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Rossi-Marquez e il primitivo nello sport

rossi_marquezEntro a gamba tesa, anzi in derapata sulla questione Rossi-Marquez.
Da tifoso ma non solo, quello che ha fatto Marquez è una fesseria, oltre ad essere inutile anche per Lorenzo. Sì, vincerà di sicuro il titolo ma è un titolo che non dirà tanto da un punto di vista sportivo.
Perché è proprio l’elemento sportivo che vorrei sottolineare. E quando parlo di sportivo, considero quel quid primitivo che durante l’atto sportivo (e in pochi altri momenti della vita, di fronte alla nascita di un figlio, la paura della morte e poche altre volte) emerge.
Tra i commenti al fatto, Capirossi con la sua timidezza aggredita dagli altri commentatori ha detto una cosa che fa riflettere: Marquez non ha scherzato e fatto incazzare Rossi per strategia o divertimento, ma per batterlo. Semplicemente.
Eh si, nell’epoca della vittoria perché deve essere così o perché è meglio che vada così, c’è anche chi lotta semplicemente per superare l’altro, per cazzimma, come si dice dalle mie parti, perché così è se vi pare.
Marquez voleva batterlo per mostrare a tutti che potevano anche vincerlo sto mondiale ma è lui il migliore. Esiste ancora quella forza primigenia che va oltre gli interessi, i consigli, le tattiche, i suggerimenti, le strategie. Esiste ancora la voglia primitiva di superare l’avversario.
All’inizio dicevo che poi tutto questo è stato inutile. Date le premesse, il motivo è semplice da spiegare. Lorenzo vincerà il titolo mondiale senza il fatto sportivo, senza la possibilità di superare Rossi e di vincerlo. Vincerà per gli almanacchi ma, si sa, i dati si confondono presto e averne 5, 6 o 7 non ti cambia tanto quando Rossi sarà ricordato come il più grande di sempre.
E tu non puoi dimostrare che lo hai sportivamente battuto.

Gli 11 di Conte

Antonio_Conte_NazionaleE allora Conte! Scusate ma era ovvio da quando avevo detto addio alla Juve. Dove va un allenatore italianissimo senza pedigree internazionale e senza idee tattiche rivoluzionarie? Ma veramente pensavate che il PSG volesse vincere il mondo con Conte? Bisognava arrivare un attimo all’11 per far vincere Tavecchio e tutto era già scritto.
Detto questo, vien da sé che Conte abbia avuto anche del tempo per pensare e progettare la nuova Italia. Molti si sono già buttati nell’11 possibile con due punti fermi: 3-3-4 e Pirlo regista. Non sono completamente d’accordo.
In porta ovviamente ci va Buffon con Sirigu secondo. La difesa è a 3, almeno all’inizio, con Ranocchia centrale, che Conte ha sempre cercato di portare alla Juve, Chiellini a sinistra e a destra Barzagli se vuole restare. Altrimenti serve un difensore rapido. Qui credo possa fare sperimentazioni con un terzino di fascia. Uno da seguire in questo senso è Donati. Il centrocampo è a 5: sulle fasce bisogna trovare gente con furia atletica: De Sciglio e Abate non sono il massimo da questo punto di vista. Si parte con Romulo e Darmian ma può entrare subito in lizza Jonathan dell’Inter. Per il futuro attenti a Zappacosta. I 3 centrali sono Verratti, De Rossi e Florenzi. Pirlo se vuole restare deve vedersela con loro. Di sicuro Conte cercherà quanto prima di far giocare Baselli e gente che sa toccare la palla ma allo stesso tempo si fa sentire in campo come Viviani.
In attacco Balotelli lo proverà ma già adesso gli piacciono di più Destro e Immobile. Un altro che di sicuro piace è Belotti. D’appoggio vorrebbe far rinascere El Shaarawy, all’inizio punterà su Rossi, ma il futuro (catechizzato a dovere proprio da Conte) è Berardi.

