Hai vergogna di quello che sta facendo il Benevento in serie A?

Per amore e matrimonio adesso vivo in provincia di Benevento e non potevo che scendere in strada per capire l’umore nei confronti della squadra che, se tutto andrà come sembra, metterà nuovi record negativi per la serie A.
A tutte le persone che ho incontrato in diversi luoghi pubblici (bar, di fronte allo stadio, parchi, negozi, lungo il Corso principale) ho fatto una domanda, secca e per questo anche dura: “Hai vergogna di quello che sta facendo la squadra della tua città?”
Quasi il 90% delle risposte hanno tirato in ballo un concetto campano che però cerco di spiegare bene a tutti. Il concetto è quello di scuorno. Lo scuorno non è semplice e pura vergogna, ovvero quell’inarrestabile paura di fare male, di non essere al posto giusto, legata anche a quella voglia di dimenticare il prima possibile. Queste tre accezioni mancano nel concetto di scuorno. Lo scuorno sfuma il malessere, è una sensazione di disagio ma che ti apre al futuro, al desiderio di migliorare comunque, anche quando forse sai che non ci sono grandi speranze. E poi avere scuorno di qualcosa non ti fa credere di essere inadatto per natura o per destino. Lo scuorno è intrinsecamente temporaneo, oggi c’è e devi valutarlo, ma domani, che ne sai, accade qualcosa che risolve i problemi. E, cosa forse fondamentale, lo scuorno non lo vuoi a tutti i costi dimenticare, anzi è forse la molla giusta per cercare di fare meglio.
Spiegato questo, non voglio dire che il Benevento si salverà perché lo scuorno gli darà l’energia giusta, ma solo che il Benevento in serie A resta una storia da ricordare, anche a 0 punti, anche ad una differenza reti di -20, anche se tutti ti ridono dietro.
Lo scuorno ti fa abbassare gli occhi, ma non te li fa chiudere. Poi la testa la rialzi e continui a vedere.

L’NBA diventerà la nuova serie A?

Lo scrivo adesso, prima che magari Lebron faccia un miracolo ma sono convinto non ci riesca.
Dando la possibilità ai Golden State Warriors di prendere Kevin Durant, l’NBA ha permesso (forse poteva poco perché Curry ha ancora uno stipendio normalissimo rispetto a quanto dovrebbe prendere e quindi c’era spazio salariale) di rendere la Lega poco competitiva per il titolo finale.
Da sempre citata e seguita come esempio di turnover competitivo almeno per 10-15 squadre su 30, oggi deve fare i conti con un mostro che mette insieme un gioco nuovo capace di prendere il meglio dagli esperimenti più avanzati degli ultimi anni, un roster perfetto per equilibrio e compattezza attacco/difesa, campioni assoluti mai visti tutti insieme in una sola squadra NBA (forse solo i Lakers di Magic Johnson, Kareem Abdul-Jabbar e James Worthy i quali hanno comunque perso soprattutto contro i Celtics).
Lebron alla fine della prima partita lo ha detto chiaro e tondo. Se ad una squadra con già troppe soluzioni offensive, aggiungi un talento offensivo naturale e capace di far saltare qualsiasi piano difensivo grazie al quale lo scorso anno i Cavaliers sono riusciti a batterli dopo le prime due sconfitte, c’è davvero poco da fare. A chi gli chiedeva dov’è il problema, Lebron ripeteva ossessivamente “KD”. Puoi limitare insieme Curry, Thompson, Green, ma non puoi tenere questi tre e pensare di fermare anche Kevin Durant.
Io sono quasi certo che la Lega interverrà perché per età e potenziale tecnico e tattico, i Golden State Warriors o vengono fermati subito oppure diventano la Juve dell’NBA. Questa è l’estate per capire come si fa a rendere competitiva una Lega e creare vero interesse intorno ad uno sport.

Perché un libro sul Grande Torino

GTUn libro sul Grande Torino? E perché?
Questa la domanda alla prima persona a cui ho detto che io e Pietro Nardiello avevamo intenzione di curare un libro sul Grande Torino.
Cos’ è quella squadra? Per alcuni un ricordo, ad esempio per Pier Francesco Pompei, per altri uno speciale di Buffa (ero presente quando girava la puntata per Sky, gli dissi che il Filadelfia mi sembrava Pompei. Lui sorrise ma questa cosa non la disse in tv), per altri ancora immagini quasi inafferrabili su Youtube.
Però per tutti è qualcosa, e questo fa la differenza.
Chidendo a scrittori che ci piacevano tanto di scrivere il loro racconto sul Grande Torino abbiamo posto una sola condizione, che sembra più un’ispirazione: il Mito cammina con gambe forti.
Il Grande Torino è uno dei pochissimi miti sportivi italiani (altro motivo per cui fare il libro: possibile che gli anglosassoni e gli statunitensi abbiano un meraviglioso culto del mito sportivo mentre noi ce ne sbattiamo alla grande?) ed è giusto onorarlo cercando non solo le loro storie, ma anche quello che di vivo un mito del genere ci ha lasciato.
Quando si dice che qualcosa che non c’è più vive è un momento importante per tutti, per un Paese intero. IL GRANDE TORINO VIVE!