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Come ci fanno gli auguri (analisi post dei primi 5 classificati del Pallone d’oro 2014)

Per un’insana voglia di 2.0, mi sono messo a fare una cosa un po’ nerd, ma che mette insieme le mie diverse cose. Ho preso e analizzato i post di fine anno dei primi 5 (in realtà di Robben non ho trovato nulla e l’ho sostituito con Lahm) classificati del Pallone d’Oro 2014. Ne vorrei velocemente definire gli approcci di marketing per capire (alla buona, ci vorrebbe un’analisi più approfondita e noiosa) come i loro personal brand si differenziano.
Il primo è Cristiano Ronaldo, che si spara un bel vestito della domenica bianco latte con cravata lilla e guarda in camera come se avesse appena ricevuto chissà cosa da una delle tante. Al netto delle battute, il post rispetta pienamenta i brand value del marchio; sogno, desiderio, lusso emergono dall’immagine e leggermente contrastano con un’ambientazione meno glamour del previsto. L’obiettivo raggiunto del lusso quotidiano, che è nato dal basso e adesso si bea del suo stato, si completa poi con un testo assolutamente inspirational, che ha come social objective lo sharing più che i commenti. Cristiano vuole diffondere un messaggio non tanto piacere ad un suo target, mira a crescere in fans e non si espone in maniera diretta, lascia parlare concetti universali e imprescindibilmente positivi.

ronnie

Il post di Messi è ancora più quotidiano e “rubato”, sembra una semplice foto a caso. Anche qui il valore del “talento tranquillo” emerge subito e con forza. Se fossi nei social media manager di Messi io punterei forte sul concept del genio unico, ma in questa fase stanno spingendo molto su quella del ragazzo come te. Testo e immagine sono molto più dirette rispetto a Cristiano, con il testo che fa da headline e non è il massimo dell’engegament. L’obiettivo è creare consenso attraverso like e retweet ed i risultati in termini di interest rispetto a Cristiano sono sicuramente peggiori.

Messi

Neuer, da buon tedesco, si limita a scrivere un breve messaggio di auguri ma aggiunge due elementi molto importanti e decisivi per il brand: fa una domanda agli utenti, attivando chiaramente un processo di comments molto forte, e fa subito passare l’idea dell’efficienza teutonica accennando al fatto che dopo 2 giorni sarebbero ripresi gli allenamenti. Scrive solo in tedesco e si limita quindi ad un’audience che richiede ai propri idoli di restare sempre sul pezzo. Pensate alla faccia di un tifoso Bayern di 50 anni che vede stravaccato Neuer a tavola come Ronaldo? Perfetta gestione del messagio in relazione al target, zero ispirational e 100% focused.

Neuer

Thomas Muller osa e pubblica un video di auguri. Conosco quasi niente di tedesco ma credo parli del 2015 e dei propositi per il 2016. L’idea è sicuramente buona ma il taglio da documentario “History Channel” non è sicuramente il massimo. Restiamo in atmosfera teutonica ma per un video del genere ci voleva dell’altro anche in quel contesto. Nel testo, al di là degli auguri, sottolinea anche lui il concetto di “Motivation” che il target richiede a presciendere come core di qualsiasi personal brand. Engagement ovviamente basso.

Muller
Lahm è il più “aziendalista” di tutti. Posta un’immagine con testo in inglese a cui aggiunge in tedesco una semplice frase di auguri. Anche lui rientra nell’efficienza teutonica e presenta i suoi valori in maniera chiaramente intellegibili: competenza e sicurezza. Faccia soddisfatta e serena, ma mai oltre, verso la contentezza latina. Il tone of voice è istituzionale e vuole rafforzare la consideration di cui gode pienamente il personaggio. L’obiettivo dei like è sicuramente raggiunto.

Lahm

Solo Lahm mostra riferimenti al proprio team. Sembra lui l’unico vero capitano.

Diretta Letteraturasportiva – Colonia-Bayern Monaco

Sabato scorso, per la partita Colonia-Bayern Monaco, ho pensato ad una diretta della partita un po’ particolare. Raccontare la partita al modo di Letteraturasportiva, partendo dal calcio per vedere dove ci portano le sensazioni di una partita. Vi riporto quello che è successo:

-10′ Colonia-Bayern Monaco: tra le probabili formazioni c’è anche Alaba, figlio di un musicista nigeriano. Il primo link che mi viene in mente riguarda L’età dell’oro, balletto del 1930 di Sostakovic in cui una squadra di calcio cerca di rimanere “sovietica” anche in un contesto e di fronte a tentazioni borghesi. Nella foto in basso le scenografie sono suprematiste e spettacolari.

