UN ANNO, UNA CITTÀ, UNA SQUADRA: NAPOLI, MAGGIO 1990

La notte dei festeggiamenti dello scudetto furono interrotti a Forcella per un augurio comunitario. Nel silenzio una voce risuonò: “Un applauso a Gemma!” E più diecimila persone partirono con un applauso portentoso. Gemma era la figlia del Re, Luigi Giuliano, detto anche Loigino (forse locuzione con sound partenopeo di “Love you Gino”, classico refrain delle turiste americane sedotte e abbandonate). Il matrimonio di Gemma doveva esserci nella primavera del 1989, ma il 3 marzo gli agenti rovinarono i preparativi. Fu arrestato Luigi per un anno e poi rilasciato perché l’accusa di omicidio per cui quel giorno gli agenti bussarono alla porta, non sussisteva. Un anno dopo, il giorno successivo alla vittoria del secondo scudetto, Gemma finalmente entra nella Chiesa di Santa Maria della Pace in via Tribunali in mezzo migliaia di persone festanti. Alla festa organizzata a “Le Cascine” di Posillipo era invitato anche Maradona. Ma nessuno ha mai capito se ci è andato. Di sicuro si sa che Loigino stesso querelerà la trasmissione “Samarcanda” perché parlando del matrimonio di sua figlia ha impostato un’intera puntata sul rapporto fra politica e camorra.

Se questo succedeva a Forcella, alla Sanità si mostra dopo un po’ di mesi di assenza il Ministro dell’Interno, Antonio Gava, un momento importante per lui in questa fase pre-elettorale. Il 6 e 7 maggio si sarebbe votato per delle amministrative decisive in una fase di riassetto complessivo dello scenario partitico italiano e bisognava andare a segnare il territorio. Il palco viene montato dal mattino, ma il comizio inizia alle 18 con tanti saluti di candidati e altre figure. Ma tutti attendono ‘O Ministro, che appare, mentre la folla vuole toccarlo e consegnargli lettere in cui c’è la speranza di cambiare la propria vita. Parla di tutto e a un certo punto urla una frase interessante: “Con l’89 è finita la Terza Guerra Mondiale!”. Lo fa con l’impeto del vincitore. Non può ancora capire che alla Quarta quelli come lui non saranno invitati a partecipare. Dopo 40 minuti se ne va, fra gli applausi. Ma accanto alla Chiesa di Santa Maria c’è uno striscione, che dice: “Siamo alle solite, promettono di tutto pur di avere un voto”.



Dopo Forcella e Sanità, Vienna, dove un altro protagonista di quella Napoli, Maradona, dice la sua. Sembrano parole dette dal solito piccolo capopopolo, che non porteranno poi ad alcuna conseguenza. E invece le stesse, due mesi dopo, diventeranno la pietra dello scandalo. Maradona dice ai giornalisti: “Lo scudetto che abbiamo conquistato è una rivincita mia e di Napoli sul nord e sul razzismo che c’ è in Italia”. Appuntatevi la frase perché più in là serve.
Diego è a Vienna per l’amichevole Austria-Argentina e, come sempre è accaduto per i Mondiali, arriva prima, in forma e carico come una molla.
Godetevi questo assist di Diego e gol di Burruchaga.

Nel clima di festa post-scudetto della squadra di Bigon, solo due brutte facce. La prima è quella di Giuliani Giuliani, scaricato per far posto a Giovanni Galli. Già è brutto essere scaricato dalla squadra con cui hai appena vinto lo scudetto ma farlo per prendere un portiere che è nella stessa batteria del tuo manager (Moreno Roggi. Il termine procuratore non appare mai), fa ancora più brutto. Il secondo è Carnevale, che decide definitivamente di andare a Roma dove ritrova in panchina Ottavio Bianchi.

Il 5 maggio la terra in Campania trema di nuovo e il ricordo di 10 anni prima è fatale a Rosa Giordano, una signora di Baronissi, a pochi chilometri da dove sono cresciuto, che muore d’infarto. Il sisma è del quarto grado della scala Mercalli e i danni sono pochi. Chi ha paura davvero sono gli operai che stanno ristrutturando il San Paolo, ma anche io ricordo perfettamente di essere andato sotto il tavolo anche se continuavo a mangiare un tegolino.

In quei giorni inizia a palesarsi un problema che poi diventerà cronico e pericoloso. Una decina di donne, al Rione Traiano, bruciano i sacchetti dell’immondizia. Protestano contro lo sciopero degli autisti della società addetta alla raccolta. In una settimana di non raccolta si sono accumulati cinquemila tonnellate di rifiuti in tutta la città. Inizia in quei mesi l’intreccio a dir poco putrido fra società della nettezza urbana, camorra e politica che marchierà a fuoco Napoli e la Campania negli anni a venire.  

