allora perché ognuno tenta di uccidere, di sopraffare l’altro fino all’autodistruzione?». Sfinito, braccato, rimasto solo al margine estremo del Sahara, la resa era vicina. Perse i sensi e al risveglio come per miracolo si ritrovò nel letto di una fattoria di Moustafa, a Sebha, Libia. «Ero uno scheletro, avevo perso trenta chili, io di solito peso sui 90. Sono rimasto un anno alla fattoria, lavorando e insegnando a giocare a calcio ai figli di Moustafa. Ma tutto di nascosto, perché le nuove leggi di Gheddafi contro i clandestini avrebbero creato problemi a me e anche a Moustafa che un giorno mi ha fatto accompagnare al porto di Tripoli e da lì a bordo di un barcone sono sbarcato a Lampedusa».

Qui per Kalas comincia una storia drammatica e simile a tante altre vite clandestine, passando per il Centro di accoglienza di Crotone. «Rimasi a Crotone quasi 5 mesi. Poi un giorno ho telefonato a casa e i miei fratelli mi hanno detto che nostra madre era morta… Mi sentivo un sacco vuoto, come se la mia vita ormai non avesse più un senso. Mi hanno pagato il biglietto del treno e sono andato a Roma. Ho dormito due notti alla Stazione Termini, come un barbone, poi mi sono rivolto alla Caritas ed è stata la mia salvezza».

Da Todi a Tuoro, accolto come un figlio da tutto il paese, soprattutto da Alma, la vedova del poliziotto Emanuele Petri – ucciso nel 2003 in un conflitto a fuoco dalle nuove Br – . «Io vivo in un alloggio al Centro Petri e Alma è diventata la mia seconda mamma», dice Kalas davanti a questa donna straordinaria e al suo fido «fratello», il vicesindaco di Tuoro, Lorenzo Borgia che è anche il suo primo tifoso. «Chi ha visto Kalas giocare è rimasto impressionato, ha un altro passo rispetto alla Seconda categoria in cui milita il Tuoro, ma purtroppo per la Figc non può giocare, per tutte le beghe burocratiche legate al suo status di rifugiato politico». Il mister del Tuoro, Maurizio Valentini, non vede l’ora di averlo a disposizione per le partite di campionato: «Nei test di velocità è arrivato primo – dice entusiasta Valentini – . Kalas è un talento, un classe ’90 così in queste categorie se lo sognano. Ma se non gioca…».

Kalas è fermo al palo e ci sta male. La Lega Nazionale Dilettanti lo scorso anno gli permise di giocare le ultime due partite di campionato grazie al fatto che poteva dimostrare un anno di residenza in Italia. «Siamo alle solite – sbotta il presidente del Tuoro, Mario Agnelli – . Per la Federcalcio Kalas è un tesserato già dal marzo scorso, per la Lega Nazionale Dilettanti no, perché non ha un lavoro fisso e l’iscrizione scolastica, che peraltro andrebbe richiesta alla Nigeria e dubito che l’accoglierebbero dato il suo status di rifugiato. Nella nostra piccola comunità la sua storia sta diventando un caso sociale e politico, mentre invece si dovrebbe parlare di Kalas solo in termini sportivi e quindi mi appello anche agli altri club, specie quelli professionistici, se ci vengono in soccorso per sbloccare una situazione che sta diventando paradossale».
Kalas calcia il pallone lontano e sbotta: «Perché non mi vogliono dare questa opportunità? Giocando a calcio potrei costruirmi un futuro e garantirlo anche a mia sorella Glory che vorrebbe venire in Italia a studiare». Si interrompe un istante Kalas, ha un groppo in gola, poi torna il sorriso. Raccoglie in terra la borsa del Tuoro, l’allenamento per oggi è finito, ma l’ultimo tiro spetta a lui: «Chiedo solo di giocare, qualsiasi cosa c’è da fare sono disposto a farla. Ho attraversato il deserto, posso andare a piedi ovunque…».

per gentile concessione di Massimiliano Castellani

La prima grande Nigeria

La prima grande Nigeria della storia è quella apparsa nel 1980, alla Coppa d’Africa organizzata in casa. Questi i protagonisti di quella squadra: Best Ogedengbe, morto il 28 settembre scorso per problemi dopo un’operazione agli occhi. È stato il gatto degli Shooting Stars; Christian Chukwu, grande capitano degli Enugu Rangers, in quegli anni riferimento primo del calcio nigeriano e nel 1977 vincitrice dell’African Cup Winners, battendo in semifinale il compagno di nazionale Ogedengbe e gli Shooting Stars; Andy Atuegbu, che quell’anno giocava indoor con i San Francisco Fog. Soccer America Magazine ha inserito il suo nome nel College Team of the Century; Segun Odegbami, una vita sulla destra pennellare cross in Nazionale e con gli Shooting Stars. Era chiamato “Mathematical”, perché ha studiato ingegneria, ma anche per la precisione dei suoi cross. Oggi fa il giornalista in patria; Mudashiru Babatunde Lawal, una carriera lunghissima, iniziata tardi perché faceva il meccanico.
Quel 22 Marzo, a Lagos, segnò due goal Segun Odegbami e uno Muda Lawal. L’Algeria schierava gli uomini del 1982, ma Madjer era infortunato ed entrò a partita in corso senza incidere.