Il VAR cambia il calcio (e Buffon lo ha capito)

Buffon sabato sera doveva farlo, doveva andare in tv e dire che per lui il VAR non va bene così. Doveva farlo per due motivi. Il primo perché li hanno presi un po’ per il culo. A tutti avevano presentato il VAR come qualcosa di straordinario, che metteva una pezza quando c’erano errori grossolani. Al di là della chiacchierata alla volemose bene che avranno fatto gli arbtiri, Buffon e gli altri forse non hanno mai immaginato che un errore in area di rigore è sempre un errore grossolano, per cui sempre deve intervenire il VAR.
Il secondo motivo, ancora più profondo per cui Buffon non poteva più tacere, era che se il VAR è davvero questo (e dovrebbe essere questo perché se è rigore è rigore e la tecnologia deve aiutare l’arbitro a scoprirlo) cambia il calcio perché cambia la difesa.
Ogni grande rivoluzione calcistica parte dalla difesa, dal fuorigioco fino ad arrivare a evoluzioni più vicine a noi come la difesa a zona sacchiana e il pressing a tutto campo di Guardiola, con difesa a centrocampo del suo Barcellona.
Buffon si è accorto che con la possibilità di andare a rivedere ogni contatto all’interno dell’area di rigore deve cambiare in maniera profonda il difendere all’interno dell’area stessa. Bisogna affrontare il proprio avversario con una pulizia di intervento davvero sopraffina, non possono essere usate, come si fa oggi, mani e corpo, difendere vuole dire non ostacolare l’avversario ma semplicemente frapporsi fra lui e la porta. Per fare un esempio pratico, un giocatore come Chiellini con il VAR non può più esistere perché fa sentire troppo il corpo e le mani addosso all’avversario e andando a rivedere ogni sua azione ci potrebbe essere un rigore (anche perché l’attaccante con il VAR sa che farsi anche solo toccare, in TV sembra ancora più grave).
Se il VAR è questo il concetto stesso del difendere cambia e può prendere due strade: o si cerca di difendere così alti che l’attaccante avversario deve avere pochissime se non nulle possibilità di entrare in area, esasperando al massimo il pressing e cercando di giocare ad una sola metà campo, oppure si deve tornare alla marcatura a uomo, cosa che sembra assurda ma in questo momento è l’unica soluzione pratica alla novità. Marcare a zona vuole dire difendere in movimento, accorciando spazi, facendo diagonali, insomma muovendosi insieme ai compagni verso il pallone e l’avversario. Ma muoversi vuole dire spesso arrivare con un po’ di ritardo su pallone e avversario e per riacquisire una situazione di vantaggio si cerca di frenarlo con mani e appoggi vari del proprio corpo. Fino ad oggi tutte queste cose, come dice Buffon, “facevano parte del gioco e dell’interpretazione dell’arbitro”, oggi se le vedi in tv ti accorgi che sono dei falli, anche perché se queste accadono a centrocampo il fallo è fischiato nel 100% dei casi, perché non dovrebbero essere fischiato in area di rigore?
Con la marcatura a uomo il difensore in area di rigore è già addosso all’attaccante ed è più agevole il compito di frapporsi fra l’attaccante e la porta, senza nessun bisogno di frenarlo o farlo spostare dove è meno pericoloso, l’attaccante parte già frenato dalla marcatura fissa del difensore.
Questo discorso potrebbe essere quasi folle, ma di fronte ad una rivoluzione del genere serve pensare ad un rimedio veloce e pratico, prima che, a regime, tanti anni siano passati appresso alla grande idea mai arrivata.
Il discorso che fa poi Buffon sul flusso emozionale della partita è un po’ una fesseria, diciamo un motivo per non dire proprio tutta la verità. Vero che con il VAR il calcio ha un ritmo leggermente diverso ma ci si può tranquillamente abituare al massimo in 10 giornate di campionato e, come accade per gli altri sport, ci si ferma e poi si continua. Questo non è assolutamente un problema.
Forse quello che vuole dire Buffon è che con il VAR ci sarà un calcio che non è il suo calcio, ma credo che per diffondere davvero questo sport ovunque, i padroni del vapore sanno che bisogna avere regole chiare ed autoevidenti, il futuro (quando all’orizzonte si vedono ancora più soldi) non si fermerà così facilmente. Forse in Italia dopo le parole di Buffon, che è il capitano della Nazionale per cui le sue parole pesano e sono utilizzate per dire delle cose a chi deve ascoltarle, il VAR sarà di molto annacquato ma, ripeto, non servirà a lungo già nel medio termine.
P.S. Buffon inoltre deve anche ringraziare chi ha voluto il VAR in Italia un anno prima. Immaginate se la nostra Nazionale fosse arrivata in Russia (se si qualifica) senza nessuna cognizione di cosa fosse la nuova tencologia. Avremmo passato un giugno a dire poco sconclusionato.