Inizio Colonia-Bayern Monaco. E’ l’ultima di Podolski con la maglia del Colonia. Si sente la stessa tristezza di quando andò via il baffo sveglio di Klaus Allofs.
10′ Colonia-Bayern Monaco 0-0: Schermaglie senza grande costrutto. Il Leverkusen intanto ha segnato con Kiessling. A me il centravanti sgraziato ma efficace fa impazzire. Per questo posto un video dove il papà di tutti quelli come Kiessling fa furore:
23′ Colonia-Bayern Monaco 0-0: Ormai nemmeno in Germania ci sono più quei mediani tutto lavoro che hanno esaltato la nazionale. Forse l’ultimo è stato lui, fondamentale per la vittoria di Euro 1996:
32′ Colonia-Bayern Monaco 0-0: Podolski continua a sbagliare il tiro. Ha un tiro così pulito che credo sia il caso riprendere una frase di Vladimir Horowitz (altro russo, oggi è il loro giorno): “Io mi assumo dei rischi terribili. Perché il mio modo di suonare è molto chiaro, quando faccio un errore si sente”.
39′ Colonia-Bayern Monaco 0-1: Gol di Muller. E l’altro sapeva sfruttare abbastanza bene proprio i cross dalla destra (vedi primo gol, 61° della carriera con la Germania Ovest):
45′ Colonia-Bayern Monaco 0-1: Contento sta giocando molto bene. E mentre il padre decideva di chiamare il figlio Diego Armando in onore di Maradona, un altro italo-tedesco metteva paura a tutti i partenopei.
Intervallo Colonia-Bayern Monaco 0-1: Il presidente del Colonia è il grande Wolfgango e sembra troppo facile avvicinarlo all’altro Wolfgango. Ma se vi passa per la testa di guardare le sue azioni su questa musica ci troverete di sicuro delle assonanze pazzesche. Provate con la K467:
Intervallo Colonia-Bayern Monaco 0-1: Ero al cesso e riflettevo. Ma quando tocca palla Robben non sembra uno di quei quadri densi e puliti di Krieghoff?
Qui la diretta si è interrotta. D’altronde era un esperimento e 48′ sono bastati. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

Tutta colpa di Van Marwijk

Finale come doveva essere. Due squadre attente a non fare sciocchezze e botte da orbi olandesi per bloccare sul nascere le giocate in velocità degli spagnoli. Finale meno pallosa del normale, la Spagna ha avuto tante di quelle occasioni da mangiarsi i gomiti al contrario. Webb ha diretto bene, se fosse stato solo un po’ più intransigente, l’Olanda finiva in 7 e una finale mondiale non la si può buttare così. Il calcio è un gioco anche di scontro fisico. Dopo un primo tempo di grandi attese, l’Olanda aveva in mano la partita, lasciandola alla Spagna. Bastava che Sneijder recuperasse la palla su un pessimo Xabi Alonso e avrebbe trovato Robben a tagliare da sinistra e Van Persie a svariare verso destra, lanciabili molto facilmente verso la porta (è successo una sola volta). Il problema olandese è stato da una parte la pessima vena di Sneijder, che ha sbagliato un numero incredibili di passaggi, e dall’altra la follia di Van Marwijk, che ha messo dentro Elia quando Kuyt aveva risolto il problema Ramos e dava l’equilibrio giusto, assentandosi al momento giusto dall’attacco. Inserendo Elia, ha lasciato Van Bommel e De Jong senza coperture e ha congestionato gli spazi d’attacco, con Robben e Van Persie che non trovavano più spazi d’inserimento. Van Marwijk, non contento, ha tolto anche De Jong per Van der Vaart, lasciando il centrocampo in mano alla Spagna che da quel momento ha avuto cinque palle gol limpidissime. E siccome Van Bronckorst teneva bene in fascia, lo ha sostituito con Braafheid invece di mettere dentro De Zeeuw. Insomma un disastro tattico e di presunzione in piena regola. L’Italia del 2006 avrebbe vinto facile con entrambe le squadre.

L’uomo che può far vincere l’Olanda

Per l’Olanda la chiave della partita è Van der Wiel. Xavi gira palla su tutto il fronte di attacco, ma a sinistra in questa partita la spinta di Ramos sarà frenata dal gioco sulle ali di Robben e Kuyt, che cambiano spesso fascia e creano diversi sistemi di gioco complessi da decifrare per i terzini.
In questo modo, Xavi appoggerà il gioco soprattutto a sinistra dove Iniesta scala al centro e Capdevilla si inserisce alle sue spalle. Se Van der Wiel fa una grande partita di pressione su Iniesta, non facendolo portare palla fronte alla porta, e attacca lo spazio lasciato libero da Capdevilla in avanzamento, l’Olanda può avere una superiorità numerica schiacciante su quella fascia da sfruttare.