Il 6 e 7 maggio si vota ed è un disastro. O meglio ancora un segnale, che però pochi colgono. Il 13,7% degli elettori non hanno votato, -2,6% rispetto alle Politiche del 1987, -3,4% rispetto alle Regionali 1985. I partiti in Italia stanno iniziando a perdere valore e senso. A Napoli ancora peggio. L’astensione ha toccato il 30%. E non basta: degli 829mila aventi diritto al voto in città si sono presentati solo in 624mila, per poi scoprire che quasi 200mila per annullare il voto o depositare scheda bianca nell’urna. La politica inizia ad essere una cosa lontana, né un sogno per un posto migliore, né una scorciatoia per scacciare i guai. Semplicemente sta diventando inservibile.

Ma tra poche settimane l’Italia ospiterà uno degli eventi più seguiti al mondo. Non è il momento di deprimersi. In realtà c’è altro che farebbe deprimere, gli stadi. In un’inchiesta di La Repubblica del 16 maggio, quindi a 23 giorni da Argentina-Camerun, si scopre che tutti gli stadi sono ancora non completati. A Napoli si deve allestire ancora la pista d’atletica, la tribuna stampa e procedere con tutta una serie di interventi minori. Fuori dallo stadio è peggio, con la linea tranviaria rapida che in pratica non esiste ancora.
Non per essere disfattisti ma è tutta la Napoli di allora che gronda schifezze. Muore un anziano perché è in coda alla Posta per ritirare la pensione. Ci sono pochi poliziotti, il che vuol dire che arrivano pochi soldi scortati alle Poste. Chi non è in prima fila rischia di dover tornare i giorni successivi. Quando le Poste aprono le porte la ressa è indescrivibile. In questa ressa perde la vita Alfonso Bonifacio, di 83 anni.
Gli interventi chirurgici al Loreto Mare sono stati sospesi perché mancavano i guanti sterili. E in tutto questo la camorra, che fredda Gennaro Pandolfi e suo figlio, Nunzio, di 21 mesi in un assalto killer. Don Franco Rapullino, parroco di Santa Maria della Pace ai Tribunali, durante l’omelia sputa fuori con un grido estremo l’impossibilità di vivere in queste condizioni: “Fuitevenne ‘ a Napule. Questa città ammazza i nostri figli”, grida, con una cappa grigia di silenzio che avvolge tutto.
Si bravi, ricordate bene. È la stessa chiesa del matrimonio di Gemma, la figlia di Loigino. Il parroco ha le palle anche di non distribuire l’eucarestia. Solo se gli animi degli uomini cambiano ha un senso far entrare Cristo dentro di sé.

Ricordate anche l’acqua marrone che ormai da mesi esce dai rubinetti di alcune case di Napoli? In realtà è dal 1978 che le acque napoletane sono piene di manganese, ferro e nitrati a volontà. Ecco, c’è voluto un summit con quattro ministri per cercare di risolvere. Sono messe sul tavolo subito idee brillanti e piene di dettagli, ma quando qualcuno ha detto che le tubature sono quelle borboniche è calato il silenzio.
In strada si grida che senza acqua pulita verranno bloccate le partite dei Mondiali. Bel clima.

Intanto il 26 maggio la Romania arriva in città (per adesso senza Belodedici, il quale aveva dato ok al ritorno, dopo la fuga in Jugoslavia nel 1988. Ma a Napoli ancora non si è presentato.). Italia ’90 è davvero alle porte.


Il motivo in più: Russia-Slovacchia, Romania-Svizzera, Francia-Albania.

Kaceli_quadroRUSSIA-SLOVACCHIA
La Primavera di Praga ha riguardato ovviamente tutta l’allora Cecoslovacchia, tanto è vero che il termine slovacco per indicarla è: “Pražská jar”. Anzi, dirò di più, Alexander Dubček, il padre filosofico e politico del tentativo di cambiamento, è nato e cresciuto anche politicamente a Uhrovec, una cittadina nella regione di Trenčín, in Slovacchia. Al di là delle riforme in ambito economico e sociale che volevano allontanare il paese dal comunismo ortodosso sovietico, gli uomini della Rivoluzione volevano già in quella fase dividere la Cecoslovacchia in tre nazioni differenti, Boemia, Moravia-Slesia e Slovacchia.
Quando i carri armati sovietici annullarono tutte le riforme e spensero tutte le speranze, il governo fu affidato ad un altro slovacco, Gustáv Husák, che provvide a normalizzare il paese e a riportare tutto sotto l’egida soffocante dell’URSS.

