Archivi tag: Olanda

La passione per il calcio ai tempi dei campionati finiti già ad aprile

In Inghilterra il campionato è finito e lo ha vinto il Manchester City.
In Germania il campionato è finito e lo ha vinto il Bayern Monaco.
In Olanda il campionato è finito e lo ha vinto il PSV.
In Francia il campionato è finito e lo ha vinto il PSG.
In Spagna il campionato è praticamente finito e lo vincerà il Barcellona che ha 11 punti sulla seconda.
In Italia solo un Napoli e un Sarri straordinari ci danno ancora un campionato che però domenica può terminare.

Non ho altro da aggiungere a questo lamento. Ripeto da tempo che se togli la competizione serrata al calcio è più divertente vedere una gara di torte in faccia.

Quale partita ti piacerebbe rivedere oggi?

Vedere una partita in cui si investe emozionalmente è sempre un piacere, qualunque sia il risultato finale. Guardando una di queste l’altro ieri mi chiedevo: “C’è una partita di questo tipo che rivedresti adesso?” Ok, ce ne sono. Ma come farlo? Da spettatore onnisciente che sa già come andrà a finire o da spettatore vergine, che non è più quello della prima volta ma non conosce risultato e vicende della partita? Io opto per la seconda e mi vedrei Italia-Olanda Europei 2000. Noi giocammo uno schifo ma con un maggiore relax rispetto ai 20 anni me la godrei proprio alla grande.
Qual è la partita che ti piacerebbe rivedere oggi?

Quando le rivoluzioni finiscono, torniamo noi

Stamattina riflettevo sul ritorno inaspettato del calcio italiano. Senza soldi, con direttori sportivi che comprano la qualunque all’estero pur di far sognare cinque minuti i tifosi e dare una plusvalenza di 5 centesimi al presidente, settori giovanili che fanno ridere, solo tre anni fa tutti ci davano per moribondi.
Oggi ci ritroviamo con la Juve che fa paura, la Nazionale in prospettiva più interessante almeno in Europa insieme ad una Germania sempre all’altezza, e nazionali giovanili che fanno risultati come forse non si sono mai visti. Che cosa è successo?
Succede che, come andiamo dicendo da un po’, il calcio è davvero tante cose, soprattutto l’espressione di uno spirito del tempo. Questo Zeitgeist con pallone, se lo approfondisci, dice una cosa su cui riflettere: in periodi di rivoluzioni e grandi idee l’Italia va in crisi, risollevandosi e diventando leader del pollaio quando le grandi idee tramontano.
La prima grande idea di calcio in senso globale è quella ungherese degli anni ’50, con la tecnica danubiana al servizio di una fantasia differente, in cui per la prima volta i ruoli diventano flessibili, mai staticamente dati. Movimento di uomini e palla fanno il gioco, non l’accurato svolgimento del proprio compito/ruolo. Negli anni ’50 (ovviamente molto è dovuto anche allo schianto di Superga, ma non solo) l’Italia fa pessime figure ai Mondiali, non qualificandosi nel 1958, mentre i club fanno vani tentativi di grandezza grazie all’innesto di superbi sudamericani respinti con danni al mittente. Quando l’Ungheria/Honved si sfascia piano piano torniamo noi e negli anni ’60 vinciamo Coppe, abbiamo la Grande Inter e il Milan di Rocco, vinciamo un Europeo e siamo secondi al Mondiale del Messico.
Altra rivoluzione, quella olandese di inizio anni ’70. Il calcio si gioca collettivamente, che strano per noi. Per tutti gli anni ’70 non viciamo più una Coppa Campioni, siamo metodicamente superati da belgi, olandesi, inglesi e la Nazionale fa una buona figura solo a fine decennio grazie alla gioventù bearzottiana. Anche in questo caso quando i profeti olandesi si ammosciano riemergiamo noi in tutti gli anni ’80, in cui l’unica cosa che tutti desiderano è il grande nome in cartellone. Noi torniamo alla grande, vincendo tutto con la Juve prima, il Milan poi e con la nostra classe media che domina le coppe europee.
Negli anni ’90 la rivoluzione con Sacchi siamo noi per cui non vale, mentre a metà anni 2000 arriva Guardiola, con il suo pressing selvaggio, l’utopia del gioco in una sola metà campo e una sqaudra che attacca in blocco. Sbandiamo di nuovo, i club fanno pochissimo in Europa e la Nazionale perde credibilità dopo due Mondiali indecenti.
Oggi Guardiola e il guardiolismo è al tramonto e noi che si fa? Noi torniamo, come abbiamo fatto tutte le altre volte. Le rivoluzioni ci confondono, non ruisciamo ad adattarci, forse perché siamo così pieni di noi e del nostro da pensare che niente deve cambiarci. Questo è sicuramente un grande limite, ma è un limite che diventa confortevole (la “comfort zone” che va di moda) quando le rivoluzioni finiscono.
Ci obblighiamo a non seguire lo spirito del tempo, rimanendo indietro.
Riusciamo a resistere allo spirito del tempo, ritrovando noi stessi appena fuori dalla tempesta.
Un nostro grande problema, una nostra grande fortuna.

Dalle Ande all’Iseo – Sei gradi calcistici di Andrea Meccia

Palermo-KrolIl gioco dei 6 gradi è piaciuto ad un po’ di calciomani. Il primo che pubblico è Andrea Meccia, un bel percorso dalle Ande all’Iseo.

Nelle qualificazioni ai mondiali del Sudafrica, l’Argentina allenata da Diego Armando Maradona conquistò 3 punti decisivi contro il Perù con un gol di Martín Palermo nei secondi finali.

Nei mondiali del 1978, giocati durante gli anni della dittatura militare, l’Argentina padrona di casa conquistò il mondiale battendo in finale l’Olanda del calcio totale per 3 a 1. Una delle partite con più ombre fu quella vinta dall’Albiceleste contro il Perù per 6 a 0.

In quel mondiale l’unica sconfitta rimediata dall’Argentina la rimediò contro l’Italia di Bearzot. Il gol lo segnò Roberto Bettega, su assist di Paolo Rossi.

Quattro anni più tardi, Paolo Rossi sarà l’eroe del mondiale di Spagna ’82, vinto dagli azzurri, ancora guidati da Bearzot, nella finale contro la Germania Ovest. La partita terminò 3 a 1. Per i tedeschi il gol della bandiera fu segnato da Breitner.

Breitner aveva già segnato in una finale mondiale. Otto anni prima, la Germania Ovest conquistò la Coppa del Mondo battendo l’Olanda per 2 a 1. Vantaggio orange con Neskeens dagli undici metri. Pareggio del maoista tedesco dai capelli ricci e dalla barba lunga, gol vittoria di Müller.

Tra gli olandesi vice-campioni del mondo c’era anche Ruud Kroll, futuro difensore del Napoli. Kroll arriverà all’ombra del Vesuvio nel 1980. Nei suoi anni napoletani (1980-1984) segnerà un solo gol, contro il Brescia.