Archivi tag: Sarri

“Gli stadi sono vuoti ma parlano tutti di mercato”. Ha ragione Sarri.

Ormai siamo lì per partire, il calciomercato non è ancora esploso del tutto ma ci siamo quasi. Sarà un’altra estate in cui dei duecento giocatori che daranno per certi come rinforzi della nostra squadra del cuore ne arriveranno solo due… le fake news le hanno inventate per tenere buona la piazza calcistica.
Al di là di questo, proprio all’inizio di questo nuovo calciomercato, che anche io seguirò con attenzione folle per cui sono dentro al discorso con tutte le scarpe, mi vengono in mente le parole che Maurizio Sarri ha detto più di un anno fa a Paolo Condò durante l’intervista per il suo programma. Sarri disse più o meno testualmente: “Nessuno parla più di lavoro, si parla solo di mercato. Gli stadi sono vuoti ma parlano tutti di mercato”. Lì per lì questa frase non mi fece un grande effetto mentre adesso l’ho capita meglio.
Analizziamo quasi tutto in ottica economica e finanziaria. Ho sentito tifosi che quindici anni fa avrebbero ucciso un terzino della propria squadra per un cross sbagliato dire che vendere con la plusvalenza al massimo è la cosa migliore che ci sia perché è il differenziale del guadagno che conta davvero.
Sono anni che parliamo di quanti soldi le società di calcio a cui teniamo guadagnano vendendo i calciatori di cui siamo innamorati, anni che andiamo in profondità per capire quanto costa un calciatore, rimanendo spesso scontenti di aver pagato tanto uno che poi in stagione ti fa 20 gol, anni che siamo felici anche di perdere ma di essere in attivo.
Ha ragione Sarri. Non andiamo allo stadio però sappiamo quanti soldi ha speso la Cremonese per il suo terzino destro di riserva. Se avessimo Messi saremmo più felici di venderlo a 500 milioni che a tenercelo per sempre. Non voglio fare l’anziano ma questo ha portato al calcio che attualmente vediamo in Italia. Il bello, l’appassionante, il dolore, tutto è ovattato dai risvolti finanziari. Mamma mia che cagata ragazzi!

La passione per il calcio ai tempi dei campionati finiti già ad aprile

In Inghilterra il campionato è finito e lo ha vinto il Manchester City.
In Germania il campionato è finito e lo ha vinto il Bayern Monaco.
In Olanda il campionato è finito e lo ha vinto il PSV.
In Francia il campionato è finito e lo ha vinto il PSG.
In Spagna il campionato è praticamente finito e lo vincerà il Barcellona che ha 11 punti sulla seconda.
In Italia solo un Napoli e un Sarri straordinari ci danno ancora un campionato che però domenica può terminare.

Non ho altro da aggiungere a questo lamento. Ripeto da tempo che se togli la competizione serrata al calcio è più divertente vedere una gara di torte in faccia.

