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Lebron, Sagan, Ronaldo. Il futuro è multidirezionale

RonaldoLebronJamesUn po’ di tempo fa scrissi che il futuro dello sport sarebbe stata la leggerezza: Kristoffersen, Curry e Neymar mostrano delle abilità che nascono da una armoniosa leggerezza di fisico e mente che fanno ormai frontiera.
Io ero bello contento dell’idea e invece che cosa va a succedere?
Succede che Ronaldo batte Neymar in Barcellona-Real Madrid, Lebron James guarda male Curry da est e potrebbe anche farcela a battere il barnum Warriors e Sagan vince d’imperio il Giro delle Fiandre.
I tre suddetti possono essere definiti in vario modo ma assolutamente non sono degli atleti leggeri. Quando Ronaldo colpisce il pallone, Lebron salta e Sagan scatta, senti un rumore diverso, l’aria che li circonda viene risucchiata nel loro vortice potente, capace di creare una scia di vento e non di luce come per gli altri tre.
Quindi contrordine? Sì contrordine, ma con cautela. Forse una delle caratteristiche dello sport attuale è la multidirezionalità. Mentre prima le direttrici di sviluppo dello sport seguivano una curva precisa, una linea di crescita che la Germania Est, la Russia e gli Stati Uniti guidavano, alcune volte accelerando la crescita stessa con sostanze illecite, oggi il progresso dello sport globale si muove su direzioni differenti e coinvolge aspetti sportivi (tattica, tecnica, fisico, mentalità) molto diversi.
Sarà questo il motivo per il quale abbiamo atleti top del presente e del prossimo futuro molto diversi fra loro.
L’obiettivo a cui devono tendere tutti i più grandi di oggi è tracciato però da Lebron James: essere superiore e superlativo in una caratteristica ti pone lassù con gli altri, ma per superarli devi migliorare in quello dove gli altri eccellono. Il dimagrimento di cinque chili nel 2014 va in questa direzione. Bisogna modellare fisico, tecnica e gioco sui plus degli altri grandi e non soltanto insistere sui propri punti di forza.

Neymar, Curry e Kristoffersen. La nuova curva dell’evoluzione sportiva.

steph-curry-e-NeymarNella Storia, come nella Storia dello sport, la curva evolutiva ha avuto una parabola precisa e costante. Con il passare degli anni, grazie ad innovazioni negli allenamenti e, purtroppo, aiuti chimici, gli atleti hanno sempre di più migliorato le proprie prestazioni grazie ad uno sviluppo atletico-tecnico che tendeva a creare un atleta muscolarmente sempre più perfetto.
Nel calcio siamo passati da Maradona, a Zidane, a Cristiano Ronaldo.
Nel basket da Jordan, a Bryant, a Lebron James.
Nello sci da Tomba, a Hermann Maier, a Bode Miller.
Il progresso atletico è evidente. Gli ultimi atleti della catena hanno una completezza muscolare e tecnica nettamente più formata e costruita degli “antenati” sportivi.
Posto questo, nel 2016 ci aspetteremmo per il futuro evoluzioni ancora più perfezionate ed invece la storia ha incredibilmente iniziato una nuova parabola.
Nel calcio c’è Neymar, leggerezza e fantasia.
Nel basket c’è Curry, l’anti Lebron in tutto. Come dice Tranquillo, in lui tutto è sbagliato ma tutto diventa corretto.
Nello sci c’è Kristoffersen. Niente muscolarità eccessiva, tutto è nel gesto naturale.
Ecco, il termine che li contraddistingue,rispetto alla costruzione quasi al laboratorio dell’atleta fino a questo momento, è proprio il concetto di naturalezza, che riesce a vincere in maniera netta. Questi tre non soltanto vincono ma dominano senza che gli altri riescano a capire come arginarli.
Questa leggerezza/naturalezza non si nota solo in questi tre fenomeni, ma nell’approccio generale di squadre come i Golden State Warriors, la Serbia di pallanuoto (dieci anni fa la pallanuoto era solo gazzarra con il doppio centroboa praticamente obbligatorio e poco lavoro sugli esterni che invece oggi sono fondamentali), ma rientrano nel discorso anche Djokovic, un atleta molto diverso da Nadal, capace di tirare solo vincenti ad ogni palla e non cercare lo sfinimento fisico dell’altro, o Sagan, che fa del ciclismo d’istinto la sua caratteristica più importante.
Dovevamo avere super uomini che vincevano di pura potenza muscolare e costruiti tecnicamente su basi scientifiche. Ci ritroviamo atleti leggeri e infusi di una grazia tecnica senza spiegazioni apparenti. Stiamo vedendo fenomeni giovani che hanno creato una nuova curva dell’evoluzione sportiva.
Giudizio mio: è tutto più bello e il futuro più interessante.

