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IL CALCIO AI TEMPI DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

La stagione 1969-70 fu una di quelle che ormai non vediamo da tempo, ma magri tornano, che ne sai.
I principali campionati europei furono vinti da Cagliari, Everton, Atletico Madrid, Saint-Etienne e Borussia Mönchengladbach, al primo titolo che apre il suo decennio d’oro.
Spoilerando la fine, vien da sé che anche la settimana che va dal 9 al 14 dicembre 1969 non fu come le altre.

Il 10 due belle partite che prima facevano cartello. Un’amichevole fra nazionali che tre anni prima avevano giocato sempre nello stadio una semifinale mondiale, Inghilterra e Portogallo. La squadra di Alf Ramsey era ancora fortissima, coi fratelli Charlton, Bobby Moore e tutto il resto, Jeff “The King” Astle giocava di punta. Non ha fatto granché in Nazionale anche se in quella folle stagione vinse la classifica dei cannonieri con il West Bromwich Albion. Per i portoghesi non c’è Eusebio e tanti altri calciatori del più grande Portogallo mondiale. Segna Jack Charlton e la visione del gol spiazza perché fa davvero strano sapere che c’era un tempo in cui non si marcava sulla linea di porta. Il rigore tirato da Franny Lee fa un po’ ridere.

Nello stesso giorno si giocò anche un imperdibile Napoli-Ajax per gli ottavi della Coppa delle Fiere. C’era Zoff in porta e il duo Altafini-Hamrin in attacco. Gli altri già avevano quasi tutti coloro che diventeranno maestri, ma non giocava Cruyff. Non ho trovato il video del gol di Manservisi che diede la vittoria ai partenopei. Al ritorno, il 21 gennaio 1970, Swart manda tutto ai supplementari e poi il meno atteso, Ruud Suurendonk, fa tripletta. Cruyff questa volta c’era e l’azione per il secondo gol sembra venire dal futuro anche oggi.

L’11 dicembre niente da segnalare, mentre il venerdì della bomba si giocarono solo due partite di Bundesliga. Il giorno dopo, sabato 13, c’è di tutto. In First Division l’Everton, che la vincerà, riesce a battere il West Ham grazie ad Alan Whittle. Vittoria fondamentale. La partita più bella però è Liverpool-Manchester United. I Red Devils si stanno già sfaldando dopo la vittoria della Coppa dei Campioni ma fanno una prova di orgoglio contro la squadra che invece sta emergendo. C’è Shankly che schiera tutti i big del tempo, da Hughes a Ian St. John. Bobby Charlton decide di vincerla e finisce 1-4 con un ultimo gol del baronetto davvero stupendo.

In Germania un altro partitone, Amburgo-Borussia Mönchengladbach, che vincerà il suo primo campionato. L’Amburgo è ancora (lo sarà per sempre) la squadra di Uwe Seeler, ma il Borussia Mönchengladbach vince 1-3 con Netzer che fa il direttore d’orchestra e Ulrik le Fevre che non sbaglia. In Francia segna Georges Calmettes per il Bastia. Solo per dire che, come dicono i vecchi, calciatori come lui non ne fanno più.

Domenica, Serie A. In realtà c’è anche la partita finale della zona asiatica per le qualificazioni a Mexico 1970. Israele aveva vinto in casa all’andata contro l’Australia grazie ad un autogol di David Zeman, che poi diventerà insegnante. A Sydney è  il destro di Mordecai Spiegler a mandare in Messico la squadra israeliana.

Da noi il Cagliari che vincerà lo scudetto ha il suo momento di crisi perdendo a Palermo per un gol di Gaetano Troja. Non è un gol normale, è il leggendario tuffo di Troja, roba da palomita con statua.

L’Inter vince contro il Bari e la Juventus a Brescia. La vittoria più rumorosa è quella del Napoli a Bologna. Altafini, che fa due gol, ha fatto così tanto casino in tv, fin quasi a far dimenticare quanto era bravo in area di rigore.

In Francia, Bordeaux-Olympique Marsiglia 2-2. Solo per segnalare che segna anche Josip Skoblar.

Red or Dead di David Peace – Recensione

Red or Dead David PeaceEh… e adesso che scriviamo della vecchia volpe David Peace, che ci ha aperto un nuovo piccolo mondo con “Red or Dead“, dopo “Il maledetto United“?
Prima di scrivere una mia opinione sul libro ho cercato anche quella di altri, non era mai successo. Perché?, mi sono chiesto poi.
Perché è un libro che ti scappa di mano, senza una dimensione unica, senza un ritmo unico, senza un vocabolario unico. Cambia in continuazione, scena per scena, Peace le divide con un tratteggio che è una sorta di sipario, c’è qualcosa di molto diverso rispetto alla precedente. Attenzione, di diverso rispetto alla precedente, ma di follemente uguale a tante altre disseminate nel volume fin troppo ponderoso.
Le scene di casa, ripetute ossessivamente con le stesse identiche parole vogliono creare quella necessaria abitudinarietà ricercata dai grandi, ma alla fine ammorbano il lettore che le salta, non può fare altro se non vuole impallarsi, tanto le ha già lette. Le scene di campionato, quando vengono snocciolate in sequenza partita dopo partita, danno l’idea dello straordinario impegno e dello scorrere del tempo verso il traguardo agognato, ma sembrano anche una necessaria e angosciante lista della spesa, da poter eliminare senza grandi problemi.
Sono invece fantastiche le scene di passaggio da una fase all’altra della vita di Bill Shankly e del Liverpool (che poi per Shankly erano la stessa cosa e questo elemento passa perfettamente), come sono anche emozionanti le scene dello Shankly post-Liverpool che diventa pian piano monumento per una squadra che dopo di lui ha dominato il mondo. Ma se adesso si vince, fa dire a tutti i tifosi del Liverpool Peace, il merito è in buona parte di chi ha posto le basi e ha portato, con la fatica del quotidiano eternamente ripetuto (ecco spiegate le scene sempre uguali), un mattone dopo l’altro.
Quindi, che libro è?
Io sospendo il giudizio e aspetto il nuovo Peace. “Red or Dead” riesce a mettere a fuoco narrativamente un personaggio e lo romanza davvero, senza perdere però in forza storiografica. Posto questo, è il libro da cui partire per scrivere di letteratura sportiva in un certo modo. Ma è anche un libro di cui odi la sequenzialità omogenea. Leggi e sai cosa c’è scritto dopo venti righe. Questo porta anche all’abbandono.
Sono curioso di vedere chi e come ispira altri scrittori. Forse in quel caso troveremo la risposta.