Più che della parte sportiva, centrale nel testo e con un alto valore giornalistico, o della vera e propria analisi storiografica, portata avanti con arguzia e precisione, il libro di Carlo Annese, I diavoli di Zonderwater, è da lodare per la sua struttura narrativa. Con uno stile molto attento a non cadere da una parte nella troppo tecnica analisi storiografica e dall’altra nel puro romanzesco, Annese riesce a tenere insieme due flussi di narrazione lontani (nonostante si pensi il contrario) e molto difficili da intrecciare (esempi di storia romanzata o romanzi storici abbondano, ma la capacità di reggere un racconto, scrivendo di fatti, non la trovi così facilmente), risultando altamente leggibile e profondamente documentato.
Per non annoiare, passo subito alla trippa che più ci gusta, quella che riguarda il calcio giocato all’interno del campo di prigionia di Zonderwater. Le tante storie di persone che hanno una libertà limitata e cercano attraverso lo sport, il calcio soprattutto, di pensare al mondo fuori, è oggi più che mai attuale. Ma cosa riesce a dare il calcio, quando la vita è più stretta e buia?
Le risposte ovvie sono che il calcio fa pensare ad altro, accomuna, da stimoli fisici e psicologici. Ma per me, lanciandomi in una spiegazione sociologica che non è il mio pane, c’è un altro motivo: il calcio crea avversari contro cui lottare alla pari. In galera o nei campi come Zonderwater l’altro predomina, non è assolutamente avvicinabile per una sfida di qualsiasi tipo. Si è costretti a sopportare imposizioni e ordini, perché non si può giocare allo stesso tavolo. Ma come far emergere la voglia di confrontarsi? Non resta che lo sport. Avere la possibilità di giocare su un campo o di tirare di boxe o di giocare a tennis è fondamentale per un internato, libera da pressioni insopportabili, quelle della inferiorità nelle possibilità.
Annese riesce a parlarci di questo e soprattutto delle storie degli uomini di Zonderwater, italiani e sudafricani, miscelando perfettamente aneddoti e Storia, cronaca e romanzo. Un libro da leggere per conoscere vicende ma anche per comprendere un modello di scrittura.