Ho preso l’R2 per capire se il Napoli può vincere lo scudetto

Ho fatto passare sia le prime giornate di campionato che il mercato e stamattina ho cercato di capire se i tifosi napoletani pensano che sia davvero l’anno buono per vincere lo scudetto.
Per farlo dovevo “immergermi” nel popolo e scelta migliore per farlo non poteva essere che prendere l’R2, il bus più folle della città perché, servendo l’area che va dalla Stazione centrale a Piazza Plebiscito, è sempre stracolmo di persone (oggi c’erano anche molti turisti).
Riesco ad entrare spingendo l’ammasso umano che si era formato davanti alla porta centrale e vengo accolto dalla conducente che urla “State attenti ai borseggiatori”. Lo fanno sempre per avvertire tutti quando il bus è così pieno.
Di fronte a me umanità varia che parla dei fatti suoi. Per portarli dalla mia, alzando un po’ la voce, dico: “Allor’ stu Napoli come lo vedete?” Da qui prendo nota mentale.
Un signore pelato, sulla quarantina, si atteggia a critico televisivo dicendo che il Napoli non è ancora pronto, perché non ha portiere e difesa all’altezza e perché il gioco di Sarri arriva fino ad un certo punto ma non va oltre. Risponde un vecchietto con cappello che invece sarà Sarri che farà vincere il campionato al Napoli, solo Sarri ce la può fare.
Una signora si informa sul risultato di domenica sera e dice che se non succede quest’ anno non succede più. “Perché?”. “Mio marito così dice perché la squadra è forte e mo’ gli arbitri non vanno più a favore della Juve perché possono vedere i rigori alla televisione”.
“Eh signò, magari a televisione servess’ a questo. Mo’ ve facc’ vedè che mbrogliano pure ca’ televisione”.
“No”, fa un ragazzo che entra in una discussione fra adulti con il coraggio di chi sa per una volta di più. “Con la VAR si elimineranno tanti problemi, già il fatto che hanno dato due rigori contro la Juve è una cosa buona o no? (ha ancora bisogno dell’accondiscendenza altrui)”.
E quasi tutti accondiscendono.
“Ma al di là della VAR, secondo voi manca qualcosa al Napoli per vincere?”. Voglio riportare la discussione sul tema principale.
“Giovanò”, mi dice di nuovo il vecchio col cappello, “e che deve mancare, un po’ di ciorta”.
“Eh a ciorta”, fa il cinico che già precedentemente aveva distrutto la VAR “magari foss’ a furtun’ a fa vincere le partite”.
“Mancava un altro attaccante, uno che fa i gol”.
“Ma Mertens l’anno scorso è stato quasi capocannoniere”.
“Ma voi vi pensate che Mertens fa i gol dello scorso anno?”
“Magari no, ma c’è anche MIlik”
“Milìk lo dobbiamo ancora vedere com’è, pare buono ma ancora non si sa”.
Sono quasi alla fermata. Due chilometri il primo settembre, con qualcuno ancora al mare, passano più velocemente.
“Allora lo vinciamo questo scudetto o no?”
“E come non lo vinciamo”, fa il vecchietto col cappello insieme al ragazzo e al signore pelato.
Solo il cinico mi dice: “Mah, vediamo…”

Zeman è ovunque

zdenek-zemanNel 1992 alla domanda sul perché giocava con il 4-3-3 Zeman semplicemente rispondeva che era il modo migliore per coprire tutte le zone del campo, sia in fase d’attacco che in quella difensiva.
Oggi se si fa la stessa domanda a Sarri, Zidane, Ancelotti, Luis Enrique e Unai Emery ti diranno la stessa cosa, allargando le braccia come per dire “Cazzo me lo chiedi a fare?”
E hanno ragione ad adombrarsi, basta pensare che il gol di Cavani di ieri sera contro il Barcellona l’ho visto la prima volta realizzato da Ciccio Baiano su assist identico di Onofrio Barone.
Non solo il modulo infatti viene da quella idea di calcio a sua volta presa e rimasticata dal calcio olandese di Michels soprattutto. I movimenti di taglio degli attaccanti, il ruolo offensivo di entrambi i laterali di difesa o terzini come volete chiamarli, la capacità del portiere di essere presente in un’area di campo più ampia dell’area di rigore, il valore onnicomprensivo della mezzala centrale (e proprio ieri sera Verratti, impostato in quel ruolo proprio da Zeman a Pescara, ce ne ha dato una dimostrazione formidabile), sono tante le soluzioni che vengono da quel calcio.
Questo il fatto, ma c’è per fortuna anche una narrazione, come sempre accade. I primi due aggettivi con cui connotiamo oggi Zeman sono rivoluzionario e perdente. Sono le due narrazioni che ne hanno ridefinito il personaggio contemporaneo. E se la prima linea narrativa, passando di taccuino in taccuino in questi anni ha portato ad un’applicazione dei suoi dettami da parte dei migliori allenatori al mondo, la seconda è una di quelle post-verità con cui bisogna fare i conti.
Zdenek il perdente non allena più, è come una vecchia Alfetta chiusa in garage, eppure dei suoi pezzi sono montati sulle auto calcistiche più belle e veloci che ci sono.
P.S. Ovviamente grazie Sandro Modeo che ha parlato di germinazione zemaniana qui.