Guardiola non vincerà mai più

Guardiola_Manchester_CityHo visto Everton-Manchester City e ormai sono evidenti alcune cose che vanno oltre il semplice andamento della partita.
Il Manchester City di Guardiola è una squadra meravigliosamente allenata, nessuna squadra oggi riesce a intessere il gioco fra spazi che si aprono grazie a movimenti studiati come il Manchester City. Sotto alcuni punti di vista questo City è ancora più perfetto nella capacità di muoversi tatticamente rispetto al Barcellona. Però il Manchester City ha perso la partita 4-0 ed è praticamente fuori dalla lotta per la Premier League.
L’equazione fra queste due verità porta ad una sola soluzione possibile: il calcio di Guardiola (e non solo il suo) può essere giocato per vincere, quindi diremmo può funzionare, solo da un numero ristrettissimo di calciatori (secondo me, massimo 30-35 calciatori in attività). Questa affermazione porta con sé una serie di conseguenze inattese.
Prima di tutto che, rispetto alla vulgata degli allenatori rivoluzionari da Sacchi in poi, secondo il quale nel Milan poteva giocare pure il cuoco (sono convinto, anzi ho la certezza che è l’entourage a passare questo concetto e mai gli allenatori che sanno bene come funziona), i calciatori sono ancora più fondamentali degli allenatori rispetto al calcio pre-Sacchi e pre-Guardiola. Il calcio di Guardiola si può insegnare, tanto è vero che il Manchester City, come detto, gioca benissimo, come nessun’altra squadra al mondo, ma i calciatori per applicarlo poi davvero e renderlo funzionale all’obiettivo devono avere delle competenze tecniche, ma non solo, che vanno oltre le competenze del 95% dei calciatori attuali. Guardiola non può fare il suo calcio con Sterling, Clichy, Zabaleta oltretutto mediano, De Bruyne, Stones e tanti altri, più il calcio è distante dallo standard mandato a memoria fin dai 6 anni in ogni settore giovanile, più i calciatori valgono più dell’allenatore stesso. E questo discorso va al di là del valore in sé dei calciatori perché credo che quasi tutte le squadre del mondo vorrebbero almeno 15 giocatori del Manchester City, è davvero solo un discorso di competenze assolute per una tipologia di calcio.
La seconda conseguenza si lega al discorso che faceva Sandro Modeo sul Corriere della Sera qualche giorno fa: quando l’eccezionalità dell’incontro fra allenatore con nuove idee e calciatori competenti per il suo tipo di gioco viene meno, quella che è stata Rivoluzione può diventare solo Restaurazione, la quale non annulla gli elementi rivoluzionari ma semplicemente li modera, adattandoli allo standard. In questa fase a soffrire più di tutti sono ovviamente gli allenatori che hanno innescato la Rivoluzione, i quali cadono nell’errore grossolano di Sacchi e il cuoco.
La terza conseguenza è il giudizio finale da dare ai vari Sacchi, Guardiola, ecc. Come per Sacchi e gli olandesi, anche Guardiola sta per sentirsi dire: “Poteva vincere solo con il Barcellona degli Iniesta, Xavi e Messi”. Dagli assunti precedenti questa affermazione per me è vera e sacrosanta. Allora i rivoluzionari in fondo non esistono? Se è vero che Sacchi poteva vincere solo con il Milan di Berlusconi e Guardiola con il Barcellona di Xavi-Iniesta-Messi, è anche vero quanto affermato dalla seconda conseguenza, ovvero che i rivoluzionari non passano mai invano, dalle loro idee e dalle loro tecniche si riparte sempre per una lunga fase di rimescolamento e riproposizione delle stesse idee e tecniche, che poi, anche fra 30 anni (bisogna saper aspettare) saranno spinte più in là da una nuova Rivoluzione.

La Rivoluzione di Napoli

Ero a 200 metri dallo stadio e ho ascoltato la partita attarverso le urla dei tifosi (pensavo che fosse finita 2-1, sono un po’ rimbambito). Poi sono uscito in strada e la puzza della spazzatura mi ha stordito. Direi che non manca niente per la rivoluzione se uno avesse il fegato di parlare veramente di civiltà.