Pronostici ciclismo, BMX, Mountain Bike – Olimpiadi Londra 2012

Il ciclismo in Gran Bretagna è qualcosa di sempre più importante e seguito. Sono partiti con la pista e la costruzione di una squadra meravigliosa che a Pechino ha dettato legge, per arrivare poi al modello Sky Team che si candida come squadra più che come corridore singolo a dominare il Tour de France. 
Sarà proprio il Tour de France a dire chi sarà il favorito della gara olimpica, scorbutica come non è stata la preolimpica dell’anno scorso dominata da Cavendish. 
La salita tagliente di Box Hill però pone dubbi. Reggerà Cavendish, o meglio riusciranno gli Sky britannici a tenerlo avanti nelle tante giravolte su questa salita? La gara in linea è tutta qui: se Cavendish regge vince in volata (secondo Kittel), se non ce la fa attenti ai velocisti resistenti come Sagan, Greipel e addirittura il vecchio Freire (se lo portano). Gli italiani senza Pozzato non hanno nessuna chance. Io però ho un favorito secco, Boasson-Hagen.
Tra le donne la Bronzini può fare il triplo colpo, ma la Voss non vuole mancare l’ennesimo appuntamento di una carriera che poteva essere merckxiana e invece è troppo gimondiana. E poi quest’anno l’olandese è davvero impressionante.
Le due cronometro le vincono Tony Martin, che arriverà in forma smagliante, ed Emma Pooley, che quelle strade le ha consumate.
Nella BMX il ventenne supertalento Connor Fields segnerà a Londra la prima impronta della sua folgorante carriera (attenzione solo a Daudet vincitore della Coppa del Mondo 2011), mentre tra le donne la sfida è molto più aperta: sfida a cinque tra l’australiana Buchanan, le statunitensi Craig e Martin, la francese Pottier e la sorpresa Pajon
Passiamo al ciclismo su pista e iniziamo la litania britannica: Keirin uomini, Hoy darà il tutto per tutto perché nella velocità ci sono troppe perplessità. Keirin donne, in stagione hanno dominato le francesi ma la Meares non sembra intenzionata a lasciare strada.
Nella velocità uomini, Baugé vuole vincere una partita in trasferta che lo spedisca direttamente tra le superglorie olimpiche. Hoy per me non vince, ma restano in ballo Kenny e il connazionale Bourgain. Sarà una grande gara e Baugé vincerà. Velocità donne invece dove non ci sono dubbi: vince la Pendleton e divine la reginetta delle Olimpiadi.
Anche l’Inseguimento a squadre uomini dovrebbe essere preda degli inglesi, con gli australiani favoriti per la finale, mentre tra le donne la distanza tra Gran Bretagna e Australia è meno ampia. Ma la sorpresa non ci sarà.
Velocità a squadre uomini  è una gara strana, non ci sono grandi specialisti. Dovrebbe rivincere la Francia di Baugé ma tutto è aperto. Tra le donne credo che alla fine la Cina vincerà una medaglia.
Infine l’Omnium, la gara delle gare, bella trovata, anche se mi rode che non c’è almeno l’inseguimento individuale. Anche qui non ci sono specialisti. Tra gli uomini il nostro Elia Viviani potrebbe dire la sua ma vedo vincente uno come O’Shea oppure Ed Clancy se sceglierà di dedicarsi completamente a questa gara. Tra le donne sfida di fuoco Tara Witten e Laura Trott. Vince la canadese.
Per chiudere la Mountain Bike. Tra gli uomini il dominio di Absalon è in decadenza. I barbari sono Schurter ma soprattutto la bestia Jaroslav Kulhavy in questi due anni dominatore assoluto. Tra le donne io spero davvero tanto in Eva Lechner, ma la lotta è molto dura: vince la Wloszczowska.