LA LETTURA: BULGARIA-ITALIA 0-2

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Il primo tempo dell’Italia contro la Bulgaria è iniziato in parte com’era finita Italia-Irlanda del Nord. Molta confusione nella costruzione della manovra, avversari che cercavano di arrivare direttamente sul centravanti, in questo caso Galabinov, e nostra difficoltà di trovare uomini liberi fra le linee perché la Bulgaria si difendeva in nove sui 30 metri.
Molti hanno riflettuto sulla scelta di un centrocampista come Sensi, schierato titolare da regista basso al posto di Jorginho. Mancini prende da diversi ex ct azzurri, mischiando il fedelismo bearzottiano all’idea di costruire una squadra quanto più vicina a una di club di Sacchi. In questo senso scelte come Sensi (che ha giocato in quella posizione molto bene sia al suo esordio contro gli USA, che contro la Bosnia a Firenze nel settembre scorso) o come Bernardeschi (la cui idea di Mancini è sempre quella di tenerlo in caldo per una fase di partita in cui gioca da falso nueve) non devono sorprendere. Mancini sa che può avere determinate risposte da alcuni giocatori e li convoca oltre a farli giocare. A lui serve questo per dare fiducia al giocatore, che in questi due casi citati non gioca praticamente mai con la squadra di club, ma anche per perfezionare la specificità del ruolo e dei compiti che quel calciatore deve avere, così da averli poi tatticamente ordinati e coscienti dei loro compiti quando ci saranno gli Europei.
Siamo partiti come nel secondo tempo contro l’Irlanda del Nord ma anche con un’energia maggiore, tanto è vero che abbiamo incastrato la Bulgaria nei suoi 30 metri, dove aveva messo tutti gli uomini. Quando succede questo, difetta in maniera ancora più evidente la nostra difficoltà nella precisione della rifinitura, un problema che tocca tutti se non Verratti e Jorginho, quando disponibile, e che si è visto a Sofia nelle decine di cross da ottima posizione (ovvero i cross fatti dall’estremità del lato lungo dell’area di rigore) con i quali non abbiamo trovato mai né l’esterno dalla parte opposta, né Belotti. Forse la prima volta che Insigne era nella posizione di mezzo spazio dove è più pericoloso e Belotti ha tagliato, abbiamo preso il rigore dell’1-0.
In fase di non possesso la presenza di Barella si sente in maniera diffusa in tutta la squadra. Muove tutti con un’energia e un desiderio di riconquista del pallone feroce e questo per noi è davvero decisivo. Ci ritroveremo di fronte squadre che vogliono tenere il pallone, cercare di prenderlo, il non abbassarci troppo sarà decisivo.
Nel secondo tempo la Bulgaria non è affatto calata in intensità. Continuavano a chiudersi in maniera perfetta, raddoppiando ogni nostro portatore di palla. In una situazione del genere servivano due cose. I lanci di Bonucci, che ieri sono stati poco precisi, ma quando ha visto Immobile lo ha messo di fronte alla porta e soprattutto una presenza diversa di Federico Chiesa. Chiesa è davvero fondamentale per noi come sbocco della manovra in caso di pressing così feroce degli avversari. C’è un Chiesa senza palla che fa le cose giuste e uno con la palla che non le fa quasi mai. Bisogna assolutamente che trovi un equilibrio e dia molta più concretezza alle sue sgroppate che iniziano con grandi speranze e finiscono quasi sempre nella confusione più totale.
Entra Locatelli, le forze a centrocampo raddoppiano, loro mollano un po’ e facciamo il secondo gol. Da lì in poi i bulgari sono fisicamente crollati e potevamo segnare ancora. Adesso la prossima è la Lituania e sono curioso di vedere dove Mancini vede meglio posizionato Kean.