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L’impossibile mulinare di Froome

CYCLING-FRA-TDF2013A chi non piace, il ciclismo è lo sport più barboso del mondo. Ore ed ore di poco e niente, con la voce dei telecronisti che diventa una lagna insopportabile in cinque minuti.

A chi piace invece, il ciclismo è lo sport più bello del mondo. L’uomo dentro la natura, a combatterla ma anche a viverla, e poi la fatica, la primordiale battaglia su chi raggiunge prima la meta.
E poi arriva Froome…. e non sai che fare.
Ecco, dicendo questo penso al suo mulinare ininterrotto e, lo dico subito, inumano.
Ricordo un Armstrong ’99 sul Sestriere a mulinare le gambe allo stesso spasmodico e infaticabile modo. Lì venivamo solo dal Campiglio di Pantani e credevamo fosse ancora possibile. Oggi purtroppo di fronte a Froome che va più delle moto mi fermo e abbasso gli occhi.
Ma chi ci potrà mai più credere ad uno sport massacrato dalla cupidigia dell’irreale? Prima ci si dopava per vincere e, facendolo in tanti, sembrava uno sport umano. Oggi, da Armstrong in poi, ci si dopa per impressionare (negli USA come li convinci che il ciclismo è lo sport del futuro se non crei il superuomo spacca-record?) e questo sinceramente fa perdere le speranze.
Oggi, noi amanti del ciclismo sospiriamo. Ricordiamo una ragazza meravigliosa che ci piaceva un sacco ma adesso è così lontana che è meglio lasciar perdere una volta per tutte.

“Felice. L’ultimo Tour” di Maurizio Ruggeri

Felice-ultimo-tourMerckx. Voglio iniziare una recensione su un libro dedicato a Gimondi con quel nome. Tanto dovremmo, dobbiamo farlo. Leggendo infatti Felice, l’ultimo Tour o l’impossibile sfida” di Maurizio Ruggeri quel nome è fantasma di forza che non riesci a scacciare, che Felice non ha mai incontrato. Eddy era il futuro, non è mica facile capire il futuro. E la cosa più bella di Gimondi e del libro è il fatto che Felice si è messo di buzzo buono per farlo.
C’è riuscito alla fine, quando il futuro diventò presente e Gimondi ovviamente passato. Solo in quel momento l’ha battuto. Una storia di tenacia insostenibile per tutti se non per un contadino bergamasco che non voleva sentire ragioni.
Qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che lo ha mosso nella vittoria del suo Tour. Era giovane, troppo, semplicemente un garzone. Doveva proteggere Adorni, poi perdere da Poulidor e fare solo esperienza.
La follia tipica dei contadini bergamaschi gli ha detto di fare altro. Essere leggero sui pedali e vincere, battendo i grandi.
Mi sono sempre chiesto: ma un Felice Gimondi senza Eddy Merckx era adesso uno dei primi tre sportivi italiani di tutti i tempi?
P.S. Mi piacciono tanto i flashback e flashforward nella storia.