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QUAL è LA TUA PIù GRANDE FOLLIA TELESPORTIVA?

Da poco sono entrato in un Gruppo Facebook meraviglioso. Si chiama “Fratellanza Olimpica” e ti racconta tutto quello che accade negli sport olimpici minuto per minuto. Parlando con loro e seguendoli con attenzione, ho capito che essere sportomani vuol dire fare davvero tante follie, tutte a fin di bene ovviamente. Loro ne hanno fatte e ne fanno tante e io volevo raccontare la mia più grande follia telesportiva, fatta per amore dello sport.

28-29 luglio 1996, Olimpiadi di Atlanta. Interno notte, Gaiano.
Questa è la notte della finale agli Anelli di Jury Chechi. So che ci sarà ma non so quando, il programma delle finali della Ginnastica artistica è lungo e bisogna aspettare. La Rai non dà solo la Ginnastica quella notte. Ricordo perfettamente il Nuoto sincronizzato e frammenti di Hockey su prato, poi un po’ la memoria, un po’ la nebbia che piano piano scese a coprirmi (io amo tutto, ma il nuoto sincronizzato alle tre di notte un pochino abbacchia), mi fa perdere i contorni.

So solo che tra le sei e le sette di mattina vidi finalmente la finale degli Anelli e l’oro di Chechi, con quel “vola Jury vola” di Fusco ancora nelle orecchie (non so se citò “Spara Jury spara”, spero di si, qualcuno può chiederglielo?).

Nel mio paese solo io e il mio amico Antonio assistemmo in diretta a quella gara storica. Ancora oggi ne parliamo come due reduci, con la stanchezza e la felicità di quella notte negli occhi.
  

Il caso OA Sport. Intervista a Federico Militello

Una settimana fa ho incontrato Federico Militello, Direttore editoriale di OA Sport. Federicon con OA Sport ha realizzato quello che uno sportomane vuole dalla vita, avere informazioni costanti e chiare sullo sport olimpico, perché la festa che c’è ogni quattro anni è bello prepararla per bene e non arrivare lì senza conoscere nemmeno i festeggiati.
OA Sport crea chiaramente dipendenza, perché conoscere come si è svolta una gara di Coppa del Mondo di Beach Volley non è una bagattella, ma è seguire la passione, semplicemente.
OA Sport mi ha sempre affascinato e catturato per la sua capacità onnicomprensiva e per l’asciuttezza giornalistica perfetta per le piattaforme digitali e quando ho conosciuto dal vivo Federico non ho potuto che rivolgergli delle domande per capire come ha pensato e come funziona OA Sport.

Come ti è venuta l’idea onnicomprensiva Olimpiazzurra divenuta OASport? Non hai avuto “paura” di essere così enciclopedico e reggere il ritmo degli eventi internazionali e non solo che riuscite a coprire?
Quello di creare una testata che si occupasse di tutti gli sport a 360 gradi è sempre stato un mio obiettivo sin da giovanissimo. Sin dall’adolescenza cercavo ovunque (soprattutto su fonti estere) notizie riguardanti discipline che in Italia trovavano poco spazio, rendendomi conto come nel nostro Paese mancasse un contenitore di questo genere. Da qui l’esigenza di creare Olimpiazzurra, poi in seguito diventata OA Sport. Non c’è mai stato timore di non farcela, perché ho sempre saputo che il duro lavoro e l’impegno mi avrebbero ripagato. In effetti è stato molto difficile, ma nel tempo e negli anni sono arrivate grandissime soddisfazioni”.

So che siete più di 15 i contributors in questo momento per coprire tutti gli sport e gli eventi. Come sei partito, com’è nato il progetto Olimpiazzurra e poi OASport?
È un progetto partito sostanzialmente a costo zero. Inizialmente io ed i primi collaboratori del sito eravamo mossi dalla sola passione. Abbiamo lavorato tantissimo perché credevamo fortissimamente nel progetto ed i fatti ci hanno dato ragione.

