Dalle Ande all’Iseo – Sei gradi calcistici di Andrea Meccia

Palermo-KrolIl gioco dei 6 gradi è piaciuto ad un po’ di calciomani. Il primo che pubblico è Andrea Meccia, un bel percorso dalle Ande all’Iseo.

Nelle qualificazioni ai mondiali del Sudafrica, l’Argentina allenata da Diego Armando Maradona conquistò 3 punti decisivi contro il Perù con un gol di Martín Palermo nei secondi finali.

Nei mondiali del 1978, giocati durante gli anni della dittatura militare, l’Argentina padrona di casa conquistò il mondiale battendo in finale l’Olanda del calcio totale per 3 a 1. Una delle partite con più ombre fu quella vinta dall’Albiceleste contro il Perù per 6 a 0.

In quel mondiale l’unica sconfitta rimediata dall’Argentina la rimediò contro l’Italia di Bearzot. Il gol lo segnò Roberto Bettega, su assist di Paolo Rossi.

Quattro anni più tardi, Paolo Rossi sarà l’eroe del mondiale di Spagna ’82, vinto dagli azzurri, ancora guidati da Bearzot, nella finale contro la Germania Ovest. La partita terminò 3 a 1. Per i tedeschi il gol della bandiera fu segnato da Breitner.

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Breitner aveva già segnato in una finale mondiale. Otto anni prima, la Germania Ovest conquistò la Coppa del Mondo battendo l’Olanda per 2 a 1. Vantaggio orange con Neskeens dagli undici metri. Pareggio del maoista tedesco dai capelli ricci e dalla barba lunga, gol vittoria di Müller.

Tra gli olandesi vice-campioni del mondo c’era anche Ruud Kroll, futuro difensore del Napoli. Kroll arriverà all’ombra del Vesuvio nel 1980. Nei suoi anni napoletani (1980-1984) segnerà un solo gol, contro il Brescia.

La distanza dal Barcellona

Quanto siamo lontani dal Barcellona? Poco, molto, non ce lo dice il livello di un campionato quanto mai barboso né il cammino di Juve e Milan in Champions League. Ce lo dice invece il gol della scorsa settimana della Juve al Palermo. È un gol classico del repertorio di un centravanti classico(il raddoppio è necessario). Palla a Vucinic, difesa della palla e tacco a smarcare il centrocampista per l’inserimento. Un gol il cui merito è di Vucinic ma che avrebbe fatto fare anche Toni, tanto è vero che Montella lo ha rispolverato e risulta un giocatore fondamentale in questo campionato.
Messi e il Barcellona gol di questo tipo non li realizzano mai. Perché?Perché tendono a giocare con la palla scoperta invece che coperta. Buona regola italiana da sempre è non aggredire con la palla scoperta perché richiede un proiezione offensiva della squadra molto aggressiva. Se si attacca con palla scoperta non si può lasciare da solo il portatore di palla ma bisogna accompagnare l’azione con molti uomini, così da aprire spazi e dare la possibilità del passaggio. Chiaramente un atteggiamento del genere sbilancia la squadra se la linea difensiva è bassa, aprendo grandi spazi di corsa per le ripartenze. L’unico modo per risolvere la questione è tenere una difesa fissa a centrocampo e fare pressing selvaggio per riconquistare la palla il più velocemente possibile.
Ma in Italia tutto questo non è ancora passato e si pensa sia molto meglio servire la punta centrale di spalle alla porta, il quale distribuisce per gli inserimenti calmierati dei centrocampisti. In questo modo non serve un accompagnamento costante di tutta la squadra in quanto bastano due uomini che hanno la bravura e la fortuna di muoversi bene per arrivare al tiro. E così è accaduto per il gol di Lichtsteiner contro il Palermo. Giocando così però saranno poche le speranze di migliorare un calcio sottilmente sparagnino e passivo, surclassato sempre da squadre capaci di essere molto più attive in tutte e due le fasi di gioco con gli undici giocatori in campo.
Iniziamo a giocare con la palla scoperta e il Barca si riavvicinerà.

Dal Mondiale alla Serie A

Ogni Mondiale tira le fila di un quadriennio e pone le basi per i successivi 4 anni, da vivere pericolosamente. Di tattica e sistemi di gioco, in Sud Africa abbiamo visto poche cose ma buone: un’organizzazione della fase difensiva sempre più pressante e fatta con molti uomini, pochi attaccanti di ruolo e molto movimento delle punte, di contro poco presenti in zona gol (vedi classifica marcatori ingolfata e a quote basse).