A due mesi dall’esordio. Preview Mondiali 2014

Rossi_Italia_Brasile_2014_MondialiQui l’aria dei Mondiali si sente e si sente anche forte. Prandelli sta facendo le cose per bene. Già gli stage di controllo sono molto sensati. Vediamo come siete messi ad un mese dalla chiamata e se qualcuno di voi è già spompato sarebbe meglio non portarvi appresso.
Penso che questi stage non servano solo a scegliere il terzo portiere come molti hanno detto. Sono stati sicuramente consigliati da Sacchi perché lui sa quanto è fondamentale essere in forma in quel mese. USA ’94 è stato un gioco al massacro fisico e l’Italia ha retto fino alla fine perché buona parte della rosa era al massimo della forma (avete più visto Dino Baggio, Costacurta, Mussi, Benarrivo a quei livelli?).
L’esperienza in Brasile può essere comparabile a quella americana e Prandelli sta ascoltando moltissimo Arrigo Sacchi nelle scelte di uomini e carichi di allenamento. Sono più che sicuro, ma nessuno lo dice, che tutti i quasi certi nazionabili stanno già portando avanti un programma di allenamento per i Mondiali, aiutati da una stagione che non richiede sforzi finali perchè tutto ormai è deciso (solo gli juventini cercano di arrivare bene alla finale di Europa League).
I nostri club non protestano per questo motivo ma anche per un altro: deve essere la Nazionale a dare maggiore prestigio al nostro calcio e rialzare l’asticella d’interesse verso il nostro prodotto.
Tutti aspettano giugno per fare un grande mondiale, ma come siamo messi? La difesa che schiereremo sarà la migliore del lotto. Lo dico con cognizione di causa. Il portiere è fra i tre migliori al mondo, e in buona forma ancora il primo, il blocco Juve sa tenere qualsiasi attacco, senza perdere equilibri. Ho una mezza idea: Paletta centrale al posto di Bonucci.
Il centrocampo è la nostra più grande incongnita. Pirlo c’è e non si discute. Ma per dare il meglio, gli altri devono correre. De Rossi sembra reggere e il Motta di Stamford Birdge è una sicurezza. Manca un mediano vero. Marchisio non lo abbiamo quasi mai visto, Montolivo se la gioca con Motta, altri tipo Nocerino sono scomparsi. Io farei giocare Florenzi, chiamando e tenendo caldo anche Romulo.
Per l’attacco il lavoro è tutto psicologico: da una parte stanno tenendo caldo Balotelli dicendogli che in quel mese deve dimostrare se è un grande calciatore oppure no. Anche i giornali hanno staccato le attenzioni. Siamo tutti in attesa del fenomeno mensile che ci può aiutare. Dall’altra stanno convincendo Rossi che può arrivare in buona forma al Mondiale e migliorarla in Brasile. Si punta, altra analogia, a resuscitare l’immagine del Baggio americano.
Quadro generale: il Brasile può vincerlo solo perché gioca in casa: non ha un campionissimo, non ha un centrocampo fra i primi 10 al mondo, la difesa è la migliore della sua storia. Vedo un cammino costellato di rigori a favore ed espulsioni per le avversarie.
L’Argentina credo sarà il grande flop. Messi gioca da fermo e devi servirgli la palla ai 25 metri. I suoi compari d’attacco non sono in grado di farlo. La difesa poi è inguardabile.
Spagna e Uuruguay sono molto simili: il meglio è passato e potrebbero restare a galla per pochezza altrui. Bisogna capire come arrivano. La squadra che dovrebbe vincere questo Mondiale è la Germania: forte, giovane, bella, con qualche guardiolismo nella testa. Giocato in Europa non c’era partita, in Brasile può succedere anche altro.

"Maledette classifiche" di Rino Tommasi

Tre anni fa Eco ci parlava della fantasmagorica praticità delle liste, descrivendo come in letteratura (e nella realtà, s’intende) le liste riescono a creare quell’ordine immaginifico che mette insieme le nature opposte dell’uomo.

Ho ripensato ad Eco dopo aver letto “Maledette classifiche” di Rino Tommasi. Come “Vertigine della lista” ti faceva pensare alle liste che anche involontariamente organizziamo e sconvolgiamo ogni giorno (tutto dipende dalla rigorosità del tipo), così chi ama lo sport stila improvvise e arrangiate classifiche su qualsiasi cosa.

Quante volte abbiamo tirato fuori con amici i 5 miglior gol di Italia ’90 (è stata dura), le 3 parate più spettacolari del campionato 1987-88 (io ho scelto Seba Rossi del Cesena), le 4 più impressionanti discese di Tomba, i 10 sorpassi più folli di Mansell, le 50 peggior chiamate arbitrali pro-Juve, le 2 più limpide prove che il gioco di Zeman cura anche la difesa (andate a rivedere Cremonese-Foggia 0-2 del ’91).

Classificare è pane quotidiano e rende tutto diverso, più vicino. Come se incasellare personaggi e momenti dello sport ne definisce meglio i contorni, perché, come anche per le liste echiane, mette in cortocircuito personaggi e momenti diversi, dando in questo modo il giusto peso al singolo evento/personaggio.

Ma c’è una cosa che odio delle classifiche e che Tommasi, da vero uomo di sport, rinnega: la frase sfatta “Non è possibile paragonare sportivi di epoche così diverse”. È una fesseria. La classifica viene stilata su dati oggettivi ma è obbligatorio tirare dentro anche elementi soggettivi e di sensazione. Nonostante Nadal vinca tutto e su tutte le superfici, comunque nella nostra classifica viene dopo Edberg. Nonostante Carl Lewis abbiamo vinto molto più di Bolt e per un periodo di tempo più lungo, comunque il giamaicano resta al top (eliminando così l’effetto vintage che spesso si avverte). Nonostante Messi segni 2 gol a partita di media, Maradona resta insuperabile per l’onniscienza calcistica che Messi non dimostra.

Ma stilare classifiche come quelle di Tommasi non è afftto facile. Bisogna scavare per ritrovare sensazioni e argomenti capaci di creare le associazioni giuste. Per questo motivo leggere il libro è molto interessante. In ogni descrizione si nota la fatica del trovare gli appigli giusti. Un vero lavoro da scalatore della microstoria sportiva faticoso e soggetto a troppe critiche. Ecco perché Maledette.