Come funziona il lavoro di coordinamento editoriale? Come si sviluppa una giornata nella redazione di OASport?
Non esiste una redazione “fisica”. Nell’era di Internet e dei social network, sfruttiamo le nuove tecnologie per coordinarci e stare sempre in contatto.

Quali sono gli obiettivi posti che hai raggiunto nel tuo percorso?
Quello di cui vado più fiero è l’aver diffuso la nostra filosofia, ovvero che tutti gli sport hanno la stessa dignità. In questi anni ci hanno letto e continuano a leggerci decine di milioni di persone. Segno che il nostro modo di fare giornalismo viene apprezzato. E questo mi inorgoglisce.

Quali sono secondo te i campi dove OASport ha creato uno standard di riferimento per gli altri portali “Sport All News” e dove credi ci siano aree di miglioramento?
Credo le Dirette Live testuali di un numero davvero importante di eventi abbiano rappresentato un passo avanti importante. Ora l’utente sa che, ovunque si trova, potrà sapere minuto per minuto cosa sta accadendo nella sua disciplina prediletta.

Qual’è per te il futuro di OASport? Cosa vedi per il 2018 e per gli anni anni successivi?
Quel che è fatto è già storia, non vogliamo crogiolarci nei ricordi, ma guardare a nuovi traguardi ed obiettivi. Stiamo pensando a diverse novità, tra cui l’implementazione di una sezione video, per garantire una copertura sempre più completa agli utenti.

Una domanda personale. Dimmi solo tre sport che segui di più e a cui dai maggiore attenzione.
Io amo tutti gli sport a 360 gradi, non solo perché esiste OA Sport, ma è una mia passione infinita da quando avevo 6 anni. Ricordo che, a quell’età, leggevo la Gazzetta in spiaggia e andavo a giocare con gli altri bambini solo dopo averla finita! Se però devo dirti quali sono i miei sport preferiti a titolo personale, allora voto per sci alpino, ciclismo e slittino.

Noi Olimpo-dipendenti come facciamo a spiegarlo?

Rio 2016Gli Olimpo-dipendenti fanno una cosa che nessun altro fa. Riconducono tutto quello che nella loro vita è successo negli anni pari (l’Olimpo-dipendente è al 90% anche Mondial-dipendente) all’evento olimpico.
Nel 1992 ho letto Papà Goriot. Quando Casartelli vinse, Delphine stava cedendo alle avances di Rastignac.
Mi sono rotto il braccio nel ’96, lo ricordo perché ero a casa durante la riabilitazione e perse l’oro la Vezzali. Il braccio mi faceva ancora più male.
Papà nel 2000 comprò la Zafira proprio la mattina in cui Pirlò segnò finalmente contro l’Australia. E la macchina sembrava più bella di quello che in realtà era. Un cesso, diciamo la verità.
Nel 2004 ti scrissi una lettera d’amore. Quel giorno ero innamorato di tutto, anche di Ivano Brugnetti.
La dieta peggiore della mia vita è del 2008. Sarà stata anche la volontà di somigliare ad Andrea Minguzzi.
Quattro anni fa ti chiesi di sposarmi. Ero sull’onda dell’entusiamo per Molmenti.
Anche quest’anno ci diremo che gli anni passano, sarebbe meglio staccare per quelle due settimane dopo un anno di lavoro e poi… e poi va a finire che guardi tua figlia e le dici: “Bell’ e papà si tal’ e qual’ a Jessica Rossi!”

La partita di volley più bella della storia

Amo il volley e oggi si gioca molto bene. Ma c’è una partita che non è dimenticabile. Montreal, 30 luglio 1976, giocano una Polonia che ha faticato non poco per arrivare a quella partita e l’URSS, il cui 3-0 sul tabellone è ormai una costante. Tutto sembra già scritto con la vittoria a favore degli uomini di Cesnokov e invece….