Però, come detto, il Mondiale dice del calcio dei prossimi anni e le nostre squadre sembrano già averne fatto tesoro per il campionato che sta arrivando. La Juve di Del Neri ha un impianto codificato e riproposto dal mister friulano in tutte le sue squadre, ma quest’anno sembra esserci una variante, figlia del Paraguay, squadra con il massimo dell’equilibrio mondiale. La coppia Cardozo-Valdez è equiparabile a quella titolare della Juve delneriana, Amauri-Diego, già in parte vista con il duo Cassano-Pazzini. I movimenti della punta forte ad aprire spazi e la capacità di servire le ali da parte della punta piccola è il punto focale del gioco della nuova Juventus, in cui un Del Piero di qualche anno fa sarebbe stato perfetto.

Il Napoli ha puntato sulla gioventù e Mazzarri è pronto ad imitare il calcio della squadra più giovane di tutte ai Mondiali, la Germania di Loew. Il paradiso sarebbe riproporre con la stessa efficacia in attacco e in difesa i quattro moschettieri teutonici, facendo giocare Hamsik alla Podolski, Quagliarella alla Ozil, Lavezzi alla Müller e Cavani alla Klöse. Se Mazzarri ci riesce, il Napoli prenota la Champions.

Il Palermo vuole riproporre con maggiore incisività l’attacco triangolo dello scorso anno, con Rossi rinfrancato dalle belle prestazioni dell’Uruguay del Maestro Tabarez. Pastore è più centrocampista di Forlan ma, con l’esperienza acquisita può giocare a tutto campo come l’uomo della provvidenza uruguaiana, Miccoli o Maccarone possono fare i goleador alla Suarez, Hernandez, del quale aspettiamo un exploit fantasmagorico, ha già ben in testa il gioco totale di Cavani partito per Napoli.

Infine la Roma, che assomiglia molto agli Stati Uniti. Una mediana completa dove De Rossi- Pizarro sanno fare anche più del lavoro svolto dalla coppia Bradley-Edu, e tre punte molto simili: Totti con la leadership di Donovan a svariare più di quello che ha fatto gli ultimi anni, Vucinic come Findley, ad arare la fascia sinistra, Adriano come Altidore, a fare sponde e spalancare spazi.

Il Bambolotto e il Pazzo – Boca-River visto da Andrea Meccia

Un pomeriggio soleggiato illumina lo Stadio “Monumental” di Buenos Aires. Il vento lieve che spira dal Río de La Plata completa la giusta cornice per il superclásico che vede scontrarsi il River Plate e il Boca Juniors. Stati d’animo diversi per i due club più importanti d’Argentina. Il River è in grave crisi (sulla panchina dei millionarios siede da poco Leo Astrada dopo l’addio de el Pipo Gorosito), ha vinto una sola gara fino ad ora ma il pubblico gli riserva un’accoglienza degna dell’importanza dell’incontro e della storia del club. Il Boca dopo un inizio stentato ha ingranato la marcia giusta. Il biglietto da visita de el equipo de la ribera sembra incoraggiante: tre vittorie consecutive, un Riquelme che cresce di partita in partita (se ne accorgerà Maradona?) e el Loco Palermo che sembra non voler mettere fine alla sua splendida carriera. Scendono per prima sul terreno di gioco el Burrito Ortega e compagni. Un paio di minuti per salutare il pubblico e promettere loro il massimo impegno. Nel frattempo gli xeneizes aspettano con ansia nel sottopassaggio. Ora tocca a loro salutare il loro pubblico. Palermo con la fascia di capitano e una mascherina protettiva sul viso guida i suoi sul terreno di gioco. Astrada schiera Ortega (170 cm), el Muñeco Gallardo (165 cm) e Buonanotte (157 cm) sulla linea d’attacco, lasciando in panchina El Gordo Fabbiani e piazzando davanti alla difesa Matías Almeyda. Anche il Boca schiera i suoi senatori el Pato Abbondanzieri, el Negro Ibarra, Battaglia, Riquelme e Palermo con il consolidato 4-3-1-2. Agli eurocentrici sono nomi che sanno di giocatori finiti che da noi hanno detto poco o non hanno più nulla da dire, ma non è proprio così. E la partita lo confermerà.

