L’ESPERIENZA DEL VUOTO (ANCHE SPORTIVO) E LA SPERANZA DI CIORAN

Dopo un po’ di giorni di quarantena ero certo che sarebbe arrivato il vuoto.
Nella nostra situazione il vuoto è fatto di tante cose, ma per noi sportomani anche di assenza totale di eventi sportivi a cui assistere. Non è niente rispetto al dolore della morte e all’angoscia della paura, ma crea comunque la sua piccola ferita quotidiana.
A buttarci sale anche il fatto che lo sport contemporaneo rientra perfettamente nel flusso capitalistico in cui siamo immersi, un flusso indistinto di stimoli che ci spinge a comprare, assaggiare (non mangiare), digerire e cacare, con velocità, per passare al prossimo e far riattivare il processo. Questa velocità del processo ci fa percepire ancora di più il vuoto, anche se potrebbero esserci degli effetti positivi in futuro.
Nessuna lettura, immagine del passato o tutto quello con cui cerchiamo di riempire questo vuoto riuscirà a darci le stesse emozioni, nemmeno ad avvicinarsi. Sono emozioni che condividi con la carne dell’atleta, lo sforzo, l’idea improvvisa, la fatica e in questi anni la visione a distanza non le ha anestetizzate. Tutto quello che riguarda la carne dell’atleta ci cattura, riguarda noi in quanto uomini, niente può sostituirlo.
Lenire tutto con il “poi sarà più bello” non porta comunque i suoi frutti. Un’emozione non la si conserva in frigo, pensando razionalmente che può essere posposta. La si vive o la si perde. Non c’è differimento possibile.
In questa angoscia del vuoto a cui non eravamo preparati c’è però un pensiero di speranza. L’idea di vuoto su cui ha ragionato Emil Cioran e il suo concetto relativo di vertigine. Il vuoto è sempre presente in realtà, noi lo teniamo distante dai nostri pensieri per paura, ma invece camminiamo su un sentiero stretto ogni giorno e la vertigine del vuoto sempre presente è una sensazione che non riusciamo a spegnere. Ecco, per Cioran bisogna accettare e convivere con questa vertigine, perché conoscendo la vertigine del vuoto riusciamo anche a trovare strade alternative per non caderci dentro. Quello che ci servirebbe adesso è capire di essere nel vuoto, accettarne le conseguenze e trovare questa benedetta strada alternativa. Non è facile, ma bisogna provarci.