ROMANIA-SVIZZERA
Rimaniamo in ambito anti-comunista e parliamo di Oliviu Beldeanu, attivista politco rumeno, in esilio, che insieme ad altri complici causò il famoso ”Incidente di Berna”, quando nel 1955 organizzò l’attacco e l’occupazione dell’Ambasciata romena in Svizzera. Il ”colpetto” di Stato all’ambasciata si risolse con un morto (l’austista dell’ambasciata) e l’arresto di tutto il team Beldeanu, rilasciato però prima dei 4 anni previsti dalla pena. Purtroppo per lui qualche anno dopo fu tradito e preso prima dai tedeschi dell’Est e poi portato a Bucarest dove fu condannato a morte.

FRANCIA-ALBANIA
E allora già che ci siamo, chiudiamo il trittico anticomunista parlando anche di Sadik Kaceli, pittore albanese, così stimato da Henri Matisse che fece carte false per portarlo a Parigi a studiare all’Académie des Beaux-Arts. Tornato a Tirana divenne noto soprattutto per i ritratti che invece del realismo monolitico e piatto che il socialismo imponeva, erano pieni di verità. Nei quadri di Kaceli ci sono le rughe più belle e vere della storia dell’arte.

Pronostici per il Natale estivo – Europei 2016

Euro-2016_FranciaIl gusto del Natale non è il 25 dicembre, ma il 13 dicembre, quando lo aspetti e sembra non arrivare mai. Stessa cosa per gli Europei che partiranno il 10 giugno ma è da un po’ che immaginiamo come sarà.
Faccio i miei pronostici per gli ottavi e vorrei parlarne un po’ con voi che aspettate il Natale estivo come me.
Per me saranno questi.

Svizzera-Polonia: a me la Polonia intriga parecchio, con Lewandowski-Milik farà divertire. I vari Glik e Błaszczykowski hanno fatto un campionato molto mogio. Potrebbero dare tutto dal 10 giugno in poi. Gli svizzeri sembra che abbiano dato già tutto. Ma Fabian Frei che fine ha fatto?

Spagna-Russia. La Russia è un’enigma perché farà di tutto per mettere le basi per il 2018. Potrebbe venir fuori Dzyuba ma c’è ancora poca roba. La Spagna arriva come sempre da regina, ma del Bosque deve scegliere fra Cholismo (magari più offensivo) e Guardiolismo.

Inghilterra-Irlanda del Nord: mamma mia che partita. Inghilterra secondo me fra le prime quattro e grande progetto di squadra del futuro (i due terzini del Tottenham spaccheranno). Mischiando Tottenham e un po’ di Leicester (anche se Kane-Vardy è complicato farli giocare insieme) si fa il botto. Irlanda del Nord de core.

Austria-Italia: una bella partita storica. Se fanno vincere la follia della coppia Arnautovic-Alaba è tosta superarli. Noi siamo lì, Conte ci farà correre parecchio. Se il blocco Juve di difesa arriva tonico, El Shaarawy vuole diventare grande e qualcuno segna possiamo divertirci.

Germania-Romania: non c’è partita e la Germania arriva almeno in finale se non prende la Francia in semifinale.

Belgio-Croazia: tutti dicono che il Belgio farà faville ma senza un Hazard mondiale si fermeranno presto. La Croazia sarà la solita sciarada. Guardare giocare Modric-Rakitic è sempre uno spettacolo.
Francia-Svezia: la Francia ha un centrocampo-attacco imbattibile e soprattutto giovane. La difesa però deve trovare un Varane finalmente leader altrimenti può perdere con Spagna, Germania e anche Inghilterra.

Galles-Portogallo: Bale contro Ronaldo e non è detto che passano i lusitani. Il Portogallo però, zitto zitto, può fare sempre il suo bell’Europeo.

Il senso di Helmuth per i rigori

Tutti più o meno conoscono Helmuth Duckadam per i rigori che parò nella partita di finale della Coppa Campioni 1986 tra Steaua Bucarest e Barcellona:

Ma la cosa pazzesca non è l’occasionalità della cosa, ma la costanza.
A memoria ricordo un suo rigore parato contro la Roma nel primo turno della Coppa Coppe 1984-85 ad Ubaldo Righetti

e ho letto del suo ritorno al Vagonul Arad dopo la grande vittoria di Siviglia (il perché credo sia meno leggendario del sentito dire. Il problema al braccio ce l’aveva davvero, il figlio del dittatore non ci azzeccava più di tanto).

La sua prima partita al Vagonul Arad è del 28 settembre 1989, in Coppa di Romania: due rigori parati e vittoria per 4-2. L’intera carriera di questo portiere è piena di rigori parati. Ho cercato ovunque il video di quest’ultima partita. Vorrei tanto vederlo.