Primo tempo – Il River parte convinto, l’orgoglio è il serbatoio dove attingere motivazioni. Ortega accelera spesso in dribbling e lo stadio si alza in piedi per accompagnare le sue azioni. Al 6’ Nicolás Domingo (ottimo il servizio di Buonanotte) si trova faccia a faccia con Abbondanzieri, ma spara fuori. All’8’ Abelairas cerca di spaventare il Boca con un tiro da fuori ma la palla va alta. Il Boca risponde al 15’ con zurdazo di Rosada. Palla fuori di poco. El pocho Insúa, Riquelme e Battaglia fraseggiano bene, ma davanti a loro c’è un Almeyda in gran spolvero che recupera palloni, smistandoli con velocità e intelligenza. Il River tiene meglio il campo e al 24’ la sua superiorità potrebbe concretizzarsi. Buonanotte controlla (con un braccio?) un pallone delizioso di Ortega, il terzino sinistro Monzón è scavalcato e costretto al fallo. Con lo sguardo verso il Río de La Plata, l’Asinello sistema il pallone sul cerchio bianco. Il Papero lo guarda, allarga le ali e fa un passo avanti (rigore da ripetere), la porta sembra restringersi in un attimo e il pallone è deviato in corner. Ancora 0-0. Buonanotte è un folletto imprendibile e si guadagna una punizione. Gallardo sistema il pallone. Nell’ultimo Boca-River, dalla stessa posizione aveva battuto Abbondanzieri con una parabola perfetta. Parte il Bambolotto e le galline di Nuñez festeggiano gridando: «¡Muñeco, Muñeco, Muñeco!». River in vantaggio meritato. Siamo al 28’. Il Boca sembra non essere sceso in campo. Forse temeva il lupo ferito. El Coco Basile appare disorientato. Al 33’ Abbondanzieri ferma Abelairas andato alla conclusione da pochi passi. Los millionarios sembrano in grado di andare al raddoppio, ma non sanno approfittarne. Cominciano ad arrivare i primi cartellini (Sanchez e Villagra per il River, Rosada per il Boca). Al 45’ l’inconsistenza degli xeneizes si materializza in un tiro di Battaglia. Dopo oltre 3 minuti di recupero si va negli spogliatoi. River 1 Boca 0. Giusto così. Un Boca irriconoscibile e disordinato pensava di incontrare sulla sua strada un gol. Gol che invece il River è andato a cercare, trovandolo.

Secondo tempo – Basile inserisce il cileno Gary Medel per Ibarra. Guai fisici per el Negro. Al 1’ minuto il River rimane in 10. Villagra si becca il secondo giallo e va fuori. 4 minuti Ortega, furbo ed esperto, provoca il paraguayano Cáceres con una spinta gratuita. Il centrale del Boca si gira d’istinto toccando Ortega al petto. L’ex Samp e Parma rovina a terra toccandosi il viso. Cartellino rosso. 10 contro 10. Il Boca si schiera con una difesa a 3. Al 7’ Nicolás Osvaldo Gaitán si invola verso la porta del River. Dribbling stretto e rapido, tiro forte ma centrale. Vega para a terra. Al 9’ ci prova Insúa con un bel sinistro. Il Boca cresce, il River arretra. Gaitán sembra ispirato, Riquelme e Palermo i soliti temibili sornioni. Al 13’ Vega manda in angolo un tiro del 10 boquense (bello il fraseggio con Gaitán e Insúa). Al 15’ Gallardo esce per far spazio a Maximiliano Coronel. Astrada vuole difendere il risultato, ristabilisce la difesa a 4, ma il gol è nell’aria. Siamo al 18’ della ripresa. Gaitán serve Riquelme, tocco di tacco volante e delizioso, carezza di Palermo (primo pallone toccato) e palla in rete. 1 a 1 e abbraccio (pacificatorio?) fra i due. Il Pazzo risponde così al Bambolotto. Stessi attori, sequenze diverse dell’ultimo Boca-River. La squadra di Basile sembra poterlo vincere questo superclásico. Al 19’ fuori Insúa dentro Chavez. Al 22’ Riquelme manda alta una punizione (stessa mattonella da cui è nato il vantaggio del River) e 5 minuti dopo si becca un giallo. Quando il River sembra sparito (e in realtà è tutto arroccato a difendere il risultato), ancora un ispiratissimo Buonanotte serve un pallone d’oro a Abelairas, che immagina già i titoli dei giornali e l’urlo della folla, senza fare i conti con la sorte. Palla sul palo a Papero battuto. «¡Está bueno el clásico!» commenta dalle frequenze di Radio Continental Victor Hugo Morales, uno che di calcio e emozioni se ne intende. Al 32’ il Grasso fa rifiatare l’Asinello e dall’altra parte Monzón lascia spazio al tucumano Krupoviesa. Al ’35 ancora un giallo, questa volta tocca a Buonanotte. Il Boca ha ancora un paio di occasioni. Punizione di Riquelme parata al 37’ e Paletta non aggancia un pallone a un metro da Vega al 40’. Ancora il tempo per un giallo a Ferrari del River e l’ingresso di Mauro Díaz per un esausto e ottimo Buonanotte. Dopo 3 minuti di recupero l’arbitro Laverni fa calare il sipario sullo stadio Monumental. Emozioni, nervi (neanche troppo tesi), spettacolo sulle tribune, ottima la compagnia di Victor Hugo, tanta nostalgia per Buenos Aires. River e Boca 1-1.

Articolo di Andrea Meccia